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Il petrolio, le sanzioni, lo sviluppo umano, antes que todo se hunda

di Paola
Boffo

Mentre chiudevo questo pezzo, ho letto l’articolo di Luciana Castellina, sul Manifesto di oggi, molto bello e molto utile, e mi ha sollevato il fatto che qualcuno, e qualcuno molto autorevole, abbia voluto ricordare la rivoluzione bolivariana e l’eredità di Chavez.
In un passaggio dell’articolo di Castellina si legge: “Le cose da raccontare sulla fase ahimè bruscamente interrotta dal cancro che stroncò Chavez prima ancora che compisse 60 anni sono tante. Lui stesso si è fatto alcune critiche, innanzitutto non esser riuscito ad avviare un progetto di sviluppo economico del paese per concentrarsi sulla spesa sociale, quella destinata a garantire al popolo dei barrios l’istruzione, la salute, il potere. Perché, diceva, a me interessa in primo luogo il capitale umano.”

Allora, a suffragare le ragioni che hanno sostenuto le politiche dei governi venezuelani di Chavez e poi di Maduro, che sono esattamente le politiche osteggiate dai paesi cosiddetti occidentali a capitalismo maturo, nonché dalle élites bianche che avevano fino ad allora detenuto il potere, presento qui alcune informazioni e una rassegna di documenti e commenti che possono alimentare le riflessioni e il dibattito.
Si tratta dell’andamento nel tempo dell’Indice di Sviluppo Umano (Human Development Index – HDI) e della correlazione (negativa) con le sanzioni comminate da Stati Uniti e Unione Europea, in fasi successive recentemente rinnovate.

L’Indice di Sviluppo Umano (HDI) è una misura riassuntiva dei risultati ottenuti in tre dimensioni chiave dello sviluppo umano: una vita lunga e sana, l’accesso alla conoscenza e un livello di vita decente. L’HDI è la media geometrica degli indici normalizzati per ciascuna delle tre dimensioni. Si tratta di un indicatore è un indicatore sviluppato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) per misurare il benessere di un paese, andando oltre il PIL, includendo tre dimensioni fondamentali: salute (speranza di vita alla nascita), istruzione (anni medi e attesi di scolarizzazione) e reddito (reddito nazionale lordo pro capite, in parità di potere d’acquisto). Si esprime con un valore tra 0 e 1, dove valori più alti indicano un maggiore sviluppo umano, classificando i paesi in diverse categorie:

Categorie Sviluppo UmanoIndex Range
Sviluppo umano molto alto0.800 e oltre
Alto sviluppo umano0.700–0.799
Sviluppo umano medio0.550–0.699
Basso sviluppo umanoSotto 0.550

A titolo di esempio, si può vedere che il valore dell’indice di sviluppo umano dell’Italia nel 2023 è pari a 0,915, collocando il Paese nella categoria di sviluppo umano “molto alto”: è infatti 29esima su 193 Paesi e territori.
Dal 1990 al 2023, il valore dell’HDI italiano è passato da 0,787 a 0,915, presentando un incremento del 16,3%. L’aspettativa di vita alla nascita è aumentata di 6,72 anni, gli anni di scolarizzazione previsti sono cambiati di 3,75 anni e gli anni medi di scolarizzazione sono passati a 3,39 anni. Infine, il Prodotto nazionale lordo pro capite ha subito una variazione di circa il 22,5%.

Di seguito, invece, il grafico della situazione del Venezuela e degli Stati Uniti fra il 1990 e il 2023.

Le sanzioni contro il Venezuela sono un insieme di misure economiche e personali imposte soprattutto da Stati Uniti e Unione europea contro il governo di Nicolás Maduro, con l’obiettivo dichiarato di fare pressione sul regime per violazioni di diritti umani e democratici.​

Sanzioni USA

  • Dal 2015 Washington ha adottato ordini esecutivi che congelano beni e impongono divieti di visto a funzionari venezuelani accusati di repressione, corruzione e violazioni dei diritti umani.​
  • Dal 2017 le misure si sono estese al settore finanziario e petrolifero, limitando l’accesso ai mercati USA e colpendo la compagnia statale PDVSA, fino al blocco di gran parte degli asset governativi negli Stati Uniti.​
  • Negli anni successivi sono state aggiunte sanzioni a familiari di Maduro, imprese di shipping e petroliere ritenute parte di reti per eludere le restrizioni, con un impatto rilevante sulle entrate da export di greggio.​

