Riceviamo e condividiamo da Miriam Garavaglia –
Global Week of Action, 7-11 aprile 2026
La “Settimana globale di azione” organizzata dalla Global Teva Campaign Coalition si svolgerà in tutto il mondo dal 7 all’11 aprile 2026, in coincidenza con la “Giornata Mondiale della Salute”, che celebra il diritto alla salute, un bene primario di cui però i palestinesi sono volutamente privati dal regime israeliano di colonialismo e apartheid.
In questa settimana, il movimento BDS e le reti Sanitari per Gaza e Digiuno Gaza lanceranno azioni di sensibilizzazione e boicottaggio contro l’azienda farmaceutica TEVA (e le sue consociate Cephalon, Ratiopharm, Dorom).
A Milano, il ritrovo è per Ven 10/04 alle ore 17:00, in Piazzale Cadorna 4.
Ci sarà un presidio davanti alla sede legale di Teva, a cui saranno consegnate le firme ad una petizione all’azienda, affinché prenda le distanze dall’IDF e condanni il genocidio e il sanitaricidio.
PERCHE’ TEVA?
TEVA, multinazionale farmaceutica tra le Top 20 al mondo, specializzata in farmaci generici, approfitta del mercato vincolato imposto dal regime di occupazione in Palestina, dove non è permesso l’ingresso di farmaci a basso costo da paesi terzi, ed è agevolato invece l’ingresso dei farmaci venduti in Israele, tra i quali hanno largo posto quelli di Teva. In più, le aziende farmaceutiche palestinesi sono sottoposte a severe limitazioni alla produzione e vendita.
Teva sostiene attivamente l’esercito israeliano (IDF) con donazioni e con programmi di sostegno psicologico ai soldati dell’IDF, come “Support the Soul” e “Thank Israeli Soldiers”. Dall’ottobre 2023, durante il genocidio a Gaza, vari dirigenti Teva hanno fatto dichiarazioni di aperto sostegno all’IDF, senza mai condannare il genocidio e le violazioni dei diritti umani compiute dai soldati a Gaza e altrove.
In questa settimana, chiediamo agli attivisti, ai medici e ai sanitari che difendono giustizia, libertà e rispetto dei diritti umani in tutta Italia, di organizzare iniziative di sensibilizzazione e boicottaggio, per fare pressione su TEVA affinché prenda le distanze dall’IDF e condanni il genocidio e il sanitaricidio.
Ecco alcune azioni suggerite:
firmare la lettera al CEO di Teva sul sito BDS
(link: https://bdsitalia.org/index.
scrivere al Sindaco e alla Giunta dei Comuni dove ci sono farmacie comunali, chiedendo loro di interrompere fornitura, immagazzinamento e vendita dei farmaci generici Teva
(link: https://bdsitalia.org/images/
proiettare e diffondere il video “I farmaci TEVA nuocciono gravemente ai diritti umani”
(link: https://bdsitalia.org/index.php/teva-notizie/2991-i- farmaci-teva-nuocciono- gravemente-ai-diritti-umani ) volantinare davanti a Ospedali e Farmacie, per aumentare la consapevolezza della complicità di Teva con IDF e con il colonialismo e l’apartheid israeliani
chiedere al vostro Medico e Farmacista di non prescrivere e non vendere più farmaci generici di Teva, qualora sostituibili con equivalenti di altre case farmaceutiche.
Firmato da : BDS – Sanitari per Gaza – Rete Digiuno Gaza
Per informazioni: BDSItalia.teva@gmail.com
Levi Della Torre sulle proposte di legge “contro l’antisemitismo”
Times of Israel : le IDF “collasseranno per carenza di personale” – Soldati: non continueremo a combattere questa Guerra
La campagna “Kefieh a Buchenwald” sfida la cultura della memoria anti-palestinese in Germania—
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Redazione |
I fronti di Israele. Le crepe si allargano anche se Tel Aviv tenta di invisibilizzarle |
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Negli anni ’70, il Mossad orchestrò il “Piano Paraguay” per deportare palestinesi dalla Striscia di Gaza attraverso falsi programmi di lavoro all’estero: alcuni furono convinti di partire per il Brasile, ma vennero invece trasferiti ad Asunción, sotto la dittatura di Alfredo Stroessner, dove furono abbandonati senza risorse né possibilità di ritorno.
