ora dell'altra Europa

Pasqualina Napoletano apertura secondo panel (*)

Pasqualina Napoletano

 

Per un’alternativa all’Europa reale

L’ “UE NON SARA’ UN NEGOZIATORE NEUTRALE IN CASO DI TRATTATIVE CON LA RUSSIA”, questa la dichiarazione dell’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza. Pensate che ingenui, mentre con Transform e altre organizzazioni, ci sforzavamo di rianimare lo spirito che nel 1975, in piena guerra fredda, portò agli accordi di Helsinki, Kaja Kallas , con una semplice dichiarazione ha sabotato qualsiasi ipotesi di negoziato negando così ruolo alla stessa istituzione che dovrebbe rappresentare, ciò, insieme all’accelerazione, che Kiev vuole imprimere al processo di adesione dell’Ucraina, sembra preparare un confronto diretto UE- Russia.

Tuttavia, che valore ha la parola della Kallas nella politica estera europea ,soprattutto se pronunciata dopo una riunione “informale” dei ministri degli esteri? Praticamente nessuna. A questo proposito sarebbe ora di fare chiarezza, infatti : la politica estera e di sicurezza è di competenza degli Stati, ciò non lo dico per preconcetto anti- europeista ma per rimettere a posto le cose anche perché a ciò è legato il vincolo dell’unanimità nel voto del Consiglio, questione difficilmente aggirabile con un impeto “volontaristico” senza affrontare il quadro Istituzionale e Costituzionale in cui tutto ciò si colloca. A cominciare dalla nostra Costituzione che all’art. 11 nella seconda parte recita: consente limitazioni alla sovranità nazionale per favorire organizzazioni sovranazionali di pace, sottolineo di pace.

Ciò detto, siamo di fronte ad un riarmo globale di cui i Paesi Europei costituiscono il traino.

L’ultimo rapporto SIPRI ( Stockholm International Peace Research Institute)   documenta come negli anni dal 2022 al 2025 i Paesi europei abbiano triplicato le importazioni di armi rispetto al quinquennio precedente (2016/ 2020), Il dato Italiano è impressionante  soprattutto per ciò che riguarda le esportazioni che negli ultimi 5 anni sono aumentate del 157% divenendo il 6° Paese esportatore al mondo! : 59% verso il M.O. e solo per il 16% verso altri Paesi Europei. Quanto a Israele, l’Italia risulta essere il terzo Paese esportatore.

Questi dati sconvolgenti, hanno portato il Cardinale Repole , arcivescovo di Torino, a lanciare, proprio nella giornata del 1° Maggio festa del lavoro,  un appello contro questo sviluppo che porta Torino a divenire la “città delle armi”.

Oggi, se ce ne fosse ancora bisogno, è lo stesso dibattito interno all’UE, a dimostrare che ogni euro investito per il riarmo, sottrae risorse alle politiche redistributive, mi riferisco allo scostamento dai parametri del patto di stabilità negato all’Italia dalla Commissione Europea la quale, come alternativa propone il ricorso ai fondi di coesione per poter arginare il caro- energia. ( il fondo di coesione è una delle poche politiche redistributive a livello territoriale messe in atto dall’UE).

Questo è solo l’ultimo esempio della pericolosa deriva che ha imboccato la politica europea rispetto ai valori di riferimento che sono stati alla base della sua stessa esistenza.

Potremmo fare innumerevoli esempi quali: la feroce regressione sulle politiche di immigrazione; le “semplificazioni”, sotto forma di decreti OMNIBUS, che comportano ripensamenti sulle politiche ambientali; il 28° regime che con il miraggio di favorire imprese innovative, smantella diritti sociali e del lavoro; il riarmo inteso come riarmo nazionale supportato da prestiti europei che favoriranno Paesi con debito contenuto, quali la Germania.

Rispetto all’allargamento, non ci si pone più neanche il problema di creare le condizioni politico- istituzionali pregiudiziali all’ingresso nell’UE, mentre sembra prevalere un approccio discrezionale a dir poco inquietante, come se l’esperienza già vissuta, non fosse servita a niente.

Per non parlare del ruolo dell’UE nel mondo in cui l’irrilevanza si somma alla corresponsabilità nel genocidio dei palestinesi, ancora in atto, alla sostanziale indifferenza rispetto alle guerre illegali di Trump e Netanyahu e alla criminale aggressione al Libano da parte di Israele

Questa è l’UE reale, sempre più intergovernativa, persino in istituzioni quali il Parlamento, che avrebbero dovuto costruire, sia pure nella diversità politica dei vari Gruppi, una visione politica “europea” , cui quest’ultimo sembra aver abdicato.

Tutto ciò priva di significato perfino le definizioni di “europeismo” e “antieuropeismo” perché si dimostra che è perfettamente compatibile un approccio “nazionalista” con questa Europa. D’altra parte, le destre hanno perseguito il progetto di “Europa delle Nazioni” che molto si avvicina a questa Europa reale.

Si tenta di logorare anche concetti quali il federalismo accostando ad esso l’aggettivo pragmatico che non si capisce cosa voglia dire se non l’ulteriore mascheramento del funzionalismo.

Nel frattempo è la stessa idea di Unione ad aver perso peso e credibilità.

Anche per questo la ricerca di un’altra Europa, risultato di altre politiche e di un diverso assetto istituzionale, oggi è fondamentale e ,soprattutto, saranno i soggetti impegnati in questo percorso a doversi sostituire alle lobby e a dare senso ad un percorso che sappia coniugare unità e democrazia.

Proprio quando la guerra rientra così prepotentemente tra le cose possibili, vale la pena cercare ancora  un’alternativa efficace e praticabile.

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