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Il premio Nobel per la pace María Corina Machado, gli USA, Israele e il cambio di regime in Venezuela

di Alessandro
Scassellati

María Corina Machado ha ottenuto il premio Nobel per la pace per aver mantenuto accesa la “fiamma della democrazia”, ma sostiene il genocidio di Israele e la guerra di Trump contro il Venezuela. La Machado è una golpista venezuelana di estrema destra finanziata dal governo degli Stati Uniti. Sostiene Israele nel suo genocidio e svolge un ruolo centrale nella guerra di Trump contro il presidente Maduro per un cambio di regime. Il curriculum di Machado mette in ridicolo l’idea che lei sia una paladina impegnata della pace, promotrice della democrazia o figura unificatrice.

Il premio Nobel per la pace 2025 è stato assegnato a María Corina Machado, leader delle forze politiche golpiste di estrema destra in Venezuela, finanziata dal governo degli Stati Uniti per decenni. La Machado è un’attivista per il cambio di regime che ha contribuito a guidare diversi colpi di stato falliti, violente rivolte di strada che hanno causato decine di morti e che sembra aver promesso la ricchezza petrolifera e mineraria del suo paese a un consorzio di miliardari allineati al trumpismo MAGA in cambio del finanziamento della sua campagna politica. In un’intervista rilasciata il mese scorso, il consulente di Machado per gli affari interni, Pedro Urruchurtu, ha rivelato che l’opposizione stava discutendo con l’amministrazione Trump i piani per far cadere il presidente Maduro. Secondo Urruchurtu, la strategia dell’opposizione comprende anche una manovra di persuasione nei confronti degli altri governi, compreso quello degli Stati Uniti, affinché intraprendano azioni diplomatiche, finanziarie, legali e d’intelligence contro Maduro. Il consulente ha però precisato che “bisogna usare la forza, perché altrimenti non sarà possibile sconfiggere il regime”.

Il Comitato norvegese per il Nobel ha motivato l’assegnazione del premio alla Machado “per il suo instancabile lavoro nel promuovere i diritti democratici del popolo venezuelano e per la sua lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”. La motivazione del premio la elogia come “uno degli esempi più straordinari di coraggio civile in America Latina”, un elemento chiave nell’opposizione governativa che un tempo era molto divisa. Il Venezuela ha chiuso l’ambasciata in Norvegia dopo l’assegnazione del premio Nobel alla leader dell’opposizione.

Ingegnere industriale di formazione (ha studiato in Massachussetts e alla Yale University) e figlia di una famiglia di importanti industriali siderurgici e dell’energia elettrica, la 58enne Machado è entrata in politica come attivista civica, fondando “Súmate” nel 2002, un’organizzazione no-profit per i diritti degli elettori che ha ricevuto ingenti finanziamenti dagli USA (dal National Endowment for Democracy e USAID) e che si è imposta come una forza contro il governo di Hugo Chávez. Ha partecipato al golpe militare fallito appoggiato dagli Stati Uniti contro Chavez. Ha sostenuto il decreto di Pedro Carmona con cui si era provato a sciogliere le istituzioni democratiche. Nel 2005 è incriminata per cospirazione e ricezione di fondi esteri illegali. Dal 2010 è stata eletta deputata e si è costruita una reputazione per i suoi discorsi incendiari anti-establishment. Dopo che Chávez espropriò l’acciaieria della sua famiglia nel 2012, gli disse in parlamento la frase: “Espropriare è rubare”. Lo scontro con Chávez sulle difficoltà economiche del Venezuela le valse il rimprovero: “Le aquile non cacciano le mosche”. In seguito, ha co-fondato il partito liberale “Vente Venezuela” per fornire una piattaforma formale al suo programma di libero mercato e pro-democrazia liberale.