A “Radio3 Mondo”,
lunedì 6 aprile alle 11.00
Laura Silvia Battaglia ne parla con Meron Rapoport, giornalista a Local Call/+972Mag, traduttore e attivista politico, tra i fondatori del movimento A Land for All, che chiede la creazione di due stati indipendenti, Israele e Palestina. Il “Piano Paraguay”, che mirava a espellere migliaia di palestinesi, fu interrotto dopo pochi mesi e rimase per decenni nascosto, finché un recente podcast ne ha ricostruito la storia, evidenziando inquietanti parallelismi con politiche contemporanee.
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| Ciao Oggi ti scrivo personalmente e scusami se ti prendo più tempo del solito, ma voglio parlarti di un fatto inaccettabile e sono sicuro che la questione ti stia a cuore. Questa settimana il parlamento israeliano ha approvato la reintroduzione della pena di morte. Una vergogna contro cui lottiamo da sempre, che non dovrebbe esistere da nessuna parte e che qui assume un volto ancora più oscuro: sarà applicata soltanto ai prigionieri palestinesi, che Israele accusa di terrorismo. Una scelta razzista che aggrava lo scenario già deplorevole del regime di apartheid e del disegno genocida di Netanyahu. L’obiettivo è eliminare la popolazione palestinese. E se Israele agisce indisturbato in diretta social è grazie alla complicità dei governi occidentali, compreso il governo Meloni. Per questo è urgente dare forza alla nostra campagna per sospendere quanto prima il trattato di associazione UE-Israele: firma ora e condividi la petizione di ELA. È un passo fondamentale per fermare la complicità di Italia ed Europa. Abbiamo bisogno di 1 milione di firme in tutta Europa. |
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| Durante lo scorso anno, abbiamo portato i nostri occhi in Cisgiordania e a Rafah. Poi abbiamo condiviso piazze gremite che chiedevano di fermare il genocidio. Abbiamo visto salpare e abbiamo partecipato alla Flotilla, abbiamo seguito le navi sui nostri schermi per proteggerle e sostenerle. So che possiamo continuare a lottare con la stessa forza, per il popolo palestinese, e contro ogni guerra. Questa lotta per il diritto e la dignità umana non conosce confini. È la stessa battaglia che portiamo avanti ogni giorno, dentro e fuori le istituzioni, per impedire che l’intolleranza e la sopraffazione diventino la norma. Difendere i diritti del popolo palestinese significa, nel profondo, difendere l’essenza stessa della nostra democrazia contro ogni deriva autoritaria. Ed è proprio per questo impegno di coerenza che la mia settimana si è conclusa con una mail dell’Ufficio di Presidenza che mi comunica che sarò sospeso per cinque giorni dai lavori parlamentari per aver impedito l’ingresso alla Camera di neofascisti e neonazisti. Non lasciamoci intimorire. Ogni nostra azione, ogni firma, ogni momento in cui decidiamo di non restare in silenzio è un atto di resistenza contro l’ingiustizia. Firma e condividi la petizione, diffondila. Diffondi i contenuti che hai più a cuore e invita tutte le persone che conosci a entrare in questo spazio, la nostra comunità che ogni giorno si fa coraggio e organizza la speranza. |
| Grazie per il tuo supporto, Nicola Fratoianni |
Lo scorso novembre il Comitato per la sicurezza nazionale israeliano, su iniziativa del ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, ha approvato un emendamento al Codice penale per introdurre la pena di morte per il reato di terrorismo nel caso di attacchi letali contro cittadini israeliani.
Il 30 marzo 2026 il testo della legge, dopo una prima approvazione la settimana precedente, è stato discusso alla Knesset, il parlamento israeliano, e ha ottenuto l’approvazione definitiva con 62 voti a favore, compreso quello del premier Benjamin Netanyahu, e 48 contrari.
La nuova legge prevede effettivamente la pena di morte per terrorismo ma con l’evidente finalità di applicarla solo ai cittadini palestinesi.
Cosa prevede la nuova normativa
In base al testo approvato “Chiunque causi la morte di un cittadino israeliano con l’intento di mettere fine all’esistenza dello stato d’Israele sarà condannato a morte o all’ergastolo”.
La previsione, nella fattispecie, di una mens rea specificamente correlata all’intento politico di mettere fine all’esistenza dello stato d’Israele rende del tutto chiaro che, nonostante la neutralità formale della norma, astrattamente applicabile a chiunque, l’obiettivo è quello di colpire unicamente le persone palestinesi accusate di terrorismo.
