Cosa Ăš la Huawei? âUn campione del capitalismo di statoâ, âunâimpresa bastardaâ, âunâimpresa stranaâ, âun colosso controversoâ, âunâazienda opacaâ, âil Leviatano tech di Shenzhenâ? Oppure Ăš âuna cooperativa di produzioneâ, âunâimpresa autogestita dai lavoratoriâ, âunâimpresa democraticaâ, âunâazienda socialista nella Cina socialistaâ? Ovviamente la diversitĂ dei giudizi dipende dalla varietĂ dei punti di vista politici e ideologici. Ma non câĂš dubbio che Ăš resa possibile dalla singolaritĂ della struttura proprietaria dellâazienda. In effetti la Huawei non puĂČ essere classificata in base a nessuna delle forme societarie tradizionali. Ed Ăš piĂč facile dire cosa non Ăš. Non Ăš una societĂ per azioni, pur avendo un capitale diviso in âazioniâ. Non Ăš unâimpresa personale, pur essendo guidata da un personaggio che detiene alcuni poteri tipici di un padrone. Non Ăš unâimpresa di stato, pur essendo il 99% delle sue âazioniâ gestito da un sindacato che fa capo a unâistituzione statale. Non Ăš una cooperativa, pur essendo le sue âazioniâ distribuite ai dipendenti.
Allora ripeto: cosa Ăš? In questo articolo fornirĂČ alcune informazioni che possono essere utili per rispondere alla domanda. I dati li ho raccolti attingendo soprattutto dalle comunicazioni ufficiali Huawei, ma mi sono avvalso anche delle divulgazioni dei dipendenti dellâazienda sul sito Zhihu. Inoltre ho fatto ricorso a stime proposte in testi scientifici, articoli giornalistici e piattaforme digitali. Purtroppo, per la divulgazione di certi dati la Huawei Ăš effettivamente âunâazienda opacaâ, ciĂČ che rende inevitabile il ricorso alle stime. Va da sĂ© che queste vanno usate con cautela, specialmente quando sono variegate. Lâunica precauzione che ho potuto prendere in tal caso Ăš stata quella di riferire i valori estremi delle diverse stime, lasciando al lettore la scelta di quali privilegiare. Quando tale scelta ho dovuto farla io, ho privilegiato le stime piĂč favorevoli allâimmagine che Huawei vuole dare di sĂ©.
Chi possiede Huawei?
La societĂ operativa si chiama Huawei Technologies Co Ltd. Svolge le attivitĂ produttive assumendo lavoratori con contratti di lavoro subordinato. Ă di proprietĂ della Huawei Investment & Holding Co Ltd, la quale a sua volta ha due proprietari: il socio fondatore, Ren Zhengfei, che possiede una quota di circa lâ1% (negli anni Ăš oscillata tra lâ1,42% e lo 0,59%), e il Comitato Sindacale dellâazienda (Union of Huawei Investment & Holding), che gestisce il restante 99% per conto dei dipendenti.
Legalmente le quote non sono delle vere e proprie azioni, e vengono chiamate âazioni virtuali vincolateâ (virtual restricted shares), piĂč comunemente âazioni fantasmaâ (Zhihu a; Morgan, 2026). Qui per brevitĂ le chiamerĂČ semplicemente âazioniâ. Non si possono acquistare nei mercati finanziari e non hanno un codice ticker (la combinazione di lettere, numeri o simboli che serve a identificare i titoli di unâazienda quotata in borsa). Il loro valore Ăš calcolato annualmente dallâufficio contabilitĂ aziendale sulla base del capitale netto. Assegnano ai detentori alcuni diritti tipici degli azionisti, compresi quello di ricevere dividendi e quello di votare per lâelezione degli organi direttivi. Ma non attribuiscono completi diritti di proprietĂ sul capitale, non possono essere vendute a soggetti terzi nĂ© ad altri dipendenti e neppure lasciate in ereditĂ . Quando un dipendente si dimette o viene licenziato, rivende le proprie âazioniâ al Comitato Sindacale, che Ăš obbligato al riacquisto, e che puĂČ anche mettere in atto riscatti forzati. Tuttavia alcuni pensionati che ottemperano a certi requisiti di vecchiaia e anzianitĂ di servizio possono conservare il proprio pacchetto azionario â una specie di liquidazione che dĂ diritto alla riscossione di dividendi.
