editoriali

memoria e storia

di Roberto
Morea

Roberto Morea –

La risoluzione del parlamento europeo e la comparazione del nazismo, “il male assoluto” come lo aveva definito il Papa polacco, con il comunismo, fa parte di una strategia di lungo termine che offre di volta in volta nuovi spunti e nuovi episodi.

Come transform! italia ci siamo interrogati spesso sul ruolo della Unione Europea e di come sia cambiata di senso dopo la caduta del muro di Berlino. Quel muro che cadeva sembrava potesse aprire una stagione di pace e la fine dell’equilibrio del terrore. Oggi siamo esattamente a trenta anni da quell’evento e la guerra è sempre più presente nell’agenda politica della stessa UE.

Quella narrazione della fine delle ideologie, quel racconto tacheriano della mancanza di alternative, ha portato più diseguaglianza più povertà più ingiustizia e soprattutto più guerra.

Tutto questo è stato accompagnato da una distorsione della storia che ha portato ad equiparare il male assoluto, con quella che è stata una promessa di liberazione non mantenuta.

Il racconto su cui si basa la risoluzione del Parlamento Europeo si poggia, a mio avviso, su due falsi storici. Da primo l’accusa ridicola di aver provocato la seconda guerra mondiale con il patto Molotov – Ribbentrop, il secondo quello di voler far coincidere l’esperienza del comunismo con quella dello stalinismo.

È evidente che la volontà di riscrivere la storia in funzione delle scelte politiche non è una novità. La novità è l’accettazione di questa narrazione da parte delle file socialiste. Cosa mai avvenuta prima, nei passati tentativi.

In risposta a quel passaggio istituzionale abbiamo, come sapete, promosso un appello a cui hanno aderito molte firme, da storici a militanti fino a cittadini “sinceramente democratici” come si sarebbe detto un tempo. Questa mobilitazione intorno al testo di Guido Liguori a cui abbiamo affidato l’incarico di rappresentare la nostra indignata riprovazione, ci ha portato a indire una assemblea pubblica per ragionare insieme su una risposta adeguata.

La vicenda della risoluzione investe diversi terreni e le adesioni e gli interventi hanno mostrato una ricchezza e una articolazione che senza dubbio meriterebbe uno spazio più ampio e una discussione più approfondita.

Come transform! europe pensiamo, per questo, di lavorare ad una iniziativa che raccolga le tante firme che anche a livello internazionale stiamo raccogliendo, per dare conto delle tante questioni sollevate da questo grave atto.

Prima di tutto la questione dell’attualità del comunismo e di come questa parola possa ancora contenere quel seme di rivolta e di alternativa possibile, anche alla luce delle esperienze prodotte dal “socialismo realizzato”.

Resta per noi un interrogativo sempre aperto e abbiamo una distanza profonda verso lo Stalinismo di cui possiamo dire essere le prime vittime.

Però voler accomunare a quella esperienza i vari comunismi è per noi del tutto inaccettabile e strumentale.

Del resto anche negli interventi che si sono succeduti nell’assemblea, è apparsa chiara la critica su ciò che è stato lo stalinismo e interessante anche la critica verso quel patto Molotov Ribbentrop fatto in nome del movimento comunista internazionale e i danni prodotti in quegli anni proprio ai comunisti dei paesi esposti da quell’atto alla ferocia nazista.

Dobbiamo del resto ricordare anche che le critiche al comunismo sovietico hanno due matrici, da una parte le argomentazioni di chi pur venendo dallo stesso campo o da chi ne ha visto gli embrioni di una società più giusta ne ha condannato la torsione militare e autoritaria, dall’altra parte chi, soprattutto nei paesi dell’est Europa, rivendica una continuità anti comunista dei governi vicini allo stesso nazismo.

Del resto ciò che colpisce di più in questa ricostruzione è proprio l’assenza di un giudizio su quelle che sono state definite le nazioni democratiche, senza alcun riferimento agli accordi che Francia e Inghilterra avevano stipulato con Hitler. Del ruolo che avuto il colonialismo nell’imporre un totalitarismo pari o peggiore a quello stalinista, per non parlare del ruolo che le istituzioni europee e la troika sta giocando in questi anni nei confronti degli stessi paesi europei.

Il parlamento europeo, per fini anti Russia, si è quindi prestato al gioco dei governi Ucraino, Polacco, Ungherese, condannando così ogni forma di comunismo, incluso quello del nostro paese che ha rappresentato la maggior forza organizzata contro il nazifascismo e ha sensibilmente contribuito alla stabilità della democrazia partecipando attivamente sin dalla scrittura della nostra costituzione al progresso sociale e al riscatto dei lavoratori e delle lavoratrici.

L’impegno che ci siamo presi non finisce con la mobilitazione culturale che vogliamo mantenere attiva, ma ci proponiamo di porre anche a livello istituzionale delle pietre d’inciampo che riaprano la questione.

Per questo ci siamo assunti il compito di scrivere prima di tutto al presidente del parlamento europeo per chiedere un incontro con alcuni dei firmatari dell’appello e promotori dell’iniziativa. Contemporaneamente vorremmo investire i deputati europei che non hanno votato quella orribile risoluzione per costruire una iniziativa nel parlamento e dare spazio a chi anche a livello internazionale non ne condivide affatto i contenuti espliciti e impliciti.

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