Le sanzioni USA verso il Venezuela passano da un approccio mirato e relativamente limitato sotto Obama, a una “massima pressione” finanziaria e petrolifera sotto Trump (primo mandato), a un parziale e condizionato allentamento sotto Biden, per poi tornare a irrigidirsi con la seconda amministrazione Trump dal 2025.​

 Amministrazione Obama (fino a inizio 2017)

  • Focus su sanzioni individuali: nel 2015 Obama emette il famoso Executive Order 13692, dichiarando il Venezuela “minaccia alla sicurezza nazionale” e autorizzando congelamento beni e divieti di visto per funzionari coinvolti in repressione e corruzione, senza colpire ancora l’economia nel suo complesso.​
  • Logica politica: contenimento e pressione diplomatica, evitando “guerra economica” generalizzata; le sanzioni restano mirate a persone ed entità specifiche, in linea con il Venezuela Defense of Human Rights and Civil Society Act del 2014.​

Trump – primo mandato (2017–2021)

  • Salto di scala: dal 2017 vengono introdotte sanzioni finanziarie e poi settoriali, con divieto di accesso ai mercati USA per il debito sovrano e PDVSA, restrizioni a operazioni con il governo e, dal 2019, vero e proprio embargo petrolifero e blocco degli asset statali venezuelani negli Stati Uniti.​
  • Obiettivo esplicito: “far cadere” Maduro; Washington riconosce un governo ad interim oppositore, usa le sanzioni come leva centrale per un cambio di regime e amplia le misure a banca centrale, imprese pubbliche e soggetti terzi che aiutano Caracas ad aggirare le restrizioni.​

Amministrazione Biden (2021–inizio 2025)

  • Continuità di fondo: Biden mantiene il quadro principale di sanzioni su governo, PDVSA e settore finanziario, senza smantellare l’architettura ereditata da Trump.​
  • Aggiustamento tattico: vengono concesse licenze limitate (ad esempio a Chevron e ad altre compagnie) per operare nel settore petrolifero venezuelano, nel tentativo di scambiare un alleggerimento graduale delle sanzioni con concessioni sul terreno democratico (elezioni più credibili nel 2024).​

Trump – secondo mandato (dal 2025)

  • Inversione rispetto a Biden: all’inizio del secondo mandato, l’amministrazione Trump lascia scadere e/o revoca varie licenze petrolifere concesse in fase Biden, ripristinando un approccio di restrizioni massime su export di greggio e flussi finanziari verso il governo venezuelano.​
  • Nuova escalation: oltre al quadro sanzionatorio, dal 2025 si affiancano designazioni più dure (inclusa la classificazione di gruppi criminali venezuelani come organizzazioni terroristiche sottoposte a sanzioni) e un uso combinato di sanzioni economiche e pressione militare per controllare le risorse petrolifere del paese.​

Differenze chiave tra amministrazioni

In definitiva, mentre l’amministrazione Obama puntava su sanzioni selettive su individui, nella logica del contenimento e della salvaguardia dei diritti umani, con un impatto limitato sull’economia venezuelana, con la prima amministrazione Trump si realizza il passaggio a sanzioni finanziarie e settoriali finalizzate esplicitamente al cambio di regime, con embargo petrolifero e blocco degli asset che incidono direttamente sulle entrate dello Stato.​
L’amministrazione Biden mantiene la struttura ma introduce licenze e allentamenti condizionati, usando le sanzioni come incentivo negoziale più che come arma massimizzata.​
Vediamo con l’attuale amministrazione Trump il ritorno alla “massima pressione”, la revoca di molte aperture di Biden e l’integrazione delle sanzioni in una strategia più ampia di controllo politico ed energetico sul Venezuela.