Detentori delle âazioniâ possono essere solo i dipendenti di nazionalitĂ cinese, i quali le ricevono dal Comitato Sindacale (Goto, 2021; Morgan 2026). Questo funge da veicolo societario per i lavoratori, e tiene il libro in cui sono registrati i nomi degli azionisti. Le âazioniâ sono assegnate in base alle performance lavorative, allâanzianitĂ di servizio e al livello gerarchico. PerĂČ non vengono regalate. I dipendenti le devono acquistare. Sono comunque esclusi dallâazionariato i lavoratori di bassa qualifica. Di conseguenza i dipendenti con stipendi piĂč alti possono acquistare piĂč âazioniâ, incassano piĂč dividendi, vedono con ciĂČ aumentare i propri redditi e sono in grado di acquistare ancora piĂč âazioniâ.
Sebbene si possano detenere individualmente pacchetti azionari di grandezze diverse, vigono dei livelli di saturazione: un tetto massimo al volume di âazioniâ che un dipendente puĂČ acquistare annualmente; un tetto massimo al numero che puĂČ detenere complessivamente. Queste limitazioni sono collegate al livello occupato nellâorganizzazione aziendale, e sono tanto meno strette in valore assoluto quanto piĂč elevato Ăš il grado gerarchico e lo stipendio. Purtroppo Huawei non pubblica le misure dei livelli di saturazione, e non si conosce una norma statutaria che le determini. In pratica sembra che, percentualmente, nessuna quota individuale possa essere superiore a quella di Ren Zengfei, cioĂš circa lâ1%. Lo si deduce dal fatto che il socio fondatore Ăš considerato âil nostro piĂč grande azionista individualeâ (Huawei m) e dal fatto che, quando Ren possedeva un pacchetto dellâ1,42%, tale percentuale era dichiarata come quella del pacchetto piĂč grande (Zhihu, f).Â
Chi elegge le cariche dirigenti?
I dipendenti-azionisti votano per eleggere una Commissione dei Rappresentanti. Hanno diritto di voto soltanto coloro che possiedono âazioniâ. Nel dicembre 2017 parteciparono al voto 80.818 azionisti, su una forza lavoro di circa 180.000 dipendenti, ed elessero 115 Rappresentanti (Baijiahao, 2018). Nel febbraio 2025 parteciparono al voto 127.909 azionisti, su una forza lavoro di circa 213.000 dipendenti, ed elessero 161 Rappresentanti (Huawei g). I dipendenti-azionisti votano con il criterio âunâazione = un votoâ (Huawei f; Huawei g; Weissberger, 2026). Quindi quelli che possiedono pacchetti azionari piĂč grossi dispongono di un peso elettorale maggiore.
A sua volta la Commissione dei Rappresentanti elegge gli organi supremi dellâazienda, cioĂš il Consiglio di Vigilanza (15 membri) e il Consiglio dâAmministrazione (17 membri) (Huawei h). Inoltre la Commissione approva il bilancio, la distribuzione degli utili e gli aumenti di capitale. I membri della Commissione operano su base paritaria: ogni Rappresentante dispone di un solo voto, indipendentemente dalla quantitĂ di âazioniâ che possiede come singolo azionista (Huawei b; Lee, 2025).
