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Prima le persone

di Roberto
Musacchio

Ho visto le immagini delle manifestazioni di questi giorni per Gaza e per la Flotilla e sono stato molto colpito, commosso. C’è un allargamento della solidarietà, e della lotta, dal basso e dall’alto e una estensione globale.
Genova mi ha emozionato. Per quanta storia ha questa città, dal cacciare i fascisti, al G8. Dai camalli alla sindaca Salis con la fascia, tutta la città accompagna la partenza della Flotilla, che è stata rifornita con tonnellate di aiuti raccolti con una solidarietà incredibile, con i camalli che hanno bloccato le partenze di armi, perché solo la vita deve viaggiare e la morte va fermata.
Si parte anche da Barcellona, altra città che sta nella storia dei popoli europei. Qui c’è anche Greta Thunberg.
A Venezia nei giorni della Mostra del cinema si mobilitano centri sociali, popolo e popolo del cinema, con i volti famosi che ci mettono la faccia.
A Gaza gli uomini e le donne delle diverse Chiese dicono che resteranno perché non si abbandona un popolo che subisce l’orrore. Che poi si chiama genocidio. Che è la negazione dell’essere al mondo. Dovrebbe essere il tabù, da Caino e Abele alla seconda guerra mondiale.
A Roma si è bloccato il defence forum all’Auditorium, lo scempio del tempio della musica calpestato dai mercanti di morte. Anche qui movimenti con Stop Rearm Europe a fare da convergenza, sdegno e con un coinvolgimento anche di parti istituzionali.
Credo che sia bene riflettere. A come si prova ad ottenere risultati su cose drammatiche e anche alle ricadute politiche. Ad esempio io penso che anche se i movimenti pacifisti a cavallo del millennio furono sconfitti pure aiutarono a che non si arrivasse alla militarizzazione come scelta cardine di tutto, nella guerra permanente.
Penso anche che il ciclo delle lotte antiglobalizzazione ebbe qualche effetto come frenare ad esempio la direttiva Bolkenstin ma anche, con i referendum in vari Paesi, la costituzionalizzazione di Maastricht.
Quello contro l’austerity produsse fenomeni politici come Podemos e Syriza, ma a livello europeo le lotte furono schiantate dai pacchetti varati sulla gestione di bilancio. Ora dobbiamo cercare risultati per la Palestina e contro il riarmo. Per questo le gestioni politiciste sono dannose e vanno contenute.
Servono unità e radicalità. Punti di vista propri che permettono un’autonomia di lettura della realtà e di capacità di intervenire per modificarla.
Penso a due questioni. La prima è nota a chi segue l’impegno di transform ed è la dimensione europea. È quella su cui si è giocata la storia di questi 35 anni, il rovesciamento della lotta di classe, la rottura del compromesso sociale, democratico e geopolitico del secondo dopoguerra la fuoriuscita dalla democrazia progressiva e via via dalla democrazia tout court.
Esodare da questa dimensione, sperare in un suicidio delle classi dominanti, tifare per altri aggregati come i Brics, sono opzioni che trovano un riscontro per me illusorio. Se non sei in grado di stare sul campo, nel campo che la storia ha costruito, di contare sulle tue forze è probabile che semplicemente non esisti.
La seconda rimanda allo slogan che l’Altra Europa con Tsipras scelse per una bella campagna elettorale europea: “Prima le persone”. Non uno slogan genericamente umanista ma una prospettiva come si dice ora intersezionale tra sesso, lavoro, vita, libera dalle dinamiche dei dominanti che hanno invaso tutti i campi, economici, sociali, istituzionali, del vivere sociale. Era il contrario dell’austerity. È il contrario della militarizzazione. È l’urlo di fronte al genocidio, alla guerra, alla economia ma anche alla politica ed alle visioni della vita fondate sulla morte.
La terza è che la politica e ancor più la storia sono frutto dell’egemonia sui tempi. Che essa sia appannaggio dei dominanti o una rivoluzione la consegni alle persone è precisamente la ragion d’essere di entrambe. Né un partito né uno Stato sono il fine. Sono mezzi per il loro superamento verso l’autodeterminazione. Le vite non sono alimento per il grande cimitero della storia, come nella visione tragica di Benjamin. Sono persone.

Roberto Musacchio

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