Il 30 maggio transform!Europe svolge un incontro europeo a Roma sul tema dell’Altra Europa necessaria, che scelga il Welfare e non il Warfare. Al centro dunque la questione della Pace. Fondativo del processo di integrazione Europea. Ora messa duramente alla prova da quella che Papa Bergoglio ha chiamato “la guerra mondiale a pezzi” e Papa Prevost ha denunciato essere in mano a “un manipolo di potenti”.
L’incontro si svolgerà in tre panel.
Il primo dedicato all’Europa nelle grandi contraddizioni globali.
Il secondo ad una riflessione dell’Europa su sé stessa e in particolare sul valore della scelta per il welfare e non per il warfare.
La terza al rapporto tra l’Europa e l’Italia, Paese la cui Costituzione esplicitamente “ripudia la guerra”.
Rispetto alle questioni globali del primo panel cerchiamo di non dare centralità assoluta alle questioni geopolitiche ma alle grandi contraddizioni che creano i conflitti. Le grandi disuguaglianze che sono cresciute, con l’accumulo di ricchezze e l’accentramento di poteri economici, finanziari, tecnologici, militari, informativi. L’ingiustizia ambientale e climatica con l’accaparramento e il degrado delle risorse. Il patriarcato vecchio e nuovo che mortifica la condizione di genere. Le molteplici guerre aperte. Il ritorno del genicidio. I suprematismi. La crisi democratica e del diritto internazionale. La condizione dei migranti, alla mercé di guerre, cambiamenti climatici, politiche di respingimento e segregazione. Cerchiamo di dar voce a soggetti che si battono per i diritti. Non per l’affermazione di una parte ma di un nuovo ordine democratico globale che si fondi sui diritti di cittadini e persone.
Per l’Europa riteniamo che la Pace e il welfare siano state le due grandi scelte fondamentali e positive operate nel dopoguerra. Crediamo che l’integrazione neoliberale del Trattato di Maastricht, il funzionalismo e l’intergovernativismo non siano le scelte giuste. Che oggi il warfare non porta avanti l’Europa ma indietro. Al contrario, come dicono i grandi movimenti pacifisti, come Stoprearm Europe, sia necessario rilanciare ancora con più forza il welfare e farne ancor di più che nel passato un modello per il Mondo e uno strumento di politica attiva di Pace. Welfare, cooperazione, nuova democrazia globale. E per l’Europa è il momento di essere una democrazia costituzionale nelle forme che cittadine e cittadini devono poter partecipare a decidere.
In Italia c’è un grande movimento pacifista. È figlio della nostra Costituzione. Non va solo preservato il ripudio della guerra ma reso base per la stessa Costituzionalizzazione dell’Europa, strumento attivo di costruzione della Pace.
Abbiamo invitato a discutere di questi tre temi tutti i soggetti attivi nella pratica della democrazia.
Programma
L’Europa nel Mondo dei Re
Guerra, ecocidio, migrazione, patriarcato
Ore 11-13
Moderano Paola Guazzo e Stefano Galieni
Intervengono:
Maria Elena Delia – Global Sumud Flotilla
Marcella Corsi – In genere
Elisa Sermarini – Rete dei numeri pari
Giuseppe De Marzo – GEA
Marino Bisso – Rete No Bavaglio
Herta Manenti – transform! italia
Pier Giorgio Ardeni – Rete Dissenso
Claudio Grassi – Disarma
Bassam Saleh – Fatah
Gianluca Peciola – Sinistra Italiana
Marco Bersani – stop rearm italia
Christopher Ceresi – No King
Monica Di Sisto – fairwatch
In collegamento con gli USA
ore 15
Alessandro Scassellati – transform! italia
Francesca M. – Democratic Socialist of America
L’Europa: Welfare non Warfare
Ore 15.30
Moderano Roberto Musacchio e Pasqualina Napoletano
Intervengono:
Cornelia Hildebrandt – transform! Europe
Merlin Leonard – PTB
Walter Baier – Partito della Sinistra Europea
Raffaella Bolini – ARCI
Katerina Anastasiou – stop rearm europe
Gaetano Pedullà – M5S the Left
Anna Camposampiero – Rifondazione Comunista
Franco Russo – Osservatorio UE
Paola Giaculli – transform! italia
Giorgio Marasà – Sinistra Italiana
Alessandro De Miceli – Rete della Conoscenza
Arturo Scotto – PD
Hassan Bassi – Forum Droghe
L’Europa e l’Italia della Costituzione
Ore 17.30
Moderano Franco Ferrari e Rosa Rinaldi
Intervengono:
Maurizio Acerbo – Rifondazione Comunista
Barbara Tibaldi – Fiom
Alfonso Gianni – Difesa della Costituzione
Walter Massa – Arci
Cesare Antetomaso – aderenti individuali SE
Marco Omizzolo – Sociologo
Mario de Luca – Presidente CSV Lazio
Franco Mari – Sinistra Italiana
Patrizia Sentinelli – Altramente
Partecipano:
Chiara Caria, Giancarlo Scotoni, Roberto Rosso, Fabio Alberti, Francesca Lacaita, Riccardo Rifici, Marino Calcinari, Camilla Costantini, Leonardo Ragozzino, Maria Pia Calemme, Paola Boffo, Piero Soldini, Andrea Amato, Nicoletta Pirotta
Chi vuole partecipare da remoto può connettersi via zoom con questo link a partire dalle 11.00 del mattino:
https://us06web.zoom.us/j/83595287290?pwd=a53o8bxkjabJ85l0sSeGIZE8JNYAwc.1
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Contributo per l’assemblea di transform! italia
Rompere la normalità della guerra, rompere la normalità della sinistra addomesticata
Viviamo in un tempo in cui la guerra non è più un’eccezione, ma un ambiente. Non è più un evento straordinario che irrompe nella storia: è la condizione permanente dentro cui si muovono le potenze globali, le economie, le tecnologie e perfino le nostre vite quotidiane. È un tempo in cui la violenza internazionale si intreccia con la precarietà sociale, con la solitudine, con la paura, con la perdita di fiducia nelle istituzioni. È un tempo in cui l’Europa ha smesso di essere un progetto politico e si è trasformata in un apparato che sopravvive a se stesso, incapace di immaginare, di rischiare, di disobbedire.