Inquadrando la sua campagna come un movimento sociale, rifiutando formalmente di schierarsi rigidamente con la sinistra o con la destra, si è fatta promotrice della lotta alla povertà, difendendo al contempo le libertà personali. La sua campagna ha persino attratto alcuni elettori più poveri, delusi sia dal governo che dai vecchi partiti di opposizione. Ma è stato visitando in auto e in moto il Paese economicamente devastato in vista delle elezioni del 2024 che ha consolidato la sua reputazione di avversaria più efficace e influente del chavismo. I suoi comizi hanno attirato folle immense ed estatiche, con molti sostenitori che hanno dichiarato una devozione quasi religiosa alla carismatica politica cattolica, che ha promesso di riunire milioni di famiglie venezuelane separate dalla migrazione di massa innescata dal crollo economico del Venezuela sotto il presidente Nicolás Maduro causato dalle sanzioni economiche statunitensi (soprattutto il divieto di vendere petrolio, prima e più importante risorsa venezuelana).

Dopo le proteste di piazza iniziate nel 2014 per la carenza di cibo e l’inflazione, Machado è stata accusata di cospirazione in un presunto complotto per assassinare Maduro. il 21 marzo 2014, pur essendo parlamentare venezuelana, la Machado accettò l’incarico di “rappresentante supplente” di un altro Stato (Panama) presso l’Organizzazione degli Stati Americani, giungendo addirittura a richiedere, in quel contesto, un intervento militare straniero contro il Venezuela, motivo per il quale è decaduta dalla carica di parlamentare ai sensi degli articoli 149 e 191 della Costituzione del suo Paese. Nel 2023, il controllore generale annunciò che Machado sarebbe stata interdetta dai pubblici uffici per 15 anni. Tale interdizione fu confermata dalla Corte Suprema del Venezuela nel gennaio 2024, privandola di fatto di ogni possibilità di presentare la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2024. All’inizio del 2024, Machado viveva in clandestinità, sotto la minaccia di arresto, mentre Maduro è ancora al potere e, cosa fondamentale, ha mantenuto il sostegno dell’esercito venezuelano e di importanti sostenitori internazionali come Cina e Russia.

In un videomessaggio, Machado ha invocato il sostegno degli Stati Uniti, affermando sui social media: “Contiamo sul presidente Trump, sul popolo degli Stati Uniti, sui popoli dell’America Latina e sulle nazioni democratiche del mondo come nostri principali alleati per raggiungere la libertà e la democrazia”. Negli ultimi anni, Machado ha chiesto apertamente all’esercito statunitense di invadere il Venezuela per rovesciare il governo chavista del presidente Nicolás Maduro. Ora, è al centro della guerra che Donald Trump ha aperto contro il Venezuela. Machado ha dato il suo sostegno alle esecuzioni extragiudiziali di almeno 27 venezuelani da parte dell’esercito statunitense a bordo di 5 presunte “narco-barche” in acque internazionali, riecheggiando le affermazioni infondate e prive di prove dell’amministrazione Trump secondo cui starebbe presumibilmente uccidendo “trafficanti di droga” appartenenti a una gang venezuelana,i Tren de Aragua, che avrebbe lanciato un'”invasione” degli Stati Uniti e che sarebbe manovrata dal governo venezuelano. A luglio, Trump ha firmato una direttiva segreta che autorizza l’impiego della forza militare contro i cartelli latinoamericani considerati organizzazioni terroristiche, tra cui il gruppo venezuelano. Trump e alti funzionari come Stephen Miller hanno utilizzato queste false affermazioni come giustificazione per la loro campagna contro i migranti venezuelani – molti dei quali sono stati deportati in una prigione di massima sicurezza nell’autoritario El Salvador (l’ordinanza dell’amministrazione Trump che ha revocato lo status di protezione temporanea per circa 300 mila venezuelani residenti negli Stati Uniti menziona più volte il Tren de Aragua e la Corte Suprema ha confermato di recente la decisione di Trump). Ad agosto, gli Stati Uniti hanno annunciato una ricompensa di 50 milioni di dollari per la cattura di Maduro, il doppio di quella inizialmente offerta per Osama bin Laden, “per aver violato le leggi statunitensi sugli stupefacenti”. Secondo l’amministrazione, Maduro non presiede un governo, ma piuttosto un gruppo narcoterroristico che ha preso il potere e tenuto in ostaggio i suoi cittadini. “Il regime di Maduro non è il governo legittimo del Venezuela, è un cartello del narcoterrorismo”, ha affermato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt in un commento ai media il 19 agosto. 

