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Ennesimo attacco al campo rifugiati di Maxmur

Riceviamo dall’Associazione Verso il Kurdistan questo comunicato stampa – 

All’improvviso, ieri mattina – 27 dicembre – l’esercito iracheno ha cercato di entrare nel Campo rifugiati autogestito di Maxmur allo scopo di rinchiuderlo con delle reti metalliche. Gli abitanti del Campo hanno reagito scendendo in strada e fronteggiando l’esercito. Non è stato permesso ad una loro delegazione di andare a Baghdad per incontrare i rappresentanti del governo iracheno.

Dopo l’embargo deciso nell’agosto del 2019 dal governo regionale del Kurdistan iracheno guidato dal clan Barzani, dopo i ripetuti bombardamenti del Campo con droni ed aerei turchi che si sono lasciati alle spalle una scia di morti e feriti, dopo i periodici attacchi dell’Isis che nella regione sta rialzando la testa e si sta riorganizzando, ecco l’ennesimo tentativo del governo di Baghdad di costringere la gente del Campo a sgombrare e a disperdersi. Infatti, fare un muro di filo spinato intorno al Campo vuol dire costringere le persone a vivere d’ora in poi in una specie di prigione a cielo aperto.

Ma noi sappiamo – perché l’abbiamo conosciuta – che la popolazione del Campo è eroica e che sarà in grado di respingere anche quest’attacco.

In questo Campo, vivono oggi 14 mila rifugiati kurdi, provenienti dalla Turchia, dopo che l’esercito turco, negli anni ’90, ha evacuato con la forza i villaggi di confine, abitati da contadini e pastori, accusati di aiutare i guerriglieri del Pkk. Hanno attraversato le montagne piene di neve che separano la Turchia dall’Iraq, inseguiti dagli elicotteri turchi che li mitragliavano e sono arrivati in Iraq: in quella traversata morirono 300 persone e 600 furono ferite da bombe, gelo e mine. Alla fine si sono accampati in Iraq, in una zona inospitale chiamata la “valle della morte”. Ma la gente di Maxmur ha avuto la forza di resistere e il Campo è diventato un luogo vivibile: hanno piantato alberi da frutto, dissodato terreni, allevato bestiame, aperto scuole e cooperative.

Maxmur è oggi una comunità autogestita e solidale, caratterizzata da una forte democrazia dal basso e di genere, dove si applicano i principi del con federalismo democratico di Abdullah Ocalan.

Proprio perché rappresenta un coraggioso esempio di autogestione da imitare, Maxmur, come la vicina Shengal (Sinjar), la regione dell’antico popolo yazida, deve essere ridimensionata, meglio cancellata, in questo tutti concordi governo regionale del Kurdistan, governo centrale iracheno e, immancabilmente, la Turchia di Erdogan con i suoi sodali jiadisti di Daesh.

Ma a favorire questi attacchi ci sono anche le cancellerie occidentali, o meglio il silenzio dei governi d’Europa e d’America, votati al silenzio connivente, troppo intenti a fare il business degli armamenti e a fare la guerra ai profughi creati da loro stessi con le varie guerre. C’è il silenzio degli organismi internazionali, non ultimo l’UNHCR che, anziché assistere i rifugiati, ha deciso unilateralmente di abbandonare il Campo di Maxmur al proprio destino.

Come Associazione Verso il Kurdistan, ci siamo e ci saremo e lo chiediamo a tutti gli uomini e le donne che hanno a cuore, non solo a parole, le sorti di questi popoli oggetti di veri e propri attacchi genocidi.

Dobbiamo organizziamo al più presto una delegazione al Campo di Maxmur per testimoniare la nostra vicinanza e solidarietà ai residenti.

Rilanciamo la nostra campagna per fornire a Maxmur i medicinali e le attrezzature antiCOVID.

Ricordava il partigiano Orso Tekoser Piling nel suo testamento: “E’ proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve”.

Questo è l’IBAN dell’Associazione Verso il Kurdistan Odv per chi volesse devolvere un contributo per gli aiuti ANTICOVID ai rifugiati del Campo di Maxmur in questo momento drammatico: IT17 Q030 6909 6061 00000 111 185 Causale: aiuti anticovid per il Campo di Maxmur

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