I membri del Consiglio dâAmministrazione scelti dalla Commissione vengono successivamente ratificati dal voto formale degli azionisti (Huawei a; Huawei i). Il Consiglio dâAmministrazione determina la strategia industriale e finanziaria, decide le operazioni produttive, supervisiona lâorganizzazione aziendale e in definitiva prende tutte le decisioni importanti che influenzano la formazione del valore. Ă guidato da tre presidenti a rotazione che cambiano ogni 6 mesi.
Il Consiglio dâAmministrazione elegge il Comitato Esecutivo (7 membri) e i vicepresidenti, e decide quali direttori possono partecipare alle riunioni senza diritto di voto. Il Comitato Esecutivo si occupa della gestione ordinaria e si assicura che le strategie decise dal Consiglio dâAmministrazione siano eseguite efficacemente.
In sintesi: i dipendenti-azionisti eleggono la Commissione dei Rappresentanti con la regola âunâazione = un votoâ; la Commissione dei Rappresentanti elegge il Consiglio di Amministrazione con la regola âuna testa = un votoâ (Huawei b; Huawei c; Huawei e; Wang, 2021; Goto, 2021; Lee, 2025). Lâadozione del criterio âuna testa = un votoâ nelle votazioni della Commissione dei Rappresentanti non Ăš sufficiente per rendere democratico il procedimento elettorale, poichĂ© la Commissione stessa Ăš eletta col criterio del volume azionario e quindi la sua composizione riflette i pesi finanziari dei differenti gruppi di azionisti.
Il ruolo del sindacato
Il Comitato Sindacale Ăš composto da 7 membri, che sono proposti dai dipartimenti e votati dagli iscritti. Non sono nominati dalla federazione sindacale superiore (ACFTU, All-China Federation of Trade Unions). Il Comitato non esercita i diritti dellâazionista, che invece sono attribuiti alla Commissione dei Rappresentanti. NĂ© nomina i membri della Commissione.
CâĂš stato dibattito su chi controlla la Huawei (Balding e Clarke, 2019; Clarke, 2019; Strumpf e Wang, 2019; Wei, 2019; Li, 2019; Niewenhuis, 2019; RĂŒhlig, 2020; Wang, 2021; Hawes, 2022; Clark, 2026; Huawei b). Alcuni critici, osservando che la struttura societaria Ăš ambigua, sostengono che, siccome il sindacato aziendale fa parte dellâACFTU, e siccome questa Federazione Ăš unâistituzione statale controllata dal Partito Comunista Cinese, allora la Huawei si configurerebbe come unâimpresa statale: la proprietĂ dei beni aziendali apparterrebbe a unâentitĂ giuridica dipendente dallâapparato statale. Ad esempio â asseriscono alcuni â nel caso di fallimento e liquidazione, il pretendente residuale, cioĂš chi incassa lâeventuale capitale rimanente dopo il pagamento dei debiti, sarebbe lâACFTU. Quindi la Huawei sarebbe tuttâaltro che quellâorganizzazione cooperativa che pretende di essere. SenonchĂ©, come ha dimostrato Goto (2021), le âazioniâ Huawei non fanno parte del patrimonio del Comitato Sindacale. Il sindacato svolge il ruolo di veicolo per lâaggregazione delle volontĂ degli azionisti.
Per la precisione, il Comitato Sindacale svolge due diversi tipi di funzioni:
1) si prende cura dei diritti dei lavoratori in quanto dipendenti, gestisce i servizi di assistenza interna, le tutele per la salute, la contrattazione collettiva sui benefit aziendali, organizza eventi culturali e attivitĂ per il tempo libero (Huawei b),
2) usa la propria struttura organizzativa per permettere ai lavoratori in quanto azionisti di esprimere la propria volontĂ , amministra i contratti di compra-vendita delle azioni, calcola i dividendi e la loro distribuzione, fornisce la logistica attraverso cui si effettuano le votazioni per lâelezione della Commissione dei Rappresentanti (Huawei c; Zhihu c).