I falchi del Partito Repubblicano e gli alleati di Trump hanno celebrato queste mosse come prova della determinazione della Casa Bianca a porre fine ai 12 anni di governo di Maduro. “I vostri giorni sono seriamente contati”, ha dichiarato l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Michael Flynn, incoraggiando Maduro a fuggire a Mosca. Washington ha costantemente interferito negli affari interni del Venezuela, investendo milioni di dollari per truccare le elezioni. Eppure, l’opposizione, sostenuta dagli Stati Uniti e perennemente divisa e impopolare, è più isolata e screditata che mai.

Machado sostiene anche le sanzioni unilaterali e illegali degli Stati Uniti che hanno ucciso centinaia di migliaia di venezuelani. Allo stesso modo, Machado ha espresso il suo fermo sostegno a Israele, che sta perpetrando un genocidio contro il popolo palestinese a Gaza.

Premio Nobel per la pace ai criminali di guerra

Il fatto che a una golpista di estrema destra e favorevole alla guerra come Machado sia stato conferito il premio Nobel per la pace dimostra quanto sia estremamente ipocrita tale premio. Questa ipocrisia non è affatto una novità. Nel 1973, Henry Kissinger ricevette il premio Nobel per la pace, nonostante fosse uno dei peggiori criminali di guerra della storia moderna, con le mani sporche del sangue di milioni di vittime in Vietnam, Cambogia, Laos, Bangladesh, Cile e altrove.

Anche l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama vinse il premio Nobel per la Pace nel 2009. La sua amministrazione da allora in poi si dedicò a una guerra senza sosta. Obama bombardò sette paesi: Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan, Somalia, Siria e Yemen.
Non è certo la prima volta che il Comitato norvegese per il Nobel si dimostra ipocrita. Ma assegnare il premio a María Corina Machado è particolarmente scandaloso, perché arriva proprio in un momento in cui, in primo luogo, la donna sostiene il genocidio israeliano a Gaza; e in secondo luogo, collabora con Donald Trump per scatenare una guerra e ricorrere alla violenza per cercare di rovesciare il governo venezuelano.

Nel gennaio 2025, Machado ha avuto una chiamata con il Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar. Ha espresso la sua “gratitudine al Ministero degli Esteri di Israele”, aggiungendo di “apprezzare immensamente il sostegno del governo israeliano”. Il regime genocida israeliano si è rifiutato di riconoscere il governo del presidente venezuelano Nicolás Maduro, riconosciuto a livello costituzionale e internazionale, e ha invece riconosciuto il leader del colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti, l’ex diplomatico Edmundo González, che vive in Spagna ed è un rappresentante del partito di Machado.

Nell’aprile 2024, Israele attaccò l’Iran con un atto di aggressione, e Teheran reagì per autodifesa. Machado si rivolse immediatamente a Twitter per condannare l’Iran. Sottolineò la sua “solidarietà con lo Stato di Israele in mezzo all’aggressione diretta del regime iraniano”. Machado ha denunciato il presunto “rischio rappresentato dall’alleanza dell’Iran con il regime venezuelano” e ha promesso che, se gli Stati Uniti riusciranno a metterla al potere a Caracas, formerà una stretta alleanza con gli Stati Uniti e Israele contro l’Iran e il popolo palestinese.
Nel 2023, Machado ha nuovamente twittato il suo sostegno a Israele, esprimendo la speranza che abbia una “lunga e felice esistenza”, aggiungendo che l’opposizione venezuelana di estrema destra e il regime genocida israeliano condividono “valori” comuni.

