Un sito web: www.paceinmovimento.it. Circa 2000 documenti (testi, video, podcast, foto e altro) per raccontare cinquant’anni di storia del pacifismo italiano, con uno sguardo anche sulle sue origini più lontane. Ma a cosa mai può servire questa attenzione al passato, di fronte alle urgenze di un presente terribile, in cui la guerra è tornata a dominare il mondo nella sua pratica più feroce?
Il movimento per la pace è sempre più necessario nell’oggi, ovviamente. E nell’oggi infatti dimostra ogni giorno la capacità di inventare forme nuove di resistenza e di lotta: dal coordinamento Stop Rearm Europe alla Global Sumud Flotilla, dal movimento No-Kings alle navi di contrasto alla strage di migranti nel Mediterraneo, dai grandi cortei alle piccole iniziative diffuse su tutto il territorio… La lista potrebbe continuare a lungo, e a lungo si potrebbe e ci si dovrà interrogare, su quanto ancora di più si dovrebbe fare, per rispondere con efficacia alla sfida storica che il mondo sta affrontando.
Eppure, dentro e parallelamente a questa sfida all’urgenza del fare, c’è un’altra sfida non meno importante: è la sfida delle coscienze. La guerra, infatti, oggi non viene solo orrendamente praticata, ma esaltata e ri-legittimata in mille modi, come se la nostra Costituzione non fosse mai stata scritta. Altro che ripudio: è tornata sui media mainstream la glorificazione dell’uomo guerriero, pronto senza esitazioni a dare la propria vita per la patria, mentre dona con entusiasmo la morte ad un numero indefinito di altri essere umani. Chi non accetta questo ritorno alla barbarie, che si tratti di giovani non disposti ad andare in guerra o di soggetti politici attivamente impegnati per fermarla, non viene considerato un interlocutore con cui misurarsi, ma un nemico da denigrare attraverso la caricatura dell’amico di Putin, o di Hamas, o degli ayatollah… Nessun pacifista è mai degno di rispetto e di ascolto, nemmeno il Papa.
È su questo terreno, dello scontro non solo politico ma culturale e ideale, che anche uno strumento piccolo come un sito web sulla nostra storia, può rappresentare un contributo prezioso al movimento di resistenza alla guerra. Perché questo, come tanti altri movimenti che sono entrati in scena negli ultimi anni, dai Fridays for future a Non una di Meno, dal movimento per il diritto alla casa a quello nelle università e nelle scuole, e molti altri, è un movimento che tale vuole restare, senza farsi assorbire e nemmeno rappresentare dalla politica istituzionale e dei partiti. Perché questi soggetti, democratici, partecipati e plurali, sono fatti in larga misura di persone che nutrono una profonda sfiducia in un’idea della democrazia rappresentativa che limita il suo esercizio al momento del voto. Come si è visto con il referendum, sono persone – giovani soprattutto – pronte a mobilitarsi in difesa della Costituzione, ma che spesso invece si astengono dal votare alle elezioni perché non si sentono rappresentate da nessuna forza politica. E i risultati delle elezioni amministrative ne sono una conferma. Quali iniziative culturali sono in campo, per riflettere insieme sul senso di queste scelte, su che cos’è politica oggi e su cosa potrà essere nel futuro, rispetto a ciò che è stata nel passato? Quale narrazione viene offerta a queste nuove generazioni, della storia politica del nostro paese?
Nella storiografia ufficiale, la memoria storica dei movimenti sociali è quasi totalmente ignorata. E nelle esperienze di movimento non c’è spazio per la storia, per raccontarsi e per dirsi – non nel presente, e meno che mai nel passato. Mancano i soldi, le istituzioni culturali, o molto banalmente il tempo: il lavoro quotidiano dei movimenti è costantemente in affanno, pressato dalle urgenze del fare. C’è tuttavia una realtà, di cui noi della redazione del sito paceinmovimento.it siamo profondamente convinti e convinte: dentro al fare quotidiano dei movimenti non ci sono solo gesti di protesta. C’è una ricchezza di cultura e di idee, di teorie e pratiche innovative che producono in ogni stagione storica nuovo pensiero e saperi, che non possiamo consentire vengano spazzate via dalla cultura dominante. Meno che mai oggi.
Alle nuove generazioni, ma anche a chiunque oggi pratichi in diverse forme la propria resistenza attiva alla pratica e alla cultura della guerra, Paceinmovimento offre la possibilità di riflettere su come si è evoluto nel tempo il protagonismo dei movimenti, sulle diverse idee e identità che si sono incontrate al loro interno, e su quanto le loro lotte hanno profondamente segnato e mutato la nostra storia, e continueranno a mutarla. Lotte che non proponiamo come modelli da imitare, ma come radici di cui nutrirsi, per costruire e progettare il presente e il futuro.
“Arrendersi al presente è il modo peggiore per costruire il futuro”: è una frase di Tom Benetollo, grande pacifista e presidente dell’ARCI che ci ha lasciati improvvisamente nel 2004, a soli 53 anni. Il portale Paceinmovimento è dedicato a lui, e una delle pagine del sito contiene molti suoi scritti e altri materiali per conoscerlo meglio.
Delle altre pagine, una è denominata “approfondimenti”: storie di persone (da Luciana Castellina a don Tonino Bello, da Lidia Menapace a Alex Zanotelli) e di esperienze, dalle marce Perugia-Assisi alle donne in nero, dai Social Forum alle lotte a Comiso. E ancora: link utili ai siti web di associazioni e gruppi e ad altri siti di informazione e di storia, che trasformano paceinmovimento (promosso da ARCI, Sbilanciamoci e Un Ponte Per, e finanziato con i fondi 8 per mille dell’Istituto buddista Soka Gakkai) in un vero e proprio portale, per accedere alle tante diverse voci e realtà del pacifismo italiano, ieri e oggi.
Oltre a queste, ci sono le pagine della storia, suddivise per decenni e precedute da una pagina sulle origini, dall’800 al 1979. Dal 1979 in poi, ogni decennio è caratterizzato da una tematica dominante, che caratterizza in modo prioritario l’esperienza pacifista: si va dal periodo 1979-89, dominato dalla lotta contro gli euromissili e il riarmo europeo, fino al periodo 2022-2025, della guerra mondiale a pezzi, passando per la solidarietà esercitata sul campo durante la guerra nei Balcani, l’impegno a fianco dei palestinesi e per la pace in Medio oriente, che attraversa ogni decennio dal 1987 in poi, e poi l’intreccio fra pacifismo e altermondialismo, da Porto Alegre fino al 15 febbraio del 2003, quando il New York Times definì il pacifismo “seconda potenza mondiale”. E ancora: l’intreccio fra femminismo e pacifismo che prende forme nuove in ogni decennio, le tante campagne internazionali, come quella contro le mine e quella che portò nel 2017 al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari. E molto, molto altro, non descrivibile in poche righe, ma sintetizzato in un ebook, scaricabile gratuitamente dal sito sia in formato pdf che epub.
Insomma: un sito da navigare, esplorare, utilizzare per fare formazione e organizzare iniziative di riflessione. E soprattutto: un sito cui partecipare attivamente, inviando opinioni e proposte: info@paceinmovimento.it
Chiara Ingrao
comitato di redazione paceinmovimento