Ci sono libri la cui lettura consente non solo di approfondire saperi ma di conoscere nuove “prospettive di pensiero e di azione politica”.
Pensieri e azioni che si muovono nella direzione del cambiamento di un mondo sempre più infestato da ingiustizia, violenza e, oggi più che mai, guerra.
E’ il caso di “Economia femminista. Proposte, pratiche e sfide”. Un libro curato da Cristina Carrasco Bengoa e Carme Diaz Corral, economiste femministe e docenti all’università di Barcellona.
Il libro è stato tradotto e introdotto da Marcella Corsi, economista femminista, ordinaria in Sapienza università di Roma e Presidenta di IAFFE (International Association for Feminist Economics).
Presenteremo e discuteremo i contenuti del libro con Marcella Corsi, in un webinar dedicato, lunedì 27 ottobre 2025 alle ore 17,30.
Tre sono gli aspetti che rendono prezioso il testo.
- La definizione di economia femminista e le differenze sostanziali con altre branche dell’economia politica, nella consapevolezza che, citando Silvia Federici, l’economia è fra tutte le discipline quella più vicina alle strutture di potere dominante.
- L’importanza di costruire confronto ed anche alleanze con altre prospettive economiche critiche nei confronti del sistema capitalista, un sistema che pone il profitto di alcuni dinnanzi alla vita delle persone.
- L’aver indicato non solo fondamenti di pensiero ma proposte e pratiche concrete di sovversione.
1) L’economia femminista, come scrive Amalia Perez Orozco, economista femminista del collettivo “Xxk.Feminismos, pensamiento y accion”di Bilbao, si contrappone all’economia capitalista, cioè il sistema economico attualmente dominante. Un sistema che si fonda su “un insieme di strutture materiali e simboliche che permettono l’accumulo di potere e di risorse intorno ad un’unica vita, dotata di significato in sé, che diventa l’unica vita degna di essere sostenuta a spese delle altre”. Ci si riferisce alla vita dell’uomo bianco, borghese, maschio, adulto ed eterosessuale.
L’economia femminista sottopone a critica questo modello economico, patriarcale e predatore, e, come scrivono nell’introduzione Cristina Carrasco Bengoa e Carme Diaz Corral, elabora una “proposta di rottura totale con il sistema consolidato che sta prendendo forma con forza sia nel campo teorico che in quello politico”.
L’economia capitalista riduce il concetto di valore a quello di prezzo e quindi trasforma tutto in merce, acquistabile o vendibile nel mercato globale. L’economia femminista propone, al contrario, di considerare i sistemi economici non come spazi di libero scambio di merci ma come “reti di interdipendenza” capaci di superare le diseguaglianze, specie quelle di genere, la divisione sessuale del lavoro e la svalutazione del concetto di cura.
Un’economia che pone al centro l’allargamento del concetto di lavoro, che nel sistema capitalista non è che sfruttamento e alienazione, e la ridefinizione del concetto di ricchezza e della sua conseguente redistribuzione.
L’economia femminista è un’ economia su scala umana che pone al centro la necessità di de-privatizzare le risorse e de-femminilizzare la responsabilità di sostenere la vita perché il vivere, benché incarnato in singole persone, è un processo collettivo.
L’economia femminista è un ulteriore esempio della forza del femminismo perché, come scrive Federici, ha dato alle donne così tanto coraggio, così tanta forza, così tanta fiducia da portarle a lottare per tentare l’assalto al cielo proponendo un altro modo di stare al mondo.
2) L’economia femminista è interessata ad aprire dialoghi con altre economie alternative a quella dominante, Nello specifico ci si riferisce all’economia solidale, all’economia urbana e a quella ecologica.
Per quando riguarda l’economia solidale, Mertxe Larragañaga e Yolanda Jubeto, economiste del dipartimento di Economia applicata all’Università dei Paesi Baschi, scrivono che “L’economia femminista e l’economia solidale mettono al centro le persone, le relazioni umane, la soddisfazione dei bisogni primari piuttosto che i bisogni indotti dal consumo di massa. Postulano entrambe la tutela delle relazioni economiche basate sull’ecodipendenza, sull’interdipendenza, sulla reciprocità, sul rafforzamento della democrazia.” Il confronto fra le due economie è importante perché l’economia femminista nel concentrarsi sul ruolo della famiglia e del settore pubblico ha lasciato in sospeso la riflessione sul contributo che le imprese dovrebbero dare e sui valori che dovrebbero guidare le loro azioni”. L’economia solidale, da parte sua, manca di un approccio esplicito e riconosciuto alla prospettiva di genere, una dimenticanza, scrivono le economiste, “ che non può essere casuale” perché frutto di un’idea secondo la quale “l’equità di genere è una questione secondaria”.
