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L’8 marzo scioperiamo insieme contro la violenza patriarcale

Riprendiamo da nonunadimeno.wordpress.com l’appello per l’assemblea nazionale e lo sciopero transfemminista –

Il 25 novembre oltre mezzo milione di persone ha manifestato a Roma – e decine di migliaia in altre città d’Italia – per dire basta alla violenza maschile contro le donne e alla violenza di genere. La rabbia per il femminicidio di Giulia Cecchettin ha fatto tornare altissima la marea, ha rotto gli argini portando in piazza le parole d’ordine che per anni il movimento femminista e transfemminista ha gridato in ogni parte del mondo: i femminicidi e transcidi non sono casi isolati, ma il prodotto del patriarcato.
Sono la punta dell’iceberg della violenza patriarcale strutturale: radicata nella cultura, nelle istituzioni, nell’economia, nel sistema capitalista e razzista che ci opprime, ci sfrutta, che si nutre di disuguaglianze e gerarchie.

La responsabilità che abbiamo è quella di organizzare la rabbia del 25 novembre verso lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo, per fare in modo che la sua potenza non solo riempia le piazze ma arrivi ovunque, in ogni luogo in cui agisce il patriarcato: nelle case, sui posti di lavoro, nelle scuole e nelle università e in ogni ambito della società.

Siamo convintƏ, ancor di più dopo 8 anni, che lo sciopero femminista e transfemminista globale continui a essere la risposta alla violenza eterocispatriarcale, razzista, classista, abilista e coloniale, per costruire sorellanza e cura reciproca.

Dopo la precettazione dello sciopero generale dei sindacati confederali, le ripetute precettazioni degli scioperi dei trasporti, le nuove regole sempre più stringenti sul diritto di manifestare: vogliamo riporre con forza il tema del diritto di sciopero e di protesta nel nostro paese.

Per questo il 3 e 4 febbraio ci incontriamo a Bologna per una grande Assemblea Nazionale: uno spazio in cui tuttƏ possiamo prendere parola, condividere le esperienze di lotta quotidiana singolare e collettiva, sentire le voci di chi si mobilita in tutto il mondo col nostro stesso obiettivo. Invitiamo a partecipare non solo collettivi e gruppi, sindacalistƏ, lavoratricƏ, CAV ma tuttƏ coloro che come noi sono arrabbiatƏ, che non ne possono più, che cercano uno spazio collettivo di forza dove trasformare la propria rabbia e i propri desideri.

Vogliamo costruire insieme un 8 marzo imprevisto e dirompente, per scioperare insieme, ovunque, e bloccare tutto di fronte all’impoverimento, l’isolamento e alle violenze che viviamo come donne, persone LGBTQIA+, migranti e razzializzate, persone con disabilità, sex workers.

Vogliamo creare uno spazio che accolga interventi di lavoratricƏ, di qualsiasi campo del lavoro produttivo, e delegatƏ sindacali, italianƏ e migranti, di caregivers, di donne impegnate nel lavoro domestico e di cura, gratuito o salariato. Insieme, vogliamo costruire lo sciopero in modo che dia una prospettiva di forza e centralità alle lotte sul lavoro produttivo e riproduttivo, sul diritto all’abitare, nei servizi, da una prospettiva femminista e transfemminista contro, i genocidi, il colonialismo, le guerre e in opposizione al governo.

Con lo sciopero transfemminista vogliamo esprimere un rifiuto delle politiche familiste e razziste del governo Meloni che mettono in pericolo il diritto all’aborto, alla salute e all’autodeterminazione e attaccano le persone migranti e razzializzate, rafforzando il razzismo istituzionale attraverso una narrazione xenofoba e decreti discriminatori.

Con lo sciopero transfemminista vogliamo protestare contro i bassi salari, la revoca delle poche misure di contrasto alla povertà, come il reddito di cittadinanza, la precarietà dilagante, la disoccupazione, le pensioni da fame e tutte le altre forme di violenza economica.

Con lo sciopero transfemminista vogliamo parlare del lavoro riproduttivo che svolgono le donne e le persone femminizzate, della necessità di rimetterlo al centro, riconoscerlo, non darlo più per scontato. Oltre alla disoccupazione, inoccupazione, precarietà e salari bassi infatti le donne spesso anche se formalmente disoccupate, o in part time, in realtà lavorano, senza retribuzione nelle case: nella cura di figliƏ, di parenti anziani, nell’organizzazione di tutte le attività che consentono la gestione delle famiglie e la riproduzione sociale.

Con lo sciopero transfemminista vogliamo lottare contro la dismissione di tutti i servizi sociali, sanitari ed educativi, perché questi tagli ricadono doppiamente sulle donne.

Con lo sciopero transfemminista vogliamo rivendicare che i centri antiviolenza e le Case rifugio non sono servizi neutri, ma spazi politici di pratica femminista e transfemminista

Con lo sciopero transfemminista vogliamo chiedere il cessate il fuoco immediato e permanente, la fine del genocidio e dell’occupazione sionista da parte di Israele e la liberazione della Palestina. Vogliamo tenere alta l’attenzione anche su tutti i conflitti armati attualmente in corso, dall’Ucraina, al Sudan, alla Siria e al Kurdistan.

Quanto valgono le nostre vite? Quanto valgono le vite di tutte quelle persone che non rientrano nel progetto “Dio, Patria e Famiglia” di questo Governo? Quanto vale il nostro tempo e il nostro lavoro? Poco. Quasi niente per il sistema che ci sfrutta e ci opprime.

Tantissimo per noi che vogliamo tornare a urlare: SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO, NOI SCIOPERIAMO!

Insieme siamo più forti, non è solo uno slogan.

Lo Sciopero dell’8 marzo rappresenta per tuttƏ noi la possibilità di fermarci, rendere visibili e contrastare le varie forme di violenza che subiamo e cercare di bloccare TUTTO il sistema patriarcale e capitalista,che si basa sullo sfruttamento dei corpi e della Terra, di portare la potenza della rivoluzione femminista e transfemminista ovunque.

L’8 MARZO SCIOPERIAMO INSIEME!

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