articoli

Una Repubblica dei cavoletti (di Bruxelles)

di Roberto
Musacchio

Tomaso Montanari qualche tempo fa scrisse che dalle immagini dei giardini del Quirinale si vedevano delle palme e parlò ironicamente di “repubblica delle banane”. Il portavoce del Quirinale rimbrottò l’intellettuale bocciandolo in botanica giacché frutto delle palme sono i datteri. Posso dire, con ironia malinconica, che il “dibattito” sull’elezione del nuovo Presidente mi fa pensare ad una “repubblica dei cavoletti (di Bruxelles)”?

Le autocandidature come quella del Presidente del Consiglio in carica, quel po’ di “criteri” balbettati da “leaders politici”, ma anche dai peones, l’accompagno embedded dei massmedia vertono praticamente tutti sull’essere garantiti, e garantire, “in Europa”, per “i soldi che ci hanno dato”.

Poco importa che la Costituzione dica altro e dia al Presidente una funzione di garante della Carta Suprema che è garante di cittadini e democrazia. La figura di garanzia è transitata in funzione dei “prestiti” e “dei mercati”. Insomma serve uno che conferma le fidejussioni. Come se invece di un Parlamento avessimo un consiglio di amministrazione e bisognasse eleggerne il presidente. Anzi, anche l’amministratore delegato, visto che con Draghi in pista la “trattativa” si è fatta doppia. Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio. Con quello attuale che “partecipa attivamente” e che se le cose andassero in un certo modo dovrebbe consegnare le proprie dimissioni da Presidente del Consiglio nelle mani del Presidente della Repubblica (se stesso). E poi dare l’incarico al suo successore concordato nella partita doppia da lui stesso giocata. Francamente non vedo cose analoghe in giro nei cinque Continenti. Il presidenzialismo prevede una forte autonomia del legislativo che qui è minata dal sistema elettorale sostanzialmente a nomina dei partiti e deformato dal maggioritario. Il semipresidenzialismo una dialettica. Qui siamo alla “grande trattativa a partita doppia”.

Vengono drammaticamente al pettine tutti i nodi del trentennio della seconda repubblica e della “ueizzazione” dell’Italia, che è ben altro della costruzione della Europa democratica.

Lo scioglimento dei partiti di massa, l’abbraccio col governiamo, la UE non come progetto politico ma come “selezionatore della governance”. Il PD è il soggetto che ha più incarnato questo percorso, rovesciando le fondamenta democratiche e costituzionali del PCI. Ma tutti si sono conformati, dal berlusconismo, ai sovranisti, agli apritori di scatolette di tonno dei Cinquestelle. D’altronde la forza del funzionalismo Ueista è che la funzione crea gli organi, rovesciando il percorso democratico della volontà popolare come soggetto. La funzione è la partecipazione delle borghesie europee ai processi di globalizzazione capitalistica e finanziaria ed alle loro “crisi a distruzione creatrice”, come quella pandemica in corso. Ciò prevede un accordo tra di esse, che limiti la competizione interna alla classe padronale per praticare invece la lotta di classe rovesciata. L’Italia con i suoi salari sotto la media del 1990, unico Paese d’Europa, ha vinto il primo premio. Merito del trentennio di Berlusconi e Prodi, dei presidenti banchieri, dei sovranisti e populisti liberisti, delle mezze figure che oggi “trattano” non una politica ma uno spazietto nell’aereo guidato dal pilota automatico e dal copilota di fiducia. Di chi? Ma dei prestasoldi (che poi sarebbero soldi nostri se veramente fossimo l’Europa dei cittadini) e dei mercati.

La cosa che però “riconnette” con la prima repubblica e ricorda gli anni ’50 è l’atlantismo filo Nato richiesto ai candidati. Con la novità che oggi i più solerti sono gli ex comunisti. Cosa ci sia di europeista a sostenere gli interessi USA, in contrasto ad impegni presi già ai tempi dell’unificazione tedesca, nello scenario Ucraino francamente è difficile dirlo.

Roberto Musacchio

Quirinale
Articolo precedente
Reddito di autodeterminazione: dubbi di una femminista eretica
Articolo successivo
Russia, Ucraina, Nato e Unione Europea, tra minacce di guerra e diplomazia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.