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Oltre la terra di mezzo: il ruolo dell’Europa tra multipolarismo e governance globale

di Herta
Manenti

La partita globale si gioca anche su chi si rifiuta di giocarla

Nel novembre 2025, la Cina ha pubblicato il Libro Bianco sul controllo degli armamenti, il disarmo e la non proliferazione nella nuova era. Questo documento non solo esprime la visione strategica di Pechino su questioni cruciali come le armi nucleari, l’intelligenza artificiale e lo spazio extra-atmosferico, ma si inserisce anche in una più ampia traiettoria diplomatica: l’elaborazione di un ordine multilaterale alternativo all’egemonia unipolare statunitense.
Il Libro Bianco non si rivolge esplicitamente all’Unione Europea, ma il suo messaggio implicito è chiaro: l’Europa si sta rivelando una “terra di mezzo” — un attore marginale e, al tempo stesso, un bersaglio — nel disegno emergente di un mondo multipolare. È urgente ripensare un ruolo autonomo per l’UE nella governance globale.

1. Il contesto strategico: crisi dell’unipolarismo e ritorno del mondo dei blocchi

Dall’invasione dell’Ucraina nel 2022, il sistema internazionale si è cristallizzato attorno ad almeno tre poli: Stati Uniti, Russia e Cina. L’Europa, nel frattempo, ha mostrato un’ambivalenza strategica.
Sul piano difensivo e tecnologico, l’UE ha rafforzato il proprio vincolo atlantico, mentre sul piano diplomatico e normativo ha mancato l’occasione di guidare una regolamentazione progressista su temi emergenti come l’IA militare o la cybersicurezza globale. In questo scenario, l’Europa rischia di rimanere vincolata a una logica reattiva, in balia di strategie formulate altrove.

2. Il Libro Bianco cinese: un’agenda multilaterale strutturata

Il Libro Bianco non è solo un elenco di impegni nel disarmo. Presenta una visione alternativa dell’ordine mondiale fondata su quattro principi:

  • Giustizia: superamento dei doppi standard e delle logiche di blocco;
  • Cooperazione: centralità dell’ONU e del multilateralismo autentico;
  • Equilibrio: riconciliazione tra diritto allo sviluppo e obblighi di non proliferazione;
  • Efficacia: prevenzione dell’erosione delle regole multilaterali da parte di alleanze esclusive o potenze unilaterali.

Questi principi si traducono in proposte concrete: un trattato internazionale per prevenire l’armamento dello spazio, regole globali sull’uso militare dell’intelligenza artificiale, un sistema condiviso di notifica preventiva dei lanci missilistici, maggiore accessibilità alle tecnologie dual-use per i Paesi in via di sviluppo e l’invito a rafforzare i regimi di verifica e trasparenza.

3. Il non detto: l’Europa come “terra di mezzo”

Il Libro Bianco non menziona direttamente l’Europa, ma il suo messaggio implicito è evidente: l’UE è assente come attore politico nei processi chiave di ridefinizione dell’ordine internazionale. Troppo atlantista per essere una voce indipendente, troppo poco coesa per guidare una visione autonoma su nuove sfere di conflitto e cooperazione.

L’assenza dell’Europa da questi tavoli favorisce l’affermazione di standard e agende decise altrove. La condizione geopolitica dell’UE diventa così simile a quella della “terra intermedia” evocata nella teoria dei tre mondi di Mao Zedong: non soggetto, ma oggetto di strategie altrui. In questo vuoto strategico, l’Europa rischia di essere marginalizzata, quando non direttamente logorata, nei conflitti di influenza tra potenze.

4. Le implicazioni per la sinistra europea: rischio irrilevanza o occasione storica

Per la sinistra europea, tutto questo rappresenta un bivio. Continuare a inseguire la retorica securitaria e atlantista (magari giustificandola con motivazioni morali) significa accettare che l’Europa diventi un vassallo tecnico della sicurezza globale definita altrove. In questo scenario, la sinistra perde sia la sua capacità di influenzare l’agenda globale (pace, diritti, sviluppo), sia la sua connessione storica con le istanze del Sud globale.

L’alternativa è tornare a pensare in termini sistemici. Rimettere al centro della politica europea i temi della giustizia globale, della cooperazione multilaterale, della democratizzazione delle istituzioni internazionali. Riattivare una politica estera autonoma che non si limiti a condannare o seguire, ma che sappia proporre:

  • una posizione netta sul disarmo nucleare e sulla messa al bando delle armi autonome;
  • un’iniziativa europea sulla regolamentazione dell’IA militare e sulla cybersicurezza;
  • un riconoscimento pieno dello Stato di Palestina e un’iniziativa di mediazione UE in Medio Oriente;
  • una proposta di partenariato equo con l’Africa, che non sia solo anti-migrazione ma fondato su investimenti, accesso alla tecnologia e cooperazione ambientale;
  • una partecipazione proattiva nei processi negoziali ONU su spazio, biosicurezza, armi convenzionali e non convenzionali.

La questione palestinese 

La questione palestinese, pur non menzionata esplicitamente nel Libro Bianco, rappresenta un nodo centrale nella strategia diplomatica cinese e una sfida cruciale per l’Europa e per l’Italia. Il sostegno di Pechino alla creazione di uno Stato palestinese — coerentemente ribadito in sede ONU e nei canali bilaterali — si inserisce in una visione multipolare che fa leva sul diritto internazionale per costruire credibilità nel mondo arabo e nel Sud globale. Per una sinistra europea e italiana coerente con i suoi valori fondativi, questo non è un tema distante né secondario: riguarda direttamente il futuro del Mediterraneo, la stabilità del nostro vicinato meridionale e le radici delle crisi migratorie. Assumere un ruolo attivo e autonomo nella costruzione di una pace giusta in Palestina è oggi un banco di prova della capacità dell’Europa di essere soggetto politico globale e non solo spettatore delle decisioni altrui.
La Cina, con il suo Libro Bianco, ha apparecchiato per l’ennesima volta un’agenda multilaterale e di lungo periodo. Non esclude l’Europa, ma la mette di fronte a una scelta: partecipare da soggetto attivo, o restare oggetto passivo del confronto.
Per la sinistra europea, ciò significa ripensare radicalmente il proprio posizionamento sulla sicurezza internazionale. Rifiutare la logica dei blocchi, recuperare la centralità del diritto internazionale, costruire coalizioni globali su temi progressisti — questa è oggi la vera “autonomia strategica” che serve all’Europa.

La pace non si ottiene evocandola, ma costruendo le condizioni materiali e politiche perché la pace diventi una piattaforma strutturale. E questo può avvenire solo se l’Europa torna a essere un soggetto politico, capace di parlare al mondo — e non solo di ascoltare chi grida più forte.

Herta Manenti

Scarica il Libro bianco Il controllo degli armamenti, il disarmo e la non proliferazione in Cina nella nuova era

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