Nel caso degli abitanti palestinesi della Cisgiordania occupata, giudicati esclusivamente dai tribunali militari israeliani, è poi previsto che sia comminata di default la pena di morte e non ci sia alcun modo di fare appello, ottenere la grazia o la commutazione dell’esecuzione in un ergastolo. Per quanto invece riguarda i palestinesi che vivono in Israele e che hanno cittadinanza israeliana, saranno i giudici ordinari a pronunciarsi e potranno, in circostanze eccezionali, commutare la pena capitale nell’ergastolo, con la possibilità per il ministro della Difesa di esprimere un parere in merito. Per arrivare alla condanna capitale non sarà necessaria una richiesta da parte dei pubblici ministeri e sarà sufficiente un voto favorevole della maggioranza dei giudici, senza unanimità. La legge prevede, inoltre, l’esecuzione per impiccagione entro 180 giorni dalla sentenza, un limite temporale molto stretto, che renderà difficile per il condannato fare appello.
Le reazioni internazionali
La legge è stata approvata nonostante l’invito espresso in una nota congiunta diffusa il 29 marzo 2026 dai Ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito («Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per un disegno di legge che amplierebbe significativamente le possibilità di imporre la pena di morte in Israele» e «siamo particolarmente preoccupati per il carattere di fatto discriminatorio del disegno di legge» e per l’adozione di una legge che rischia «di minare gli impegni di Israele in materia di princìpi democratici» in quanto «la pena di morte è una forma di punizione disumana e degradante, priva di qualsiasi effetto deterrente» e «il rifiuto della pena di morte è un valore fondamentale che ci unisce»).
Anche Amnesty International ha preso una posizione molto dura in merito, affermando che la nuova legge “rafforza il sistema israeliano di apartheid”
Una grave violazione del diritto internazionale e dei diritti umani
Una prima forte problematica della legge ‒ al di là della reintroduzione in sé e per sé della pena di morte, ormai considerata una barbarie secondo la visione del diritto internazionale ‒ riguarda la definizione di terrorismo, che è il presupposto per l’applicazione.
In numerose occasioni i ministri del governo Netanyahu hanno classificato come “terroristi” tutti i palestinesi della Striscia di Gaza, bambini e generazioni future comprese, tanto che le loro dichiarazioni, come è noto, sono entrate nel dossier informativo sulla cui base la Corte internazionale di giustizia ha ritenuto, con le ordinanze ad interim del 26 gennaio, 28 marzo e 24 maggio del 2024, concretamente sussistente il rischio di genocidio in atto del popolo palestinese della Striscia.
Nelle carceri israeliane sono attualmente reclusi migliaia di detenuti palestinesi, molti dei quali accusati “informalmente” di terrorismo, senza che siano stati formulati a loro carico precisi capi di imputazione e senza aver affrontato un equo processo né aver potuto usufruire di assistenza legale.
Si tratta, quindi, di una detenzione amministrativa o de facto, considerata anch’essa una violazione del diritto internazionale e dei diritti umani.
Sotto il profilo tecnico, l’ipotesi di un’applicazione selettiva o differenziata della pena di morte viola il divieto assoluto di discriminazione e viene realizzare il proprium di una legislazione antipalestinese con evidenti finalità di discriminazione e persecuzione, riprendendo il filone delle legislazioni razziali, anch’esse considerate intollerabili e in assoluta violazione del diritto internazionale e dei diritti umani, sia per i palestinesi residenti in Israele sia, ad ancora più forte ragione, per i palestinesi residenti nei territori occupati, posto che la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 e i Protocolli Aggiuntivi impongono alla potenza occupante l’obbligo di garantire un giusto processo e vietano l’uso della pena di morte come strumento di pressione politica o collettiva.
Ancor più intollerabile è il ventilato ricorso alla retroattività della legge penale.
Si tratta di una violazione frontale dell’articolo 15 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR), che cristallizza il principio universale del nullum crimen, nulla poena sine lege.
Le parole per dirlo
Non è ormai giunto il momento di guardare a costruire una società civile democratica, di cittadini liberi e uguali nelle loro diversità?
E come può uno Stato ebraico, necessariamente fondato sulla supremazia degli ebrei sugli altri cittadini, garantirla? È questa una contraddizione di fondo sta Stato ebraico e Stato democratico, che si perpetua dall’inizio e che è ora necessario sciogliere se si vuole uscire da questa situazione di guerra, ma anche dallo stallo che ha preceduto la guerra.