In questo scenario, la sinistra rischia di diventare un esercizio di memoria, un luogo che interpreta il mondo senza più trasformarlo. E invece oggi servirebbe esattamente il contrario: una sinistra che rompe la normalità della guerra e la normalità della propria addomesticazione.
La guerra non è un destino. È una scelta politica. È il prodotto di un modello economico che vive di disuguaglianze, di un ordine internazionale che vive di gerarchie, di un’Europa che vive di subalternità. E se la guerra è una scelta, allora la pace non può essere un auspicio: deve essere un progetto. Un progetto che richiede rotture, non aggiustamenti; conflitto, non accomodamento; coraggio, non prudenza.
Per questo la sinistra non può più parlare come se fosse un soggetto neutrale. Ogni volta che accettiamo la narrazione dell’inevitabilità, diventiamo complici. Ogni volta che parliamo di “equilibri geopolitici” senza nominare le vittime, contribuiamo alla normalizzazione. Ogni volta che ci rifugiamo nella complessità per non prendere posizione, rinunciamo alla nostra ragione d’essere.
La domanda che dobbiamo porci non è “che cosa dovrebbe fare l’Europa”, ma “che cosa dobbiamo fare noi, ogni giorno, per rompere questa normalità”.
Rompere significa ricostruire un linguaggio che non abbia paura di disturbare. Significa tornare nei territori non come amministratori della rassegnazione, ma come costruttori di conflitto democratico. Significa rimettere al centro la scuola, il lavoro, la cura, la dignità, non come capitoli di un programma, ma come terreni di lotta quotidiana. Significa smettere di rincorrere il senso comune e tornare a trasformarlo. Significa costruire un’altra Europa non nei convegni, ma nelle pratiche: nella difesa dei diritti, nella solidarietà concreta, nella capacità di dire no quando tutti dicono sì.
E soprattutto significa smettere di aspettare che qualcuno ci autorizzi.
La sinistra non può essere un soggetto che chiede permesso.
La sinistra deve essere un soggetto che apre varchi.
Se vogliamo davvero un’altra Europa, dobbiamo essere disposti a rompere con questa.
Se vogliamo davvero la pace, dobbiamo essere disposti a scontrarci con chi vive della guerra.
Se vogliamo davvero la democrazia, dobbiamo essere disposti a sfidare chi la svuota ogni giorno.
Se vogliamo davvero rappresentare qualcuno, dobbiamo essere disposti a non rappresentare più ciò che ci ha resi innocui.
Non siamo qui per interpretare il mondo.
Siamo qui per trasformarlo.
E la trasformazione non inizia domani: inizia ora, nelle nostre parole, nelle nostre scelte, nelle nostre comunità, nella nostra capacità di non accettare la normalità della guerra e la normalità di una sinistra che ha smesso di disturbare.
Se non lo facciamo noi, non lo farà nessuno
Quello che secondo me è sbagliato che sta accadendo,in questa società moderna è troppa normalizzazione dei disastri umani, quindi dobbiamo essere pronti ad affrontare la radice di ciò che sta accadendo, dovremmo chiederci un perché? Da dove viene? Cosa sta succedendo e perché,non è una cosa distante da noi, bisogna affrontare con tutte le nostre forze,per attaccare la radice, è rispondere al perché,ma se da parte dei cittadini,non si affronta le questioni gravi e disastrate e NO! NORMALI, succederà di peggio,ma molto peggio, è quello che state portando avanti questo programma siete voi.