La guerra russo-ucraina, il cui inizio può essere fatto risalire al 2014 con la deposizione violenta del presidente Yanukovich oppure al 2022 con l’invasione militare del paese da parte delle forze armate russe, ha diviso le forze di sinistra sia all’interno dei Paesi direttamente interessati che a livello globale.
L’obbiettivo di questo articolo è di fornire una rassegna seppur necessariamente incompleta delle diverse posizioni e argomentazioni, laddove possibile aggiornandole agli ultimi sviluppi caratterizzati da una proposta di “pace” avanzata dagli Stati Uniti, oggetto di discussione a vari livelli e il cui esito resta difficilmente prevedibile. Nella prima parte sono considerate organizzazioni politiche ucraine, mentre nel prossimo articolo si tratterà delle diverse correnti politico-ideologiche organizzate internazionalmente.
Partiti e gruppi comunisti
Rimando ad un mio precedente articolo ricostruzione dell’evoluzione della sinistra e le diverse posizioni assunte sul conflitto interno. La principale forza politica è stata per molto tempo il Partito Comunista Ucraino che aveva un forte consenso nelle regioni orientali, dalla Crimea al Donbass. Il sostegno elettorale era però stato perso in larga misura a favore del Partito delle Regioni che dava voce alla popolazione russa o russofona ma senza un’ideologia precisa. Un colpo decisivo all’azione dei comunisti è arrivato con la messa fuorilegge nell’ambito di un più vasto processo di “decomunistizzazione”, che ha ridotto sensibilmente gli spazi di libertà e democrazia in Ucraina sulla spinta congiunta delle forze nazionaliste di estrema destra e dei settori filo-occidentali (pro-Nato e pro-UE).
La scomparsa di tutti gli strumenti informativi propri del PCU, l’esilio dei suoi dirigenti a Minsk e la marginalizzazione subita in entrambi i lati del conflitto militare, dato che anche nella parte annessa dalla Russia l’unica possibilità concessa era l’integrazione nel Partito Comunista della Federazione Russa, rende più difficile documentare le posizioni di questo partito.
L’unico testo disponibile dopo l’invasione russa è l’intervento del segretario generale del partito Pyotr Simonenko alla conferenza mondiale dei PC (Solidnet) tenutasi a Cuba nel novembre del 2022. Nel suo lungo discorso, il segretario del PCU ricorda che “il partito è stato illegalmente messo al bando nel mio paese dove i nostri compagni e persone che la pensano in modo simile hanno sofferto persecuzioni, arresti e violenza fisica da parte del regime oligarchico-neo-nazista, un regime che è, in sostanza, reazionario e fascista”.
Nella ricostruzione di Simonenko, “dopo lo scioglimento dell’URSS, furono gli USA e la Gran Bretagna a iniziare a creare uno stato neofascista sul territorio dell’ex Ucraina sovietica, diventandone i principali finanziatori e beneficiari. Le riforme che stavano imponendo all’Ucraina hanno messo il capitale al controllo di tutte le sfere della vita sociale e hanno assicurato il controllo totale delle multinazionali sulla vita socioeconomica del paese, creando di conseguenza le basi materiali per l’avvento e l’istituzione, in seguito a un colpo di stato armato nel febbraio 2014, del potere delle forze più reazionarie: la borghesia compradora alleata con i neofascisti e la criminalità organizzata. Sono state queste forze in Ucraina a svolgere un ruolo determinante nel distruggere tutte le conquiste socialiste, la sovranità economica e nel provocare una profonda sottoproletarizzazione della società”.
È attraverso queste forze che, secondo il segretario comunista, “gli Stati Uniti hanno scatenato in Ucraina una guerra civile fratricida, una guerra contro i cittadini del Donbass che rivendicavano i loro diritti costituzionali e la loro libertà. Sono state queste forze che, ad istigazione dei circoli dominanti USA, hanno portato alla trasformazione della guerra civile in Donbass in una guerra contro la Russia”.
Simonenko nota, e su questo torneremo nella seconda parte, che “sfortunatamente non c’è consenso tra i partiti comunisti e operai sulla natura del conflitto armato in Ucraina, così come sulla posizione del Partito Comunista della Federazione Russa, che ha sostenuto l’operazione speciale. Dato che ogni confronto militare ha le sue specifiche caratteristiche, il primo compito di ogni marxista è di identificare la sua natura di classe per valutarlo correttamente. Secondo quanto noi crediamo, la guerra del Donbass contro il regime di Kiev deve essere considerata come una lotta per la liberazione nazionale, nella sostanza, una guerra per l’indipendenza dal regime fascista dominante, per il diritto del popolo a parlare la propria lingua russa nativa e di non seguire il coro anti-russo imposto dagli Stati Uniti”.
