A Trieste nella Casa del popolo di Sottolongera sabato 5 e domenica 6 luglio 2025 con Gianfranco Schiavone di ICS
Era solito dire Gino Strada che “ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi.” Ed essere ignavi non è da meno.
Qual’è quindi la situazione oggi, che non possiamo ignorare mentre i confini sembrano ritornare, con lo spettro della guerra che incombe, e nel loro aspetto più deteriore ed iniquo, di divisione, impedimento, esclusione e controllo delle società in movimento?
Non esistono solo barriere statuali, geopolitiche, etniche, culturali a riapparire, mentre la guerra sta ritornando in Europa, sotto diverse forme e nelle più subdole maniere legate al neobellicismo industriale, e quei “confini interni” che la UE aveva abolito nel 1992 quando si era concretizzata di fatto l‘ unità europea… ritornano tali. Chi ricorda Schengen?
Libera circolazione per le merci, libera circolazione per tutti i cittadini. Regole certe a vantaggio di tutti. Un accordo che si fondava su due capisaldi: l’integrazione delle economie dei paesi aderenti e la cooperazione politica. Ma, come molti di noi ricorderanno, nel 2015, uno dei paesi aderenti, la Grecia, in crisi, venne stritolato dal diktat ordoliberista che aveva preso piede a Berlino e che non poteva tollerare politiche sociali che mettessero in discussione la logica del mercato e gli interessi della multinazionali, non poteva più esserci spazio per politiche keynesiane o socialdemocratiche, così il popolo ellenico fu ridotto alla fame .
La stessa logica globale che oggi si traduce con le crisi che determinano l’ispessimento della rotta balcanica, le migrazioni dall’africa subsahariana e le stesse “migrazioni interne” europee ad esempio verso l’ Inghilterra .
RE-WRITING BORDERS è il titolo dell’injziativa che si è svolta a Trieste organizzata dal Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS ) una ONLUS presieduta da Gianfranco Schiavone che dal 1993 svolge una intensa e metodica attività sociale a tutela ed a favore dei migranti richiedenti asilo, rifugiati e persone titolari di protezione temporanea o sussidiaria presenti temporaneamente a Trieste e in Friuli Venezia Giulia .ICS da tempo organizza servizi di accoglienza e integrazione non solo a Trieste ma nel più vasto contesto Regionale e del Nordest. Il 20 giugno scorso in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, diverse organizzazioni ed associazioni attive sul territorio triestino hanno condiviso dati e testimonianze sull’ entità del fenomeno, consistente ma non allarmante sullo stato dell’accoglienza e della protezione dei richiedenti asilo nella città di Trieste.
Negli ultimi due anni si sono contati oltre 30mila migranti. Ricordiamo alcune cifre del fenomeno registrato allora; Da gennaio a luglio 2023 sono arrivati a Trieste 7890 migranti, di cui 258 donne, 7248 uomini, 316 bambini, 1321 minori non accompagnati . Ovviamente pochi dicono di voler restare a Trieste(1067); 398 vogliono andare in altri luoghi qui in Italia ( per ricongiungimento familiare o inserimento nelle comunità locali) ; 5732 vogliono proseguire il loro cammino verso altra direzione estera; 661 non hanno dichiarato nulla. Da dove vengono? Dal Nepal(3,2%); dal Kurdistan (4,3%); dal BanglaDesh ( 3,8%); dal Pakistan (11,6%); dall’ Afghanistan ( 77,1%); ma nel frattempo sono in attesa di accoglienza a Trieste: Pakistan (81,3%); Afghanistan ( 18,04%); BanglaDesh ( 15,4%); India (1,8%); Iraq (1,8%); Marocco ( 1,4%); Nepal (2,4%). I richiedenti asilo senza accoglienza attualmente sono 419 a monte di 818 trasferimenti da gennaio ad agosto . In quanto all’ accoglienza «Il centro di prima accoglienza dell’ex Ostello Scout di Campo Sacro resta sotto-utilizzato, a causa della mancanza di adeguamenti infrastrutturali promessi da oltre un anno», ha denunciato sempre l’ ICS.
I migranti hanno continuato altrove in altre direzioni il loro percorso, senza alcun problema di ordine pubblico . Certo per chi vede di buon occhio i turisti danarosi che scendono dalle meganavi e vanno a fare shopping nei negozi di lusso del centro cittadino, mentre magari a due passi da Piazza Unità, nei pressi del Vecchio Silos a fianco della Stazione Centrale “vivono” , in estreme condizioni di disagio, i migranti che hanno risalito i Balcani dopo aver passato ( attraverso il tragitto più breve ) sei stati : Grecia, Albania o Macedonia, Montenegro, Serbia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia, etc. tutto ciò può rappresentare motivo di fastidioso disagio in quanto contraddizione che stride con la realtà.
