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I valori dell’Occidente e la distruzione dei partiti comunisti

di Luciano
Beolchi

L’ultimo dei valori ipocriti dell’Occidente, sfacciatamente e ingloriosamente infranti, è il diritto internazionale, una somma di regole di condotta che in pace come in guerra tengono aperto quanto meno uno spiraglio al mantenimento o al ritorno alla pace tra i popoli. Un diritto fragile e difficile da far valere e tuttavia l’unico che si contrappone al puro e semplice diritto del più forte di fare quello che vuole, come e quando vuole. La sua abrogazione è stato ufficialmente proclamata dalle potenze mondiali dominanti, Stati Uniti ed Israele, a nome di tutto l’Occidente, ma in realtà in nome proprio; e anche tra i Paesi occidentali, persino quelli che fingono malincuore, sono costretti ad allinearsi sotto minaccia; e i pochissimi che non lo fanno (ancora) come Canada e Spagna rischiano di passare nella categoria dei nemici contro i quali tutto è permesso.

A questo Occidente che si vanta della sua somma superiore di valori – democrazia, civiltà, cultura, rispetto – si risponde abitualmente: ma vi state guardando intorno, l’enorme distanza tra i valori di cui vi proclamate portatori e quello che state facendo? La cancellazione del diritto internazionale è solo l’ultimo passo, nel frattempo, avete distrutto Stati, cancellato unilateralmente trattati, occupato territori non vostri, scatenato più di cinquanta guerre senza neanche prendervi il disturbo di dichiararle. Avete fatto del razzismo, del suprematismo bianco e del sionismo la legge che governa il mondo. Avete deciso che nel solo interesse dei vostri Paesi potete rubare e saccheggiare tutto ciò che vi interessa.[1] Avete deciso chi può parlare e chi no; chi può essere nominato e chi no.

E dopo oltre trecento risoluzioni delle Nazioni Unite non rispettate dal solo Stato di Israele, non potete più negare che il sistema è fallito ed è fallito non perché lo hanno fatto fallire gli Stati canaglia, ma perché voi l’avete fatto fallire.

Tutto questo è polemica corrente, cronaca quotidiana che molto seguono e raccontano molto meglio di chi scrive, per cui non è neanche il centro e lo scopo di questo articolo.

I valori dell’occidente non falliscono oggi e i suoi disvalori stanno facendo un mondo molto, molto peggiore non da oggi ma da cinque secoli. Che insolenza! Noi che abbiamo inventato il Rinascimento, che abbiamo dato al mondo Kant e Leibnitz, Dante, Shakespeare e Bach non saremmo con ciò l’avanguardia della civiltà mondiale? non avremmo titolo per proclamarci maestri e giudici del genere umano? Noi che abbiamo inventato la democrazia ad Atene e che l’abbiamo rinnovata con la rivoluzione francese? Molto ci sarebbe da dire sulla democrazia ateniese e anche sulla rivoluzione francese che l’Occidente attuale assume nella sua versione girondina e termidoriana, bonapartista, non certo in quella giacobina. E adesso solo perché disgraziatamente c’è a Washington un bruto maleducato, vorreste mettere in discussione tutto questo, tutto il beneficio portato dall’Occidente all’umanità?

Sì, è esattamente quello che vogliamo fare e si potrebbe partire da molto lontano, da quando l’impero di Alessandro ha abbattuto l’impero persiano, assai più civile e pacifico, tracciando per i secoli seguenti un percorso di prepotenza e di violenza perpetuato dall’impero romano e poi via via da tutti gli altri. Non era detto che andasse così, poteva anche andare in maniera diversa, ma l’Occidente tutto, non solo gli Usa, sono convinti che tutto era già scritto nel Manifest Destiny, quello di cui gli Usa hanno fatto la loro giustificazione.

Certo le diffuse convinzioni prevalenti arrivano attraverso i libri di storia, ma non sono quelli a inventarle. E allora andiamo a vedere a colpo d’occhio cosa ha prodotto il magnifico Occidente negli ultimi cinque secoli per non andare troppo lontano, che cosa ha regalato al mondo e a se stesso.

 

Perché i capi comunisti hanno distrutto i loro partiti stessi e il movimento antiimperialista mondiale

 

Al compimento del 90° compleanno, l’ultimo segretario del Pci non ha rinunciato alla rituale prosopopea. Continua ad essere soddisfatto di aver portato al cimitero il Partito comunista italiano e di essere stato capace di perdere quattrocentomila iscritti con il solo cambiamento di nome del partito; e parliamo di iscritti definitivamente perduti che neanche tentarono l’avventura del Partito della rifondazione comunista. Luciana Castellina gli ha detto in faccia che non lo perdona né per questo, né per ciò che ne era stata la causa: aver riconosciuto all’Occidente dei valori che non erano tali ed essersi schierato con questo Occidente che lui credeva non fosse un gran baluardo, ma che era tutto sommato innocuo e che non domandava una grande tassa d’iscrizione.