La gerarchia del potere
I dipendenti sono ordinati su una scala gerarchica (detta Huawei Matrix) di 23-25 livelli, e allâinterno di ogni livello sono classificati su cinque sotto-livelli (A, B+, B, C+, C) in base alle valutazioni delle performance. Come vedremo, stipendi, bonus e quantitĂ di âazioniâ detenute crescono esponenzialmente man mano che si sale la scala gerarchica. I dipendenti classificati ai sotto-livelli C hanno unâalta probabilitĂ di venire licenziati (Zhihu, e).
Sinteticamente, i livelli della Huawei Matrix sono cosĂŹ definiti:
- livelli 1-9: nessun dipendente,
- livelli 10-12: tecnici di base, personale amministrativo junior, assistenti dâufficio,
- livelli 13-16: ingegneri junior, tecnici operativi, giovani laureati,
- livelli 17-19: ingegneri senior, tecnici esperti, specialisti di livello intermedio,
- livelli 20-21: dirigenti intermedi, manager di dipartimento, direttori regionali,
- livello 22: dirigenti senior, vicepresidenti, massimi esperti tecnici, scienziati,
- livello 23+: alti dirigenti.
I top manager sono talvolta classificati al di sopra del livello 23, i massimi al livello 25, ma qui per semplicitĂ li ho inclusi nel 23+.
Ai livelli 1-9 non compaiono lavoratori perchĂ© la Huawei non ha in organico la bassa manovalanza. Le operazioni che richiedono mansioni poco qualificate vengono esternalizzate, cosicchĂ© la forza lavoro complessiva Ăš articolata in due gruppi: dipendenti Huawei e operai esterni. Lâesternalizzazione avviene in due modi: lavoratori con contratti di societĂ appaltatrici, lavoratori interinali. Ă forza lavoro mal pagata che comprende: operai generici di produzione; addetti allâassemblaggio; manovali; magazzinieri; autisti; sviluppatori di software di routine; addetti alle pulizie, alla vigilanza, alle mense, alla manutenzione (Ni, 2018; CliffsNotes, 2025; Swales, 2025; Komaspec, 2026). Gli operai esterni spesso lavorano in sede Huawei e sotto il comando di un direttore Huawei (Zhihu d). Alcune valutazioni collocano la forza lavoro esternalizzata in una fascia compresa tra il 32% e il 50% della forza lavoro complessiva (âZhihu g; Zhou 2021). Si tratta tuttavia di supposizioni, non di stime risultanti da elaborazioni scientifiche o da comunicazioni Huawei.
I numeri dei dipendenti di ogni livello non sono pubblicati dalla Huawei. Quelli che circolano sono stati stimati sulla base dellâincrocio di dati desunti da studi di settore sul management, rapporti di societĂ di consulenza sulle risorse umane, leak di piattaforme dâinformazione tecnologica e comunicazioni di lavoratori su Zhihu. I risultati piĂč interessanti sono quelli relativi ai livelli piĂč alti. Le stime variano in questo modo:
- tra 500 e 1.500 persone al livello 22,
- tra 120 e 300 persone al livello 23+.
La Huawei non pubblica neppure il numero di âazioniâ possedute da ogni singolo dipendente, nĂ© la percentuale detenuta in ogni livello. Anche in questo caso dobbiamo far ricorso a delle stime. Le quali sono basate su tre tipi di fonti: documenti ufficiali Huawei, studi accademici e memorie di ex dirigenti (Peng e Hoffmire, 2015; Tian e Wo, 2016; 2018; Yicai Global, 2018; Balding e Clarke, 2019). Queste stime variano nel seguente modo:
- tra il 20% e il 30% delle âazioniâ Ăš ascrivibile al livello 22,
- tra il 10% e il 20% delle âazioniâ Ăš ascrivibile al livello 23+.
Tra gli alti dirigenti nessuno detiene singolarmente pacchetti di controllo. Ma insieme, i senior e i top manager (livelli 22 e 23+), cioĂš meno dellâ1% dei dipendenti, possiedono fra il 30% e il 50% delle quote, una percentuale piĂč che sufficiente per assicurare il controllo della Commissione dei Rappresentanti.
