editoriali

Il movimento moltiplica: gioia, gioventù e lotta!

di Gianluca
Schiavon

È stato approvato con 163 voti alla Camera il disegno di conversione del decreto-legge n.48 entrato in vigore lo scorso 11 aprile. Si tratta del famigerato decreto sicurezza, figlio del disegno di legge sicurezza, autentica summa di populismo reazionario. Avevamo, infatti, da subito denunciato come in spregio assoluto dell’articolo 77 della Costituzione il Governo Meloni adottava l’ennesimo decreto-legge in tema di sicurezza nel quale avrebbe riformato l’ordinamento penitenziario, introdotto nuovi reati e aggravanti e garantito la impunità per la polizia che non rispetta le norme. Ora anche un ramo del Parlamento avalla un provvedimento eversivo per il merito e increscioso nel metodo per la trasformazione di un atto di iniziativa legislativa ordinaria in un decreto-legge, assimilando politiche repressive crimimogene discusse in Parlamento da oltre un anno e mezzo a “casi straordinari di necessità e urgenza”. Antigone, per la ennesima volta, ha denunciato, mentre la maggioranza approvava il decreto, la vera urgenza del sistema penale: il trattamento delle detenute e dei detenuti, con un sovraffollamento del 133%, e le tragedie dei suicidi, con il numero record di 91 nel 2024. Basti per suffragare questa affermazione una sola citazione del rapporto annuale Senza respiro: “Al 30 aprile 2025 erano 62.445 le persone detenute nelle carceri italiane, 164 in più del mese precedente. Se si pensa che le nostre carceri hanno una capienza media di circa 300 posti, significa che la popolazione detenuta sta crescendo dell’equivalente di un nuovo carcere ogni due mesi, un dato esorbitante per poter pensare di rispondere con una qualunque strategia di edilizia penitenziaria”.

Nel merito del decreto, e prima del ddl, abbiamo scritto molto e molto manifestato come Rete militanti di associazioni democratiche, di movimenti studenteschi, di lotta per lo stato sociale, antiprobizionisti. Ancora una volta è il momento di non disperdere le forze, di tenere insieme la generosità delle compagne e dei compagni che lunedì 26, all’inizio della discussione parlamentare, hanno subito le cariche in piazza Barberini con un movimento vasto, potenzialmente maggioritario fatto di magistrati e penalisti, di produttori e commercianti di cannabis sativa, di tante altre e tanti altri.

La risposta sabato è stata più che incoraggiante non solo per la quantità di persone presenti nel corteo affaticato dalla calura pre-estiva, ma per la qualità dei soggetti sociali in campo. Colpisce la presenza di giovani e giovanissimi come testimonia plasticamente lo sguardo attento e fiero della giovane militante del Labas, con le braccia aperte e le mani strette alle compagne, ritratta nella foto della prima de “il manifesto” di domenica. La contestazione generazionale è partita, comprensibilmente, dalle norme contro le contestazioni non violente, ma colorate, degli eco-attivisti e dalla critica e dalla norma che avrebbe obbligato sia le pubbliche amministrazioni in generale, sia le università, in particolare, a collaborare con i servizi segreti. La forte opposizione a quest’ultimo obbrobrio giuridico ha portato alla sua cancellazione nel decreto.

Partendo dalla contestazione generazionale si pone incombente l’obbligo di creare la contestazione generale espandendo il dissenso e disseminando la protesta contro una campagna infinita di paura, e quindi di odio, non solo del diverso, di chi non accetta i soprusi, dello straniero, ma anche dello ‘sfigato’, la persona che l’individualismo proprietario ha spinto ai margini della metropoli, fuori dal mercato del lavoro, della casa.

Contestazione generale che parta dalla difesa della Charta costituzionale presto stravolta anche in altre parti: con la separazione delle carriere, che trasforma i PM in superpoliziotti, con il premierato, ricomparso alla discussione parlamentare, con le ennesime leggi elettorali ipermaggioritarie, che spingono ad abbandonare il campo della rappresentanza istituzionale. Va attaccato il plusvalore politico della maggioranza parlamentare, nella piena e immediata esecutività ordinativa dell’azione dello Stato con la sua incidenza materiale su interessi e processi economico-sociali. Contrapponendo la nuova energia sprigionata sabato all’energia politica che questa forza reazionaria esprime come contenuto ordinativo nel processo della sua azione. Contestazione generale alla guerra globale permanente che fa strame del diritto internazionale pubblico e afferma un processo costituente della sopraffazione in cui neoliberismo e finanziarizzazione, persa senza appello la battaglia con il consenso, tentano di salvarsi.

È evidente che la piazza di sabato è stato il migliore dei modi per difendere, non solo festeggiare, la Repubblica nata il 2 giugno. La riuscita del corteo, che poco può influenzare il voto finale del Senato, ha creato, tuttavia, i presupposti per riempire le piazze per lungo tempo a cominciare dal 21 giugno, in cui si riunirà la piazza dell’altra Europa. La piazza contro l’autoritarismo degli Stati europei, dall’Ungheria alla Polonia, e la piazza del movimento che non accetta il riarmo come estrema strenua difesa della civilizzazione superiore, quella occidentale. La piazza contro ogni riarmo: da parte delle autocrazie, delle tecnoautocrazie e delle democrazie incompiute.

Il corteo di sabato ha, infine, contribuito a costituire la piazza contro i genocidi: a cominciare da quello del popolo palestinese. Nessun opportunismo d’accatto può farci sfuggire la necessità di moltiplicare le manifestazioni per il ritiro immediato non solo da Gaza devastata dall’IDF, ma anche dalla Cisgiordania invasa dai coloni. Noi il 21 giugno sosterremo un obiettivo più ambizioso: il nuovo patto per l’affermazione sia di una Palestina libera dai suoi oppressori interni ed esterni sia di un Israele nel quale sia cancellato l’apartheid.

Alla cupezza della fase possiamo contrapporre la gioia della soggettivazione nelle lotte animate non più solo da noi comunist@ nella Sinistra europea.

Gianluca Schiavon

Articolo precedente
Le radici ebraiche dell’antisionismo
Articolo successivo
Pensare in grande

1 Commento. Nuovo commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.