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Riprendiamoci i beni comuni

di Marino
Calcinari

L’esempio della lotta per l’ABC (Acqua Bene Comune)

Per cambiare a Trieste e nel paese l’unità non basta, serve un programma, di lotta e di governo, che assuma le contraddizioni , latenti o meno nel tessuto sociale e che sappia operare con spirito di scissione e con lungimiranza,

Non è bastato fare opposizione per dieci anni, a suo tempo, per riprendere la guida amministrativa della città se poi anziché procedere su alcuni risultati conseguiti (2011 referendum acqua) per invertire la rotta non si è voluto dare seguito a quel voto popolare -Due si’ per l’Acqua bene Comune oltre 25 milioni di voti favorevoli; in FVG oltre il 95% , anche se al voto si recarono meno del 60 % degli aventi diritto.

Com’ è oggi la situazione?

Va detto che si sarebbe potuto fare di piu’ se fosse stata ancora attiva l’Acegat (acronimo per AZIENDA COMUNALE ELETTRICITA’ GAS ACQUA TRASPORTI..) .. ma era successo che la municipalizzata nel 2003 si era fusa con l’azienda di Padova (la cosiddetta Aziendalizzazione era per già attiva da tempo. Comunque, nel 2003, quanto restava della municipalizzata si fondeva con l’Azienda Padova Servizi (APS) creando Acegas-Aps, che entrava a far parte del Gruppo Hera nel 2013.

Dal 1995 però i sindaci venivano eletti direttamente dal popolo (sic) e questo pareva essere sinonimo di maggior partecipazione popolare al voto senza le fastidiose procedure dei partiti , agit prop e portaborse , che certo , in alcune realtà geografiche della penisola erano ben poco raccomandabili , ma c’ era anche un risvolto negativo, quello della delega , del “meno peggio”, della vista corta , che no aiutavano . Comunque c’era il PRC che aveva fatto dura opposizione contro la privatizzazione ma poi..con la logica della coalizione per battere la destra , di fare massa critica per irrobustire lo schieramento “alternativo”, a Trieste ,come altrove, si dovette subire anzi accettare la logica dei rapporti di forza.

Così a Padova il PRC dovette accettare la candidatura di Zanonato ed a Trieste quella di Illy , c’ era insomma un campo largo ma non omogeneo , a sinistra , che si apprestava a fare i conti con una dura realtà : Illy – noto brand di caffè- fu eletto sindaco per due mandati(1993-2001) sostenuto da un vasto schieramento , presentandosi come indipendente ma sostenuto dal centrosinistra ;mentre Roberto Dipiazza, già sindaco del più grande comune della Provincia di Trieste , la “veneta” Muggia, nel 1996 si imponeva , alla testa di una lista di centrodestra a Trieste per i primi due mandati nel 2001 e nel 2006 , battendo in questa occasione Ettore Rosato (democristiano) candidato del centro sinistra . Ad un imprenditore affermato e riconosciuto però, la maggioranza dei votanti preferì il “botegher” (che non è termine spregiativo, semmai riduttivo) anche perché la base di massa del centrodestra stava soprattutto nel commercio, nel terziario, nel settore del credito ed assicurazioni , nella ristorazione , e nel settore pubblico- amministrativo, ma da allora le cose si complicarono . Dal 2006 al 2008 a livello nazionale era in carica Governo Prodi, il 59° governo della storia repubblicana che avrebbe potuto -e dovuto- correggere il tiro su alcune questioni, in primis il lavoro, le politiche occupazionali, la lotta contro il lavoro precario e flessibile ma che invece restò sordo proprio su questi nodi di fondo , e che sarebbe caduto a a causa di Mastella e della destra democristiana e leghista.

Ma che comunque rimase in carica dal 17 maggio 2006 all’8 maggio 2008.