Sanzioni UE

  • L’Unione europea ha introdotto misure restrittive nel 2017 in risposta al deterioramento di democrazia, stato di diritto e diritti umani, imponendo embargo sulle armi e congelamento dei beni di esponenti del regime.​
  • L’elenco delle persone sanzionate è stato progressivamente ampliato fino a circa 69 figure chiave dell’entourage di Maduro, con divieti di viaggio e blocco delle attività finanziarie in Europa.​
  • A fine 2025 l’UE ha rinnovato le sanzioni almeno fino a gennaio 2027, ribadendo che la revoca dipenderà da progressi concreti su elezioni, diritti umani e stato di diritto.​

La posizione dell’Unione Europea

(A cura di: Lupicinio Rodríguez Jiménez, Fátima Rodríguez González, Javier Ordoñez e Rocío Gras, con la collaborazione di José Luis Iriarte, Professore di Diritto Privato Internazionale presso l’Universidad Pública de Navarra.)

Il Consiglio ha deciso di prorogare le misure restrittive imposte al Venezuela per un ulteriore anno, fino al 10 gennaio 2026. Inoltre, l’Unione europea ha aggiunto nuovi individui al suo elenco di sanzioni e ha aggiornato i motivi delle sanzioni contro le persone precedentemente designate attraverso i regolamenti di esecuzione 2025/42 e 2025/44, che applicano misure restrittive al Venezuela nel quadro del regolamento 2017/2063.
In tale contesto, l’Unione Europea ha progressivamente adottato misure restrittive nei confronti del Venezuela e di alcuni funzionari del suo governo a partire dal 2017. Le misure restrittive contenute nel Regolamento 2017/2063 includono il divieto di esportazione in Venezuela di beni elencati nell’elenco comune delle attrezzature militari dell’UE, nonché di qualsiasi altra attrezzatura che potrebbe essere utilizzata per la repressione interna e di altri beni elencati negli allegati. A tale riguardo, l’UE ha vietato l’intermediazione, il finanziamento o l’assistenza tecnica di tali beni, nonché il congelamento dei beni e dei fondi delle persone sanzionate, nonché il divieto di ingresso o transito nel territorio europeo.

REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO 2025/42

Il presente regolamento aggiorna la destinazione o la posizione ufficiale dei seguenti soggetti designati:

  • Néstor Luis Reverol Torres, presidente della Corporazione di Sviluppo della Regione Zulia (Corpozulia) dall’aprile 2024, in precedenza ministro dell’Energia.
  • Gustavo Enrique González López, che si è dimesso dall’incarico di Direttore generale del Servizio di intelligence bolivariano nell’ottobre 2024.
  • Diosdado Cabello Rondón, membro dell’Assemblea nazionale e, dall’agosto 2024, ministro degli Interni, della Giustizia e della Pace.
  • Iván Hernández Dala, dimessosi dall’incarico di Direttore generale del controspionaggio militare nell’ottobre 2024.
  • Delcy Eloína Rodríguez Gómez, Ministra del Petrolio dall’agosto 2024, in precedenza Ministra dell’Economia, delle Finanze e del Commercio.
  • Sandra Oblitas Ruzza, che si è dimessa dall’incarico di Ministro delle Università nell’agosto 2024 ed è tornata a ricoprire l’incarico di rettore dell’Università Bolivariana del Venezuela.
  • Rafael Ramón Blanco Marrero, Ispettore generale dell’Esercito dal luglio 2023, in precedenza Generale di Divisione.
  • Remigio Ceballos Ichaso, che si è dimesso da Ministro degli Interni, della Giustizia e della Pace e da vicepresidente del Governo per la Sicurezza Cittadina.
  • Jesús Emilio Vásquez Quintero, che ha cessato di essere Presidente della Corte Marziale e del Circuito Giudiziario Penale Militare nell’agosto 2024.

Inoltre, l’annuncio dei risultati delle elezioni del 2024 è stato aggiunto ai motivi per sanzionare Elvis Eduardo Hidrobo Amoroso, presidente della Commissione elettorale nazionale.

Infine, corregge errori di battitura o rende più chiara la motivazione delle sanzioni nei confronti di Sergio José Rivero Marcano, Socorro Elizabeth Hernández De Hernández, Xavier Antonio Moreno Reyes e Leonardo Enrique Morales Poleo.