Peraltro, siccome le promozioni sono decise dallâalto, Ăš facile prevedere che i dirigenti intermedi e i direttori regionali che vogliono fare carriera tendano a votare seguendo le indicazioni del vertice dellâimpresa. Quindi il management puĂČ contare su ben piĂč del 30-50% dei voti nella Commissione dei Rappresentanti. Infine, come vedremo piĂč avanti, i candidati alle elezioni del Consiglio dâAmministrazione sono controllati da Ren Zhengfei. Tutto ciĂČ spiega lâaltissima stabilitĂ dei vertici Huawei e il basso tasso di ricambio del Consiglio dâAmministrazione (piĂč basso di quello della Apple).
Si puĂČ raggiungere una prima conclusione. Il top management Ăš capace di auto-riprodursi completamente. Il che fa della Huawei unâimpresa a capitalismo manageriale. Il Consiglio dâAmministrazione rende conto a una Commissione che controlla, ed Ăš di fatto il mandante e il mandatario di sĂ© stesso. Non essendo lâimpresa quotata in borsa, il management non Ăš indotto dai mercati finanziari a massimizzarne il valore, cioĂš a valorizzare il capitale. Vi Ăš indotto dal fatto che buona parte dei dividendi lâintascano i manager stessi. In questâottica, la pratica di distribuire le âazioniâ ai dipendenti Ăš riconducibile ai sistemi di ESOP (Employee Stock Ownership Plan) diffusi in Europa e in America. E lâazienda Ăš assimilabile a una S-Corporation â un tipo dâimpresa, piuttosto comune negli Stati Uniti, che, senza ridurre il potere del management, distribuisce azioni ai lavoratori con il duplice scopo di risparmiare sulle tasse e motivare i dipendenti a lavorare con piĂč impegno.
La distribuzione del reddito
Si stima con elevata attendibilitĂ che i dirigenti di livello 25 (ad esempio Ren Zhengfei, Sabrina Meng Wanzhou, Xu Zhijun, Hu Houkun, Li Jian, Ding Yun) ricevano in media uno stipendio annuale (stipendio base + bonus di performance) di circa âŹ650.000 e dividendi azionari annuali di circa âŹ3.190.000, per un totale di âŹ3.840.000 (Jiang, 2019; Kirton, 2022; Davenport, 2024; Business Times, 2024; Dou, 2025).
Escludendo i lavori esternalizzati, i redditi piĂč bassi sono pagati ai lavoratori dei livelli 10-12, i quali, insieme a gran parte di quelli dei livelli 13-14, sono esclusi dal piano azionario e ricevono bonus legati ai turni e alla produttivitĂ . La Huawei non pubblica dati sui salari piĂč bassi. Si deve di nuovo ricorrere a stime. Le quali sono piuttosto diversificate, andando da un reddito annuale (salario base + straordinari e indennitĂ varie) di circa âŹ9.600 a uno di circa âŹ18.700 (Zhihu b, Levels.fy, 2021). Poniamo che questâultima sia la stima piĂč verosimile.
Si tratta di compensi lordi. In Cina i redditi inferiori alla soglia di âŹ7.700 (approssimata per variazioni del cambio) sono esenti da tasse. Poi si applicano aliquote marginali del 3% e del 10% per redditi fino a âŹ26.100. Sui redditi superiori a âŹ123.000 si applica unâaliquota marginale massima del 45%. I dividendi perĂČ sono tassati a parte con unâaliquota fissa del 20%. Se i top managers operassero per azzerare i profitti e i dividendi e si retribuissero con stipendi di âŹ3.840.000, pagherebbero tasse molto piĂč elevate.
