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Lettera a un amico

di Giancarlo
Scotoni

Caro amico, mi chiedi per whatsapp le mie impressioni sulla manifestazione di ieri a cui non hai potuto partecipare. Rispondere non è facile: fermarsi alla felicità per una giornata che è andata bene per un ritrovarsi in piazza con tante e tanti ti lascerebbe a bocca asciutta, si limiterebbe a aumentare lo scarto tra chi l’esperienza la ha fatta e chi no. E poi tu sei uno che ha l’abitudine di condividere punti di vista e riflessioni critiche piuttosto che entusiasmi. E vorresti anche essere informato.

Certo, ora che ti rispondo per così dire pubblicamente, devo prestare attenzione: è facile essere fraintesi, cioè essere ingiusti verso le persone: la manifestazione di sabato nasce dal grande lavoro di compagne e compagni che si sono prodigati per un risultato che è buono oltre le aspettative.

Come ti avevo già raccontato, ma vorrei di nuovo riassumere per spiegare meglio, questa è stata la tappa più recente di un percorso iniziato un anno fa con una convergenza di organizzazioni, realtà e esperienze sulla parola d’ordine StopRearm. Una convergenza a livello europeo perchè nella UE stanno non solo le disgraziatissime scelte belliciste, ma anche i nessi, i collegamenti per opporvisi. Da qui uno StopRearmEurope di grande rilevanza politica. Da questa convergenza era nata una grande manifestazione a Roma, in giugno.

Nell’autunno le mobilitazioni per Gaza hanno rappresentato uno shock con le loro dimensioni incommensurabili a confronto del paziente e faticoso lavoro di confronto, costruzione, tessitura che costituisce la convergenza. Francamente non ti so dire quanto sia stato possibile ad ora comprendere davvero i linguaggi di quella marea di persone di ogni età, condizione e provenienza che ha detto Basta! Nè sono così sicuro che quella comprensione la si possa raggiungere. Ma credo che sia indispensabile provarcisi, tenere lo sguardo fisso a quel problema, anche a distanza di mesi.

Come sempre, si parte da quello che si ha attorno, da quello che si riesce a vedere, per inadeguato che sia il proprio punto di vista. Ed è umana la tendenza a “intestarsi” le cose. C’è chi lo fa esaltando il ruolo della sua piccola organizzazione minoritaria e chi lo fa “sentendosi moltitudine”; ma non funzionano né l’una né l’altra.

Nell’autunno viene indetta una assemblea a Roma e adottato lo slogan NoKings che vuole collegare l’antiautoritarismo (passami l’espressione generica) con la guerra. Non conta niente, ma io rimasi un poco perplesso dal metodo che mi sembrava più da sommatoria che da confronto di esperienze, e dal linguaggio che mi sembrava voler risolvere retoricamente la distanza di cui parlavo prima tra enormità delle manifestazioni per Gaza e riflessione/iniziativa soggettiva. Ne scrissi qualcosa, all’epoca.

L’appuntamento successivo fu a Bologna, una due giorni molto ricca, articolata e partecipata. E da lì vennero lanciati alcuni appuntamenti tra cui quello del 27/28 era centrale.

Un’altra assemblea a Roma si limitò –mi pare- a fare da ulteriore trampolino e a stabilizzare un gruppo comunicazione che – a quanto io sappia- è stato l’unico livello organizzartivo formalmente condiviso, a parte i colloqui e gli scambi tra i rappresentanti delle organizzazioni/realtà più attive e presenti (tra cui, molto importante, la CGIL) e un gruppo di attivisti più attivo e coinvolto.

Pochi giorni prima della manifestazione, la vittoria del NO al referendum che le ha aggiunto altro senso.

E siamo arrivati alla manifestazione di ieri che dunque si presenta come il grande risultato di un grande lavoro svolto da centinaia di persone per settimane. Un percorso che ti ho presentato a grandi linee, cronologicamente e che andrebbe sostanziato con le iniziative e i percorsi decentrati, a Bologna, a Milano, a Napoli, in Puglia, a Trieste… Un percorso che andrebbe esplorato anche dal punto di vista della convergenza e della costruzione di un punto di vista europeo che mi sembra siano i nodi politici più importanti e che mi auguro potranno essere ripresi e messi al centro dell’attenzione.

Come vedi, in questi mesi ho cercato di tenere sempre presente questa dimensione di potenzialità. Per cui, in un certo senso, mi sono ritrovato movimentista almeno nel senso di soffrire quando potenzialità e possibiltà venivano sottovalutate o prese in scarsa considerazione, magari per stanchezza, per eccessi di ideologismo, per la naturale competizione tra soggetti politici. E mi rendo conto che questa mia posizione è criticabile, è un poco moralistica, forse. Dipenderà anche dal fatto che io sono arrivato qua direttamente dal Giurassico, cioè che tendo a usare schemi vecchi e insufficienti. Ma cerco di fare uno sforzo di comprensione di cui ti metto volentieri a parte, contando sulla tua benevolenza.

E torniamo a sabato, alla fine di un grande corteo diretto a San Giovanni e costruito a blocchi. Non li ricordo tutti, ma fa conto a partire dalla testa: centri sociali, Stop Rearm (con ARCI molto forte), Immigrati, Ambientalisti, Sindacato, partiti (AVS e poi PRC) e una coda. In mezzo di tutto, la delegazione belga, ad esempio, ma anche lo striscione di Colleferro con gli amici di là impegnati a fondo a dimostrare che la riconversione al militare dell’economia non è obbligata e che una latro modello è possibile. Non ho trovato molto visibile la partecipazione di  Non Una di Meno. Mi scuserai (e spero anche 3 lettor3) se tiro via e forse non approfondisco ma non è facile seguire le storie di tante componenti.

Si arriva a San Giovanni e per un bel po’ dei partecipanti la manifestazione termina lì dal momento che non risulta evidente a  tutt3 che la manifestazione sta proseguendo passando dalla tangenziale e si scioglierà a piazzale del Verano.

A San Giovanni reincontro un compagno: “Che ci fai ancora qui? Un’ora fa avevi detto che saresti andato a casa!”. “Troppo bello!” Rispondo, però sono stanco e sto spiando l’influenza. Il prolungamento verso la tangenziale non mi ha sorpreso e preferisco tornare al caldo. Mi avvio alla metro assieme a tante e tanti e mi chiedo quanto sia stato opportuno non chiudere (o sostare) con degli interventi finali.

Non dico chissà quale discorso politico preciso e univoco, capisco che non ci sono le condizioni, ma qualcuno, due o tre, che salutano, che danno il senso di una collettività partecipata e che non si spingono a scontentare qualcuno che non può salire sul palco… Perché andarsene via così lascia un senso di vuoto.

Si profilano nuovi appuntamenti, vedremo se e come riusciremo a gestire una articolazione diffusa, Ma uno molto importante è già stabilito: il 14 giugno a Bruxelles come momento di lotta a livello europeo.

Caro amico, credo di averti detto tutto salva la cosa più importante: ma lì da voi, nel basso Mugello, cosa arriva di tutto questo? Si percepisce come quello che si sta muovendo potrebbe anche smuovere? C’è qualcos’altro che la convergenza può dire in merito alla realtà sociale, al peso dello sfruttamento e dell’ingiustizia sociale che possa risuonare anche lì?

Se qualche compagna o compagno volessero correggere o integrare questo raccontino soggettivo, possono sempre scriverti anche loro, tu ne saresti solo contento e anch’io. Un abbraccio.

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