REGOLAMENTO DI ESECUZIONE DEL CONSIGLIO 2025/44

Il presente regolamento aggiunge le seguenti persone al regime sanzionatorio dell’Unione europea per atti connessi al processo elettorale nelle elezioni presidenziali del 2024 e all’insediamento di Nicolás Maduro:

  • Caryslia Beatriz Rodríguez Rodríguez, Presidente della Corte Suprema e della sua Camera Elettorale.
  • Fanny Beatriz Márquez Cordero, vicepresidente della Corte Suprema e della sua Camera Elettorale.
  • Inocencio Antonio Figueroa Arizaleta, giudice della Camera Costituzionale della Corte Suprema.
  • Malaquías Gil Rodríguez, Presidente della Camera politico-amministrativa della Corte Suprema.
  • Antonio José Meneses Rodríguez, Segretario Generale del Consiglio Elettorale Nazionale.
  • Carlos Enrique Quintero Cuevas, vicepresidente del Consiglio elettorale nazionale.
  • Conrado Ramón Pérez Briceño, Rettore Principale del Consiglio Elettorale Nazionale.
  • Rosalba Gil Pacheco, Rettrice principale del Consiglio elettorale nazionale, Presidente della Commissione del registro civile ed elettorale e membro della Commissione per la partecipazione politica e il finanziamento.
  • Luis Ernesto Dueñez Reyes, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica.
  • Edward Miguel Briceño Cisneros, giudice speciale del Tribunale di primo grado.
  • Alexis José Rodríguez Cabello, direttore del Servizio di intelligence bolivariano.
  • Miguel Antonio Muñoz Palacios, vicedirettore del Servizio di intelligence bolivariano.
  • Elio Ramón Estrada Paredes, comandante della Guardia Nazionale Bolivariana.
  • Asdrúbal José Brito Hernández, direttore del dipartimento di investigazione criminale della direzione generale del controspionaggio militare.
  • Domingo Antonio Hernández Lárez, Comandante operativo strategico delle Forze armate nazionali bolivariane.

Nel contesto delle relazioni politiche tra Unione Europea e Venezuela, le recenti misure adottate dal blocco europeo non hanno né inasprito né allentato le sanzioni esistenti. Nonostante il recente insediamento di Nicolás Maduro per un nuovo mandato presidenziale, le disposizioni restrittive dell’UE sono rimaste invariate, il che implica che, in termini pratici, non vi è stato alcun cambiamento significativo nella posizione di Bruxelles nei confronti del governo venezuelano.
Il blocco europeo ha ribadito la propria posizione sulla legittimità democratica dell’amministrazione Maduro, sottolineando il mancato riconoscimento del processo elettorale che ha portato alla sua investitura. Tuttavia, a differenza di altri attori internazionali, l’UE ha optato per una strategia di moderazione e cautela, evitando misure che avrebbero esplicitamente appoggiato l’opposizione. A questo proposito, non sono stati compiuti passi concreti verso il riconoscimento di Edmundo González Urrutia come presidente eletto.
Affinché Bruxelles riconosca ufficialmente González come legittimo capo di Stato del Venezuela, i leader degli Stati membri dell’UE devono raggiungere un consenso sulla questione. Tuttavia, nell’attuale panorama politico europeo, raggiungere tale unanimità appare un compito complesso, data la diversità di posizioni e priorità tra i paesi dell’UE. Ciononostante, questa possibilità non può essere esclusa in futuro, soprattutto se l’Unione decidesse di sfruttare il riconoscimento di González come ulteriore strumento di pressione politica su Caracas.
In conclusione, le recenti azioni dell’UE riflettono una posizione di continuità nella sua politica nei confronti del Venezuela. Mentre l’Unione continua a negare legittimità al governo di Maduro, si è anche astenuta dall’adottare misure concrete per riconoscere l’opposizione come alternativa istituzionale. In questo contesto, l’evoluzione della politica europea dipenderà in larga misura dalle dinamiche interne dell’Unione e dai potenziali cambiamenti sia all’interno del Venezuela che nel più ampio scenario geopolitico.