(Anna Foa, Il suicidio di Israele, 2024)
Il dovere della comunità giuridica internazionale
Riteniamo che, come giuristi democratici appartenenti alla comunità giuridica internazionale, sia nostro preciso dovere, etico e sociale, denunciare che la reintroduzione effettiva della pena capitale nell’ordinamento israeliano – per di più su una base apertamente discriminatoria, essendo di fatto rivolta ai soli cittadini palestinesi – non rappresenti soltanto una risposta securitaria a un conflitto drammatico, ma configuri un arretramento di civiltà giuridicamente inaccettabile.
Quando lo Stato risponde all’orrore del terrorismo e dei massacri di civili rivendicando il potere di punire con la morte chi già si trova sotto il suo potere coercitivo, esso non esercita giustizia ma abdica alla propria funzione etica, scivolando pericolosamente verso la logica della rappresaglia.
Nel contesto specifico del conflitto israelo-palestinese, questa deriva assume contorni ancora più inquietanti a causa della stratificazione normativa che già oggi vede coesistere tribunali civili e tribunali militari.
L’introduzione di una sanzione suprema per il reato di terrorismo — fattispecie spesso definita con contorni fluidi e discrezionali e trattata dalle autorità israeliane con una disciplina processuale nient’affatto trasparente — rischia di istituzionalizzare una forma di diritto penale del nemico, dove la severità della pena non è commisurata al fatto bensì all’appartenenza nazionale o territoriale del reo, e di reintrodurre, in questo modo, nuove forme di legislazioni persecutorie su base razziale che non possono e non devono mai più trovare alcuna forma di tolleranza politica nella comunità internazionale.
Gruppo Europa e diritto internazionale di Magistratura democratica
Leggi sul sito di Magistratura democratica
Il video tradotto e sottotitolato nel 2017 da Invictapalestina, è stato visto da 250.000 persone. É molto importante per capire gli avvenimenti di oggi e soprattutto il genocidio a GAZA e la guerra israelo-USA contro l’Iran.
Edward Said – An Introduction to Orientalism
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Il 28 marzo è il primo anniversario della scomparsa di Paola Manduca che in molti conoscete almeno per nome, nata e cresciuta a Napoli, ha vissuto a lungo tra Genova, Napoli e Gaza.
Biologa e genetista, docente all’università di Genova, ha dedicato gran parte della sua vita alla causa palestinese ed è stata e continua ad essere figura di riferimento nel campo della ricerca sugli effetti delle armi di nuova generazione nei conflitti contemporanei.
Fondatrice e presidente dell’associazione NWRG (New Weapons Research Group) ODV, ha analizzato l’impatto delle armi non convenzionali nei conflitti in Libano, Iraq e soprattutto nella Striscia di Gaza. Le sue ricerche hanno denunciato le conseguenze devastanti delle guerre sulla salute delle popolazioni civili, in particolare sulla salute riproduttiva.
Ma non era solo il capitale scientifico e professionale che aveva prodotto per le vittime della guerra di Gaza, ma tutto il suo cuore e la sua anima, e la sua vita. Viveva e respirava Gaza.
E’ stata impegnata in molte iniziative per la nostra amata Palestina: ISDE (International Society of Doctors for the Environment), Rete Sanitari per Gaza, RUP (Ricercatori e Universitari per la Palestina) e ha collaborato, dedicando tutta sé stessa intrecciando numerosissime relazioni a livello nazionale ed internazionale. Ha voluto anche che la nostra associazione aderisse ad ECCP (European Coordination of Committees and Associations for Palestine) per favorire la nascita di un fronte unico tra le associazioni che più si battono, a livello europeo, per la tutela dei diritti del popolo palestinese, ed ha apportato un contributo fondamentale al lavoro di questo Coordinamento.