Per il Partito Comunista Ucraino, “la milizia popolare del Donbass non sarebbe stata in grado di resistere all’esercito ucraino, con migliaia di soldati equipaggiati con armi straniere, di modo che la sua sconfitta avrebbe portato inevitabilmente alla totale distruzione della popolazione di lingua russa, tra cui molti erano cittadini russi”. Per queste ragioni, al fine di “proteggere i propri cittadini e assicurare la sicurezza nazionale, la Russia non aveva altra scelta che infliggere un colpo preventivo”. Per questi motivi la posizione assunta del PC della Federazione Russa “ci sembra abbastanza ragionevole”.
Inserendo le vicende nazionali in un quadro più ampio, i comunisti ucraini ritengono che per definire le proprie tattiche e i terreni principali di lotta “è necessario procedere sulle basi dell’attuale rapporto delle forze nel mondo che si è spostata in favore della reazione che ricorre all’uso del fascismo”. Il quadro è pessimistico perché “le attuali tendenze mondiali e le costanti crisi economiche, sfortunatamente, riducono il potenziale rivoluzionario dei principi dell’internazionalismo proletario e minano l’unità della classe operaia. Questo accade anche in Ucraina dove una speciale classe ‘lavoratrice’ per la guerra è stata creata, una classe che vive grazie alla guerra e non può immaginarsi senza di essa”.
In questo contesto, affermava Simonenko nel suo intervento del 2022, “dobbiamo ammettere onestamente che le forze progressiste stanno perdendo la battaglia cognitiva per la mente delle persone”. Per cambiare questa situazione occorre spiegare “che la guerra civile in Donbass (2014-2022), come la guerra Ucraina-Russia, è stata provocata e scatenata dai regimi pro-fascisti in Ucraina su richiesta e nell’interesse degli Stati Uniti al fine di creare una testa di ponte per lo smembramento e la distruzione della Russia come rivale geopolitico”.
Gli interventi più recenti di due gruppi comunisti minori non si discostano molto da questa lettura degli avvenimenti. L’Unione dei Comunisti di Ucraina è collegata al Partito Comunista Operaio Russo di cui ricalca le posizioni ideologiche. In un intervento, anonimo, ad una conferenza che si è tenuta a Parigi nel maggio del 2025, l’UCU rivendicava di continuare la lotta sul territorio ucraino. Un riferimento al fatto che nel 2022 parte della leadership dell’Unione ha lasciato il paese per rifugiarsi in Unione Europea “adottando di fatto il punto di vista dei governi europei nei confronti della Federazione Russa e affermando che non c’è fascismo in Ucraina…”. Questi “ex compagni hanno assunto la posizione che la guerra è imperialistica da tutte le parti, ma loro stessi sono andati in paesi NATO, da dove in sicurezza possono combattere contro la pretesa ‘ingiustificata invasione dell’Ucraina da parte della Russia’”.
Per l’Unione “in tutti i 34 anni della cosiddetta ‘indipendenza’, il fascismo (ndr: in Ucraina) è stato coltivato direttamente dai curatori europei e americani con il consenso delle autorità locali e della classe dominante di capitalisti appena creata”. Con l’aiuto del “regime fascista”, “l’Ucraina è stata trasformata in un’arma rivolta contro la Federazione Russa” in una guerra che vede “fratelli contro fratelli”, “Slavi che si distruggono a vicenda”.
Chi è rimasto in Ucraina, sostiene l’UCU, “sta osservando con i propri occhi tutti gli orrori del più terribile prodotto dell’imperialismo: il fascismo, e della sua forma più repellente di nazionalismo ipertrofico, il nazismo”. Rispetto alla retorica del PCU, l’Unione aggiunge una condanna esplicita della “borghesia russa nel creare la situazione che ha portato alla guerra tra popoli fratelli”, avendo avviato la “controrivoluzione del 1991”, ma ciò nonostante “non possiamo consentire ai nazisti ed ai loro padroni occidentali di infliggere una sconfitta alla Russia”.
