EcdC! Salute!

di Tommaso
Chiti

Verso un’Unione della Sanità…ma con il Diritto alle Cure

Per chi ha un po’ dimestichezza con i percorsi di integrazione dell’Unione Europea, è ormai noto come le accelerazioni al maggior coordinamento fra le politiche nazionali e la condivisione di apparati sovranazionali per risposte comunitarie emergano in larga parte in risposta a crisi epocali.

Sono spesso stati shock e pressioni esterne – come il terrorismo, i flussi migratori, le crisi economico-finanziarie, oppure l’attuale pandemia – a scuotere dal torpore burocratico la Commissione, agevolando il suo ruolo propulsore rispetto alle volontà centrifughe e particolari dei governi degli stati membri, chiamati poi a pronunciarsi all’unanimità su nuove materie.

Così, se lo stato di salute dell’Europa non appare certo smagliante in questo periodo: fra il contagio dilagante da Covid19, la chiusura di diverse frontiere interne per la sicurezza nazionale, i rigurgiti nazionalisti contro lo stato di diritto – che sembrano ostacolare anche lo sblocco del programma dello European Recovery Fund -, oppure ancora per round decisivi sulla perdita di paesi membri come la Gran Bretagna; è dall’ennesima crisi che spunta la proposta di un’Unione della Sanità.

Pochi giorni fa il Parlamento Europeo è stato chiamato ad esprimersi sulla proposta di creazione di ‘HERA – Health Emergency Response Authority’, una nuova agenzia che entro la fine del 2021 dovrebbe rafforzare il coordinamento e la sorveglianza in materia di sanità, già presente fra le competenze comunitarie grazie a EMA (European Medicins Agency) sui medicinali e alla ECDC (European Center for Disease and Prevention) per il controllo e la prevenzione delle malattie.

La Commissione ha fatto leva sulla necessità di rinforzare la preparazione nella risposta a minaccie transnazionali, per l’adozione di piani in un quadro legale definito sulla base del reperimento di dati e del monitoraggio dei sistemi sanitari, tale da permettere di attivare misure anti-crisi a livello europeo, come il reperimento e lo stoccaggio urgenti di dispositivi.

Il pacchetto di proposte interessa anche il potenziamento dell’ECDC con misure di comparazione epidemilogica, attraverso i network nazionali, che vengano affidate a task force in affiancamento agli organi degli stati membri.

Anche l’EMA sarebbe incaricata di nuovi compiti, fra cui lo studio del rischio di approvvigionamento, lo sviluppo di pareri scientifici su ‘efficacia e sicurezza’ dei medicinali, così come il monitoraggio dei trattamenti clinici.

Al centro della discussione dei deputati europei è infatti la questione dell’equo accesso ai vaccini, dal momento che la Commissione ha già acquistato 200 milioni di dosi dalla Pfizer-Biontech, aprendo ad altre opzioni su eventuali nuovi fornitori emersi di recente.

Dopo la disorganizzazione della prima ondata pandemica, con la corsa all’accaparramento di dispostivi di protezione da parte degli stati membri in ordine sparso, l’intento principale è quello di definire adeguati criteri di redistribuzione del vaccino in una fase tanto cruciale, quanto competitiva.

Fondi sovrani sono inizialmente corsi ai ripari sostenendo fondazioni, ad esempio da parte della Germania con l’ingresso nel capitale della compagnia CureVac, proprio ieri dichiarata nuova fornitrice di 225milioni di dosi da parte della Presidente della Commissione, Von der Leyen.

Come sostenuto dalle sue dichirazioni anche la Banca Europea per gli Investimenti avrebbe stipulato contratti per lo sviluppo del farmaco antivirale; mentre un’operazione analoga è stata condotta con AstraZeneca, inzialmente prediletta da Francia, Italia (IRBM), Gran Bretagna (Oxford University) e Svezia.

La strategia della diversificazione ha visto l’ingaggio di altre aziende farmacologiche, come Johnson & Johnson (USA), Sanofi-Gsk (FRA-UK) e Moderna (USA), con la quale pare essere stata stipulata la fornitura di 160 milioni di dosi.

Evidentemente la pandemia, come ogni crisi, viene trasformata in un cospicuo business nell’ambito del mercato unico europeo, con la tendenziale deriva a spostare capitale dal lavoro al profitto, facendo scontare al primo i costi delle restrizioni anti-contagio, mentre al secondo fattore spettano invece i profitti.

Questo ennesimo stravolgimento si connota anche per l’accelerazione di alcuni aspetti cruciali, ovvero: la predominanza degli interessi nazionali anche attraverso agenzie comunitarie nella scelta strategica dei contratti; e la concentrazione degli operatori in grandi corporations o multinazionali del farmaco.

Non a caso Medici Senza Frontiere ha denunciato la mancanza di trasparenza sulla produzione dei vaccini e sui costi reali, dopo l’investimento di 12 miliardi di euro da parte dell’UE per lo sviluppo di sei diversi farmaci, i cui accordi commerciali rimangono però segreti.

Sebbene diverse aziende abbiano dichiarato il mantenimento delle forniture a prezzi di costo almeno durante la fase di pandemia, secondo l’ONG è difficile valutare “sicurezza ed efficacia” richiesti dalla Commissione Europea senza informazioni cruciali.

Con il classico sistema del brevetto, infatti, si disattendono le richieste di un vaccino come bene comune, vincolando invece le produzioni ad accordi bilaterali con paesi ad alto reddito, che finiscono anche secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità per lasciare quantità insufficienti a disposizione dei paesi in via di sviluppo.

Se da un lato, il maggior coordinamento a livello europeo vuole scongiurare simili asimmetrie e tentativi indebiti di avvantaggiarsi da parte di alcuni stati membri nella fase di ripartenza economica; dall’altro resta la concorrenza sfrenata tra i laboratori della Big Pharma, per ottenere quante più commesse nel breve-medio periodo di elevata richiesta.

Questo aspetto è stato al centro della conferenza dedicata proprio all’industria farmaceutica dello European Forum, promosso proprio in queste settimane dalla Sinistra Europea.

Il rischio di profitti di grandi compagnie letteralmente sulla pelle delle persone colpite dalla pandemia ha infatti scatenato l’indignazione generale e spinto alla promozione di una petizione ‘Right2Cure‘ per il libero accesso ad un vaccino come bene comune globale, imponendo all’UE di tutelare i diritti di tutte e tutti, invece che gli interessi delle poche grandi coroporazioni.

INFO:

https://www.right2cure.eu/

https://www.ecdc.europa.eu/sites/portal/files/documents/public-health-emergency-preparedness-core-competencies-eu-member-states.pdf

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_2041

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_20_2136

https://ec.europa.eu/health/home_it

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