Bisognerà trovare il modo di rinominare, o reinventarsi, gli strumenti ( intellettuali, culturali,concettuali, docimologici ma soprattutto politici) per restituire al giorno della memoria la dignità di cui la società civile ha oggi più che mai, bisogno, a Trieste ma non solo, per ribadire la necessità di costruire una alternativa di futuro e di società senza dimenticare il dolore del passato, e soprattutto i pericoli del presente.
Se infatti anche negli USA si fa strada e prospera un sedime sottoculturale che affonda le sue radici nel suprematismo, nel razzismo, nell’ iperliberismo coloniale e nell’ imperialismo regionalista, il pericolo che una deriva di civiltà si consolidi, ben oltre il programma politico di Trump, lo scivolamento nella barbarie, andando oltre il già profondo arretramento culturale e di coesione sociale registrabili oggi in quel grande paese, non sarebbe piu’ una meta ipotetica ma un dato reale che trascinerebbe di conseguenza il continente europeo, la nostra democrazia e le sue istituzioni – o quel poco che ne resta – su una strada di non ritorno su orizzonti oscuri di subalternità ed impotenza dell’ Europa e della Comunità politica che è stata costruita, con molta difficoltà, soprattutto nell’ ultimo decennio, e – va detto- a trazione ultra e ordoliberista, che male si concilia con i principi fondativi del Patto di Roma. Non sono retaggi o orpelli del passato, ma sono le fondamenta di un organismo pensato per favorire sviluppo, crescita, lavoro e prosperità. Dopo il 1945 molti di noi hanno pensato che non ci sarebbero stati più conflitti, non almeno in Europa. Non è andata così.
Oggi a Trieste 27 gennaio 2026 la mitologia greca si è impersonificata non attraverso la dea della Memoria, ma attraverso quella della dimenticanza, non Mnemosyne ma Lete. Che rimanda ad un aggettivo oggi di moda. Alla Risiera di san Sabba il numero di accessi segnava 364 persone presenti, ma a colpo d’ occhio non erano più di duecento. (Ricordiamo che sino a pochi anni fa partecipavano dalle due alle tremila persone, poi d’ autorità, tre anni fa, fu imposto dal Comune il “contingentamento” o riduzione dentro gli spazi dell’ex fabbrica di pilatura del riso, fino a 2200 persone, e se prima si andava a portare un fiore o una ghirlanda per gli oltre 5000 inermi passati dal camino, ora tutto questo viene bypassato dalla presenza istituzionale e dalla presenza, notevole, delle forze dell’ ordine. Quindi sommando tutti questi fattori, con la regia della giunta comunale di centrodestra, col governo nazionale, col retaggio culturale e storico del ceto dirigente che gestisce la città- le leggi razziali vennero dichiarate da Mussolini a Trieste nel 1938-, col venir meno, per fattori anche anagrafici, di quel popolo antifascista italiano e sloveno, cosmopolita ed internazionalista, l’esito non poteva essere diverso. Come si vanifica la legge 211 del 2000? è presto detto, fai politiche e prendi misure in netto contrasto con quanto quella legge indicava. e così la Shoha “ritualizzata” e “smemorizzata” non può essere ricordata o restituita alla conoscenza ed all’acquisizione della comprensione della piu’ vasta tragedia del 900. Non solo ma se qualcuno pensa di depotenziare quella tragedia ed a tal scopo vi inserisce, o si pone a ridosso di esso, con calcolo politico, nell’ anno 2004, un sedicente “giorno del ricordo” nel 10 febbraio (1947, la firma del Trattato di Pace ) ecco raggiunto l’ obiettivo.
Ma non disperiamo, non saranno queste difficoltà a far venir meno la determinazione a combattere, a testimoniare a rendere più intenso il nostro impegno politico e civile.
Marino Calcinari
