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Israele: la difficile unità tra la sinistra non sionista e i partiti arabi

di Franco
Ferrari
Il sito del Partito Comunista Israeliano ha annunciato, qualche giorno fa, l’accordo tra Hadash (il fronte di cui i comunisti sono parte) e due partiti arabi, Ta’al e Balad, per presentarsi insieme in una lista congiunta alle prossime elezioni della Knesset, dando così vita alla Lista Unita. Il presidente di Hadash, Yousef Jabareen, guiderà la lista, seguito dal leader di Ta’al, Ahmad Tibi, e dal presidente di Balad, Sami Abou Shahadeh. I tre partiti erano in trattative da settimane, ma Tibi aveva temporeggiato, cercando condizioni migliori per sé e per un secondo parlamentare del suo partito. Ta’al è il meno popolare dei tre partiti.
In Israele non esistono le preferenze quindi l’ordine dei candidati nella lista è decisivo per l’elezioni. Il quarto posto era previsto per Jafar Farah di Hadash, ma negli ultimi giorni è scoppiata una polemica per una sua presunta “condotta inappropriata” nei confronti di alcune donne. Accuse che risalgono a quindici anni e che risultano non ufficialmente dimostrate. Una parte di dirigenti di Hadash hanno chiesto a Farah di ritirarsi, ma l’interessato ha rifiutato e sembra al momento che resterà in lista. La vicenda può costituire un intralcio significativo per la campagna elettorale della Lista Unita.
Il quinto candidato è Bakhar Awawdeh di Balad e il deputato uscente di Hadash Ofer Cassif, ebreo molto combattivo e spesso sottoposto a varie forme di repressione e persecuzione da parte del regime israeliano, occuperà il sesto posto. Due figure politiche importanti di Hadash, il leader del gruppo parlamentare Ayman Odeh e Aida Touma-Suleiman, araba di origine cristiana, hanno deciso di non ripresentarsi.
Nelle elezioni del 2022, Hadash, il Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza, in cui ha un ruolo importante il Partito Comunista e che ha sempre difeso la sua natura di formazione composta da ebrei e arabi anche se questi costituiscono gran parte del suo elettorato, e Ta’al, Movimento Arabo per il Rinnovamento, nazionalista di sinistra, che si erano già presentati insieme, avevano ottenuto 5 seggi. Balad, Alleanza Nazionale Democratica, nazionalista radicale, aveva deciso all’ultimo momento di non aderire alla coalizione. Con il 2,9% non aveva raggiunto la soglia di sbarramento per entrare nella Knesseth.
In un incontro una ventina di ambasciatori dell’Unione Europea la Lista Unita ha illustrato le principali sfide che la minoranza nazionale arabo-palestinese in Israele si trova ad affrontare, tra cui la violenza e la criminalità organizzata, la crisi abitativa e fondiaria, le demolizioni di case, il mancato riconoscimento dei villaggi arabo-beduini nel Negev e le persistenti disparità di bilancio che colpiscono le località arabe nei settori dell’istruzione, dello sviluppo, dell’industria e dei servizi sociali. Per questo è necessario aumentare la partecipazione al voto.
La pressione per l’unità è stata forte tra i cittadini della minoranza araba, sottoposta a crescenti forme di discriminazione da parte del regime di apartheid. Dalla ricerca unitaria si è subito sottratto il partito Ra’am, la Lista Araba Unita di Mansour Abbas, islamista e conservatore e disposto a governare insieme ai partiti sionisti in cambio di qualche concessione clientelare. È nato come espressione politica della fazione meridionale del “Movimento Islamico” e nel 2022 ha ottenuto anch’esso 5 seggi, indicazione dello spostamento a destra che l’ascesa dell’islamismo politico ha determinato anche nella minoranza arabo-israeliana.
Gli ultimi sondaggi di fine agosto danno alla Lista Unita un dato che varia da un minimo di 6 ad un massimo di dieci, attestandosi prevalentemente sui 7-8 seggi.
Le indagini demoscopiche danno attualmente in svantaggio l’estrema destra al governo, dai connotati sempre più apertamente fascisti, guidata da Netanyahu. Ma il longevo capo di governo ha dimostrato molte volte di saper volgere a proprio favore la campagna elettorale e mancano ancora due mesi alle elezioni fissate per il prossimo 27 ottobre. L’opposizione, molto eterogenea, non ha una visione molto diversa da quella dell’attuale governo per quando riguarda la prosecuzione di politiche di apartheid e genocidio nei confronti dei palestinesi, anche se eviterebbe le forme più provocatorie messe in atto dagli ultras razzisti e fascisti guidati da Smotrich e Ben-Gvir.
I tre partiti si erano presentati insieme l’ultima volta nel 2021, insieme al partito islamista Ra’am guidato da Mansour Abbas. Ma Ra’am decise di separarsi pochi mesi prima delle elezioni e di candidarsi come indipendente. Ra’am ottenne quattro seggi e si unì alla coalizione di Naftali Bennett e Yair Lapid.
«Nelle prossime settimane», ha scritto Jabareen in un post su X/Twitter mercoledì sera, «lavoreremo con tutte le nostre forze per aumentare l’affluenza alle urne di tutta la popolazione e garantire che il governo Netanyahu, Ben Gvir e Smotrich non torni al potere». «Questa non è solo la nostra missione, ma anche la missione di chiunque cerchi di cambiare la difficile realtà in cui viviamo». Secondo un sondaggio di Maariv pubblicato venerdì scorso, la Lista Unita otterrebbe otto seggi.
Franco Ferrari
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