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Povertà e moneta, salute e tecnologia: tutto il disordine del mondo

di Roberto
Rosso

Le scelte operate con l’ordine esecutivo del gennaio 20251 dal governo degli Stati Uniti nei confronti delle diverse forme di aiuto interinazione e dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) in particolare potrà avere effetti catastrofici su molti fronti.
“L’uscita di un attore chiave importante, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), dall’OMS a seguito dell’ordine esecutivo di gennaio 2025 rappresenta un grave rischio per la salute globale (1). In quanto maggior contributore all’OMS, USAID ha donato 1,284 miliardi di dollari USA (20% del suo bilancio) nel 2022–2023, superando i contributi della Gates Foundation (689 milioni di dollari), Gavi (500 milioni di dollari) e dell’Unione Europea (412 milioni di dollari USA) (2). Questo ritiro mette a rischio la stabilità finanziaria dell’OMS, minacciando in particolare la prevenzione e la risposta alle emergenze, la prevenzione delle malattie e diverse altre iniziative sanitarie. Questa situazione indica la necessità di rafforzare i sistemi sanitari attraverso la solidarietà globale, regionale e nazionale2. (…) 

La recente sospensione delle operazioni di USAID, insieme ai tagli ad altre iniziative di aiuto da parte degli USA, potrebbe portare a un significativo tumulto nella risposta della comunità alle minacce sanitarie a livello globale, tra cui HIV/AIDS, malaria e tubercolosi (TB). (…) Una stima suggerisce che tra 2 e 6 milioni di vite vengono salvate ogni volta anno attraverso l’assistenza sanitaria degli Stati Uniti. (…) I modelli suggeriscono che la cessazione dei finanziamenti USAID potrebbe portare a 420.500 morti in eccesso per tubercolosi entro il 2035. Ulteriori riduzioni di finanziamento, in linea con gli annunci attuali di Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Germania, potrebbero comportare rispettivamente 699.200, 63.100, 50.500 e 30.500 decessi per TB. (…)
Questa sfida fondamentale nel settore sanitario indica la necessità di un’autosufficienza urgente, sostenibile e soluzioni guidate localmente. C’è bisogno di ridefinire le priorità allocazione delle risorse interne a favore della salute settore. Il finanziamento alternativo è imperativo, tra cui attraverso partnership con donatori internazionali, non governativi organizzazioni e settore privato.”

Le notizie di questi giorni sul contagio da Hantavirus hanno riportato alla mente, senza che vi sia alcuna analogia, le vicende legate al Covid, alla pandemia scatenata dal virus Sars-Cov-2, mettendo in luce il fatto che da allora la capacità di fare fronte ad un evento pandemico non sono certo migliorate.
Il report citato sul ritiro degli USA dall’OMS non fa alcun cenno al ruolo delle multinazionali del farmaco, alla privatizzazione sostanziale della ricerca in campo biomedico e quindi alla sua trasformazione in profitto da parte di Big Pharma; tutti noi abbiamo presente la gara per la realizzazione del vaccino per il Covid, peraltro basati su una tecnologia che era a disposizione da decenni, basata sul ruolo del mRNA, RNA messaggero. Il sistema dei brevetti è alla base della concentrazione oligopolistica dell’industria del farmaco, nella produzione dei cosiddetti farmaci generici, una volta che la sostanza sia stata liberata dal vincolo del brevetto gioca un ruolo l’India. Contro negli anni si è cercato da più parti compresa l’Unione Europea di bloccare l’esportazione dei farmaci generici dall’india verso i paesi più poveri3.