Ecco una tabella indicativa dei livelli estremi dei compensi con le percentuali dellâincidenza dei dividendi sul reddito:
| Livello | Reddito medio | % dividendi |
|  <13 |   âŹ18.700 | 0% |
| 13 |     âŹ25.600 |     <5% |
| 22 | âŹ2.307.000 |    >70% |
| 25 | âŹ3.840.000 |    >80% |
Quindi il rapporto tra il reddito massimo e il minimo Ăš pari a 3.840.000/18.700 â 205 (se il salario piĂč basso fosse di âŹ9.600, il rapporto salirebbe a 400). Bisogna tuttavia osservare che il numero 205 non Ăš il rapporto tra il reddito piĂč alto in assoluto e il piĂč basso in assoluto, bensĂŹ il rapporto tra la media dei redditi del livello piĂč alto e la media dei redditi dei livelli piĂč bassi (la stessa osservazione vale per il numero 400). PerciĂČ il rapporto tra il reddito piĂč elevato in assoluto e quello piĂč basso in assoluto Ăš parecchio piĂč elevato di 205 (o 400). E si tenga anche presente che non ho tenuto conto dei lavoratori esterni, che sono i peggio pagati.
Ho fatto calcolare lâindice Gini da quattro diverse app di IA, suggerendo di ipotizzare una forza lavoro di circa 200.000 dipendenti, specificando che i redditi massimi e minimi siano quelli qui sopra indicati e chiedendo di usare tutte le informazioni che riescono a trovate sul web. Ricordo che questo indice va da 0 a 1, ed Ăš tanto piĂč alto quanto maggiore Ăš la disuguaglianza. Ho ottenuto i seguenti indici Gini: 0,56, 0,60, 0,61, 0,65. Poniamo che il piĂč verosimile sia quello corrispondente allâimmagine che Huawei vuole trasmettere di sĂ©, cioĂš 0,56. Sarebbe in linea con quello di altre aziende high tech (alla Apple Ăš di 0,55). PerĂČ bisogna di nuovo osservare che lâindice sarebbe parecchio piĂč elevato se si considerassero il reddito piĂč alto in assoluto e quello piĂč basso in assoluto, e ancora di piĂč se si considerassero anche i lavoratori esterni. Comunque, pur con lâappiattimento sulla media dei redditi estremi, la disuguaglianza Ăš molto piĂč forte nella Huawei che nellâintera Cina, dove nel periodo 2003-2022 lâindice Gini Ăš oscillato tra 0,46 e 0,49.
Il ruolo di Ren Zhengfei
Sebbene lo statuto dellâimpresa non preveda la posizione di membro permanente del Consiglio dâAmministrazione, il fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, ne ha sempre fatto parte (Baidu, 2025). Ne Ăš considerato il vero CEO, anche se le piĂč importanti cariche direttive ruotano periodicamente tra vari membri del Consiglio (Huawei d; Yicai Global, 2018; Scribd, 2020). Lui non si occupa delle operazioni quotidiane. La gestione corrente e le decisioni a breve termine sono di pertinenza dei Presidenti a rotazione e del Comitato Esecutivo (Dudarenok, 2026; Clark, 2026). Di fatto Ren ricopre un ruolo di supervisore e controllore supremo. E per statuto detiene un potere di veto personale: 1) sulle decisioni strategiche; 2) sulle nomine dei dirigenti (Li, 2019; Eeworld, 2019; Wang, 2021).
Quanto al primo punto, il diritto di veto si applica soprattutto ai progetti di lungo termine: le decisioni relative a modifiche dello statuto aziendale e dei meccanismi di governance; le fusioni e le acquisizioni; la vendita di asset strategici; gli aumenti di capitale; le decisioni straordinarie relative alla stabilitĂ finanziaria. Ma il potere di Ren va oltre quello attribuitogli dallo statuto. Lui opera come una guida e una figura carismatica che si prende cura delle linee della ricerca e dello sviluppo dellâazienda. Ă noto per la sua riflessivitĂ e per la capacitĂ di evitare decisioni affrettate (De Cremer e Tian, 2015). Frequentemente fa ricorso a discorsi programmatici e lettere indirizzate ai dipendenti, discorsi e lettere che fanno leva sugli obiettivi della sopravvivenza aziendale e dellâindipendenza tecnologica (Dudarenok, 2026; Clark, 2026; Lamberti, 2020).
