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Loro 20, noi di più ma non abbastanza

di Roberto
Musacchio

La foto dei 20 “grandi” che gettano la monetina a Fontana di Trevi è diventata giustamente emblematica. Una sorta di “speriamo che me la cavo” affidata al soldino. La “vacanza romana” dei componenti di uno dei club a numeri variabili che gestisce il mondo si è conclusa come si immaginava. La prosperità per i popoli e il pianeta, come recitava il pomposo motto del G20 italiano, è in quel rito propiziatorio. Tutto il resto sono impegni tanto buonisti quanto aleatori come le dosi di vaccino promesse e non date mentre si nega la sospensione dei brevetti ed ora la miliardata di alberi da piantare in un mondo dove il commercio illegale di legno è il 50% di quello legale e la deforestazione e la desertificazione procedono a ritmi spaventosi. Ma dietro l’immagine c’è la sostanza che ci parla di un mondo tutto mercato cogestito da multinazionali e Stati. Le multinazionali si tengono stretti i brevetti, la Cina i vaccini li vende. L’accaparramento di beni naturali, innanzitutto terre e acqua procede a ritmi accelerati così come il deposito dei brevetti e la quotazione in borsa di tutto, compreso il vivente. Il mercato è tutto e la cogestione tra multinazionali e Stati non lo mette in discussione. L’immagine che ci suggerisce Riccardo Petrella di dominanti al servizio dei predatori è quanto mai calzante. I continenti poveri in realtà sono stati impoveriti nei secoli del Capitalismo dalle pratiche di accaparramento dei ricchi che andavano dalle compagnie delle Indie alla tratta degli schiavi. l’Africa è stata depredata di risorse e di intere generazioni. Oggi la negazione del vaccino, vista anche la coincidenza tra pandemia e crisi economica, funziona allo stesso modo come il furto di terre in tempi di desertificazione o di materiali preziosi per le tecnologie.

Trasferiti a Glasgow parte dei turisti romani, assenti cinesi e russi, si conferma che il vero dopo Kyoto, e cioè il passaggio dall’aritmetica all’algebra, dal taglio di quote al ricalcolo della storia dello sviluppo in termini di giustizia climatica per cui chi tanto ha profittato nei secoli deve risarcire, non è all’odg. Solo impegni di massima, i soliti soldi promessi e poi un gigantesco mercato finanziario che invece che decarbonizzare l’economia finanziarizza le emissioni.

Il capitalismo globale finanziarizzato è così. Scrollato di dosso l’impaccio rivoluzionario dell’Ottobre che spinse al fardello della democrazia, e rimasto come competitor il capitalismo statuale cinese, mostra tutta la sua natura rapinosa e rovinosa. Per altro sempre più affidata, come gli antichi riti, a veri e propri sacerdoti che spacciano per scienza ed efficienza ciò che è apprendismo stregonesco. Saremo giudicati per ciò che sapremo fare, dice Draghi. E in realtà non pensa a popoli ormai depredati di possibilità di intendere e giudicare e che, non a caso, regrediscono nella antiscienza, ma a chi ormai appalta il potere ai presunti “sapiens”. Con un repertorio per altro vecchio e stantio come dimostra la ripresa delle giaculatorie, a proposito di pensioni, sui vecchi che nuocciono ai giovani. Cominciate talmente tanto tempo fa che quei giovani di allora sono invecchiati vivendo peggio dei loro padri ma assistendo al peggiorare continuo anche delle vite dei genitori.

Voi 20, noi moltitudine, abbiamo gridato in una bella manifestazione con giovani di fryday for future, studenti, lotte del lavoro, femministe e un po’di sinistra rimasta. In realtà contro il G20 in Italia si è fatto poco ed è una cosa su cui riflettere ancora più che sui risultati elettorali. Noi di transform lo abbiamo considerato centrale e abbiamo provato per un anno con la coalizione di Move Up a fare mobilitazioni e creare eventi soprattutto a dimensione internazionale. Perché questa, e quella europea, sono le dimensioni di dominanti e potenti. Lo abbiamo fatto con Agorà degli abitanti della terra, Transform Europa e Partito della Sinistra europea, interfacciando con la convergenza italiana della Società della cura. I risultati salvano la faccia ma sono minimi. L’Italia, nella sua parte alternativa, non ha saputo proporre una gestione del G20 adeguata alla nostra storia, non ha chiamato la dimensione internazionale, non è riuscita a riproporre il tema della seconda potenza. Ho detto che questo conta più dei risultati elettorali. Dice che non c’è più il Paese nel Paese, la generazione che si fa alternativa. Ci sono giovani ma in un flusso di memoria interrotto, disperso. Una politica ridotta all’adattamento al comando vuoi nel buonismo vuoi nel populismo ma sempre ossequioso ed alla mercé del potere intangibile. Si è appena votato nelle città e dopo le “vittorie” abbiamo il ritorno di Torino nella Tav, gli stadi a Milano, il lungomare riaperto alle macchine a Napoli. Soprattutto abbiamo l’attacco a quota 100 e la riduzione del reddito di cittadinanza in paghetta che porta controllo e piegarsi a lavori sottratti alla dimensione del diritto. Immediatamente assunti dalle città “vinte”. Soprattutto c’è una debolezza del mondo del lavoro e della sua rappresentanza che non viene meno neanche dopo la grande mobilitazione antifascista. Che dovrebbe ora essere mobilitazione per un’altra manovra, pubblica, sociale, dei diritti. Il Paese che aveva insieme scala mobile e divorzio, pensioni con 35 anni e aborto ora ha l’andamento salariale peggiore d’Europa e vede bocciato il ddl Zan come si fosse col governo polacco. Transform nel suo piccolo continua il suo lavoro. Per una dimensione europea della politica che eviti che le sinistre alternative vengano colpite una per una da un potere europeo che marcia unito. Per un’altra agenda che riprenda in mano il senso delle cose a partire dalla conoscenza.

 

Roberto Musacchio

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