Oltretutto – va detto – pur di non riconoscere un ministero al PRC che si era impegnato lealmente sui temi della lotta alla precarietà ed alla legge 30 la scelta governista fu quella di spacchettare il dicastero contrapponendo Lavoro e Previdenza sociale (Ministro: Cesare Damiano; Sottosegretari: Antonio Montagnino, Rosa Rinaldi) a Solidarietà sociale (Ministro: Paolo Ferrero – Sottosegretari: Franca Donaggio, Cristina De Luca).

Tutte le premesse per confondere e demotivare quanti speravano in un mutamento di rotta. Ma allora a Trieste la sinistra vinse (e la destra perse nel 2011) per due motivi, il primo è che la compagine di centrodestra si divise , tra le tante varie anime che ne formavano il tessuto , ideologico , materiale , di interesse economico , il secondo perchè non aveva interesse , neanche strumentale a sostenere una vertenza sociale presidiata , non ideologicamente oltretutto, dalla sinistra . Il PRC che aveva fatto una lotta ad oltranza contro la privatizzazione della ex municipalizzata vide sì riconosciuto il suo impegno in termine di voti che accrescevano il suo consenso elettorale ma quando giunse il momento, con Cosolini sindaco, scelto dal PD, di rivendicare una discontinuità nel merito sulla privatizzazione dell’ x azienda comunale ecco il colpo di scena .

L’ acqua dell’ex municipalizzata diventava un ramo di settore dell’attività gestita da Acegas Aps Amga – che di fatto era la prima multiutility del Nordest che operava assieme alla realtà di Padova nei servizi ambientali e idrici, nella distribuzione di gas ed energia elettrica, etc.

Ma in un contesto economico profondamente mutato, con l’ imprinting ideologico del valore superematista del mercato , per la sinistra aggredire il quadro d’ insieme , condizionato da quella filosofia e da un indirizzo economico esclusivamente liberista le ricadute sulla qualità della vita , sulla garanzia del mantenimento di un servizio pubblico , di costi sociali accessibili per famiglie e sostenibili per le tasche dei cittadini , diventava sempre più difficile. E la visione del ripristino di una azienda pubblica al servizo dei cttadini pian piano sfumava del tutto.

Nel referendum i “Sì” avevano raggiunto il 95,15% (su un totale di 25.218.424 votanti), mentre i “No” erano stati il 4,85% , qui a Trieste come altrove c’ erano ancora le condizioni per rivendicare una adeguata applicazione dell’ esito di quel pronunciamento popolare , invece le cose non andarono nella direzione voluta . Eppure si sarebbe trattato di un vantaggio di tutti e per tutti, anche se forse, ci si sarebbe trovati nella situazione di giustificare o affiancare qualche operazione di borsa. Però sul controllo dell’ex municipalizzata si manteneva la maggioranza, il 51% della proprietà era in mano pubblica (vedi Dichiarazioni del sindaco Cosolini in data 21 settembre 2012), ma che sarebbe successo se si fosse andati sotto il 51%? semplicemente “il mercato” avrebbe fatto prevalere la sua logica, ed andò proprio così. Infatti con la fusione/aggregazione tra Trieste e Padova (i due comuni avevano espressione del PD) i cittadini di fatto venivano definitivamente allontanati dalla possibilità di controllare e decidere sulle sorti dell’azienda pubblica, che di fatto subiva una privatizzazione strisciante dell’acqua e degli altri servizi pubblici locali.

Nella seduta del Consiglio Comunale di Trieste del 26 settembre 2012 questo orizzonte veniva assunto dal PD ma anche dai Verdi e SEL, si dissociava invece Furlanic di Rifondazione Comunista.