Una delle più chiare dimostrazioni della politica estremista di Machado si è avuta nel 2018, quando ha pubblicato una lettera aperta al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, chiedendo al leader genocida di aiutarla a rovesciare il presidente venezuelano Maduro. Machado ha chiesto che Israele, il governo di destra argentino e altri paesi della “comunità internazionale” forniscano all’opposizione venezuelana “il sostegno necessario per provocare un cambio di regime” contro Maduro. Nella lettera, Machado citava “la dottrina della responsabilità di proteggere”, utilizzata dagli Stati Uniti per giustificare la guerra alla Libia del 2011. Quella guerra della NATO guidata dagli Stati Uniti distrusse il governo centrale di quello che un tempo era stato un paese nordafricano pacifico, stabile e prospero, ricco di petrolio, e lo trasformò in uno stato fallito e senza legge, con mercati di schiavi a cielo aperto.

Oggi Netanyahu è ricercato dalla Corte penale internazionale per i crimini contro l’umanità commessi dal suo regime a Gaza. Il Venezuela non intrattiene relazioni diplomatiche formali con Israele. Sono state ripetutamente interrotte dall’ex presidente Hugo Chávez e dal suo successore Maduro, entrambi convinti sostenitori del popolo palestinese e che hanno condannato Israele per il genocidio commesso.

Machado è al centro della guerra di Trump per il cambio di regime in Venezuela

Assegnare il premio Nobel per la pace a María Corina Machado è ancora più scandaloso se si considera che lei è al centro della guerra che il governo degli Stati Uniti sta attualmente conducendo contro il Venezuela per promuovere un cambio di regime. Donald Trump ha lanciato molteplici attacchi militari, uccidendo decine di venezuelani senza accusa né processo. In flagrante violazione del diritto internazionale, l’esercito statunitense ha ripetutamente bombardato imbarcazioni venezuelane che navigavano in acque internazionali, sostenendo, senza alcuna prova, che fossero piene di persone dedite al traffico di “droga”. Machado ha appoggiato gli attacchi di Trump al suo Paese, tra cui le esecuzioni extragiudiziali di venezuelani senza accusa né processo.

Maduro ha avvertito che i sostenitori della linea dura della Casa Bianca stanno cercando di trascinare Trump in “una guerra terribile” che danneggerebbe l’intera regione. “Signor Presidente Donald Trump, deve stare attento perché Marco Rubio vuole macchiarle le mani di sangue – di sangue sudamericano, caraibico [e] venezuelano. Vogliono condurla a un bagno di sangue… con un massacro contro il popolo venezuelano”, ha detto Maduro.

Il Financial Times ha intervistato Machado, la quale ha ammesso di star collaborando con il governo degli Stati Uniti per cercare di rovesciare il presidente venezuelano Maduro. Il FT ha riferito che “lo schieramento di navi da guerra statunitensi nei Caraibi meridionali ha incoraggiato migliaia di venezuelani a unirsi a un movimento clandestino che si prepara a far cadere il presidente Nicolás Maduro”. L’amministrazione Trump ha inviato otto navi da guerra e migliaia di soldati nei Caraibi, ha riportato il Financial Times, insieme a 10 jet F-35 a Porto Rico. Il quotidiano ha osservato che si tratta del più grande rafforzamento militare statunitense nella regione dall’invasione di Haiti nel 1994.

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Dispiegamento militare statunitense vicino al Venezuela Aljazeera

“Alti esponenti dell’opposizione venezuelana affermano di essere stati in contatto con alti funzionari dell’amministrazione Trump per discutere su come organizzare la caduta di Maduro”, ha scritto il FT. Il quotidiano ha citato Machado, la quale ha minacciato: “Questo insieme di forze interne ed esterne ha creato le condizioni affinché Maduro e il suo regime capiscano sempre di più che il loro tempo è scaduto e che la loro migliore opzione è lasciare il potere ora”.

