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“La cooperazione fra Italia e Turchia nell’industria bellica è eccellente”

di Fausto
Cristofori

Così dichiara l’ambasciata turca in Italia. E non per caso lo scorso 12 maggio, a Torino, si è tenuto un presidio, indetto da diverse organizzazioni e associazioni, fra cui in particolare Defend Kurdistan, per protestare contro il Businness Forum Turchia, un’iniziativa che aveva per protagonisti vari soggetti istituzionali, fra cui la Camera di Commercio di Torino, impegnati nel sostegno ad una joint venture italo-turca legata all’industria bellica.
Oggetto dell’iniziativa è un accordo fra l’italiana Leonardo e la turca Baykar. La joint venture è finalizzata alla produzione, in Italia, di droni militari. Gli stabilimenti che potrebbero essere coinvolti sono situati a Torino, Ronchi dei Legionari, Roma Tiburtina, Nerviano. L’accordo unirebbe le piattaforme senza pilota di Baykar con l’esperienza di Leonardo nella progettazione di sistemi di missione payload, con relativa certificazione aeronautica in Europa. Come è noto, Leonardo è ormai una delle industrie di punta nella produzione bellica italiana ed è partecipata per il 30% dal Ministero della Difesa italiano. Dal canto suo, Baykar, industria bellica turca, ha recentemente acquisito Piaggio Aerospace ed ha la particolarità di essere diretta da Selcuk Bayraktar, genero di Erdogan. L’accordo era già stato annunciato nel corso del vertice fra Italia e Turchia che si è tenuto a Roma lo scorso 29 aprile, sulla scorta del memorandum firmato il 6 marzo, che la Meloni ha definito “significativo”. Al vertice hanno partecipato circa 500 fra industrie italiane e turche, con la benedizione dei consolati generali di Istanbul e Izmir, dell’Ufficio ICE – Agenzia Italia e SACE di Istanbul, dell’addetto di Bankitalia e della Camera di Commercio italiana di Izmir. L’interscambio economico fra Italia e Turchia è superiore ai 30 miliardi e si punta a raggiungere i 40 miliardi. L’ambasciata turca sottolinea come l’Italia sia il primo partner commerciale nell’area mediterranea e il secondo in Europa, ritenendola partner fondamentale in settori strategici. Il mercato europeo dei droni si prevede che arrivi nei prossimi 10 anni alla quota di 100 miliardi di dollari e riguarda la produzione di caccia senza pilota, droni da sorveglianza armati e da attacco in profondità. A detta degli stessi protagonisti l’accordo rappresenta un salto di qualità per la dotazione di droni armati. Baykar e Leonardo sono impegnate nello sviluppo e nella produzione di una vasta gamma di “articoli” bellici, come sistemi UAV (Unmanned Aerial Vehicle, veicoli senza pilota), sistemi elettronici, payload, C41 (command, control, communications, computers, intelligence), Intelligenza Artificiale, attrezzature e servizi spaziali. L’esercito italiano è d’altra parte impegnato in un processo di ammodernamento generale, che prevede, ad esempio, l’arrivo del drone P2HH Hammerhead, prodotto da Piaggio Aero e Leonardo e l’impegno nel programma MQ9 payload (con un investimento di 59 miliardi fra il 2021 e il 2027). L’esercito turco, in ambito NATO, è secondo soltanto agli Stati Uniti. Si segnalano, nel passato, gli interventi turchi in Afghanistan, Kosovo, Iraq. Secondo il Segretario Generale Rutte “la Turchia apporta un contributo inestimabile alla NATO”. Droni turchi vengono esportati in Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Lituania, Albania, Ucraina. Inutile richiamare quali siano le “attitudini democratiche” della Turchia, fra repressione delle manifestazioni del primo maggio, arresti di oppositori, repressione nel Kurdistan con largo impiego di armi: la Turchia utilizza infatti i droni da essa stessa assemblati in Siria e Iraq, in particolare contro la popolazione kurda, ma si segnalano anche in Etiopia, Nagorno Karabach, Mali, Marocco. 

L’impegno italiano nella produzione di armi non stupisce e si può percepire chiaramente proprio a Torino, dove è in fase di costruzione il Polo Aerospaziale, strettamente agganciato all’industria bellica e con ruolo della NATO. Nell’area torinese operano diverse industrie legate alla progettazione e produzione bellica o “dual use”, come Thales Alenia, leader mondiale nella produzione di satelliti; ALTEC, impegnata nella produzione di logistica spaziale e nel supporto operativo, in alleanza con Thales; ARGOTEC per esplorazione dello spazio e l’ingegneria aerospaziale; OHB Italia, nella produzione di satelliti; ASI, come centro di ricerca. E, naturalmente, Leonardo, che trova in Torino un punto strategico, in particolare, nella sensoristica e nella tecnologia avanzata per satelliti.
È ormai chiaramente percepibile, nei fatti, l’idea di una “riconversione all’incontrario”, intervenendo, in un’area che sta subendo un processo di desertificazione industriale, con l’ipotesi, in fase di attuazione, di sostituire alla tradizione produttiva torinese, legata all’automotive, una nuova specializzazione nella produzione bellica e aerospaziale.
Ipotesi naturalmente aleatoria, poiché la produzione bellica non sarà mai in grado di sostenere uno sviluppo occupazionale tale da sostituire le produzioni civili pre-esistenti, per non parlare dei risvolti etici insiti nella produzione militare.
Il processo di assuefazione dell’opinione pubblica a favore della guerra procede intensamente, a partire dalle scuole. Il ministro Crosetto ha già avuto modo di parlare del “necessario ringiovanimento” dell’esercito italiano, con l’ipotesi di una nuova leva (per ora) volontaria di 20.000 giovani da inserire nei ranghi.

Proprio a Torino, fra il 22 e il 25 maggio, si svolgerà la Fiera dell’Aerospace, in cui prevarrà (pur non mancando anche eventi che indicano i risvolti bellici del settore) l’immagine dell’avventura nello spazio, di pianeti, astronavi, astronauti e astronaute. Proveremo, in quei giorni e nei prossimi mesi, a contrastare la propaganda della guerra, riportando alla riflessione sulla dura realtà dei fatti e contrastando gli effetti dell’economia bellica relativamente agli ulteriori tagli che essa porterà inevitabilmente con sé, dalla sanità alla scuola, al welfare. 

Fausto Cristofori

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