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Europa Reale, perseverare è diabolico

di Roberto
Musacchio

Già il nome, Stati Uniti d’Europa, non appare particolarmente felice in piena epoca trumpiana. Ma non è solo Trump. È che il modello presidenzialista USA mostra tutti i suoi rischi, al limite della guerra civile e della fascistizzazione. E i suoi “valori” non è che siano ai massimi storici visto il degrado da 120 giornate di Salò di pasoliniana memoria che si sta mostrando. Che, naturalmente, non riguarda solo un Paese ma un modo di essere che già Pasolini ascriveva al neo capitalismo, alla mercificazione, al fascismo nuovo connesso al vecchio.
A partire da questo la “campagna dell’europeismo reale” che va in onda in questi giorni da più soggetti è piena di coazioni a ripetere che non imparano dalla realtà ma perseverano nel danno. D’altronde se uno parte dal vantare i successi fin qui ottenuti, come fanno tutti i sistemi reali, politici ed economici, la “falsificazione”, cui invitava Popper per verificare questa benedetta realtà, è bandita. E infatti I liberali deprivati di questa parte di Popper faticano in generale con la stessa democrazia. Per carità, non si arriva agli estremi del pensiero Maga, prepotente e impositorio. Ma quello suprematista neocon aleggia. E nella storica disputa tra Habermas e Luhmann sulla complessità da condividere con l’etica del discorso o da ridurre col governismo finiscono sempre col secondo. D’altronde il funzionalismo e l’intergovernativismo sono state le due piste seguite dalle borghesie europee per riprendersi la gestione di un potere costretto al compromesso dal movimento operaio novecentesco. E poi accolte anche dal revisionismo “di sinistra” per non fare i conti con la necessità di rifondarsi e pensando di scaricare il tutto sul socialismo reale e finendo col buttare non solo il reale ma anche il socialismo. Comportamento che è analogo per gli europeisti reali. Per questo chi è europeista non può seguire questa nuova tornata di autodafè e la deve criticare radicalmente.
Draghi che riduce il federalismo ad una funzione della potenza e non ad una forma della democrazia è una delle punte di diamante di questo disastro. Passato dalla tronfia rivendicazione del pilota automatico alle grida di allarme per l’affondamento del Titanic UE. Di cui ha diretto svariate orchestrine.
C’è poi Letta, Enrico, che vorrebbe che la UE governasse direttamente per Raccomandazioni, cioè una sorta di Decreti europei immediatamente esecutivi e, a differenza dei decreti, senza conversione parlamentare, per evitare le secche e le lungaggini delle direttive. Siamo più o meno agli editti.
Poi c’è il documento congiunto firmato da Meloni e Merz che evoca un passaggio dall’asse Franco Tedesco che ha guidato per una lunga fase la integrazione ad un patto Roma Berlino che non evoca nulla di buono. Dalla Francia, quasi a rispondere, arriva un testo per un “federalismo sociale” al posto di quello liberale dominante. Lo firmano anche Balibar e Piketty. In realtà non è particolarmente chiaro dove siano sia il federalismo che il sociale. Il riferimento è lo spazio del Consiglio d’Europa, dunque largo ma alla fine garante per gli Stati. E per difendersi dalle “autarchie”. Proprio al Consiglio d’Europa Gorbaciov invece aveva parlato di Casa Comune e sicurezza condivisa. Una prospettiva ben diversa. Di fatto di idee di ripartenze a varie velocità ne sono girate tante in questi decenni. Tutte prive di motore. Mentre la Nazione Europa fatta di Nazioni andava prendendo quota, con nuovi equilibri tra tecnocrati e destre.
I Parlamentari europei del PD lanciano una campagna e chiedono che il partito l’assuma. Immancabili gli Stati Uniti d’Europa. Il pezzo forte, come per altri, è che il Consiglio Europeo decida a maggioranza. Il che non solo è una iperfetazione dell’intergovernativismo ma, in tempi di potenziale maggioranza di governi di destra, anche radicale, appare come una vocazione all’autolesionismo. D’altronde quando si optò per la scorciatoia di Maastricht e del “prima la moneta il resto seguirà” (grazie al libero mercato ed alla globalizzazione) i socialisti avevano la maggioranza dei governi e del Parlamento europeo. E abbiamo visto che neanche con questa hanno “gestito” la via ordoliberale al socialismo, o all’Europa. Se uno vuole guardare la realtà invece che propagandare il reale. Guerre, disarmonizzazioni, destre e nazionalismi, compreso quello in grande dell’Europa Potenza, sono nella realtà. Se uno vuole vederla. Nella proposta dei Mep del Pd c’è l’esercito Europeo o comune. La cosa non è chiarissima. Perché per mettere insieme un esercito ci vorrebbe qualche Costituzione a dire chi e come si usa la Forza. Ma visto il precedente della moneta affidata ad una Banca Stato (e non di Stato) si pensa di fare senza. Poi se la moneta unica crea gli spread, unica al Mondo perché priva di una dimensione realmente unica, amen. Vedremo gli spread delle guerre. Purtroppo è vero che il Capitalismo ha ripreso il controllo, assai accidentato, del Mondo. E lo fa con le guerre al posto delle democrazie. Col dominio al posto delle Costituzioni. La UE va per trattati e le Costituzioni tramontano. Con esse la cittadinanza, il compromesso sociale, la modernità sostituita dalle tecniche. Poi c’è Prodi che sbuffa con Schlein che sembra un po’ restia ad acconciarsi a seguire il “professore del Reale”. Invece di campagne mass mediatiche di propaganda magari sarebbe utile una seria discussione su cosa fare per liberare l’Europa, principessa rapita dai nuovi Re, e costruire una Casa Comune Europea. Ricordate Brandt, Palmer, Berlinguer, Gorbaciov, i movimenti pacifisti? Ebbene dategli un’occhiata prima di perseverare.

Roberto Musacchio

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