Cosa spera di fare Machado se gli Stati Uniti riuscissero a metterla al potere? La leader dell’opposizione di estrema destra ha ammesso in un’altra intervista al Financial Times di voler privatizzare le enormi riserve petrolifere del Venezuela. “Dobbiamo privatizzare e aprire i mercati, a partire dal settore energetico”, ha dichiarato Machado al FT nel 2023. Dopo aver chiesto la vendita della compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA, ha sottolineato che le enormi riserve di petrolio e gas della nazione sudamericana, insieme ai suoi redditizi minerali, “saranno tutte aperte agli investimenti privati”.

Il quotidiano ha ammesso di sfuggita che Machado gode di una “reputazione radicale” in Venezuela. Per usare un eufemismo. Machado è la leader dell’ala estremista di estrema destra dell’opposizione venezuelana. È un’ala esplicitamente violenta e antidemocratica, e notoriamente corrotta.

Trump ha detto che vuole “prendere il controllo” del Venezuela e sfruttarne il petrolio

Durante il suo primo mandato come presidente degli Stati Uniti, Trump tentò un altro colpo di stato in Venezuela. Nel 2019, Washington ha nominato Juan Guaidó, esponente non eletto dell’opposizione di destra, come cosiddetto “presidente ad interim” del Venezuela, nonostante non avesse mai partecipato a un’elezione presidenziale.

Gli Stati Uniti e i loro alleati europei hanno quindi proceduto a congelare e rubare miliardi di dollari di beni del governo venezuelano, che sono stati utilizzati per finanziare il tentativo di colpo di stato e arricchire figure di spicco dell’opposizione corrotta venezuelana.

Il tentativo di colpo di Stato di Trump fallì chiaramente durante il suo primo mandato. A un comizio del Partito Repubblicano nel 2023, si lamentò del fatto che l’impero statunitense fosse stato molto vicino a “prendere il controllo” del Venezuela e a saccheggiarne il petrolio. Si infuriò: “Venezuela. Che ne dite se comprassimo petrolio dal Venezuela? Quando me ne sono andato, il Venezuela era sul punto di crollare. Ne avremmo preso il controllo. Avremmo preso tutto quel petrolio. Sarebbe stato proprio lì vicino”.

Infatti, subito dopo che il Comitato norvegese per il Nobel ha annunciato di aver assegnato il premio per la pace a Machado, Trump ha tenuto una conferenza stampa alla Casa Bianca. Lì, Trump ha rivelato che Machado lo aveva chiamato al telefono per ringraziarlo di averla aiutata a cercare di rovesciare Maduro. Trump si è vantato di aver sostenuto l’opposizione di estrema destra venezuelana. Ecco le sue dichiarazioni: “La persona che ha effettivamente ricevuto il premio Nobel mi ha chiamato oggi [10 ottobre] e mi ha detto: “Accetto questo in tuo onore perché te lo meritavi davvero”. Una cosa molto carina da fare. Non ho detto “Allora dammelo”, però. Credo che l’avrebbe fatto. È stata molto gentile. E io, sapete, l’ho aiutata lungo il cammino. Hanno bisogno di molto aiuto in Venezuela”.

La Cina è ora un attore regionale in Sudamerica

L’America Latina conserva un amaro ricordo dei ricorrenti episodi di intervento “yanqui” nella regione. Ma un fattore che si differenzia dal ricorso originale alla diplomazia delle cannoniere di oltre un secolo fa è la presenza della Cina come importante attore economico (e sempre più politico) nella regione. Negli ultimi 20-25 anni, i cinesi hanno effettuato una serie di investimenti molto importanti in Venezuela e in cambio hanno ottenuto accordi per l’acquisto di petrolio venezuelano di lungo periodo e a prezzi contenuti. Non sono nella posizione, né in Venezuela, né in nessuno degli altri paesi in cui hanno investito, di permettere agli Stati Uniti di rovesciare un governo. La Marina militare cinese è presente in grande stile in Venezuela. 

