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Prove di Stato penale

di Giovanni
Russo Spena

E’ ora di riprendere parola, con decisione. Per costruire spazi di resistenza, di capacità critica, di disobbedienza.
Il governo, dieci giorni fa, ha varato un ulteriore decreto “insicurezza”, radicalmente e volutamente incostituzionale. Siamo al completamento del ciclo dello “Stato penale”, iniziato con la Turco/Napolitano con le galere etniche per migranti, con i decreti Minniti e le convenzioni con i lager libici, con i decreti Salvini e, oggi, con le pessime misure securitarie del governo Meloni.
Si delinea sempre più lo Stato del controllo e della sorveglianza.
Per il momento, propongo solo tre temi, in attesa della discussione parlamentare.

  • Non siamo di fronte solo a misure di polizia e di ossessione penalista. Siamo di fronte a tasselli di un mosaico classista, di stampo trumpiano: i decreti “insicurezza”, infatti, sono accompagnati dalle gravi revisioni costituzionali, dall’autonomia differenziata (la “secessione dei ricchi”), all’attacco alla Corte dei Conti, all’autonomia ed indipendenza della giurisdizione . E, se vincesse malauguratamente il SI nel referendum oppositivo alla controriforma Nordio/Meloni, si aprirebbero le porte verso il “premierato” , la “democrazia del capo” ed una legge elettorale molto più incostituzionale della stessa legge Acerbo, di fascistica memoria. Come diceva Almirante, padre della Meloni, il compito delle destre è quello di riscrivere la Costituzione nata dalla Resistenza , che hanno, del resto, sempre odiato. Politicamente, Minneapolis è già qui; l’ICE è già qui. Con i suoi orrori, il suo suprematismo bianco, il suo patriarcato, il suo razzismo neocoloniale. Ma anche, non dimentichiamolo, con la capacità di resistenza, capillare, di massa, creativa, nonviolenta, anche fantasiosa dimostrata dal popolo di Minneapolis. Non a caso la Meloni ha incitato i poliziotti: “più duro ragazzi”; è il tempo di menare le mani, di picchiare i “nemici della patria”. E’ un teorema contro la partecipazione, il conflitto, l’autorganizzazione, che occulta la violenza delle disuguaglianze sociali, svuotando la democrazia costituzionale.
  • Qual è il dato sistemico? Siamo in guerra. La centralizzazione dei capitali crea una competitività guerrafondaia , per la conquista ed il controllo di aree di influenza imperiali. La governabilità del capitale si fonda sulla connessione tra feudalesimo contemporaneo e plutocrazia, la “democrazia del danaro”. E’ il passaggio dalle Nazioni Unite al Bord of Peace , un comitato di affari privati che nasce sulle macerie materiali e morali del genocidio dei palestinesi e della predazione dei popoli. Le guerre hanno sempre un fronte esterno. l’eccidio, la devastazione. Ma hanno , contemporaneamente, un fronte interno, come già spiegava la Luxemburg nel 1914, quando votava contro i crediti di guerra. Per questo ci opponiamo duramente ad una Unione Europea che vuole ritrovare la propria perduta identità nella riconversione del proprio stato sociale in stato di guerra. Un nuovo imperialismo europeo, cioè. Intorno ad una possente rimilitarizzazione della Germania, che fa paura.
  • I decreti “insicurezza” sono, da parte del governo, la ricerca quotidiana del “nemico”; anzi, la sua costruzione a volte immaginaria, metaforica. Dai migranti, ai comunisti, ai sindacati, ai magistrati. Viene attaccata la libertà di manifestare ma anche di riunione, di parola. Vi è, perfino, una mutazione del principio cardine del diritto penale: non viene più punito il reato, ma il reo, il “sospettato”, il soggetto “pericoloso”. Perché partecipazione e conflitto sono i grandi nemici, i “traditori” della patria , le nuove BR, afferma goffamente Nordio. E noi intellettuali democratici siamo i “cattivi maestri”, come dice in Parlamento Piantedosi. Siamo, insomma, per costoro, di nuovo al “teorema Calogero” del processo 7 aprile. E siamo alla impunità, anche penale, delle forze dell’ordine, cancellando la tragedia di Napoli e Genova del 2001, i fatti delittuosi della caserma di Napoli, come della scuola Diaz e di Bolzaneto a Genova. Se penso all’introduzione, nel decreto, del “fermo di polizia” per non permettere a persone che potrebbero fomentare disordini nelle manifestazioni, di partecipare ad esse, penso all’identica misura mussoliniana: la libertà personale non può esistere, viene travolto anche il nucleo liberale del diritto costituzionale.

Nel decreto viene esteso anche il perimetro del tremendo ossimoro “flagranza differita”, un arresto posticipato per reati commessi eventualmente durante manifestazioni. E’ molto grave, a mio avviso, l’istituzione , molto diffusa, di cosiddette “zone rosse”, nelle quali alcune persone non possono entrare , per decisione delle forze dell’ordine: é una forma di moderno apartheid, che stravolge la stessa mobilità urbana , la libertà degli spazi urbani, soprattutto nelle nostre metropoli. Anche le esagerate sanzioni amministrative , oltre quelle penali, svolgono la funzione di deterrenza nei confronti del conflitto e della partecipazione.
Il disegno del governo mi appare chiaro: adottare percorsi formalmente legali per svuotare e stravolgere la democrazia costituzionale. Il ministro Nordio, in un raro slancio di sincerità ha dichiarato che le norme del decreto vogliono ridurre i “numeri dei manifestanti”. Lo abbiamo ben compreso. Risponderemo resistendo, ricercando, disobbedendo, boicottando, costruendo reti condivise di conflitto sempre più ampie e plurali.

Giovanni Russo Spena

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