Le forze a sinistra del PSOE si stanno muovendo per affrontare la cruciale scadenza elettorale del prossimo anno che vedrà il rinnovo del Parlamento nazionale. Attualmente i sondaggi danno in vantaggio il Partito Popolare (destra ultraconservatrice) col 30-32%, seguito dai socialisti del primo ministro Sanchez che hanno almeno 5 punti di svantaggio, l’estrema destra xenofoba di Vox è vicina al 20%, la sinistra di Sumar oscilla tra il 5 e il 7% e Podemos attorno al 4%. In termini di seggi tutta la destra ne avrebbe almeno 200, largamente sopra la maggioranza necessaria di 176.
Di fronte a questa prospettiva, Pablo Iglesias, fondatore ed ex segretario generale di Podemos che ora anima Canal Red, ha dichiarato in un’intervista alla tv catalana che molta gente è terrorizzata dalla prospettiva di un governo PP-Vox, con l’eventualità che il leader dell’estrema destra Santiago Abascal conquisti il Ministero degli Interni. Per Iglesias è possibile che ci sia una qualche pressione affinché i socialisti sostengano un monocolore della destra tradizionale per evitare l’arrivo di Vox al potere, ma lo ritiene improbabile. Lo spostamento a destra degli equilibri globali e nazionali e l’avvicinamento tra i due partiti della destra sembrano destinati a superare i possibili ostacoli che ancora rendono difficile la convergenza tra PP e Vox. Figure di primo piano del PP, come la Presidente della Comunità di Madrid, Isabel Ayuso, che ha appena attribuito un’onorificenza a Trump, sono sempre più allineati alle posizioni neofasciste.
Il governo Sanchez può presentare un bilancio positivo su alcune questioni, tra le ultime l’aumento del salario minimo e la regolarizzazione di un consistente numero di immigrati e sul piano internazionale lìaver assunto posizioni più critiche verso Israele e verso lo strapotere dei proprietari USA delle reti social. Scelte effettuate in parte per convinzione e in parte per la presenza in coalizione di forze della sinistra radicale.
Questo orientamento di Sanchez, che si può considerare un riallineamento su posizioni socialdemocratiche rispetto alla precedente fase del neoliberismo progressista, trova sempre una notevole avversione all’interno del suo partito. I nostalgici della “terza via” e della convergenza al centro non hanno ancora compreso che i margini di consenso per le loro politiche si sono drasticamente ridotti.
Alcune misure sociali più avanzate, ad esempio sulla questione della casa per spostare i rapporti di forza un po’ più a favore degli inquilini rispetto alle proprietà immobiliari, hanno trovato l’ostacolo finora insormontabile dell’opposizione del partito della borghesia catalana Junts, senza il quale non esiste maggioranza in Parlamento.
I socialisti sono stati anche colpiti da una serie di scandali che hanno travolto uomini di primo piano e molto vicini allo stesso Sanchez. Il calcolo del vertice socialista è che l’allontanamento di una parte dei loro elettori verso l’astensione che si registra nelle elezioni autonomiche, sia recuperato al momento del voto politico, quando prevarrà il desiderio di frenare l’ascesa della destra.
In questo quadro la sinistra a sinistra del PSOE deve nuovamente ricostruire la propria unità e trovare una proposta convincente per le elezioni. Ormai da decenni è in atto una sorta di lavoro di Sisifo, per il quale arrivati a definire un contenitore unitario, questo ha poi iniziato a sfaldarsi. Per molto tempo Izquierda Unida è stato il riferimento nel quale sono confluiti i comunisti e altre forze di sinistra. La nascita di Podemos ha alterato questo contesto unitario. La conflittualità iniziale è stata poi superata dando vita a Unidos (poi Unidas) Podemos, nel quale confluivano anche movimenti a dimensione locale.
Un ulteriore processo di frammentazione ha portato alla nascita, in vista delle precedenti elezioni politiche del 2023, di Sumar, sotto la leadership di Yolanda Diaz, attuale Ministra del lavoro. In questa coalizione erano confluiti ben 15 formazioni politiche, molte di portata locale. I rapporti con Podemos, comunque difficili, si sono rapidamente trasformati in scontro aperto, soprattutto nei confronti di Yolanda Diaz. Le è stato rimproverato di avere messo il veto ad Irene Montero, leader di Podemos, e di avere avviato una iniziativa tesa ad emarginare questo partito, oltre che di essere eccessivamente allineata con il PSOE.
Se queste accuse possono essere considerate eccessive, sicuramente errori sono stati commessi. Tra questi, quello di trasformare Sumar da coalizione a soggetto politico autonomo, con il risultato che una operazione finalizzata ad unire ha portato ad un’ulteriore frammentazione.
Ora il problema per la sinistra è duplice: ricostruire uno strumento unitario e contemporaneamente ridefinire un progetto politico che non si accontenti solo del, pur necessario, sentimento antifascista o della rivendicazione di ciò che è stato fatto al Governo.
La scorsa settimana si sono svolte due iniziative, tra loro in verità non convergenti, per definire una proposta unitaria. La prima è stata promossa da Gabriel Rufian, parlamentare dello storico partito catalanista Esquerra Republicana (ERC) e Emilio Delgado di Mas Madrid. Rufian è un brillante oratore ed è diventato molto popolare nelle reti sociali. Ha proposto una intesa di tutti i partiti a sinistra del PSOE per convergere sulla formazione più forte al fine di far pesare al massimo i voti ottenuti in termini di ripartizione di seggi.
