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I prezzi petroliferi, questione urgente

di Federico
Giusti

Da pochi giorni in Gazzetta Ufficiale troviamo il decreto-legge n.33 del 18 marzo 2026, recante “Disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali”.

Il provvedimento, in vigore dal 19 Marzo, riguarda il taglio (solo temporaneo, per 20 giorni!) delle accise su benzina, gasolio e Gpl. La riduzione delle accise, storica rivendicazione, di stampo neoliberista, della destra era finita nel dimenticatoio per i costi che la finanza pubblica avrebbe dovuto sostenere ed è tornata in auge a pochi giorni dal voto referendario quando i costi del greggio sono saliti alle stelle

Di cosa stiamo parlando?

Del taglio alle tasse finanziato dallo Stato per impedire l’impennata dei costi a carico di imprese e famiglie. Non si interviene sulla spirale dei prezzi e sulle dinamiche speculative, si utilizzano soldi pubblici per contenere il danno (l’aumento dei prezzi determinato dalla guerra di Israele e Usa contro l’Iran e il conseguente blocco di Hormuz)

Ma le risorse economiche necessarie a finanziare l’ennesimo taglio delle tasse il Governo le va a prendere dalle università e dalla sanità. Anzi, per evitare che il taglio alle accise venga ricollegato all’ennesimo attacco ai diritti sociali rappresentati dall’istruzione e dalla salute, le risorse saranno sottratte ai Ministeri competenti. Come se non fosse vero che i tagli al budget di un Ministero che eroga servizi fondamentali non sono solo “tagli di carta”, ma si traducono sempre in una minore disponibilità di risorse per il servizio pubblico al cittadino.

Al momento di inviare questo contributo alla redazione (22 Marzo 2026) arriva la notizia che dopo tre giorni di modestissimo calo, i prezzi sono tornati a salire in gran parte del territorio nazionale, il diesel si mantiene su livelli record, aumenta la pressione su autotrasporti e filiere produttive. Gli effetti benefici sperati potrebbero dimostrarsi del tutto infondati viste anche le polemiche dei consumatori e il carattere temporaneo del provvedimento adottato

Nel frattempo, invece, il presidente del Governo spagnolo Sánchez ha annunciato 5.000 milioni di euro per proteggere il Paese dall’aumento del costo della vita: “La guerra costerà agli spagnoli 5.000 milioni (…) Se sarà necessario stanziare più risorse, l’Esecutivo lo farà”. Sanchez parla esplicitamente di guerra, al contrario della Meloni, avendo avuto il coraggio politico di criticare Trump e il ricorso all’ennesimo conflitto con ripercussioni solo negative sui paesi europei.

Il pacchetto di aiuti emanato dal Governo spagnolo non si avvale della solita riduzione di tasse, aiutano venti milioni di famiglie e tre milioni di imprese attraverso la riduzione (dal 21 al 10 per cento) dell’Iva sul carburante, che passerà dal 21 al dieci per cento, con una ulteriore riduzione di alcune tasse che gravano sugli idrocarburi e sul gas naturale

Misure analoghe sotto alcuni aspetti a quelle del Governo italiano ma con due elementi in più rappresentate da interventi di natura sociale intervenendo direttamente sulle bollette pagate dal consumatore potenziando il bonus “social eléctrico” e vietando esplicitamente di interrompere la fornitura ai consumatori vulnerabili. E infine ci sono anche spazi per interventi a sostegno della edilizia abitative ponendo limiti al costo degli affitti e tetti per gli interessi dei mutui

E per finire il Governo socialista spagnolo non si mostra accondiscendente verso le imprese che dovessero approfittare degli aiuti di stato in maniera scorretta. Se confrontiamo allora i provvedimenti dei due governi, quello italiano e lo spagnolo, si capisce l’approccio sistemico di quest’ultimo rispetto al primo che invece interviene solo con la classica riduzione delle imposte come se la stessa fosse in grado di affrontare e risolvere ogni problema.

Tralasciamo poi gli “interventi immagine” del centrodestra italiano come il cosiddetto obbligo di trasparenza per i fornitori di carburanti che parrebbe concretamente ridursi ai soliti cartelloni riepilogativi dei prezzi.

Le ragioni del mercato hanno, ancora una volta, la meglio sulle ragioni sociali. E c’è pure l’ennesimo credito d’imposta per l’acquisto di carburanti destinato alle imprese dell’autotrasporto.

Il Governo italiano non affronta tutti i problemi derivanti dal caro greggio, nasconde i tagli a sanità e istruzione che si rendono necessari per finanziarie la riduzione delle accise, evita di parlare della guerra contro l’Iran come causa del caro prezzi, non prende posizione contro Usa e Israele.

Federico Giusti

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