Il 21 agosto, Pechino ha preso la notevole decisione di mettere in guardia gli Stati Uniti contro “qualsiasi mossa che violi… la sovranità e la sicurezza di un Paese”, e ha esortato gli Stati Uniti a “fare di più per favorire la pace e la sicurezza in America Latina e nella regione caraibica”. 

“Questa amministrazione è molto preoccupata per la Cina”, afferma Rebecca Bill Chavez, presidente e CEO di Inter-American Dialogue a Washington. “Ma allo stesso tempo, è facile capire come non solo questa manovra militare, ma anche il dibattito su altre azioni militari unilaterali potrebbero far rivivere le vecchie ansie sugli Stati Uniti e dare alla Cina un’apertura ancora maggiore”. Chavez afferma di trovare particolarmente preoccupanti le dichiarazioni rilasciate dal presidente Trump negli ultimi mesi circa il potenziale utilizzo dell’esercito per perseguire i cartelli della droga in Messico e altrove in America Latina. 

Nel frattempo, anche la Russia fornisce supporto militare al Venezuela, oltre a mantienere una forte presenza a Cuba. Questo rappresenta un enorme problema per gli Stati Uniti, soprattutto perché la Russia ora dispone di una tecnologia militare più avanzata di quella statunitense sotto molti aspetti. La sua produzione missilistica è più veloce, economica ed efficiente, mentre l’industria militare statunitense è in ritardo.

Machado sostiene le sanzioni illegali degli Stati Uniti che hanno ucciso centinaia di migliaia di venezuelani

Da anni Machado chiede agli Stati Uniti di imporre sempre più sanzioni al Venezuela, che violano il diritto internazionale. Queste misure coercitive unilaterali hanno ucciso centinaia di migliaia di venezuelani, mentre quasi 8 milioni di persone hanno lasciato il Paese. Durante la campagna presidenziale del 2024, Trump ha fatto della nazione sudamericana il suo capro espiatorio preferito per promuovere le sue politiche anti-immigrazione, bollando i suoi migranti irregolari negli Stati Uniti come dei criminali.

Nel 2017, quando Trump impose pesanti sanzioni al Venezuela, Machado le elogiò, scrivendo con gioia in un tweet di approvazione: “Queste sanzioni sono chirurgiche ed efficaci; con un forte impatto finanziario, commerciale e politico”. Poi, nel 2018, Machado ha insistito sul fatto che “il regime se ne andrà solo con la forza”. Ha chiesto “Forza internazionale: più cause legali e sanzioni”.

Gli esperti internazionali hanno sottolineato che le sanzioni illegali imposte dagli Stati Uniti al Venezuela sono responsabili di almeno decine di migliaia di morti, probabilmente centinaia di migliaia. I noti economisti Mark Weisbrot e Jeffrey Sachs hanno calcolato che le sanzioni statunitensi hanno causato più di 40.000 morti in Venezuela in un solo anno, dal 2017 al 2018. I loro risultati sono stati pubblicati in uno studio del 2019 presso il Center for Economic and Policy Research (CEPR) di Washington, DC.

“Le sanzioni hanno ridotto la disponibilità di cibo e medicine e aumentato malattie e mortalità”, hanno scritto. Weisbrot e Sachs avevano inoltre avvertito che “se le sanzioni dovessero continuare, quasi certamente causerebbero decine di migliaia di morti evitabili in più”.

Le misure coercitive unilaterali sono effettivamente continuate da allora, il che significa che è probabile che centinaia di migliaia di civili venezuelani siano stati uccisi da queste sanzioni illegali degli Stati Uniti. Ciò è stato suggerito da un altro studio scientifico sottoposto a revisione paritaria, pubblicato nel 2025 sulla rivista medica più importante al mondo, The Lancet. Secondo quest’ultimo studio, negli ultimi cinquant’anni le sanzioni economiche unilaterali hanno causato in media 564.000 decessi in eccesso ogni anno. La maggior parte dei decessi causati dalle sanzioni ha riguardato bambini di età inferiore ai cinque anni, hanno concluso gli economisti Mark Weisbrot, Francisco Rodríguez e Silvio Rendón.