La guerra in corso nel Golfo Perisco, il blocco del transito di qualsiasi prodotto ha effetto anche sul ciclo di produzione dei farmaci a partire da alcuni prodotti intermedi.
“Prima di entrare in una farmacia, una pillola di paracetamolo ha percorso una strada lunga migliaia di chilometri attraverso una catena di trasformazioni chimiche che parte dal petrolio. Il fenolo – derivato dal cumene, di origine petrolchimica – viene convertito in para-aminofenolo e poi acetilato per dare il principio attivo che conosce chiunque abbia avuto la febbre. La metformina, il farmaco per il diabete di tipo 2 più prescritto al mondo, dipende dalla diciandiamide, che risale a sua volta a derivati del gas naturale. Gli antibiotici come l’amoxicillina e la ciprofloxacina richiedono metanolo, acetone e diclorometano come solventi nei processi di estrazione e cristallizzazione. I farmaci oncologici e biologici dipendono da una catena del freddo energivora e da imballaggi in polietilene, polipropilene o PET – tutti derivati dalla nafta.
Non sono scelte industriali discutibili: sono i processi di base della sintesi farmaceutica moderna. E quasi tutti convergono, in un punto o nell’altro della filiera, su un’unica fonte di approvvigionamento: i derivati degli idrocarburi del Golfo Persico.

Il nodo indiano
Il punto più critico dell’intera catena si trova a Mumbai, Chennai e Hyderabad – nei distretti industriali farmaceutici indiani che producono tra il 40 e il 47% dei farmaci generici consumati negli Stati Uniti in termini di volume, e che riforniscono gran parte del mondo in via di sviluppo. L’India rappresenta il 20% della produzione mondiale di farmaci generici. Importa annualmente 4,35 miliardi di dollari in principi attivi farmaceutici, il 74% dei quali dalla Cina. Ma i precursori critici che servono alle industrie cinesi e indiane per sintetizzare quei principi attivi – il metanolo e il glicole etilenico – dipendono in larghissima parte dallo stretto di Hormuz.
A questo si aggiunge una scelta di politica interna che aggrava ulteriormente il quadro: il governo indiano ha dato priorità al GPL per uso domestico rispetto alle materie prime petrolchimiche industriali, penalizzando la filiera farmaceutica a valle. L’effetto è già misurabile: i costi dei principi attivi sono aumentati del 30% nelle ultime settimane.”4.
Lo stato della salute delle popolazioni dipende dalle condizioni di vita, quindi dalle possibili azioni di prevenzione e dall’accesso alle cure e ai farmaci; esso costituisce un indicatore fondamentale del livello di diseguaglianza che gli attuali rapporti sociali di produzione generano a livello globale e nelle singole regioni del globo. Esso mostra i livelli di dipendenza tra i diversi paesi che si generano nella divisione internazionale del lavoro, nei flussi delle merci e del denaro. L’accesso alle cure e ai farmaci peraltro genera drammatiche disparità innanzitutto nei paesi sviluppati, lo sgretolamento dello ‘stato sociale’ si manifesta innanzitutto in questo settore, come è del tutto evidente nel nostro paese.

Salute e crisi climatica

Viene immediatamente alla mente il nesso con la crisi climatica, alla cui origine sta l’uso dei combustibili fossili di cui si è ampiamente discusso da pochi giorni nella conferenza di Santa Marta, poiché il cambiamento climatico va a peggiorare le condizioni di vita, le possibilità stesse di sopravvivenza di intere popolazioni in molte regioni del globo. Con la contemporanea devastazione degli ecosistemi saltano i vincoli alla diffusione di ogni tipo di forma di vita a partire da virus (che forse impropriamente definiamo forma di vita, ma che drammaticamente interagiscono con tutte le forme di vita a partire dal loro patrimonio genetico ) e agenti patogeni sino alle interazioni con il genere umano, evento a cui abbiamo già assistito con il virus dell’AIDS e probabilmente con il Covid ed ora con quel concentrato di agenti patogeni e sostanze inquinanti che sono le discariche.