Non molto diversa l’analisi di un’altra piccola organizzazione denominata “Borotba” il cui coordinatore Alexei Albu è intervenuto ad una conferenza della Piattaforma Antimperialista Mondiale che si è tenuta a Dakar nel novembre del 2024. Il punto di partenza si ritrova nella considerazione che “il mondo sta entrando in una nuova fase del suo sviluppo, caratterizzato da crescenti contraddizioni tra le classi e all’interno delle classi stesse. Vediamo che il sistema formatosi dopo la seconda guerra mondiale sta collassando di fronte ai nostri occhi”.
In questa situazione globale, “Borotba” vede nella Russia il soggetto che, oltre “a condurre l’Operazione Militare Speciale contro i burattini dell’imperialismo in Ucraina, che uccidono gente comune per mano dei neo-nazisti”, sta creando “piattaforme alternative per la formazione di un nuovo mondo multipolare”.
Secondo la prospettiva di questo gruppo “la vittoria della Russia in Ucraina può determinare una reazione che potrebbe condurre alla perdita definitiva della posizione egemonica da parte degli Stati Uniti”. Il compito principale del “movimento comunista è di spezzare il vecchio ordine mondiale. Sfortunatamente, alcune organizzazioni e partiti di sinistra sono caduti sotto l’influenza di strutture imperialiste, varie fondazioni e ONG e hanno preso una posizione contraria agli interessi del proletariato mondiale. Come risultato di questa analisi scorretta della situazione, questi gruppi di sinistra sostengono i neonazisti ucraini o semplicemente si sono ritirati dalla lotta in corso sul territorio dell’ex Unione Sovietica”.
La messa fuorilegge da parte del regime di Kiev di tutte le forze di opposizione non pro-Nato e pro-UE, anche quelle non comuniste che erano già cadute sotto la tagliola delle leggi per la “decomunistizzazione”, rende difficile se non impossibile conoscere altre voci che propongano un esito diverso del conflitto che non sia la vittoria dell’una o dell’altra parte.
“Sotsialnyi Rukh”
Una voce di sinistra del tutto dissonante con le tesi espresse dalle formazioni comuniste, che ha in realtà poco seguito all’interno dell’Ucraina ma ampia diffusione a livello internazionale, è quella di “Movimento Sociale” (Sotsialnyi Rukh) che, pur con qualche limitazione, può continuare ad operare legalmente. Nel settembre del 2025 ha potuto tenere il proprio congresso a Kryvyi Rih, una importante città industriale nell’Ucraina centrale. Vi hanno partecipato una cinquantina di persone su una base complessiva che non supera il centinaio di militanti. Sotsialnyi Rukh riceve finanziamenti dalla Danimarca, attraverso i partiti Alternativa e Alleanza Rosso-Verde. “Movimento Sociale” include sia militanti sindacali che cercano di opporsi alla politica neoliberista e favorevole alle grandi multinazionali messa in atto dal governo Zelensky sia intellettuali e accademici parte dei quali vivono all’estero. Questa composizione sociale e i legami intessuti sia con partiti dell’Europa occidentale sia con alcune correnti trotskiste fanno sì che le posizioni si questo gruppo circolino ampiamente a livello internazionale.
L’analisi svolta da “Movimento Sociale” è in totale contrasto con quella delle formazioni comuniste sopra citate. Hanna Perekhoda, nata nel Donbass ma che vive lavora a Losanna nella locale Università ha dichiarato in un’intervista che “la passività di fronte all’aggressione non è neutralità, ma complicità. Gli slogan pacifisti possono essere emozionalmente convincenti, ma non funzionano quando un assassino arriva a casa vostra. Quando si vive sotto lo scudo della NATO, si può esternalizzare o ignorare le questioni di vita e di morte. Ma quando si ha un coltello alla gola non si può che morire o battersi. Assicurare la pace esige più che una condotta morale. Le femministe ucraine hanno redatto un manifesto a questo proposito: ‘il diritto di resistere’. Non vogliono la pace a qualsiasi prezzo. L’occupazione russa non è la pace, non ci può essere femminismo in un regime fascista”.