Gli Stati Uniti sono responsabili dell’imposizione della maggior parte delle sanzioni unilaterali, in violazione del diritto internazionale. Ciò significa che la vincitrice del Premio Nobel per la Pace, María Corina Machado, ha sostenuto misure coercitive illegali che hanno ucciso centinaia di migliaia di suoi connazionali, tra cui molti bambini.

Marco Rubio, Mike Waltz e altri politici statunitensi hanno fatto pressioni sul Comitato norvegese per il Nobel a María Corina Machado

I funzionari del governo statunitense hanno svolto un ruolo chiave nel fare pressioni sul Comitato norvegese per il Nobel affinché assegnasse il premio per la pace alla leader golpista venezuelana. Il 26 agosto 2024, alcuni membri di destra del Congresso degli Stati Uniti hanno inviato una lettera al comitato. “Vi scriviamo per sostenere la candidatura di María Corina Machado al Premio Nobel per la Pace”, hanno affermato.

I firmatari erano tutti repubblicani. Tra questi, i senatori della Florida Rick Scott e Marco Rubio e i deputati della Camera Mario Díaz-Balart, María Elvira Salazar, Michael “Mike” Waltz, Neal Dunn e Carlos A. Gimenez, insieme al deputato di New York Byron Donalds.

Oggi, Rubio è la seconda persona più potente del governo degli Stati Uniti dopo Trump. È sia Segretario di Stato che Consigliere per la Sicurezza Nazionale. (Rubio è la seconda persona nella storia degli Stati Uniti a ricoprire contemporaneamente entrambe le cariche, dopo il criminale di guerra e Premio Nobel per la Pace Henry Kissinger.)

Mike Waltz è stato in passato consigliere per la sicurezza nazionale di Trump e ora è ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite.

Si tratta dei funzionari del governo statunitense che hanno collaborato a stretto contatto con Machado e l’opposizione di estrema destra del Venezuela per cercare di rovesciare violentemente il presidente Maduro.

È bene ricordare anche che Machado ha firmato assieme a Bolsonaro, Milei, Giorgia Meloni e altri esponenti governativi di estrema destra di diversi paesi, la Carta di Madrid, un manifesto nero lanciato nel 2020 dal partito di estrema destra spagnolo Vox per riunire la destra spagnola e sud-americana contro “il narco-comunismo, la sinistra e la criminalità organizzata”.

L’assegnazione del Premio Nobel a Machado dà il via libera alla guerra di Trump per il cambio di regime in Venezuela. Conferendo a Machado il premio “per la pace”, il Comitato norvegese per il Nobel ha dimostrato di essere disposto ad agire come uno strumento dell’impero statunitense (si pensi anche al conferimento del premio in passato a figure controverse come la birmana Aung San Suu Kyi, il colombiano Juan Manuel Santos e il russo Alexei Navalny), sfruttando cinicamente il discorso della “pace” per sostenere più guerre. A parte qualche rarissima eccezione (Martin Luther King o Nelson Mandela o Rigoberta Menchú), il premio è stato sempre legato a una precisa lettura della realtà, da cui i promotori della pace o dei diritti umani possono essere di una sola parte politica. Il giornalista investigativo Max Blumenthal ha sottolineato che “Considerato che nulla è accaduto nella carriera di Machado senza il sostegno e la guida di Washington, la decisione del Comitato per il Nobel deve essere vista come il risultato di un’altra operazione occidentale: un colpo di stato a Oslo per spianare la strada a uno a Caracas”. Machado sembra essere d’accordo con la ripresa della Dottrina Monroe da parte di Trump e con la diplomazia antiquata degli “yanqui’ in una regione in cui, per molti decenni, i leader politici di ogni tipo hanno cercato di presentarsi come difensori della sovranità economica e politica dell’America Latina.

Alessandro Scassellati

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