Con questa email vogliamo ricordarla e comunicare che la nostra associazione è ancora viva e attiva. NWRG negli anni ha raccolto fondi che hanno permesso di procurare alle strutture sanitarie pubbliche di Gaza, in particolare di maternità e pediatriche, medicine salvavita e apparecchiature medicali, ed anche permettere a medici di Gaza di partecipare a stage di aggiornamento in Italia. Dopo l’inizio dell’offensiva iniziata a ottobre 2023, che ha portato alla totale distruzione della Striscia ed in particolare del suo sistema sanitario, grazie all’impegno principale di Paola abbiamo avviato il progetto MilkyWay (Via Lattea), volto a fornire latte in polvere per neonati, anche pretermine, alle Unità di terapia intensiva neonatale ancora operanti e ai centri di distribuzione di generi di necessità gestiti dall’ONU. Pur non avendo tutte le competenze scientifiche di Paola cerchiamo di portare avanti le iniziative assistenziali cui lei teneva particolarmente, anche per la sua conoscenza diretta della drammatica situazione in cui si trovava la Striscia anche prima del 7 ottobre e grazie agli stretti rapporti da lei instaurati con il ministero della salute e con i principali ospedali di Gaza.
Attraverso questi contatti, che abbiamo mantenuto, e l’aiuto di partners, in primo luogo la Chiesa Valdese, ma anche molti donatori, abbiamo proseguito, faticosamente, a inviare scorte di latte in polvere per neonati e infanti.
La carenza di farmaci e di latte specifico per i neonati sia a termine che pretermine ha causato gravi danni e molti decessi fra i bimbi nati a Gaza durante questi ultimi anni.
Non siamo ancora riusciti a riprendere il lavoro scientifico di Paola e stiamo cercando partner in grado di aiutarci a proseguire gli studi e le pubblicazioni.
Abbiamo ricevuto con piacere la proposta di collaborare con il progetto ”Una Terra in comune” nato
all’interno della RUP, e di dedicare a Paola Manduca un’ulteriore iniziativa per aiutare studentesse di Gaza a proseguire gli studi universitari.
Paola non è più con noi fisicamente. Ma la sua eredità umanitaria e scientifica vive per sempre.
Franco e Andrea per NWRG
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A biologist and geneticist, and a professor at the University of Genoa, she dedicated much of her life to the Palestinian cause and has been and continues to be a leading figure in research on the effects of next-generation weapons in contemporary conflicts.
Founder and president of the NWRG (New Weapons Research Group) ODV association, she analyzed the impact of unconventional weapons in conflicts in Lebanon, Iraq, and especially in the
Gaza Strip. Her research exposed the devastating consequences of wars on the health of civilian populations, particularly reproductive health.
But it wasn’t just the scientific and professional capital she generated for the victims of the Gaza war, but her entire heart, soul, and life. She lived and breathed Gaza.
She was involved in many initiatives for our beloved Palestine, such as “Sanitari per Gaza” (Health workers fo Gaza) network, RUP (Resarchers and Universitarians for Palestine), ISDE International Society of Doctors for the Environment), and collaborated, dedicating herself entirely to building numerous relationships at the national and international levels. She also encouraged our association to join ECCP (European Coordination of Committees and Associations for Palestine) to foster a united front among the associations that fight most, at the European level, for the protection of the rights of the Palestinian people, and she made a fundamental contribution to the work of this Coordination.
With this email, we wish to remember her and communicate that our association is still alive and active. Over the years, NWRG has raised funds that have enabled the provision of life-saving medicines and medical equipment to public healthcare facilities in Gaza, particularly maternity and pediatric wards, and also enabled Gazan doctors to participate in refresher training in Italy.
After the offensive began in October 2023, which led to the total destruction of the Gaza Strip and its healthcare system in particular, thanks to Paola’s unwavering commitment, we launched the “MilkyWay” initiative, aimed at providing infant formula, including preterm infants, to the still-operating neonatal intensive care units and UN-run distribution centers for essential goods.
Although we do not have all of Paola’s scientific expertise, we are trying to continue the assistance initiatives that were so important to her, thanks in part to her firsthand knowledge of the dramatic situation in the Gaza Strip even before October 7th and the close relationships she established with the Ministry of Health and the main hospitals in Gaza.
Through these contacts, which we have maintained, and the help of partners, primarily the Waldensian Church, but also many donors, we have continued, with great effort, to send supplies of formula for newborns and infants.
The shortage of medications and formula specifically for both full-term and preterm infants has caused serious harm and many deaths among children born in Gaza in recent years.
We have not yet been able to resume Paola’s scientific work and are seeking partners who can help us continue our studies and publications.
We were pleased to receive the proposal to collaborate with the “A Common Land” project, which was born within the RUP, and to dedicate a further initiative to Paola Manduca to help female students in Gaza continue their university studies.
Paola is no longer with us physically. But her humanitarian and scientific legacy lives on forever.
Attached is the latest press release on the Milky Way initiative.
Franco and Andrea for NWRG

