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La collagista di Francesca Mazzuccato

di Giorgio
Bona

È possibile in questi tempi dormienti trovare una letteratura che sappia far sobbalzare il lettore dalla sua comoda poltrona o dalla sua sedia.

Sauta sü da la cadrega perché ecco La collagista di Francesca Mazzuccato (Arkadia, 2020), una scrittrice che sa il fatto suo per quella prima cosa che fa di uno scrittore il suo verbo: la lingua.

La semplicità di quella lingua, la linearità della narrazione, la capacità di costruire una storia che ha per soggetto l’avventura di corpo e anima e per teatro lo spazio tra terra e cielo di una straordinaria città, Parigi, città che ha ospitato avanguardie artistiche e che cade a pennello nella scenografia di questo romanzo, anche se i suoi angoli diventano luoghi intimi e oscuri.

Francesca, anarchica, viscerale, incapace di accontentarsi di quello che è il presente, con una grande colpa, l’innocenza.

La libertà, l’amore e l’amicizia appartengono al mondo e non devono essere una rinuncia. Nell’amore non c’è la ricerca della felicità, il voler stare bene, ma la ricerca di un piacevole malessere, un dolore a fior di pelle che sollevandosi permetta di essere felici

Francesca Mazzuccato ci accoglie nel suo mondo, quello interiore e quello della vita di tutti i giorni, ci accompagna lungo le strade di questa fremente città che trabocca di cultura e di vita, ricca di stimoli e di distrazioni. Ci fa respirare l’aroma e l’ambiente di un bistrot fino all’ambiente di amiche artiste che hanno fatto della composizione il loro modello di vita.

Non è affatto semplice vivere a Parigi da sola, dove le innumerevole dimore sono gli alberghetti di una periferia lontana dalla felicità e che nello stesso tempo ti fa vivere di lavoro e passioni al femminile che rischiano di spingerti verso il deliro.

E Francesca è una scrittrice che ama il rischi. Il rischio è il sale della vita. La protagonista di questo romanzo fa la collagista, un mestiere che, in simbiosi con la sua medesima esistenza, sembra voler nascondere un passato che cerca di non ricondurre al pensiero reale.

Sesso e sentimenti sono i padroni di questa splendida narrazione. Vissute con quella conflittualità dove prevale la malinconia e a volte una profonda incertezza.

Soltanto la creatività del suo lavoro riesce a nascondere l’amarezza e a dare un po’ di serenità. Solo quando ritaglia e incolla immagini che prendono forma su cartone, fogli e tele, la protagonista sente che può alleggerire il peso che si porta dentro e trovare una pace apparente.

E il suo lavoro nell’arte lo esercita anche su se stessa, un collage per costruire un percorso, per ritrovarsi, un percorso per arrivare alla composizione di un’opera che rappresenta il meglio rispetto a prima.

Principio fondamentale è: la vita occorre guardarla in faccia fin dall’inizio. Ciò ha due risvolti. Trovare la strada per cui nulla ti può fermare oppure prendere schiaffi per non aver saputo affrontare la realtà.

E Parigi è una città che non fa mai da sfondo, ma è parte integrante con i personaggi e con la storia, una storia che giunge a frammenti come un collage e allora bisogna metterne insieme i pezzi, trovare gli incastri giusti. Ricerca. Una parola che viene fuori leggendo il romanzo perché questi pezzi messi insieme portano a una ricerca del sé che sembra fuggire via ogni volta che lo si raggiunge e lascia qualcosa di incompiuto.

Con proverbiale maestrìa narrativa e raro acume, Francesca Mazzuccato sonda gli abissi dell’anima che una vita apparentemente normale potrebbe nascondere, facendoci riflettere sul significato profondo dei sentimenti, senza nasconderci nulla.

Una storia dai toni vivi, uno stile narrativo insolito per un romanzo che mette in luce grandi sentimenti, sobrio, secco, come la vita della protagonista, piegato dentro e nello stesso tempo sferzante come uno schiaffo all’improvviso.

La collagista rappresenta un’appassionante vicenda di redenzione individuale, ma anche il riscatto delle donne che da sole sanno dare una scossa alla loro esistenza riscoprendo quei valori straordinari che offre la vita.

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