Virginia Libero, la segretaria dei Giovani Democratici, con il suo discorso antibellicista alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia (13 settembre), ci ha riportato a un senso dignitoso della parola “libero”, quella che indica una dimensione resistente della libertà, una libertà non liberista che può essere anche diserzione. Da troppo tempo eravamo abituate a citare “Libero” solo come giornale-spazzatura, ora altre declinazioni sembrano possibili. Ovviamente è un buon segnale anche su un piano non nominalistico. Diceva “Libero” delle scelte politiche di Libero in data 26 luglio 2026, data contigua al 25 luglio, evidenziamo: “Del resto, non è una posizione estemporanea. Un anno fa i Gd hanno aderito alla manifestazione nazionale Stop Rearm Europe organizzata a Roma, convocata proprio contro il piano proposto dalla Unione Europea (e votato dai parlamentari europei del Pd).” Il problema, però, come sappiamo è interno al PD. Virginia Libero. Con una sola frase, in due giorni ha fatto esplodere il PD: da un’unanimità di facciata a una frattura pubblica. La frase è: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi, perché noi organizzeremo i disertori”. Ma ciò che ne ha fatto un evento politico non è quanto sia dirompente la frase in sé, ma il fatto che abbia fatto esplodere non una polemica esterna, bensì una maschera interna accuratamente mantenuta. Il curriculum di Libero non è complesso: ex scout, rappresentante studentesca dalle superiori all’università, presidente dell’Unione degli Universitari (Udu) di Padova, nell’estate 2025 indicata da Schlein come segretaria nazionale dei Giovani Democratici, a novembre eletta all’unanimità al congresso “Pane e Tempesta” con oltre 600 delegati. Alle regionali venete del 2025, alla sua prima candidatura, ha preso 4.799 preferenze, non eletta, ma quarta nel collegio di Padova. Le sue etichette sono chiare: giovane, padovana, filo-palestinese, vicina a Schlein. La linea ufficiale del PD è chiara: continuare a sostenere l’aiuto militare a Kiev. Schlein, sullo stesso palco, l’aveva appena ribadito: “Abbiamo votato per aiutare l’Ucraina a difendersi con ogni mezzo, ne sono orgogliosa”. Ma Libero dice tutt’altro. Dice che “i soldi per comprare più armi — quelle armi che compiono genocidi nel mondo — non sono diversi da quelli che Trump chiede follemente, e vengono rubati ai nostri diritti, alla sanità degli anziani, ai contributi per l’affitto, al diritto all’istruzione”. Queste due frasi vengono dallo stesso partito, nello stesso fine settimana, sullo stesso palco.
L’analisi dei media italiani converge su un giudizio: non è un errore, è una divisione dei compiti. Schlein non può dire pubblicamente “ci opponiamo al continuo armamento dell’Ucraina”, perché offenderebbe direttamente la vasta area filo-Kiev del partito. Ma i Giovani Democratici possono. Il lavoro di Libero è usare la sua età e la sua identità di “nuova generazione” per occupare lo spazio politico che il Movimento 5 Stelle (M5S) sta contendendo dall’esterno. Tuttavia, come sa bene chi solo ha letto Guerra e Pace di Tolstoj, la storia è fatta anche da persone in movimento, da affetti e da eventi, non è un processo dalla dialettica scontata, o tokenizzabile diremmo oggi. Le scomposte reazioni della parte del PD filo-guerre vengono sconciamente allo scoperto (è sottointeso un discorso patriarcale del tipo “Insegniamo la Costituzione e la Politica – ovviamente la nostra, corresponsabile del disastro del paese da decenni – a quella impudente ragazzina!)
Giorgio Gori (ex sindaco di Bergamo, eurodeputato PD): “Organizzare i disertori? Non è ciò che facevano i giovani che scelsero la Resistenza”. Cita l’articolo 52 della Costituzione — “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Franco Bassanini (co-fondatore del PD, ex ministro) si rivolge direttamente a Schlein: “Una ragazza che propone un obiettivo ‘palesemente incostituzionale’ come ‘organizzare i disertori’ può fare la segretaria nazionale dei Giovani Democratici? Chiedo a Schlein di farle chiarire le idee!”. Bisogna ricordare a Gori un fatto elementare: i giovani che parteciparono alla Resistenza erano tutti disertori e renitenti della Repubblica di Salò, condannati a morte per fucilazione. Erano chiamati banditi dalle SS e dai repubblichini.
Libero ha rapidamente chiarito: “Siamo pacifisti, Kiev non c’entra nulla con quello che ho detto. Sappiamo da che parte stare, dalla parte dell’Ucraina, condannando Putin”. Non ha ritirato nulla di sostanziale, ha solo riposizionato l’oggetto dei “disertori” dalla guerra in Ucraina alle “guerre di Trump” e alla “militarizzazione generale” europea. Ha mantenuto la sostanza antimilitarista, cambiando solo il bersaglio, e non esplicitando nessun sostegno bellico all’Ucraina, che pure resta la linea della “casa madre” ovvero del PD dei cosiddetti adulti. Tutto questo avviene nel periodo di preparazione dello sciopero internazionale dei giovani contro la guerra del 20 novembre. Questa azione è promossa da organizzazioni giovanili e studentesche di 10 paesi europei, con lo slogan “Lottare per il nostro futuro, non per le loro guerre”. I Giovani Democratici di Libero fanno parte di questa rete paneuropea. Quindi la vera domanda è: Libero sta “occupando il posto” per Schlein, o rappresenta un movimento giovanile antimilitarista più grande e transnazionale? Se la risposta è la seconda, allora ciò che ha fatto esplodere non è solo la divergenza di politica estera del PD, ma la frattura fondamentale di tutta la sinistra europea tra “sostenere l’Ucraina” e “opporsi alla militarizzazione”. E questa frattura è esattamente ciò che leader come Schlein temono di più dover affrontare prima delle elezioni. Il voto dei giovani è, in tutta Europa, massivamente orientato per una sinistra antiliberista ed antibellicista. E l’Italia non fa eccezione.
Paola Guazzo
