Il governatore Solinas, le discoteche ed il Covid. Un colpo di caldo?

di Enrico
Lobina

Ai primi di agosto, in Sardegna ed in Italia, i contagi da COVID 19 erano bassi. Le persone andavano al mare, con un distanziamento formale, ma senza gravi conseguenze nel caso in cui non venissero rispettate le norme sul distanziamento fisico. Così si pensava.

Molti, inconsciamente o apertamente, ricacciavano la possibilità di una seconda ondata autunnale.   

Il governo Conte, dopo avere orgiasticamente utilizzato lo strumento dei DPCM (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri), tentennava. 

Dava libertà alla regioni in materia di discoteche. 

Il governatore Solinas, eletto a furor di popolo nel febbraio 2019, e con grande cavallo di battaglia la lotta avversa alla controriforma sanitaria del “centrosinistra”, tentennava anche lui. 

Nei tentennamenti e nelle giravolte agivano pressioni economiche più o meno forti, più o meno vicine, più o meno legittime, più o meno legate al malaffare. 

In mezzo a tutto questo, prepotentemente in questo autunno (sino ai 21 “parametri” dei giorni scorsi) ma già dall’estate, si ergono i “comitati scientifici”. Le scelte si “delegano” alla tecnica, ma sino a quando?

Iva Cavicchi ha magistralmente discusso il rapporto dialettico tra “evidenze scientifiche” e “libertà”, e ad esso rimandiamo. 

Succede che sindacalisti, consiglieri regionali, giornalisti, tutti con base in Sardegna, in questi mesi facciano richieste di accesso agli atti in relazione ai pareri del CTS (Comitato Tecnico Scientifico) sardo, e non ricevano alcuna risposta. ALCUNA RISPOSTA. 

La magistratura è muta, silente, non vede e non agisce.

Lo fa quando si parla del tema a Report. Un giornalista con mezzi e capacità fa il suo lavoro, e denuncia l’opacità della operazione “discoteche aperte” dell’11 agosto 2020, e cioè il permesso accordato ad una manciata di discoteche di organizzare feste ultracostose. Il settore del turismo ne uscirà distrutto, perché la stagione finirà anzitempo. 

Un consigliere regionale addirittura arriva a dire ciò che ogni sardo sostanzialmente sa: i consiglieri regionali e gli assessori si fanno tirare la giacchetta da chi ha il potere economico. 

A quel punto la magistratura si sveglia, con un PM che mi pare sia lo stesso della fantastica “operazione Arcadia” (quella che ha distrutto il movimento indipendentista sardo), la quale si è risolta in una enorme bufala. 

Il problema è il parere del CTS sardo inesistente, ridotto ad una mail equivoca di un solo componente?

Dal punto di vista formale forse si: se la stessa magistratura avrà voglia e coraggio di chiedere l’imputazione di falso ideologico verso il Presidente della Regione ed i componenti del CTS coinvolti, ne potrebbe uscire vincitrice. 

Dal punto di vista sostanziale, il parere del CTS sardo non è il problema. 

Dove sono gli errori, gli sbagli, le responsabilità storiche che hanno fatto da presupposto alla strage che viviamo, in Sardegna e non solo?

Sono in comportamenti, consapevoli o semplicemente riflessi condizionati, affermatisi nel breve, medio e lungo periodo, che hanno luogo a Cagliari, Roma e Bruxelles. 

La Regione Autonoma della Sardegna, istituzione nata nel 1949, non è estranea a tutto questo. E’, al contrario, il luogo in cui la classe dirigente sarda, sostanzialmente priva di una borghesia produttiva, si riproduce legandosi a potentati economici, sostanzialmente esterni, i quali hanno bisogno del “territorio Sardegna” per produrre il plusvalore da cui ricavano profitto, in alcuni casi un profitto di enorme portata. 

Il caso più eclatante è la Saras, la più grande raffineria d’Europa, di cui non conosciamo esattamente i margini di profitto, da quanto sono alti. 

Poi ci sono le basi militari, tra cui il più grande poligono d’Europa, fiore all’occhiello del Ministero della Difesa Spa, che regala, per sicurezza, sempre un sottosegretariato ad un sardo. 

La filiera turistica è anch’essa creatrice di plusvalore e profitto. 

Perché non aiutarla, magari maldestramente?

Il rapporto clientelare con l’elettorato, che si conosce “uno ad uno”, permette poi il riprodursi elettoralmente di questo blocco storico che, senza una inversione di rotta, porterà alla scomparsa demografica del popolo sardo durante il XXI secolo. 

Antonio Gramsci, di cui si conosce sempre troppo poco quello che scriveva e pensava sulla Sardegna,  ha scritto di “riforma economico e morale”. L’alternanza (centrodestra-centrosinistra) che la Regione Autonoma della Sardegna ha conosciuto negli ultimi 23 anni è esattamente il suo contrario. E’ lo stagno paludoso, che nulla muove e tutto inacidisce. 

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