Posizione ONU e impatto umanitario

Esperti ONU e organismi per i diritti umani hanno criticato le sanzioni unilaterali più dure (in particolare quelle USA) quando si traducono in restrizioni su beni essenziali, definendole potenzialmente contrarie al diritto internazionale se colpiscono la popolazione.​

Allo stesso tempo, missioni di inchiesta ONU hanno documentato gravi violazioni da parte delle autorità venezuelane, mantenendo il focus sulla responsabilità interna del governo per la crisi dei diritti umani ed economica.​

Quadro attuale (inizio 2026)

Le sanzioni USA restano ampie, legate per lo più a ordini esecutivi che l’amministrazione in carica può irrigidire o allentare, e si intrecciano con un’escalation militare e navale nella regione contestata da vari attori internazionali.​
Le sanzioni UE, più mirate su armi e individui, sono state recentemente prorogate, mentre il governo Maduro le definisce “ostilità illegittima” e tenta di aggirarle tramite nuovi partner economici e reti di commercio del petrolio.​
Come visto più sopra, dal 2015 al 2026 le sanzioni contro il Venezuela si sono intensificate e stratificate, soprattutto da parte di USA e UE, passando da misure mirate su individui a restrizioni estese su finanza e petrolio.​

2015–2016

  • 2015: Obama firma l’ordine esecutivo 13692, dichiara il Venezuela “minaccia alla sicurezza nazionale” e congela beni/visti di 7 alti funzionari accusati di repressione e violazioni dei diritti umani.​
  • 2016: il quadro USA resta centrato su sanzioni individuali (asset freeze, travel ban) contro funzionari e militari legati alla repressione, senza ancora grandi misure settoriali.​

2017–2018

  • 2017 (USA): con Trump arrivano le prime grandi sanzioni finanziarie: divieto di acquistare nuovo debito sovrano e di PDVSA sui mercati USA, limitazioni al rifinanziamento e sanzioni personali su giudici del TSJ e membri dell’Assemblea Costituente.​
  • 2017 (UE): l’UE adotta embargo sulle armi e materiale di repressione e avvia regime di sanzioni mirate (congelamento beni e divieto di viaggio) contro responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.​
  • 2018 (USA): ampliamento delle sanzioni finanziarie, divieto di comprare nuovo debito venezuelano e di partecipare a operazioni sul debito esistente; Maduro e figure chiave vengono formalmente inseriti nelle liste USA.​
  • 2018 (UE): rinnovo annuale delle misure europee per il deterioramento di democrazia, stato di diritto e diritti umani.​

2019–2020

  • 2019 (USA): graduale stretta fino a un vero e proprio embargo petrolifero; blocco degli asset del governo venezuelano sotto giurisdizione USA, sanzioni secondarie su imprese estere che aiutano PDVSA a eludere le restrizioni.​
  • 2019 (ONU): l’Alto Commissario ONU per i diritti umani segnala che le sanzioni ampliano gli effetti della crisi economica, aggravando carenze di cibo e medicine.​
  • 2020 (USA): prosecuzione di sanzioni contro compagnie di shipping, trader e intermediari che partecipano a esportazioni petrolifere “in nero”, consolidando il regime di massima pressione.​
  • 2020 (UE): ulteriore rinnovo annuale del regime UE, con qualche nuovo nominativo nelle liste di persone sanzionate.​

2021–2023

  • 2021: confronto acceso in sede ONU su impatto umanitario delle sanzioni; relazioni di relatori speciali parlano di effetti “devastanti” sulla popolazione, pur ribadendo le responsabilità del governo Maduro.​
  • 2022: gli USA mantengono il quadro di sanzioni “massime”, pur aprendo marginali spazi di licenze specifiche (ad es. per scambi umanitari e alcune operazioni energetiche controllate).​
  • 2023: modesti allentamenti tattici delle sanzioni petrolifere statunitensi per favorire alcuni flussi di export e dialogo politico, ma la struttura principale delle restrizioni resta in vigore.​

