Neanche il tempo di tornare dalla grande assemblea di Bologna, bella, convergente ma, diciamoci la verità, culturalmente composita, ed ecco che i “fatti” di Torino ripropongono temi vecchi e nuovi. Non ho particolare voglia di parlare di questi ultimi. Ho letto cose anche interessanti di testo e di contesto. In particolare ho scelto di mettere sul mio fb, ormai la bacheca della mia vita, i pensieri di due compagni e amici, Michele De Palma e Alfio Nicotra, per le cose che hanno scritto e per il ruolo che hanno. Ho vissuto gli anni ‘70, il rapimento Moro, Genova e tutto quanto sia accaduto in una vita politica ormai ultracinquantennale. Ho riflettuto, fatto scelte, partecipato a riflessioni e scelte collettive. Alcune riflessioni collettive sono state anche oggetto di dibattiti approfonditi. Penso a quella sulla non violenza e a quella sulle foibe su cui il Prc organizzò dei convegni nazionali. Difficili, oltre i convegni. A Genova sospendemmo la riunione di segreteria che si faceva in una stanza d’albergo perché Bertinotti disse che bisognava andare subito alla grande assemblea spontanea dopo la notizia della morte di Carlo. Oggi avverto un senso di pericolo profondo, per il Mondo e per ciascuno di noi. Ci metto ancora tutte le forze che ho per reagire. Mi “oriento”. In pochi giorni si passa dal rapimento di Maduro, con tutto il contorno di giudizi diversi e riesci a concentrarti sulla necessità di contrastare il blitz USA. Poi c’è l’Iran e caso vuole che la posizione che tengo, con altri, con il Tudeh (Partito comunista iraniano) e Donna Vita Libertà e contro ingerenze e assalti militari sia in piazza a Roma, ma non in tutta Italia, e che, sarà un caso, vedo diminuire di una ventina le mie amicizie su fb. Simile è la situazione per il Rojava. In questo villaggio di monadi che è la “nostra” rete ormai viaggiano correnti bolsceviche (ricordo una battuta divertente di Pintor sull’accostamento dei termini all’interno di un partito) di diversi e opposti campismi. Tutti di tifosi impossibilitati o quasi a scendere in campo. Ci metto il quasi perché poi qualcosa uno prova a farla. Ed appuntamenti come il 28 marzo che si prepara a Roma, Londra e negli USA, contro i Re, è una bella prospettiva. Ma il senso di inadeguatezza, fragilità, rischio (personale e collettivo) ce l’ho tutto. L’età porta qualche bilancio. Il vezzo di dirmi togliattiano mi è venuto perché penso di non “aver fatto Storia” che poi è una cosa che aiuta a dare senso alla Vita. Se pure ce lo può avere. Quelli del Risorgimento hanno fatto gli Stati nazionali liberali e capitalistici. Che oggi tornano in voga tra i liberali guerrieri. Il movimento operaio ha fatto le Costituzioni democratiche, il welfare, le Rivoluzioni, poi perse nel Reale degli Stati ma a lungo attive. Noi ci abbiamo messo tanto impegno ma eccoci qui a misurarsi col nuovo fascismo che torna. Perché questo è. E oltre alle bacheche di fb abbiamo non molto. Certo movimenti ce ne sono. A volte di milioni. Partiti, di comunisti in Italia anche 6 o 7 compreso il mio a cui resto affezionato per quanto sta incasinato. Transform poi fa due belle chiacchierate alla settimana e tanti articoli da leggere e ci mette il suo in quel che si muove. Ma, diciamoci la verità, un Partito, con la P maiuscola, è un’altra cosa. È come il vestito della festa buono anche per tutti giorni. Lo so, per tanti è roba vecchia, fuori moda o anche brutta. Ma io davanti al fascismo non so cosa mettermi.
Roberto Musacchio