Mentre si devastano gli ecosistemi, la popolazione mondiale -che ha superato la soglia degli otto miliardi- si concentra nelle città, nelle aree metropolitane dando origine a vere e proprie megalopoli abitate da decine di milioni di persone; in questo contesto si disegna una drammatica mappa di diseguaglianze sociali crescenti, dentro la quale la difesa della salute, l’accesso alle cure e ai farmaci diventa un vero proprio privilegio. Ci ricordiamo come durante la pandemia del Covid, decine di milioni di lavoratori precari delle metropoli indiane presero la via del ritorno verso le campagne da cui erano migrati, morendo a migliaia lungo il cammino.
Le condizioni di vita, il grado di buona salute di cui godono le popolazioni sono infine devastate dai conflitti che a decine attraversano i continenti, dove agli effetti diretti dell’uso delle armi, in termini di uccisioni e invalidità permanenti,  si aggiungono la mancanza di livelli minimi di sussistenza in termini di alimentazione, riparo e condizioni igieniche, esposizione a sostanze inquinanti lasciate dall’esplosione di ordigni bellici, con la conseguenza di incrementare tra l’altro il numero delle malformazioni nei nuovi nati. Da Gaza al Sud-Sudan non c’è limite agli orrori a cui milioni di persone sono esposte. Il prodotto di questo stato di cose è l’incremento progressivo dei flussi migratori  che diventano una posta in gioco fondamentale riguardo alla stabilità economica, sociale, culturale politica e demografica tanto dei paesi di origine quanto di quelli di destinazione.

Il dato che emerge da questo contesto globale, nel quale si intrecciano le diverse forme della crisi delle società, è la contraddizione tra il peggioramento sostanziale delle condizioni di vita di gran parte dell’umanità –ben oltre la misura del PIL globale  o pro-capite– e la potenza trasformativa delle tecnologie disponibili in evoluzione costante nei termini di ecosistemi tecnologici, stratificati e connessi tra loro, alimentati e rivoluzionati dalle tecnologie digitali e da ultimo dall’ecosistema tecnologico delle diverse forme di Intelligenza Artificiale (A.I. secondo l’acronimo inglese). II controllo dello sviluppo tecnologico genera una straordinaria concentrazione di ricchezza, di valori e risorse finanziarie; lo sviluppo dell’A.I. è sotto il controllo di un sistema oligopolistico distribuito tra USA e Cina in concorrenza tra loro. Nella diversità dei due sistemi tecnologici che corrisponde alle diverse strategie con cui i due paesi dominanti interpretano l’attuale fase di radicale trasformazione dell’economia globale, tuttavia si manifesta una stessa logica di fondo che punta a prevalere nella competizione globale sviluppando e concentrando le risorse necessarie dal campo scientifico-tecnologico, alle materie prime strategiche e quindi alle catene di forniture globalmente distribuite. 

Lo sviluppo dell’A.I. sta trasformando progressivamente e sempre più in profondità i sistemi economici-sociali le filiere produttive. Negli USA si stanno mobilitando straordinari flussi di investimento generando rapporti circolari, di reciproci investimenti semplificando tra chi costruisce gli algoritmi e che chi realizza l’infrastruttura sempre più pesante del cloud, dei data center, mentre cresce incessantemente la valutazione borsistica.
Per fare alcuni esempi: a febbraio di quest’anno OpenAI ha raccolto 110 miliardi di dollari da investitori per alimentare la crescita di una compagnia valutata oggi attorno ai 730 miliardi di dollari. Amazon vi ha investito 50 miliardi. Nvidia, che produce i chip usati nei data center, vi ha investito a sua volta 30 miliardi dollari.
Mario Amodei, capo esecutivo di Anthropic, ha detto gli scorsi giorni che l’azienda aveva pianificato una crescita per quest’anno di dice volte, salvo prevedere un tasso di crescita per l’anno in corso di 80 volte. La società ha fatto un accordo con SpaceX per usare la potenza di calcolo di questa società mossa che dà accesso all’uso della capacità di calcolo di 220.000 schede per l’A.I. di Nvidia. Google si è impegnata ad investire 40 miliardi di dollari in Anthropic, Amazon 20 miliardi. Questi sono solo alcuni esempi di quel flusso circolare di investimenti che produce una bolla straordinaria negli investimenti globali e nei valori borsistici che non sembra avere limiti, benché i profitti di origine industriale non corrispondano a quei livelli.

