Riprendiamo il testo introduttivo di Nicoletta Teodosi, presidente CILAP, al rapporto sulla povertà che trovate in allegato –
Un tentativo di ragionamento sulle prospettive della Strategia europea anti povertà.
Perché l’Europa ha bisogno di una Strategia anti Povertà?
È un periodo complesso, ci sono tagli considerevoli anche sul bilancio europeo in favore delle spese per armamenti.
Nonostante gli interventi per ridurre la povertà in Europa, nel 2022 erano 93.5 ml le persone nella UE (22% della popolazione) ad essere a rischio di povertà ed esclusione sociale. Nel 2023 erano oltre 13 milioni di persone in Italia, nonostante le misure anti povertà avviate negli anni, che però hanno inciso relativamente nella vita delle persone.
La risposta alla domanda quindi è chiara: l’UE e i sui Stati membri non hanno affrontato adeguatamente la povertà e l’esclusione sociale.
Anche se riconosciamo gli sforzi degli ultimi anni, come la Raccomandazione del Consiglio sul Reddito Minimo Adeguato o sulla Garanzia per l’Infanzia (Child Guarantee) molte misure e strumenti non sono stati ancora applicati.
La questione dei dazi non sappiamo a cosa porterà, sappiamo con certezza però che farne le spese non saranno i ricchi e forti, ma i poveri e deboli.
Chi vive in una famiglia a bassa intensità di lavoro, oppure ha una grave deprivazione materiale e sociale è sicuramente a rischio di povertà e di esclusione sociale. E’ sufficiente una di queste condizioni per essere a rischio di povertà ed esclusione sociale.
European Anti Poverty Network (EAPN), di cui Cilap è la sezione italiana, si occupa di povertà sin dalla sua costituzione nel 1990 e se non si è ancora riusciti a eliminarla o ridurla in maniera efficace è perché la complessità della povertà non è mai stata affrontata da una vera Strategia europea. Finora l’UE si è avvicinata alla povertà soprattutto dal punto di vista socio-economico e individuale, senza considerare le complessità e le cause che conducono alla povertà.
Nei primi anni ’90 si parlava poco di povertà a livello di media generalisti, non si era ancora formata una opinione pubblica sensibile al tema e ai problemi dei poveri. Povertà era un termine che veniva usato solo da chi lavorava con gli anziani, i disabili, gli immigrati, i senza dimora, le famiglie numerose, le madri singole. Eravamo operatori sociali più o meno formati o professionalizzati, organizzati in cooperative sociali, associazioni, volontariato. Le parrocchie erano antenne sui territori.
La povertà viola i diritti fondamentali: tocca il diritto di uguaglianza, non discriminazione e dignità umana; è molto di più della deprivazione materiale, è anche deprivazione sociale e psicologica, aggiungo anche culturale ed educativa.
La povertà ha le sue radici nella ingiustizia sistemica e strutturale, scaturisce da una disuguale distribuzione della ricchezza e delle risorse. Si interseca con le relazioni di potere e le storiche ineguaglianze basate sul genere, cultura, etnicità, religione, status migratorio, età, orientamento sessuale e disabilità.
Nonostante questo momento sia tra i peggiori è più che mai necessaria una Strategia antipovertà.
La guerra in Ucraina, la infinita guerra in Medio Oriente, in Congo, la fame in Sud Sudan e Yemen. Le elezioni americane di novembre di certo non hanno aiutato la situazione a livello globale. È un brutto periodo.
Quando abbiamo iniziato a pensare alla Strategia europea antipovertà (novembre 2024) ci siamo domandati anche cosa fare, di certo non ci saremmo aspettati la situazione che abbiamo ora. Ci siamo domandati: Non facciamo niente? oppure? Abbiamo deciso di andare avanti non per ignorare quello che sta accadendo globalmente, ma cercare di attaccarci ai diritti e ai principi che abbiamo costruito e sostenuto nel tempo.
La conclusione è chiara: nella UE e negli stati membri non è stata affrontata adeguatamente la povertà e l’esclusione sociale. Perché? Perché è stato preso in considerazione solo l’aspetto socioeconomico: se hai fallito la colpa è perché sei povero, se non hai un reddito, un lavoro, la possibilità di arrivare a fine mese la colpa è perché sei povero. Il vinto dalla vita è responsabile della sua condizione.
Finora le Strategie messe in atto sono state centrate soluzioni socio-economiche e occupazionali.
Questo approccio limitato ha contribuito alla persistenza della povertà nella UE, mentre per cambiare questa situazione si dovrebbe:
- sradicare la povertà, non solo alleviare le condizioni delle persone in povertà
- considerare gli aspetti complessi e multidimensionali della povertà
- affrontare le cause strutturali e sistemiche della povertà
Conclusioni: le persone prima di tutto
Con questo incontro abbiamo iniziato a costruire una nostra Road map verso la Strategia italiana che conduca allo sradicamento della povertà e chiediamo agli operatori e assistenti sociali degli enti, pubblici e privati, di aderire per contribuire ad una Strategia che sia impattante per e con le persone in povertà.