2024–inizio 2025

  • 2024 (UE): il Consiglio UE proroga le misure sino al 10 gennaio 2025 invece di un anno intero, come segnale legato alle presidenziali venezuelane del luglio 2024; alcune restrizioni su singole persone vengono momentaneamente sospese.​
  • 2024 (USA): nessun smantellamento strutturale; le sanzioni restano leva centrale nella gestione della crisi e dei negoziati, con aggiustamenti di licenze e deroghe settoriali limitate.​
  • Gennaio 2025 (UE): dopo elezioni considerate irregolari e la nuova inaugurazione di Maduro, l’UE reintroduce restrizioni rimosse nel 2024, sanziona altri 15 individui e proroga il regime fino al 10 gennaio 2026.​

Fine 2025–2026

  • Dicembre 2025 (UE): nuovo prolungamento delle misure UE fino al 10 gennaio 2027, motivato da “azioni persistenti che minano democrazia e stato di diritto” e dalla repressione successiva alle elezioni del 2024; in totale circa 69 persone colpite da divieti di viaggio e congelamento beni.​
  • 2025 (USA): gli USA mantengono il regime di sanzioni ampio; in parallelo si registra un’escalation militare e navale nella regione, che si intreccia con il quadro sanzionatorio e suscita crescenti critiche in sede ONU.​
  • Inizio 2026: il regime combinato di sanzioni (USA, UE, Regno Unito, Canada, ecc.) rimane in vigore e continua a rappresentare uno degli strumenti centrali di pressione internazionale sul Venezuela, mentre al Consiglio di Sicurezza e nel sistema ONU aumentano le contestazioni sulle conseguenze umanitarie e sulla legalità di alcune misure unilaterali.​

Le sanzioni internazionali contro il Venezuela, in particolare quelle degli Stati Uniti dal 2015, hanno rappresentato un caso emblematico di strumento di pressione economica e politica con impatti misurabili su indicatori socio‑economici come l’Indice di Sviluppo Umano (HDI), la salute pubblica e l’economia. L’ analisi, basata su fonti UNDP, ONU, WHO, studi accademici (CEPR, Brookings, Lancet) e rapporti governativi USA (CRS, OFAC), traccia l’evoluzione delle misure restrittive, il loro intreccio con le strategie diplomatiche delle diverse amministrazioni USA e gli effetti sul Venezuela, distinguendo cause strutturali da quelle attribuibili alle sanzioni.​

Evoluzione delle sanzioni USA per amministrazione

Le politiche sanzionatorie si sono evolute da misure mirate (Obama) a embargo settoriale (Trump 1), negoziato condizionato (Biden) e massima pressione con componente militare (Trump 2). Di seguito una tabella sintetica:

PeriodoOperazioni militariAzioni economicheObiettivi/Conseguenze
Obama (fino a inizio 2017)Pressione multilaterale in OSA e ONU, appelli su diritti umani.​Sanzioni individuali con EO 13692 (2015): blocco beni e visti per 7 funzionari.​Contenere abusi senza guerra economica.
Trump 1 (2017–2021)Riconoscimento Guaidó, coalizione anti‑Maduro (Lima, UE).​Embargo finanziario (EO 13808/13850) e petrolifero: sanzioni PDVSA (gennaio 2019, 7 mld$ asset congelati).​Cambio di regime.
Biden (2021–inizio 2025)Accordi Barbados, contatti con opposizione e governo.​Licenze mirate (Chevron 2022–2024) come incentivo per elezioni 2024.​Elezioni competitive e aperture umanitarie.
Trump 2 (dal 2025)Southern Spear, cattura Maduro (2026)Revoca licenze Chevron (2025), sanzioni su famiglia Maduro e petroliere (dicembre 2025)Controllo risorse e transizione gestita da USA

Impatti sull’HDI e componenti chiave

L’HDI venezuelano è crollato da 0.767 (2015, alto sviluppo) a ~0.69 (2020–2023, medio), con calo del 10–15% attribuibile a combinazione di crisi petrolifera (2014), politiche interne e sanzioni dal 2017.​

  • Salute (aspettativa di vita): calo da 74 a 71.2 anni (2000–2023); +31–44% mortalità infantile (2016–2018), triplo mortalità materna; 40.000–100.000 morti evitabili post‑2017 per carenze medicine (90% ospedali), stimati da ONU e Lancet.​
  • Istruzione: stagnazione, accesso scolastico peggiorato per malnutrizione e migrazione (5+ mln esuli).
  • Reddito (GNI pro capite): -71% PIL (2012–2020), entrate PDVSA -90% post‑2019; povertà estrema al 96% (2019).​