Ren Zhengfei detiene anche un diritto di veto sulla nomina dei candidati per il Consiglio di Amministrazione e per il Consiglio di Vigilanza. Formalmente, non puĂČ nominare i membri dei due Consigli scavalcando le votazioni della Commissione dei Rappresentanti. Tuttavia, ha unâenorme influenza politica e morale ed Ăš in grado di orientare la Commissione verso i nomi a lui graditi. Per di piĂč svolge il ruolo di âesaminatoreâ dei candidati. E se la Commissione dei Rappresentanti eleggesse un membro che il fondatore ritiene inadatto, lui ha il potere di bloccare la nomina e invalidare il voto (Strumpf e Wang, 2019; Waring, 2019; Li, 2019; Zhihu c).
In sintesi, la governance di Huawei Ăš strutturata in modo tale che la Commissione dei Rappresentanti gestisce lâelezione dei dirigenti, ma il fondatore conserva lâultima parola per blindare lâazienda da scalate interne o cambi di rotta che non gli piacciono (Strumpf e Wang, 2019; Li, 2019). Alcuni considerano il CEO supremo alla stregua di un monarca costituzionale. La metafora Ăš illuminante. Lo sarebbe ancora di piĂč se specificasse che Ăš il monarca di uno stato timocratico.
Il re Ăš ormai ottuagenario. Ă previsto che i diritti di veto che detiene non saranno ereditati dalla sua famiglia, ma passeranno a un comitato di continuitĂ aziendale composto da 7 membri della dirigenza. Tuttavia Sabrina Meng Wanzhou, figlia di Ren, Ăš stata uno dei Presidenti a rotazione, ed Ăš considerata la figura piĂč accreditata per la leadership futura (Huawei l; Clark, 2026).
La cultura del lupo
Ogni azienda che si rispetti ha la sua âmissioneâ e la sua âculturaâ. In Huawei vige la âcultura del lupoâ o dei âlupi di Shenzhenâ. Ă una filosofia promossa da Ren Zhengfei, che enfatizza lâaggressivitĂ , il lavoro di squadra e unâinestinguibile brama di conquista. Questa âculturaâ Ăš stata un fattore importante dellâascesa globale dellâazienda (Laufer e Fanta, 2021; Colarizzi, 2026; Aresu, 2026; Dou, 2025). Tra lâaltro, ha messo la Huawei in condizioni di superare brillantemente la crisi aziendale causata dallâattacco sanzionatorio che Trump scatenĂČ contro lâazienda cinese includendola nellâEntity List del 15-16 maggio 2019.
Ă basata su varie norme di condotta o qualitĂ umane:
- Fame – i dipendenti sono incoraggiati a essere affamati di successo,Â
- AggressivitĂ – devono essere combattivi nel perseguire gli obiettivi,Â
- Resilienza – devono essere capaci di resistere alle difficoltĂ e reagire adattandosi alle sfide,Â
- Lavoro di squadra – sono spinti a lavorare in modo coeso,
- Deferenza – sono indotti a mantenere rispetto per la gerarchia aziendale,
- Sacrificio – devono avere una grande disponibilitĂ a fare sacrifici personali per il bene dellâazienda.