In questo si era messo tutto sommato al seguito dell’ondeggiante percorso di Berlinguer che piano piano aveva anche lui, se non giurato, per lo meno scommesso sui valori dell’Occidente; e se è vero che era difficile pensare che quell’Occidente innocuo si sarebbe spinto fino ad utilizzare il genocidio come arma politica; che sarebbe tornato a schierarsi alle porte di Stalingrado; che avrebbe sistematicamente distrutto i Paesi non allineati; che avrebbe ufficialmente dichiarato la fine del diritto internazionale e, all’opposto, il proclamato diritto di rapina e di saccheggio del più forte, purché questi fosse l’Occidente medesimo. Se anche questo programma fosse stato annunciato, nessuno dei leoni euro-comunisti comunisti di allora lo avrebbe presi sul serio. Eppure sapevano bene chi aveva voluto e perseguito la guerra fredda, avevano già visto la Nakba, le guerra feroci per la decolonizzazione e l’immediato ritorno del neocolonialismo.

Ciononostante, si sentivano più protetti sotto l’ombrello occidentale che più di una volta aveva cercato di distruggere con ogni mezzo quegli stessi quei partiti comunisti che ora andavano a cercare rifugio sotto le sue ali protettrici.

Eppure il Movimento di emancipazione dei popoli aveva ottenuto da poco la sua più grande vittoria, nella guerra d’Indocina e l’Africa si stava liberando dalle sue ultime catene.

Il Movimento anti-imperialista e di emancipazione mondiale non era mai stato così vicino a una poderosa e unitaria avanzata, quella che Togliatti aveva preconizzato poco prima di morire, nella speranza che venisse posto rimedio alle divisioni del Movimento comunista, che comunque aveva saputo sostenere il Vietnam fino alla vittoria, cosa che non seppe fare in Afghanistan, dove pure sarebbe stato possibile.

A una situazione internazionale estremamente favorevole alle forze antimperialiste, tra le quali entravano a pieno titolo anche il Movimento dei non allineati, si contava anche un potente avversario che cresceva nel cuore medesimo dell’Occidente imperialista ed erano i Partiti comunisti nell’Europa occidentale, cui faceva da contraltare il Movimento rivoluzionario nero dall’altra parte dell’Atlantico; e Cuba una vera spina nel fianco, talmente forte che ancora resiste a distanza di sessanta anni

Di fronte a questa situazione a loro estremamente sfavorevole i Paesi imperialisti, America in testa, erano giustamente preoccupati per una situazione che si riassumeva così: clamorosamente sconfitti in Vietnam, dove avevano impegnato la più forte forza militare dalla fine della Seconda guerra mondiale, dovevano affrontare il Movimento mondiale di decolonizzazione – che riguardava tanto il Medio Oriente che l’Africa, l’Asia e l’America Latina – appoggiato dal Movimento dei non allineati e da tutte le componenti del Movimento comunista mondiale, oltreché dai grandi Partiti comunisti d’Occidente e dal Movimento di liberazione afroamericano.

Intervennero a salvarli, uno dopo l’altro, proprio i capi comunisti: cominciò Mao, che nel 1972 preferì ascoltare i subdoli consigli di Kissinger piuttosto che i saggi consigli che aveva lasciato Togliatti nel suo testamento; lo seguirono i Partiti comunisti d’Occidente (poi detti eurocomunisti, a significare la rottura definitiva con l’Urss: il Movimento afroamericano fu semplicemente sterminato). Ultimo arrivò Gorbaciov che, a un tentativo diplomatico di riavvicinamento alla Cina (che le circostanze attuali dimostrano fosse auspicabile e possibile), preferì anche lui protezione sotto le ali di quelli che erano i suoi principali avversari e che al momento buono, quando una cricca di traditori lo aggredirono le spalle, rifiutò l’aiuto del Pcus e si disse sicuro di quello del gli occidentali. Dovremmo sapere tutti come andò davvero, ma molti fingono di non ricordarselo.

Insomma, quando il Movimento imperialista arretrava tutto il mondo, i capi del Movimento comunista decisero di arrendersi dichiarandosi persuasi, come fa ancora oggi Occhetto, che il principale avversario, quello che il marxismo tentava di rovesciare da oltre cento anni, era diventato il più sicuro e affidabile alleato.

Credevano di essere più furbi degli altri e distrussero i propri partiti, se stessi e le speranze del mondo. Dire che quanto succede a Gaza e a Cuba è anche colpa loro non è un insulto, ma una constatazione. E se il loro sostegno a queste cause sacrosante è talmente dubbioso e volatile è perché credono profondamente nei valori dell’Occidente.

Ancora oggi aspettiamo che Occhetto ci spieghi quale pericolo tremendo e ingestibile rappresentasse il Pcus per il Pci di Occhetto, a fronte di ciò che lui ha contribuito a far accadere.

Eppure questo stesso occidente era anche quello che aveva fatto il massimo sforzo per trasformare se stesso e la regola del più forte nella lotta per l’emancipazione del proletariato e con esso di tutte le classi, prima con il gigantesco sforzo di Marx e Engels e poi con Lenin alla guida della rivoluzione mondiale. Per il momento non è andata come doveva andare. Il cammino è ancora lungo.

Luciano Beolchi

[1] E nonostante ciò, mantengono in povertà assoluta un terzo delle loro stesse popolazioni!

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