Nessun impatto le sanzioni hanno avuto sull’HDI USA (0.920 a 0.927, 2015–2025), stabile grazie a crescita economica.​
Mentre il governo Maduro attribuisce il 100% del collasso alle sanzioni, analisi indipendenti (Brookings, CEPR) distinguono: declino pre‑2017 da prezzi petrolio e iperinflazione; sanzioni aggravanti dal 2019 (taglio import medicine da 11 mld$ a 2,5 mld$). Critiche ONU (Relatrice Douhan) parlano di effetti “devastanti” sulla popolazione; l’UE mantiene sanzioni mirate; Russia e Cina contestano legalità multilaterale.​
Si evidenzia, pertanto, come le sanzioni abbiano funzionato da amplificatore di una crisi preesistente, con effetti umanitari sproporzionati sul piano sanitario, senza però determinare un cambio di regime fino all’intervento militare del 2026.
L’andamento dell’Indice di Sviluppo Umano (HDI) in Venezuela dal 1990 riflette cicli di crescita e declino legati a prezzi del petrolio, politiche economiche e crisi successive, con un picco sotto Chávez (boom petrolifero) e crollo prolungato sotto Maduro. I dati UNDP mostrano un aumento da 0.634 (1990) a 0.767 (2015), poi calo a 0.691 (2020–2021), con lieve ripresa recente a 0.705 (2023).​

Tabella HDI correlato a governi (1990–2023)

AnnoHDIPresidente
19900.634Carlos Andrés Pérez / Ramón José Velásquez / Rafael Caldera
19950.668Rafael Caldera
20000.691Hugo Chávez
20050.736Hugo Chávez
20100.760Hugo Chávez
20150.767Nicolás Maduro
20160.759Nicolás Maduro
20170.746Nicolás Maduro
20180.733Nicolás Maduro
20190.711Nicolás Maduro
20200.691Nicolás Maduro
20210.691Nicolás Maduro
20220.699Nicolás Maduro
20230.705Nicolás Maduro

L’andamento dell’HDI rispecchia i risultati delle politiche implementate dai vari governi, come di seguito sintetizzato.

Governi pre‑Chávez, Pérez e Caldera (1990–1998): crescita moderata tra instabilità e riforme

Durante gli anni dei governi guidati da Carlos Andrés Pérez e Rafael Caldera, l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) del Venezuela ha registrato un aumento da 0,634 a 0,668, pari a una crescita del 5%. Questo progresso si è verificato in un contesto segnato da una marcata instabilità politica, evidenziata dall’impeachment di Pérez e dalla grave crisi bancaria del 1994, che hanno minato la fiducia nelle istituzioni e nella solidità dell’economia nazionale.
Nonostante queste difficoltà interne, il periodo ha beneficiato di un quadro internazionale favorevole, grazie alla stabilità dei prezzi del petrolio, mantenutisi tra i 20 e i 25 dollari al barile. Tale stabilità ha rappresentato un fattore chiave per il sostegno all’economia venezuelana, fortemente dipendente dalle esportazioni petrolifere.
Parallelamente, sono state avviate riforme neoliberiste che, pur senza invertire completamente le tendenze negative, hanno contribuito a limitare il declino economico e sociale. Queste politiche hanno permesso di mantenere una certa resilienza, attenuando l’impatto delle crisi e sostenendo il moderato miglioramento dell’HDI nel corso degli anni Novanta.

