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Generazione Maricarmen

di Roberto
Musacchio

Ci voleva la morte di Maricarmen perché ci si rendesse conto di cosa sta succedendo nelle nostre città, nelle nostre case, nei luoghi delle nostre vite? Ci voleva che una signora di 87 anni, malata, fosse brutalmente sfrattata, per capire che una intera generazione, quella degli anziani, che nel Mondo, ma assai di più in Europa grazie al progresso e, soprattutto, al welfare, sta diventando “un problema” per un capitalismo predatorio che dà queste persone in pasto agli avvoltoi, considerando le pensioni, l’assistenza, le spese mediche qualcosa che o alimenta i fondi finanziari o è uno “spreco” per questo schifo di capitalismo?
Evidentemente si, occorreva una scintilla, una morte drammatica che fa pensare a quanto la Spagna sappia vivere i sentimenti e farli diventare anche politica.
Apriamo così gli occhi e vediamo un Mondo ormai dominato dal capitalismo, in guerra contro i poveri e che alimenta guerre tra branchi feudali e famelici, in cui gerontocrazie al potere sempre più spesso vedono a capo ricchi vecchi e potenti che cercano per sé una sorta di immortalità alimentata dai deliri dei tecno fascisti e lasciano i propri coetanei, i vecchi figli del secolo in cui il progresso ha incontrato il socialismo, ad una brutta morte, neanche ad una eutanasia. La fantascienza e i romanzi distopici avevano previsto tutto questo, direbbe Guccini. Ma starci dentro è diverso.
Io, 70enne, ho visto morire mia madre, a 96 anni, con una buona pensione, una casa, due figli ad aiutarla, e senza una lira in banca perché vivere da vecchi costa caro.
Il dolore e la rabbia che provo per quanto è successo a Maricarmen, prima lo sfratto e poi la morte, mi spinge allora a fare una mia ricerca su un tema che mi appare evidente e drammatico. In Europa c’è una situazione demografica che vede una aspettativa di vita, sopra gi 80 anni, che è di anni la più alta al mondo. E una età media della popolazione che è anch’essa la più alta, con 44 anni.
In Italia l’età mediana è addirittura di 49 anni. Gli over 75 sono 7 milioni, 11%, a fronte dei 14 milioni under 25. Ma abbiamo un bambino per ogni due anziani.
Mi soffermo ora non sulla denatalità ma sulla lunghezza della vita.
Si vive di più grazie al modello sociale europeo che ha consentito col welfare di farlo. Non dipende dal capitalismo perché gli USA stanno molto peggio. Questa è la verità calpestata.
Da tempo però il welfare è in fase di estrattivismo da parte dei fondi che intervengono su tutto, case, città, salute, assistenza, energia e servizi, pensioni.
Le pensioni sono in Italia basse, molto. 1300 euro scarsi di media. Pagano tanto, troppo di tasse per altro su redditi differiti che hanno già versato al fisco. Se si confrontano Italia e Germania la differenza di esenzione e aliquote è molto ampia.
Ora arrivano, da tempo, gli sfratti e adesso le bollette alle stelle Gli sfratti esecutivi in Italia sono intorno ai 100 mila e, secondo le stime, il 30/35% riguarda gli anziani. Soprattutto quelli per morosità . E gli ineffabili governanti UE ci dicono che i prezzi dell’energia saliranno alle stelle e per i poveri sarà come se ci fosse carenza.
Da Maastricht per l’Europa reale gli anziani non sono il fiore all’occhiello del welfare ma cibo per i fondi avvoltoi e “problema” di costi.
Nonostante che in Italia i poveri vivano ancora spesso con la pensione dei vecchi.
La realtà è che il mix modello contributivo, bassi salari e precarietà distrugge strutturalmente le pensioni.
Allora serve la messa in sicurezza e il risarcimento degli anziani. Interventi su tutto, dalle pensioni, all’assistenza, alla casa, alle città alle bollette, al fisco.
Ricordo che con Rifondazione (con Sante Moretti e Maria Morante compagni straordinari che ho nel cuore) ci opponemmo alla sciagurata riforma Dini, non molto diversa da quella Berlusconi, e che avviò in Italia la rottura strutturale tra società e politica e tra popolo e sinistra perché scambiò un governo con un peggioramento nei fondamenti del welfare, perché il passaggio al contributivo rompeva la solidarietà intergenerazionale e rendeva le pensioni non più welfare collegato organicamente alla piena occupazione (economicamente e socialmente) ma un residuo appeso alla svalorizzazione del lavoro che non dovendole più garantire poteva non essere garantito. È andata così. Pensioni basse. Fondi. Contratti precari e lavoro povero.
Pensammo allora anche ad un movimento di “pantere grigie”. Si parlava tanto di giovani. Ma, ci dicemmo, questo capitalismo, sta giocando sporco sulla demografia. Che conta, eccome, ben più della geopolitica, basta pensare alle differenze enormi tra Africa per età media, aspettativa di vita, densità e il resto del Mondo per percepire la portata enorme. O a come, Transform ne ha scritto, è cambiata la demografia tra Est e Ovest dell’Europa prima è dopo il muro.
Il capitalismo dice ai giovani che il loro stato non buono è colpa dei “privilegi” dei vecchi, divide e rovescia la lotta di classe. E ora arriva, questo capitalismo, a mettere insieme la precarietà dei giovani con la malamorte dei vecchi, fino a calcolare se vale il costo curarti o è meglio lasciarti andare. Ricordo un film in cui ci si vendeva il tempo. È quello che sta facendo il capitalismo, ci costringe a vendergli, o ci strappa, il nostro tempi per sopravvivere lui. Viva la vita, come diceva Eugenio Melandri, abbasso il re capitalismo.

Roberto Musacchio

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