Secondo l’esponente di “Movimento Sociale”, “non si può negare interamente il tema della sicurezza”. Alla domanda su chi debba pagare per la difesa dell’Europa e l’aiuto all’Ucraina, la risposta è che ci sono “tre opzioni: innanzitutto si possono ridurre i finanziamenti dei sistemi sociali nazionali, ma è una soluzione pericolosa e falsa. L’insicurezza sociale rafforza i populisti antidemocratici e i fascisti. In secondo luogo, le tasse potrebbero essere aumentate per gli ultraricchi e le imprese. Questo necessità tuttavia un coordinamento per impedire la fuga dei capitali. L’annuncio di Trump per i visti dorati agli ultraricchi significa che si prepara a questo scenario. Ma esiste una terza soluzione. Circa 300 miliardi di euro di attivi russi sono congelati. Questi potrebbero essere confiscati e utilizzati per finanziare la difesa dell’Ucraina e anche per la sicurezza europea. La Russia sarebbe così considerata responsabile di crimini di guerra e il fardello della difesa non peserebbe unicamente sui cittadini europei”.
Perekhoda respinge l’idea che la Russia si sia sentita minacciata dall’espansione della NATO, quanto piuttosto dal “progetto di società liberale” occidentale. “Putin – specifica – è convinto che le élite occidentali vogliano distruggere la Russia dall’interno promuovendo le ‘ideologie’ dei diritti umani, del femminismo e dell’omosessualità. Guarda il mondo attraverso questi occhiali ed è sinceramente convinto che ogni rivoluzione e movimento di liberazione nel mondo sia fondamentalmente un complotto occidentale contro la Russia”.
Un altro esponente di “Movimento Sociale”, il politologo Denys Pilash, ha rilasciato una lunga intervista a un sito trotskista nel quale critica la cosiddetta “sinistra campista”, definita come quella che vede il mondo diviso tra il campo imperialista pro-USA e un campo antimperialista anti-USA. “Molti nella sinistra campista – sostiene Pilash – cadono nella trappola di pensare che sarebbe in sé meglio avere diversi centri di potere attraverso il mondo; questo lo renderebbe automaticamente più egualitario e più democratico. Nei fatti, è vero l’opposto: questo tipo di ‘multipolarismo’ non si traduce nella democratizzazione del mondo, ma nella suddivisione tra sfere di influenza, dove un pugno di grandi potenze – e solo queste grandi potenze – contano”.
Sull’ipotesi di accordo di pace discusso tra USA e Russia, per Pilash (l’intervista è del marzo scorso) si tratta di un accordo di divisione dell’Ucraina sulla testa degli ucraini. “Questi due imperialismi colludono su un nebbioso accordo a spese dell’Ucraina”.
Secondo l’esponente di “Movimento Sociale”, la “propaganda russa” sarebbe riuscita “a creare l’idea che gli ucraini sono i guerrafondai e che la Russia è dal lato della pace, nonostante il fatto che abbia scatenato la più grande invasione in Europa dai tempi di Adolf Hitler”. Gli ucraini vogliono la pace ma non “capitolare nei confronti della Russia”.
Alla sinistra internazionale viene chiesto di “opporsi a tutti gli aggressori, gli oppressori, gli imperialisti. Oggi questo significa trovare i modi per aiutare il popolo ucraino, piuttosto che sostenere i piani di dittatori sicofanti e ultracapitalisti”. Parole d’ordine come “la guerra deve finire in qualche modo” non sono sufficienti per far finire la guerra. Per farlo occorre “una pace giusta e sostenibile”. I negoziati tra Trump e Putin porterebbero “semplicemente a premiare l’aggressore e sollecitare ulteriori aggressioni”.
Conclusione
Come si vede si contrappongono due letture completamente diverse della guerra russo-ucraina. Da un lato si individua un regime neonazista al servizio dell’imperialismo occidentale che cancella i diritti fondamentali dei gli ucraini russi o russofoni e una Russia che reagisce preventivamente all’espansione della NATO. Dall’altro invece il nemico è il fascismo e imperialismo russo che ha invaso senza alcuna ragione l’Ucraina e la NATO è solo il necessario interlocutore per difendere l’autodeterminazione degli ucraini. Rivedremo parte di questi approcci nella seconda parte dell’articolo assieme ad altri meno manichei e più aderenti alla complessità storica, politica e sociale della guerra e delle sue ragioni.
Resta il dato di fatto che entrambi questi schieramenti risultano marginali sul terreno e fondamentalmente subalterni alle logiche di potenza della Russia da un lato della NATO e dell’occidente dall’altro.
Franco Ferrari
