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Spagna: la sinistra radicale resta divisa

di Franco
Ferrari
Terminata a mezzanotte di venerdì 16 ottobre la possibilità di definire le coalizioni elettorali in vista del voto del 29 novembre, la sinistra radicale spagnola non ha trovato un’intesa che riguardasse l’intero territorio statale.
La frammentazione, che nelle ultime elezioni era stata in gran parte ricomposta con la formazione di Sumar, che includeva più di 10 partiti, questa volta non è stata risolta nemmeno nelle trattative in extremis.
Fanno eccezione le isole Canarie e la Comunità valenziana dove sono state coinvolte anche le formazioni locali che guidano le rispettive liste.
A Madrid e Barcellona, che sono le circoscrizioni che eleggono più deputati, Podemos ha scelto di muoversi in solitario. Nella capitale catalana ha sottoscritto un accordo con l’ERC, il tradizionale partito della sinistra moderata indipendentista, e entrerà in competizione con i Comuns di Ada Colau, garantendosi un’eletta. A Madrid si presenterà da solo per eleggere almeno Irene Montero, rifiutando l’offerta del secondo posto nella lista unitaria.
In altre circoscrizioni ha proposto accordi con la sola Izquierda Unida, ma il suo leader, Antonio Maillo, ha rifiutato di rompere la coalizione del Frente Amplio con Mas Madrid, Movimento Sumar e Comuns anche dove IU è di fatto l’unica organizzazione realmente presente nel territorio.
In un contesto che si presenta molto difficile per la possibile vittoria di una destra bicefala (PP e Vox) ma sempre più radicalizzata a destra, Izquierda Unida ha tenuto la barra della ricerca unitaria. Molto meno Podemos che è sembrata più interessata a garantire la propria visibilità e a regolare qualche conto per l’esclusione dal governo Sanchez dopo le precedenti elezioni politiche. La leadership di Podemos ha sempre accusato Yolanda Diaz e Sumar (trasformatasi da coalizione in partito) di aver cercato di cancellare il loro partito nell’interesse dei socialisti.
Al di là delle responsabilità pregresse degli uni e degli altri, l’importanza della scadenza elettorale di novembre avrebbe richiesto un surplus di disponibilità alla ricerca di soluzioni utili a evitare la contrapposizione elettorale che si verificherà in quasi tutto il territorio spagnolo. .
Il rischio per la sinistra radicale, che esce meno credibile da questa settimana di trattative fallite, in cui spesso è sembrato prevalere il calcolo di bottega sulla visione generale, è di lasciare al solo Sanchez, il ruolo di contrasto all’avanzata di forze reazionarie e fasciste.
Vedremo se, nelle settimane che mancano al voto, la sinistra, e in particolare il Fronte Ampio, riusciranno a mettere in rilievo il proprio ruolo di forza maggiormente attenta alle questioni sociali rispetto ad un Partito socialista, spesso ancora impantanato nella subalternità alle classi dominanti, nonostante le posizioni positive assunte sia in politica estera (riarmo, genocidio palestinese) che sulle questioni interne (migranti, diritti del lavoro).
Franco Ferrari
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