La situazione cinese vede protagoniste quattro società  DeepSeek, Alibaba, Tencent e ByteDance che, come riportato in un articolo del Sole 24 ore, sviluppano con i rispettivi prodotti quattro diverse strategie che producono comunque una sempre più profonda integrazione delle rispettive tecnologie nelle filiere produttive e dei servizi nell’economia del paese. Benché gli investimenti siano al di sotto dei livelli statunitensi l’effetto sull’economia cinese è ed è destinato ad essere sempre più rilevante. In realtà, la Cina, proprio come gli Usa, sta già facendo il passo successivo. Quello che serve se vogliamo che l’AI diventi il nuovo sistema operativo dell’economia. ”ll mercato cinese dell’AI generativa è ormai un ecosistema competitivo in cui almeno quattro famiglie di modelli stanno prendendo strade diverse: oltre a DeepSeek, appena arrivato alla V4, ci sono Qwen3, Hy3 preview di Tencent (questi due aggiornati ad aprile) e Seed2.0 di ByteDance.
Le funzioni che i diversi modelli investono sono molteplici, tra cui:

  • l’integrazione nei servizi e nei flussi di lavoro, come un motore da inserire dentro prodotti già utilizzati: documenti, browser, assistenti, strumenti di produttività e applicazioni interne;
  • l’obiettivo è avere maggiore controllo sul modello, adattarlo a contesti specifici, sperimentare con versioni più leggere o contenere il costo di utilizzo su grandi volumi;
  • vuole diventare una base di lavoro per chi sviluppa applicazioni, servizi digitali e soluzioni enterprise…, può collegare AI, cloud, strumenti per sviluppatori, canali commerciali e clienti aziendali;
  • collegare ricerca AI e prodotti consumer con una base utenti molto ampia.

Citare queste diverse prospettive rende l’idea di cosa possa significare rendere l’A.I. il sistema operativo dell’economia, definizione molto suggestiva, che rende conto altresì della straordinaria contrazione di potere tecnologico, trasformativo in senso generale, destinato ad accentuare le differenze nel sistema gerarchico dell’economia mondiale. La competizione feroce nel campo dell’A.I. rappresenta una concentrazione di risorse mai vista, non c’è spazio per logiche solidali e strategie cooperative a livello globale, come quelle ad esempio richieste dalla necessità di mitigare gli effetti del cambiamento climatico nei paesi più poveri ed esposti. Senza ritornare all’uso delle tecnologie in campo militare dui abbiamo esempi molto evidenti nei conflitti in corso, dove per fare un esempio lo sviluppo delle tecnologie di droni e dispositivi autonomi da parte dell’ucraina sta modificando radicalmente i caratteri dello scontro, la definizione del campo di battaglia, sino a minacciare la parata del 9 maggio a Mosca in ricordo della grande guerra patriottica, cronicizzando ancora di più il conflitto.