E per fortuna però c’è chi non si gira dall’altra parte, come la Caritas Diocesana, che ha realizzato un servizio di assistenza ai migranti, come “Spazio 11”, un centro diurno e notturno in collaborazione con Donk-Humanitarian Medicine odv e con il sostegno dell’UNHCR, la No Name Kitchen,ONG che lavora sulla rotta Balcanica e Mediterranea, e che sostiene le prime necessità della popolazione migrante con cibo, vestiti, assistenza medico sanitaria . Insomma possiamo contare su qualche buon samaritano, Ma non basterà ad invertire una tendenza, che ormai dilaga, portandosi appresso altre stigmate, altre paure.
L’iniziativa di Trieste ha quindi fatto il punto sulla situazione attuale e cercherà di delineare scenari futuri e obbiettivi praticabili : le frontiere interne (europee) di fatto non esistono , ma il dato non è consolidato e il “ritorno “ a Schengen pre 1985 è alle porte. I casi dei richiedenti asilo in Germania e in Polonia sono in sofferenza, si punta a richiedere una revisione, mentre i respingimenti – soprattutto verso la Serbia e l’ Albania si intensificano e prende piede la prassi di una “esternalizzazione” delle frontiere. E’ il caso triestino, e del ripristino di un presidio delle FFAA ed altri corpi militari ai valichi di frontiera della Regione FVG con la Slovenia.La sospensione del Trattato di Schengen, strumentale, è finalizzata ad un reindirizzo autoritario delle politiche comunitarie, non una banale svolta a destra, avvenuta dieci anni fa.. ma un cambiamento di linea e progetto politico condiviso ( e sotto controllo trumpista). Certo che una diminuzione dei flussi migratori, nei primi mesi del 2025 – e quella dell’ anno precedente c’è stata e dimostra l’ inumanità di una Europa sempre più burocratizzata, escludente ed esclusiva; ma il problema non è questo ; sono semmai le politiche del governo Meloni che, in buona compagnia, pensa a rimpatri e centri detentivi parlando alla pancia del suo elettorato, anche se di forza lavoro nel paese c’è bisogno ed il lavoro resta uno strumento di emancipazione e di civiltà ,quindi gridare all’ invasione,per giustificare la continuità di una propaganda che lascia il tempo che trova e mentre si approva un decreto flussi che regolarizza un fenomeno di sostegno all’attuale situazione del MdL in Italia, è puro flatus voci, tipico della subcultura neofascista.
Riassumendo: in un anno si sono registrati non più di 800 migranti (richiedenti asilo), non c’è nessun allarme sociale, nessuna “invasione”; semmai un problema di umanità da riconoscere e principi di solidarietà da applicare, come recita l’articolo 10 della nostra Costituzione . Pochissimi migranti si fermano a Trieste, lo dicono i dati della locale Questura, i più vogliono solo farsi regolarizzare e proseguire il viaggio per altre destinazioni ed altri sono in attesa di formalizzare la propria domanda di asilo. – osserva Gianfranco Schiavone –. Chi si ferma è solo perché si ricongiunge qui con la famiglia.
Permangono bensì i drammi, le vicissitudini, le tragedie, di chi muore in mare o sfiancato dalla fatica in qualche plaga della Bosnia, e mancano strumenti e politiche per aggredire questi problemi, bisognerebbe infine saper reagire al “ fatalismo delle istituzioni”, ma Trieste, in pieno inverno demografico, si racchiude in se stessa . Quindi procedere in direzione ostinata e contraria è l’ unica via possibile “Noi qui oggi cerchiamo di attrezzarci per assolvere a questa necessità, per superare i confini, ed ogni frontiera, ed il contributo di ognuno di noi è importante”. Dice Gianfranco Si’, Trieste multietnica,globale e solidale ha saputo mantenere sempre attivi solidi anticorpi contro il qualunquismo, il razzismo e le politiche securitarie della destra di governo.
In una recente assemblea Lorena Fornasir responsabile dell’Associazione di Solidarietà “Linea d’Ombra “aveva rimarcato come, mentre si stendono tappeti rossi per chi arriva sulle Navi di lusso si finge di non vedere chi arriva a piedi o coi barchini, e come la città si volti dall’ altra parte . Ma non tutta . «Da gennaio a oggi – spiega- abbiamo dato assistenza ad almeno 2200 persone, di cui almeno 250 minori non accompagnati. Ma dietro ai numeri ci sono persone, ferite, traumi, vite abbandonate».
Un grido silente che va ascoltato, come gli esempi di ICS, di Linea d’Ombra, della Caritas , di molte associazioni no profit testimoniano, ed anche di Rifondazione Comunista che fa quel che può, mettendo a disposizione gli spazi della Federazione e delle Case del popolo, raccogliendo cibo, vestiti, libri (anche piccoli vocabolari servono…) per la comunità migrante . Occorrerà, come sempre un impegno maggiore, con più progetti di accoglienza e solidarietà sociale che non siano eccezioni, ma si traducano, non solo a Trieste, in rinnovamento e ripristino di forme più avanzate di convivenza e cittadinanza, e che siano spazi di democrazia e presidi di civiltà contro la barbarie che avanza.
Marino Calcinari
