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Elezione storica nell’Irlanda del Nord

di Darragh
Golden

da Dublino

Spesso c’è la tentazione di minimizzare gli avvenimenti storici, forse a causa di un senso di’incredulità. I risultati delle elezioni spesso hanno bisogno di tempo per essere recepiti. Le recenti elezioni in Irlanda del Nord sembrano un po’ così. Il partito rebubblicano, Sinn Fein, si è assicurato il  maggior numero di voti ed il suo miglior risultato di sempre nelle elezioni dell’Assemblea dell’Irlanda del Nord. Molti dei candidati del partito, come il vicepresidente Michelle O’Neill, sono stati eletti al primo conteggio. L’altro vincitore delle elezioni è stato l’Alliance Party, guidato da Naomi Long, anche lei in testa alle urne. L’aumento dei voti per Sinn Fein e l’Alliance Party è avvenuto principalmente a spese dei partiti unionisti, il Democratic Unionist Party (DUP) e Ulster Unionist Party (UUP), che potrebbero ritardare il processo di formazione del governo.

  1. Come funzione il sistema politico

A differenza della Scozia, del Galles o del governo nazionale del Regno Unito, dove il partito più grande può formare un governo, l’Assemblea dell’Irlanda del Nord per formare il governo devoluto richiede invece una coalizione dei due maggiori partiti: ovvero Sinn Fein che rappresenta la communita’ cattolica ed il DUP che rappresenta quella protestante . Questo è un sistema politico noto come “co-sociational”, pensato per paesi con grandi divisioni interne. L’Irlanda del Nord utilizza il sistema elettorale di rappresentanza proporzionale a voto unico trasferibile [single transferable vote proportional representation electoral system]. L’esecutivo dipende dalla condivisione del potere, in base alla quale i due maggiori partiti, repubblicano e unionista, governano insieme. L’uno non può governare senza l’altro, il che significa che il sistema politico può essere tenuto in ostaggio. Ad esempio, l’ex primo ministro del DUP, Paul Givan, si è dimesso a febbraio in protesta contro il protocollo dell’Irlanda del Nord, a cui gli unionisti sono completamente contro. Questa mossa tattica ha anche rimosso il vice primo ministro, O’Neill di Sinn Fein, e ha limitato seriamente i poteri dell’esecutivo.

Cinque seggi dell’Assemblea erano in gioco in ciascuna delle 18 circoscrizioni, ove lottavano circa 239 candidati. Il vincitore ha il diritto di nominare il prossimo primo ministro. Il partito unionista ha sempre ottenuto il maggior numero di seggi nell’Assemblea, e in precedenza nel Parlamento di Stormont, dalla formazione dello Stato nel 1921. Dall’Accordo del Venerdì Santo l’ufficio di primo e vice primo ministro è uguale con potere congiunto. Sebbene l’assegnazione dei titoli sia considerata simbolicamente importante, il ‘first minister’ suona meglio.

L’Assemblea deve riunirsi entro otto giorni dall’elezione, ma potrebbe arrivare fino a sei mesi prima. I 90 membri eletti devono quindi firmare il registro e dichiarare se sono unionisti, nazionalisti o “altro” secondo il sistema di condivisione del potere in vigore.

  1. I risultati del 5 maggio

Il Sinn Féin ha vinto 27 seggi come nel 2017. Il DUP con 25 seggi ne ha persi tre. L’Alliance Party ha vinto ampiamente con 17 seggi, un icremento di 10 membri nell’Asemblea. L’UUP, il SDLP ed altri hanno vinto 9, 8 e 4 seggi rispettivamente. Il Sinn Féin ha anche vinto la battaglia per la più grande quota di voti con 250.388 prime preferenze, rispetto a 184.002 per il DUP e 116.681 per il Partito dell’Alleanza. Ciò significa che ha ricevuto il 29% dei primi voti di preferenza, rispetto al 21,3% del DUP, al 13,5% dell’Alleanza, all’11,2% dell’UUP e al 9,1% dell’SDLP. Mentre questo è il miglior risultato elettorale per il Sinn Fein,  è il peggior per il DUP dal 1998. 

  1. Il significato dei risultati

Arrivare a questo risultato ha richiesto molto tempo e spiegarlo non è affatto semplice. Certamente la strategia politica ha giocato un ruolo importante. Avendo fatto cadere la precedente amministrazione per il protocollo dell’Irlanda del Nord, il DUP è stato costretto a mantenere questa complessa questione in primo piano e al centro durante la campagna elettorale. Sinn Fein, d’altra parte, è rimasto alla larga dal protocollo e ha minimizzato le domande sull’unificazione irlandese. L’’attenzione del partito si è invece concentrata su questioni più urgenti che i lavoratori devono affrontare, come l’aumento del costo della vita e il rafforzamento di un sistema sanitario che vacilla a causa della pandemia.

A coloro che non volevano votare secondo linee settarie è stata offerta una terza scelta con il Alliance Party, che ha più che raddoppiato il suo numero di seggi, diventando così il terzo partito più grande dell’Assemblea. Il partito ha anche vinto un seggio a North Antrim, il collegio elettorale a lungo identificato con il nome Paisley. Questo significa che il terreno politico sta chiaramente cambiando.

Il risultato ha catapultato la leadership dello Sinn Fein in un vivace stato d’animo,con la vicepresidente Michelle O’Neill che parla di “una nuova era” e “un’opportunità per reimmaginare le relazioni in questa società sulla base di equità, uguaglianza e giustizia sociale”.

Il tono della dirigenza del DUP, invece, è più bellicoso. Gli unionisti si oppongono fermamente ai controlli aggiuntivi sulle merci che arrivano in Irlanda del Nord dalla Gran Bretagna. Il leader del DUP, Jeffery Donaldson, ha dichiarato all’emittente nazionale irlandese che, a meno che il governo del Regno Unito non intervenga in merito al Protocollo dell’Irlanda del Nord, non nominerà ministri all’Esecutivo. Potrebbero volerci mesi prima che le questioni vengano risolte. Tuttavia, il Protocollo potrebbe fungere da copertura per ciò che potrebbe prossimamente avvenire, ovvero un referendum su un’Irlanda unita. Le richieste per la pianificazione del referendum e l’inizio dei preparativi aumenteranno soprattutto dal Sinn Fein, che ha rappresentanza sia nell’Irlanda del Nord che nella Repubblica.

 

di Darragh Golden

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