intersezioni femministe

L’educazione come pratica di libertà

di P. Guazzo,
N. Pirotta
La scelta di pubblicare, nella rubrica che curiamo, uno scritto di bell hooks1 sul ruolo della scuola e sulle modalità dell’insegnare ci era venuta già da un po’ di tempo. Le scelte politiche del governo in carica, ma anche di quelli precedenti a dire il vero, non riconoscono quasi per nulla l’importanza della scuola nella formazione di una cittadinanza consapevole destinando sempre meno risorse pubbliche al sistema scolastico, non ponendo fine al degrado degli edifici, tagliando gli organici…..
Quanto è successo domenica scorsa, a Milano e in altre città, laddove abbiamo assistito alla violenza contro i negozi del centro ed al saccheggio di alcuni di essi,  rende ancor più dirimente il ruolo e l’importanza della scuola ed è bene rifletterci sopra.
I fatti di domenica scorsa infatti rappresentano sotto certi aspetti un fenomeno nuovo.Completamente al di fuori dalle mobilitazioni studentesche e sindacali che hanno riempito le strade e le piazze il sabato per esprimere un malessere ed una rabbia diffusi indicando al contempo proposte concrete e una precisa prospettiva sociale e politica (“ il futuro non si arma si insegna” diceva un efficace cartello), gli assalti della domenica hanno forse a che fare con altro. Una condizione economica e sociale che  impedisce la fruibilità di negozi alla moda, monumenti dell’esaltazione di ricchezza e consumismo,
 o di una cultura dalla quale ci si sente esclusi può produrre rabbia e rancore che diventano la cifra di questa esclusione. Sentimenti che se non opportunamente gestiti potrebbero ulteriormente alimentare ” l’economia generale della violenza” per dirla con Lavinia Marchetti, nella quale siamo immerse/i.
Un fenomeno frutto certamente di una società malata che andrebbe affrontato riconoscendo le tante questioni che solleva: la centralità della condizione materiale, il feticismo delle merci,  il degrado delle periferie, il ruolo genitoriale, la funzione delle scuole, la mancanza di prospettive – cioè di sogni e di futuro – personali e collettive, l’uso dei social nella formazione sentimentale delle nuove generazioni…
Sarebbe facile chiamare “barbaro” chi si comporta così ma non aiuterebbe a comprendere.
“Leggere il mondo precede leggere la parola” scriveva Paulo Freire, pedagogista brasiliano ed esponente della Teologia della Liberazione.
Pubblicare, proprio oggi, un testo sul ruolo della scuole intesa come luogo nel quale educare ad una “ pratica della libertà” e non  a “rafforzare  il dominio”,  specie per le soggettività che già vivono una condizione di marginalità se non di esclusione, ci sembra utile e opportuno.
Lo “spirito dei tempi” sta profondamente cambiando, non necessariamente nella direzione che avremmo immaginato,  non riconoscerlo impedisce di poterlo comprendere.
Come scrive magistralmente bell hooks  servirebbero pratiche di insegnamento che esortino “ tutte e tutti noi ad aprire le nostre menti e i nostri cuori, in modo da sviluppare una conoscenza che vada al di là dei confini di ciò che è considerato accettabile. “L’insegnamento – continua hooks –  rende possibili le trasgressioni – un movimento contro e oltre i confini – per poter pensare, ripensare e creare nuove visioni. È quel movimento che rende l’educazione la pratica della libertà.”
  1. Di bell hooks, notissima e amata pensatrice, insegnante e d attivista femminista,  è appena stato pubblicato “Insegnare a trasgredire” ed. Meltemi.[↩]
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