Il sistema elettorale spagnolo applica il principio proporzionale a livello territoriale e non prevede il recupero dei resti a livello nazionale. Laddove il numero dei seggi attribuiti è piccolo, le formazioni minori vengono escluse dalla ripartizione. La frammentazione tra liste diverse rende ancora più difficile accedere ai seggi e con la presenza di Vox, che nei sondaggi ha il doppio delle preferenze della sinistra radicale, il rischio di disperdere molti voti è reale.
L’appello di Rufian all’unità ha certamente sollevato un’eco positiva ma si è subito scontrato con molti ostacoli. Lo stesso partito di cui fa parte, l’ERC, non condivide la proposta. Né sono state preventivamente coinvolte le altre formazioni politiche di sinistra. Diversi media hanno provato a verificare l’effetto concreto dell’idea di Rufian sulla ripartizione dei seggi, sia usando i dati del voto del 2023 sia provando ad applicare le indicazioni che emergono dai sondaggi. Si è visto che gli spostamenti non sarebbero tali da cambiare significativamente l’esito del voto anche perché parte dei seggi guadagnati sarebbero sottratti al PSOE e non alla destra. Inoltre difficile prevedere se questa convergenza possa avere un impatto mobilitante sull’elettorato o al contrario farebbe emergere divisioni e contrasti in qualche caso molto radicati tra i sostenitori di partiti statali e quelli delle “nazioni senza Stato” (Galizia, Euzkadi, Catalogna).
Più concreta, ma ancora insufficiente, l’altra iniziativa messa in campo sabato 21 febbraio, al Circulo de Bellas Arte di Madrid, da Izquierda Unida, Mas Madrid, Comuns e Movimento Sumar. Superiore alle aspettative la partecipazione all’incontro, al quale hanno assistito i leader sindacali di Comisiones Obreras e UGT, Unai Sordo e Pepe Alvarez, oltre che esponenti di altri partiti come Compromis, ERC e Bildu.
“Tutti gli interventi – ha scritto Mundo Obrero – hanno chiarito che questo evento era solo il punto di partenza e auspicavano l’adesione di altre forze politiche, organizzazioni e singoli individui, persone che forse non vogliono far parte di un partito ma che desiderano essere attive in “questo movimento di trasformazione”, come definito dal coordinatore generale di Izquierda Unida, Antonio Maillo”.
In politica, ha dichiarato Maillo “si può desiderare lo stato dei nostri ideali in cui vorremmo trovarci e gestirci” ma la realtà è quella che è, ed è ciò su cui dobbiamo agire. E in questa realtà, c’è un fascismo che dilaga in Europa e nel mondo, che può essere affrontato solo attraverso l’unità. “Il fascismo e l’autoritarismo – riferisce ancora Mundo Obrero – non si combattono instillando paura e dicendo che il lupo sta arrivando, ha continuato, si combattono attaccando le cause della disuguaglianza che portano persone che non dovrebbero essere alleate con l’estrema destra ad allearsi con essa per disperazione”.
Per il Coordinatore di Izquierda Unida occorrono “riforme strutturali” tra cui quella della magistratura e delle forze di sicurezza, dove l’estrema destra si è pericolosamente infiltrata. Servono politiche coraggiose anche nell’edilizia popolare, nella sanità pubblica e nell’istruzione, consapevoli che ciò comporta uno scontro con settori molto potenti che non vogliono perdere i loro profitti miliardari.
La rappresentante del Movimento Sumar, Lara Hernandez, ha segnalato la necessità di evitare una leadership iper-concentrata, problema che, senza che sia nominata, si è posto inizialmente con il ruolo di Yolanda Diaz. La Ministra della Salute, Monica Garcia, di Mas Madrid ha elogiato le politiche e i risultati ottenuti dalla Ministra del Lavoro, con la quale resta aperta la definizione dei rapporti con la nuova iniziativa politica.
Resta aperta, ma per nulla scontata, la convergenza con Podemos. Il portavoce del Partito, Pablo Fernandez, ha dichiarato che le iniziative di Rufian e della nuova coalizione (per ora senza nome) dimostrano che in Spagna c’è voglia di sinistra. “Il partito di Ione Belarra – scrive El Diario – che finora si è smarcato da qualsiasi alleanza promossa da Yolanda Diaz, ha moderato questo lunedì le sue critiche verso la nuova coalizione che si sta creando tra questi partiti, benché abbia difeso l’idea che l’importante non è il “chi”, quanto il “per che cosa”, un riferimento alla necessità che la sinistra si concentri sui compiti politici e sulla costruzione di un progetto forte”. Ione Belarra ha definito questo progetto come alternativo e differente da quello del PSOE ma, per impegnare tutta la forza contro la destra e l’estrema destra, allora si può contare con Podemos.
Questo dibattito dovrà tener conto di alcuni segnali negativi presenti nella società, indicati da alcune inchieste pubblicate da El Pais, dalle quali risulta uno spostamento a destra importante tra le nuove generazioni. Tra i giovani maschi cresce anche una reazione al femminismo, cavalcata e alimentata dalla destra stessa. Ione Belarra ha sottolineato che se si vuole colpevolizzare il femminismo, le persone migranti e il collettivo LGTBIQA+ dell’ascesa dell’estrema destra, allora Podemos non può essere d’accordo.
I dibattiti e la ricerca unitaria della sinistra spagnola di fronte all’ascesa dell’estrema destra sono parte di interrogativi che trovano larga condivisione nella sinistra radicale europea anche se finora sembra prevalere la tendenza a restare troppo rinchiusi nella dimensione nazionale.
Franco Ferrari