Infine il quadro del mercato monetario e finanziario a livello globale, il ruolo delle diverse divise, la conferma del ruolo predominate del dollaro, sia pure in proporzioni più ridotte, la crescita del debito USA aggravato dai deficit programmati dall’amministrazione Trump, cambiamento nel possesso dei titoli di debito USA con il ritiro progressivo della Cina, costituiscono caratteri in movimento che non parlano certo di stabilità dei mercati e dell’economia mondiale.
Ce ne dà un quadro Costas Lapavitsas nell’articolo “A topography of the new dollar imperialism” nel numero 157 della New Left Review, che non possiamo riassumere in poche righe, ma cui dedicheremo un prossimo articolo. Nell’articolo si analizza l’intreccio tra i movimenti del capitale finanziario e quello produttivo.
“Il capitale produttivo e finanziario differisce strutturalmente. Il primo è legato a condizioni di produzione rigide, tra cui manodopera qualificata, capitale fisso, energia, logistica e i limiti fisici del tempo e della tecnologia. La finanza organizza liquidità, trasformazione della scadenza e credito sotto un’infrastruttura istituzionale e legale che le conferisce un’elasticità molto maggiore.”
Il ruolo delle multinazionali è quello di governare sistemi di produzione e di finanziamento sempre più complessi e gerarchizzati.
“L’asimmetria di potere all’interno delle catene deriva tanto dal controllo sulla proprietà intellettuale, sul design del prodotto e sull’accesso al mercato quanto dalla leva finanziaria. Le società lead mantengono compiti di alto valore; Le imprese periferiche sono tipicamente confinate a compiti ad alta intensità di manodopera e a bassa tecnologia, con margini compressi, lunghi cicli di conversione di contanti, forte esposizione al cambio estero e dipendenza dal debito a breve termine. Il ruolo del dollaro è rendere operative queste relazioni disperse a livello globale. (…)
Le condizioni di liquidità in cui le imprese non finanziarie supportano inventari, crediti e capacità produttiva sono determinate dal capitale finanziario globale. Pertanto, le pratiche di credito commerciale, i termini di pagamento, le regole di scoto, i meccanismi di copertura e le pratiche di gestione del rischio all’interno delle catene globali riflettono anch’esse le preferenze dei gestori di portafogli globali. Le imprese in posizioni periferiche sono costantemente esposte a pressioni monetarie e finanziarie originate dal cuore del sistema, anche quando la loro produzione fisica rimane domestica.
Soprattutto, l’intero ciclo della catena produttiva è in termini cruciali influenzato dalle decisioni dei tassi di interesse della Federal Reserve. La Figura 1 mostra che quasi il 60 per cento delle riserve ufficiali rimane in dollari; L’euro non ha rappresentato una sfida. Il modesto aumento della quota di valute minori—come yen e sterlina—è ancora strettamente legato al dominio del dollaro. La Federal Reserve, il Tesoro degli Stati Uniti e l’architettura legale-regolatoria delle sanzioni, dei sistemi di pagamento e dell’esecuzione dei contratti determinano cosa conta come liquido e sicuro, chi ha accesso alla liquidità e i termini degli aggiustamenti del bilancio oltre i confini.”

Infine possiamo riportare il seguente enunciato.
“A livello interno, il denaro opera all’interno di un ordine istituzionale che contiene conflitti e ancorano la soluzione. Il mercato mondiale non ha un equivalente. Non esiste un sistema creditizio globale, un meccanismo internazionale di riallocazione o un’autorità legale unificata. La moneta mondiale è la forma economica che fornisce la connessione minima necessaria per lo scambio transfrontaliero. Quando i prezzi interni, i salari o le condizioni di credito si discostano dai livelli del mercato mondiale, l’aggiustamento non è mai fluido. Le crisi dei tassi di cambio e dei pagamenti e le improvvise interruzioni dei flussi di capitale mostrano che l’aggiustamento del bilancio internazionale non è governato da mercati competitivi, ma dall’accesso politico alla moneta mondiale”.

Nel prossimo articolo ci dedicheremo ad una analisi più approfondita di questo ed altri articoli sul sistema economico e finanziario globale.

Dell’ingiustizia globale per l’ennesima volta abbiamo offerto una traccia, partendo dalla questione della salute. Prendersi cura della salute dell’umanità, della vita in generale, del clima e degli ecosistemi è sempre più una questione rivoluzionaria. 

Roberto Rosso

  1. White House. Withdrawing the United States from The World Health Organization. Executive Order, January 20, 2025, https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/01/withdrawing-the-united-states-from-the-worldhealth-organization/.[]
  2. Global impact of the health funding cuts by the United States of America https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41549571/ []
  3. https://www.medicisenzafrontiere.it/news-e-storie/news/vertice-ueindia-rischio-produzione-ed-esportazione-di-farmaci-generici/.[]
  4. https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/farmaci-ecco-come-la-guerra-in-medio-oriente-potrebbe-trasformarsi-da-una-crisi-di-approvvigionamento-in-una-emergenza-globale/.[]
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