intersezioni femministe

Il riso della Medusa. Rileggere (o leggere) Cixous

di Paola
Guazzo

“Ella prevede che la sua liberazione farà di più che modificare i rapporti di forza o rilanciare la palla nell’altro campo; trainerà un mutamento delle relazioni umane, del pensiero, di tutte le pratiche; non si tratta solo della lotta di classe, che infatti ella traina in un movimento più vasto. Non che per essere donna-in-lotta(e) si debba uscire dalla lotta di classe o negarla; ma bisogna aprirla, fonderla, spingerla, colmarla della lotta fondamentale; al fine di impedire che la lotta di classe, e ogni altra lotta di liberazione di una classe o di un popolo, operi, come istanza di rimozione, pretesto per differire l’inevitabile, l’alterazione sconvolgente dei rapporti di forza e di produzione delle individualità”. E ancora: “le donne si spingeranno all’impossibile. Il ‘Rimosso’ della loro cultura e della loro società, quando riviene è di un ritorno esplosivo, assolutamente rovinoso, sconcertante, di una forza mai liberata prima, all’altezza della più formidabile delle repressioni”. Sono parole di Hélène Cixous in Il riso della Medusa, intenso e liberatorio Manifesto Femminista del 1975, uscito solo quest’anno da Feltrinelli in prima edizione italiana come testo autonomo e non antologizzato. Sebbene il risvolto di copertina parli di questo testo di Cixous come “cardine del pensiero della differenza” sarebbe necessario un invito alla lettura che non utilizzasse unicamente questa categoria, purtroppo ancora prevalentemente collegata  in Italia alla lettura di Irigaray e al simbolico materno di Luisa Muraro. In Cixous si trovano, per contro, già nel 1975,  molte tematiche che percorrono il femminismo queer: dalla decostruzione della maternità, alla distruzione della famiglia eteropatriarcale, al ruolo della scrittura come laboratorio di nuove possibilità anche identitarie, al riso come “distruzione positiva” del ruolo di genere, al rafforzamento di una prospettiva bisessuale e lesbica. L’identità sessuale non è ganglio che venga ridotto a questione essenzialista, ma è un divenire stratificato e mosso, che implica già, nel 1975, un multiverso. Come potrebbe essere diversamente, se per Cixous, come per Clarice Lispector, sono la scrittura e il desiderio dei soggetti marginalizzati il centro autentico dello schermo? Per cui il breve e nuovo testo di Cixous del 2024 che apre questa edizione italiana acquista il senso di una nuova profezia: “A bordo di questo testo, la Medusa si è data alla fuga nel 1975 e da allora, attraverso tempi di pace attraverso tante guerre, sbatte ancora le sue ali. Io non so sotto quale cielo arriverà in quale secolo se arriva. (…) Così sognai nel 2025 di un prossimo anno prossimo. La Medusa volava. Non solamente la Medusa non era morta ma ringiovaniva ancora”.

Per approfondire il testo può essere utile questa intervista di Laura Marzi a Francesca Maffioli, che  ha tradotto e curato l’edizione Feltrinelli di quest’anno: https://www.erbacce.org/il-riso-della-medusa/

Paola Guazzo

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