Ventitrè i favorevoli, cioè la maggioranza (con in testa il sindaco Roberto Cosolini e poi , appunto , gli eletti di Pd, Sel, Idv, Trieste cambia e Cittadini) ; ma la contrarietà non fu solo della Federazione della sinistra (PRC e PdCI) , in quel passaggio si unì il Movimento 5Stelle . Gli esponenti del movimento grillino Paolo Menis e Stefano Patuanelli denunciarono come (testuali parole) “.. Il centrosinistra con Pd, Idv, Sel calpesta la volontà popolare e lo splendido risultato ottenuto poco più di un anno fa con il referendum sull’acqua pubblica».Purtroppo la sola denuncia non sarebbe bastata.

La “filosofia” di quella operazione si sarebbe tradotta, di lì a breve con la compiuta “fusione per incorporazione” tra le multiutilities AcegasAps di Trieste e Padova e Hera di Bologna, ci fu una conferenza stampa congiunta cui parteciparono il Sindaco di Trieste Roberto Cosolini e Daniele Manca, ma anche il Sindaco di Imola in qualità di presidente del patto di sindacato dei soci pubblici di Hera.

In quella sede il Sindaco Cosolini spaccio’ la privatizzazione dell’azienda come “una grande operazione industriale … nel primario interesse delle nostre comunità.”

Già , ma chi ha vinto .. o meglio chi ha perso in questa vicenda? Eravamo utenti , l’ indomani ci ritrovammo clienti . Cioè – lo spiega la lingua latina – senza diritti .

La domanda (cui prodest) , a distanza di dieci anni da allora , resta valida , NON è retorica .

 

Marino Calcinari

Post scriptum

  1. COMUNICATO STAMPA

17 dicembre 2012: La fusione per incorporazione tra l’emiliana Hera e la triestino-padovana Acegas-Aps annunciata al mercato lo scorso 17 dicembre e’ attiva da oggi.

Un’operazione che nasce non dal mero prevalere di aspetti finanziari ma innanzitutto da un patto politico fra Comuni.
Andiamo a collegarci con una grande impresa controllata dalla mano pubblica e che tuttavia è in grado di figurare fra le 20 più grandi aziende italiane.
Una società per azioni, quotata in Borsa, che è però caratterizzata da un ‘patto di sindacato’ che garantisce il mantenimento del controllo pubblico da parte dei Comuni.
‘Patto’ che noi ora, con l’ingresso dei Comuni di Trieste e Padova, contribuiremo a ulteriormente rafforzare.

  1. INIZIATIVA PER L’ ACQUA PUBBLICA nel 2016

(promossa da Legambiente, Circolo del Manifesto , Konrad, etc..) Oltre 27 milioni d’italiani hanno votato sì ai due referendum promossi dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua nel 2011. Nel 2007 in 400 mila avevano firmato per la presentazione della legge d’iniziativa popolare. Vari attacchi al referendum sono stati messi in atto dai governi che si sono succeduti per annullare la volontà dei cittadini. Ma ancora nel 2012 la Corte Costituzionale aveva ribadito la necessità di procedere sui servizi pubblici locali tenendo conto dell’esito referendario. L’Autorità dell’Energia Elettrica del Gas e dei Servizi Idrici (2012 governo Monti) ha sostituito la remunerazione del capitale investito con la voce oneri finanziari. Il 20 marzo 2014 l’intergruppo parlamentare (200 deputati) Acqua Bene Comune depositava presso la Camera il testo aggiornato per rispondere all’urgenza di un quadro legislativo unitario e per dare finalmente attuazione agli esiti dei referendum. Il testo è stato riesumato il 4 giugno 2015 ed è stato in discussione nella commissione ambiente della Camera ma gli emendamenti della maggioranza hanno snaturato i contenuti della legge.
Invece in tutto il mondo la negativa esperienza della privatizzazione, che genera solo profitti per le multinazionali dei servizi, bollette più care e non migliora la gestione delle reti, viene sostituita con il ritorno alla gestione pubblica (vedi l’e-book L’acqua pubblica è il futuro).
L’attuale e la prossima amministrazione triestina come intendono comportarsi?

 

 

 

 

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