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Il Pilastro europeo dei diritti sociali deve essere reso vincolante

di Manuela
Kropp

La pandemia da Covid-19 ha costretto 40 milioni di persone in tutta la UE a lavorare a orario ridotto e oltre 16 milioni sono attualmente disoccupati, 2 milioni in più rispetto all’anno precedente, prima della diffusione della pandemia. A parte l’impatto del Covid-19, anche la povertà lavorativa è in aumento da anni, il che significa che sempre più persone non riescono a sbarcare il lunario nonostante il fatto che lavorino. Un lavoratore su 10 scende al di sotto della soglia di povertà, pari a un aumento del 12% negli ultimi anni. Una delle ragioni principali di questo sviluppo è l’aumento degli affitti in tutti gli Stati membri della UE, che ha portato, per così dire, a una strisciante espropriazione dei salariati; un altro fattore chiave è il calo della copertura della contrattazione collettiva in molti Stati membri della UE: in almeno 14 di questi Paesi, più della metà dei lavoratori non ha un contratto collettivo in vigore e il tasso di contrattazione collettiva è superiore all’80% solo in sette Stati membri. In alcuni di essi, la pandemia è già utilizzata come pretesto per limitare i diritti dei lavoratori, come ha affermato il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (CES) Luca Visentini, parlando alla conferenza dell’Istituto sindacale europeo (ETUI) Towards a new socio-ecological contract, tenutasi il 3 febbraio 2021. La Presidenza portoghese del Consiglio della UE ha recentemente annunciato che metterà il Pilastro europeo dei diritti sociali e il modello sociale europeo al centro della scena; la Commissione Europea presenterà un piano d’azione a tale scopo nel marzo 2021.

Tuttavia, l’efficacia di queste misure dipenderà dal modo nel quale verranno effettivamente implementate negli Stati membri, dato che fino ad ora il Pilastro europeo dei diritti sociali è stato solo una raccolta non vincolante di 20 principi sociali, approvata nel novembre 2017 ma che non ha contribuito a migliorare la situazione sociale nella UE. Ciò significa che il Pilastro europeo dei diritti sociali e il Protocollo del progresso sociale devono essere integrati nel Trattato dell’Unione in modo che la protezione sociale e i diritti dei lavoratori diventino prioritari rispetto alla libertà di mercato, cosa che la Confederazione europea dei sindacati sta chiedendo da anni. Per fare un esempio, il Pprincipio 6 del Pilastro sociale, denominato “salari”, stabilisce che i lavoratori “hanno diritto a salari equi che garantiscano un tenore di vita dignitoso”. Se questo principio fosse effettivamente messo in pratica migliorerebbe la vita di milioni di lavoratori. Altri principi sociali includono l’uguaglianza di genere, la promozione del dialogo sociale, l’accesso all’assistenza sanitaria e quello ai servizi essenziali come acqua, energia e trasporti.

A causa della crisi sociale ed ecologica è chiaro che dopo la pandemia non ci dovrà essere alcun ritorno alla vecchia “normalità”, e che i programmi di ripresa degli Stati membri dovranno invece essere indirizzati alla trasformazione socio-ecologica. Quattro dei nove limiti planetari (uso del suolo, integrità della biosfera, cambiamento climatico, cicli dei materiali) sono già stati superati, il che significa che ci troviamo di fronte a limiti di tempo sempre più stretti per combattere il cambiamento climatico.

Il Green New Deal, sostenuto da molti anni dalle forze di sinistra, esige anche un’efficace protezione sociale attraverso un’ampia copertura della contrattazione collettiva, la creazione di posti di lavoro dignitosi, il rafforzamento dei diritti sindacali e dei lavoratori, salari minimi adeguati, istruzione e formazione e un sistema di welfare che fornisca una rete di sicurezza contro la povertà. Ciò include il trattamento dei lavoratori delle piattaforme per quello che sono, ovvero lavoratori dipendenti che devono avere diritto alla stessa protezione di tutti gli altri.

Gli sconvolgimenti sociali ed economici che ci aspettano in termini di trasformazione ecologica delle nostre società sono resi evidenti dal numero di lavoratori occupati nei singoli settori chiave: 350.000 persone lavorano nel settore del carbone in tutta l’Unione e non meno di 14 milioni (compresa l’occupazione indiretta) nell’industria automobilistica. Per realizzare efficamente la transizione ecologica – anche espandendo in modo massiccio le energie rinnovabili e creando un’industria della mobilità ecologica (ridimensionando il settore automobilistico) – saranno necessari importanti investimenti nella produzione alternativa (concentrandosi sui veicoli per ferrovia e trasporto pubblico locale) e, naturalmente, nell’istruzione e nella formazione, nel lavoro di cura, nella sanità e così via. Ciò naturalmente comporta anche la creazione di posti di lavoro dignitosi in questi settori con salari superiori al minimo, garantendo ulteriore istruzione e formazione a coloro che lavorano nelle industrie dei combustibili fossili e dando voce ai lavoratori nella transizione aziendale con il rafforzamento della democrazia economica.

Il Pilastro europeo dei diritti sociali, quindi, non deve rimanere solo un costrutto teorico, ma deve diventare una legge effettivamente vincolante per rafforzare i diritti dei sindacati e dei lavoratori. Solo in questo modo una transizione giusta potrà avere successo nei settori energetico e automobilistico, e solo allora i lavoratori interessati sosterranno la trasformazione.

Un esempio di cosa non fare è stato fornito dalle recenti dichiarazioni del commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni: a fine gennaio 2021 ha giustificato la richiesta di un maggiore coinvolgimento dei sindacati nello sviluppo dei piani di ripresa nazionali sostenendo senza di loro le auspicate riforme del mercato del lavoro e del sistema pensionistico sarebbero irrealizzabili. Queste riforme mirano ad abbassare i livelli di protezione e a rendere il mercato del lavoro più flessibile, e quindi in sostanza a minare la necessaria trasformazione socio-ecologica delle nostre società, così come il ripristino delle rigorose regole del debito della UE attualmente in discussione, perché ciò impedirebbemolti investimenti necessari.

Ciò rende ancora più importante che tutte le forze progressiste della società civile e dei vari Parlamenti si oppongano a ciò e si battano per un Green New Deal sociale e un vincolante Pilastro europeo dei diritti sociali.

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