Come sostengono Natalia Quiroga Diaz e Veronica Gago, economista femminista la prima docente presso l’Università “General Sarmiento” in Argentina, e filosofa, attivista femminista e docente presso l’Università di Buenos Aires la seconda, vi è la necessità “di incorporare l’economia femminista e la sua dimensione di economia popolare decoloniale, nella gestione e nell’organizzazione della vita nelle città in termini di cura”. A questo fine le autrici propongono l’importanza della “tripla” giornata (ruoli produttivi, riproduttivi e gestione della comunità) in una prospettiva di classe che ponga tutte le persone su un piano di parità rispetto ai tre differenti ruoli.
L’interazione fra città e genere consente di mettere in discussione la finta neutralità delle politiche urbane. La “femminilizzazione della politica urbana” può costringere a superare la separazione fra ciò che è considerato produttivo e ciò che viene considerato riproduttivo perché lo spazio pubblico, scrivono le autrici, “va trasformato in uno spazio di cura della vita di donne e uomini in tutta la loro diversità”. Una cura che non sia “conseguenza residuale di programmi destinati a persone povere o indifese” ma che divenga principio guida nella definizione delle politiche urbane.
Allo stesso modo l’economia femminista pone a critica la nozione liberale di sicurezza perché la visione securitaria, che rinchiude le donne nella condizione perenne di vittime, può essere sovvertita con altre forme di gestione del potere, con un diverso modo di abitare la città, con l’allargamento del concetto di bene comune alle attività riproduttive e di cura.
L’economia femminista e l’economia ecologica sono indispensabili per realizzare un cambiamento radicale del sistema mondo. Come scrive Yayo Herrero, ricercatrice e docente di ecologia politica, eco-femminismi e educazione alla sostenibilità, entrambe sono “approcci eterodossi che concordano nel segnalare la necessità di spostare l’attenzione dal denaro verso ciò che rende possibile una buona vita.” Ecodipendenza ed interdipedenza sono i concetti chiavi postulati da entrambe le economie, per questo vanno superati e smascherati i quattro miti del fondamentalismo economico capitalista e cioè che la “produzione possa svincolarsi dalla vita”, che “la terra e il lavoro possano essere sostituiti da capitale”, che “produrre di più è sempre meglio”, che “il lavoro è solo quello che viene svolto in cambio di un salario”. Quindi occorre cambiare il modello di produzione, riorganizzare il modello di lavoro, distribuire la ricchezza in modo equo, partecipare a – e incoraggiare – esperienze alternative, cambiare gli immaginari collettivi. Il dialogo fra economia femminista ed economia ecologica è fondamentale perché nessuna delle due è onnicomprensiva. Potrebbe esserci una società che si adatti ai limiti del pianeta ma che non riconosca la tossicità di relazioni fondate sulla subordinazione patriarcale. Di contro si possono proporre riorganizzazioni del lavoro in una prospettiva femminista che non riconoscano l’ingestibilità di un modello basato sull’estrattivismo compulsivo, sullo sfruttamento e sulla generazione di rifiuti.
3) Il libro indica altresì una serie di pratiche e di proposte concrete che lo rendono davvero utile e prezioso. Le curatrici indicano in una tabella, suddivisa nei livelli macro-, meso- e micro-proposte e pratiche di sovversione anticapitalista, antiliberista e antipatriarcale.
Proposte che riguardano il mercato del lavoro, le politiche fiscali ed il settore pubblico, l’economia sociale e solidale, gli spazi autogestiti e demercificati, la riforma agraria, la disobbedienza quotidiana di genere, erosione della divisione sessuale del lavoro nelle pratiche quotidiane per una rivoluzione dell’economia.
Sarà davvero interessante discutere e confrontarsi sui temi che il libro propone.
Paola Guazzo e Nicoletta Pirotta