Governo Chávez (1999–2013): picco massimo

Durante la presidenza di Hugo Chávez, l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) del Venezuela ha raggiunto il suo massimo storico, attestandosi a 0.767, con un incremento dell’11% rispetto al 1999. Questo periodo di crescita è stato sostenuto da un vero e proprio boom petrolifero, con i prezzi del greggio che sono passati dai circa 20 dollari al barile del 1999 fino a superare i 100 dollari tra il 2008 e il 2013. L’aumento delle entrate derivanti dal petrolio ha permesso al governo di finanziare su larga scala le Missioni Bolivariane, programmi sociali rivolti principalmente alla salute e all’istruzione.
Tra gli interventi più significativi figura il programma Barrio Adentro, che ha contribuito a ridurre la mortalità infantile del 50%. In ambito educativo, iniziative come “Milagros” hanno incrementato l’accesso all’istruzione. Grazie a queste politiche, in pochi anni la povertà si è dimezzata, con una riduzione delle disparità e una maggiore inclusione sociale.
Tuttavia, questa fase di prosperità presentava dei limiti strutturali. L’economia venezuelana risultava fortemente dipendente dal settore petrolifero, che rappresentava il 95% delle esportazioni nazionali. Inoltre, l’inflazione e l’accumulo di debito pubblico sono cresciuti costantemente, esponendo il Paese a notevoli vulnerabilità. Queste criticità si sarebbero manifestate in modo drammatico con il crollo dei prezzi del petrolio a partire dal 2014, segnando la fine del ciclo espansivo e l’inizio di una fase di crisi sociale ed economica.

Maduro (dal 2013): crollo e stagnazione

Con l’avvento della presidenza di Nicolás Maduro a partire dal 2013, il Venezuela ha attraversato una fase di profondo deterioramento economico e sociale. L’Indice di Sviluppo Umano (HDI), che nel periodo precedente aveva raggiunto il massimo storico di 0.767, ha subito una drastica riduzione, scendendo dell’8% fino a 0.691. Questo calo è strettamente correlato al crollo dei prezzi del petrolio avvenuto nel 2014, quando il valore del barile è precipitato al di sotto dei 50 dollari, privando il Paese della principale fonte di entrate.
Le politiche economiche adottate dal governo, tra cui i controlli sui prezzi e le nazionalizzazioni, hanno ulteriormente aggravato la situazione. Queste misure hanno innescato un processo di iperinflazione senza precedenti, che nel 2018 ha raggiunto livelli superiori al milione per cento. L’impatto di questa crisi si è riflesso in una contrazione drammatica del Prodotto Interno Lordo (PIL), che tra il 2013 e il 2021 si è ridotto del 75%.
A partire dal 2017, l’introduzione di sanzioni finanziarie da parte degli Stati Uniti, e successivamente le restrizioni imposte nel 2019 alla compagnia petrolifera statale PDVSA, hanno tagliato del 90% le entrate petrolifere venezuelane. Queste restrizioni hanno ulteriormente aggravato la crisi, rendendo più difficoltoso l’approvvigionamento di medicinali e generi alimentari.
Le condizioni di vita della popolazione sono peggiorate sensibilmente: la mortalità infantile è aumentata tra il 30% e il 44%, mentre l’aspettativa di vita si è ridotta di 2–3 anni. Tali indicatori evidenziano l’impatto devastante della crisi sulla salute pubblica e sul benessere sociale.
A partire dal 2021, si è osservato un parziale recupero grazie alla risalita dei prezzi del petrolio e ad alcuni allentamenti delle sanzioni da parte degli Stati Uniti, come le licenze concesse alla Chevron. Questi fattori hanno favorito una crescita annua del PIL compresa tra il 5% e l’8% e un lieve miglioramento dell’HDI, che nel 2023 è risalito a 0.705.
Nonostante alcuni segnali positivi di ripresa economica registrati dal 2021, il Venezuela si trova ancora immerso in una situazione di estrema difficoltà sociale. Uno degli aspetti più allarmanti è la diffusione della povertà estrema, che coinvolge oltre l’80% della popolazione. Questa condizione testimonia il profondo impatto della crisi economica degli anni precedenti e la difficoltà per ampie fasce della società nel soddisfare i bisogni fondamentali.
Parallelamente, il paese è stato teatro di una delle più grandi diaspore dell’America Latina. Oltre 7 milioni di venezuelani hanno lasciato la propria terra natale negli ultimi anni, spinti dalla ricerca di migliori condizioni di vita e dalla necessità di sfuggire alle difficoltà economiche e sociali. Questa emigrazione di massa ha inciso significativamente sulla struttura demografica del Venezuela e rappresenta una delle conseguenze più evidenti della crisi.

Paola Boffo

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