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I giornalisti e la crisi della democrazia

di Geppino
Aragno

Se parliamo di crisi della democrazia, non possiamo fare a meno di pensare immediatamente al diritto dinformazione calpestato.

Pensiamo per un attimo ai giornalisti. Cè un Presidente del Consiglio sprezzante e autoritario che si esibisce in una conferenza stampa una volta allanno e recita da guitta. Paganini non ripete. Si può fare una sola domanda e il diritto di replica è abolito. Così è se vi pare, insomma e non per citare Pirandello, ma perché, se non gli pare, i giornalisti possono anche disertare.

Ddiciamocelo chiaro, e ci farà bene: il comportamento della Presidente è fascistoide e vergognoso. Tuttavia, absit iniuria verbis o, se preferite, senza voler offendere nessuno, più vergognoso è che i giornalisti accettino le condizioni imposte dalla Meloni.

Proviamo a immaginare: la conferenza stampa convocata, i microfoni e le telecamere in attesa fremente e le sedie dei giornalisti vuote, perché non glielha ordinato il medico di fare da zerbini per la presiedente prepotente, che da controllata diventa controllore.
Una conferenza stampa di questo tipom senza giornalisti, con la Presiedente del Consiglio e linsignificante gruppetto di pennivendoli e signor che fanno di solito ileccapiedi non è per caso la notizia che dallinformazione democratica si aspettano gli elettori di sinistra ch non votano più?

Cari giornalisi democratici, la farete questa informazione o continuerete a muovervi come comanda lagenda della trunpista?

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