Conclusioni
Ă evidente che la Huawei non Ăš una cooperativa di produzione autogestita dai lavoratori. Quanto meno, non Ăš la realizzazione delle parole dâordine di Marx: âlavoro libero e associatoâ, âproduttori liberi e ugualiâ e âautogoverno dei produttoriâ, ovvero:
âParliamo del movimento cooperativo, specialmente delle fabbriche cooperative erette da poche mani audaci e senza aiuti. Il valore di tale grande esperimento sociale non rischia di venir esagerato. Coi fatti anzichĂ© con argomenti queste cooperative hanno provato: che la produzione su grande scala e in accordo con i precetti della scienza moderna Ăš possibile senza lâesistenza di una classe dâimprenditori che impieghi una classe di lavoratori; che i mezzi di lavoro non esigono, per rendere, di essere monopolizzati come mezzi di predominio e di sfruttamento del lavoratore; e che il lavoro salariato, come il lavoro schiavile e servile, Ăš solo una forma transitoria e inferiore, che deve cedere al lavoro associatoâ (Marx, 1864).
âRiconosciamo il movimento cooperativo come una delle forze trasformatrici della societĂ presente, basata sullâantagonismo delle classi. Il suo grande merito Ăš di mostrare praticamente che lâattuale sistema di subordinazione del lavoro al capitale, dispotico e pauperizzante, puĂČ venir soppiantato dal sistema repubblicano e benefico dellâassociazione di produttori liberi e ugualiâ (Marx, 1866).
Eppure ci vorrebbe cosĂŹ âpocoâ perchĂ© la Huawei diventasse una vera cooperativa autogestita. Basterebbe: attribuire a tutti i lavoratori il diritto di voto per lâelezione della Commissione dei Rappresentanti; usare il criterio âuna testa = un votoâ in questo tipo di elezione; abolire il ruolo di mediazione del Comitato Sindacale; togliere i poteri speciali al socio fondatore; annullare tutti i contratti di lavoro subordinato e sostituirli con un contratto di societĂ . Il Consiglio dâAmministrazione opererebbe come mandatario dei lavoratori e sarebbe responsabile esclusivamente verso di loro. Si porrebbe il problema di come conciliare la distribuzione uniforme del diritto di voto con una distribuzione diseguale delle âazioniâ. A questa difficoltĂ si puĂČ ovviare in diversi modi. Uno potrebbe essere il seguente: trasformare le âazioniâ in obbligazioni dopo averne dimezzato il valore, e costituire il capitale sociale con il restante 50% del valore. Aumenterebbe la leva finanziaria, ma la quantitĂ di capitale a disposizione dellâazienda resterebbe inalterata. Sarebbe una piccola rivoluzione effettuata per mezzo di una parziale âespropriazione degli espropriatoriâ. I lavoratori possederebbero il capitale sociale in comune e riceverebbero tutti la stessa quota di dividendi. Ă facile prevedere che, come conseguenza di una tale rivoluzione, il divario di reddito tra i manager e gli operai tenderebbe a ridursi rapidamente.
Ovviamente, non sto proponendo una riforma della Huawei. Ci vorrebbe ben altro che una quindicina di righe per progettare una riforma del genere. La ragione per cui ho scritto questa quindicina di righe Ăš che voglio far capire bene perchĂ© âlâazienda socialista nella Cina socialistaâ non puĂČ essere considerata una cooperativa autogestita dai lavoratori. Non puĂČ esserlo perchĂ© non realizza le condizioni fondamentali della democrazia industriale: democrazia politica (una testa = un voto); democrazia economica (proprietĂ comune); democrazia sociale (distribuzione egualitaria dei dividendi).
Concludendo: in attesa di quella piccola rivoluzione, la Huawei resta unâazienda a capitalismo manageriale.Â
Ernesto Screpanti
Ringrazio Mario Morroni, Ugo Pagano, Silvana Niutta e Alessandro Scassellati per i loro suggerimenti e le loro critiche. Ovviamente la responsabilitĂ per le tesi sostenute resta mia.
Bibliografia
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Baidu, 2025, Ren Zhengfei, Director and Chief Executive Officer (CEO) of Huawei Technologies Co Ltd, âBaiduWikiâ. https://baike.baidu.com/en/item/Ren%20Zhengfei/978590
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