Da Napoli per un’altra Europa

di Roberto Musacchio –

Napoli, il suo sindaco con il suo popolo, hanno resistito ai colpi del liberismo, del razzismo e del securitarismo. Ora occorre lanciare una controffensiva per liberare l’Italia guardando ad un’altra Europa.
Questo in sintesi il messaggio lanciato da De Magistris in un teatro colmo in cui erano confluite lotte e diaspore che caratterizzano da tempo l’altra Italia.
Ancora un teatro e dunque un senso di dejavu. Ma la differenza la fa lui. Non per solo carisma, che per alcuni rischia di sembrare personalismo. La fa perché è il sindaco di una grande città del Sud d’Italia e d’Europa, martoriata dal ventennio orribile che si è fatto ancora più nero, e che ha resistito anche con il “corpo” del suo sindaco. Un corpo che lui stesso richiama quando dice che andrà a prendere i migranti col gommone comunale e gli sparassero pure. Un’immagine che subito si contrappone al corpo di Salvini che ha bisogno della ruspa per abbattere in realtà speranze di vita.
C’è bisogno di corpo, anche, in politica. E De Magistris ne ha. Mentre sembrano sempre più senza corpo i cinquestelle passati dalla fisicità di Grillo alle cravatte di un piccolo Saint Just con qualche problema famigliare, ma non edipico.
Ma il corpo di De Magistris è quello di un sindaco. Cioè è un corpo istituzione, di “governo”. Ed è per il governo la sfida che il sindaco lancia. E sono “di governo” gli interlocutori europei che l’assemblea si è data. La Barcellona en comu di Ada Colau.
Podemos ed Iglesias che hanno fatto del “cambio” in Spagna la loro missione. Governo per attuare la Costituzione che chiama nel suo testo a rimuovere gli ostacoli alla sua attuazione. E rimuovere vuol dire abbattere con la lotta. Come in Spagna proprio ora Unidos Podemos è impegnato ad abbattere ciò che del franchismo è rimasto in una transizione incompiuta per colpa di popolari e socialisti.
Messa così il confine tra opposizione e governo è mobile e dato dalla lotta. E “le” lotte parlano in assemblea. Ma “la” lotta la indica il sindaco.
Questo fa la differenza con altre assemblee a teatro. Questa volta non sono partiti, intellettuali, movimenti a proporsi ma un “corpo” un pezzo materiale e istituzionale d’Italia e d’Europa. E si propone come governo altro.
Il fatto politico di questi anni è che le forze radicali sono tornate a porsi il tema del governo, anche arrivandoci. Lo ha fatto Tsipras e sembrava impossibile la sfida quando Syriza era al 4%. Lo fa Unidos Podemos e lo hanno fatto Ada Colau a Barcellona, Manuela Carmela a Madrid e molte e molti che con esperienze in comune e maree amministrano città. Lo hanno fatto Bloco e Pcp in Portogallo. Ci ha provato Melenchon a fare il Presidente in Francia.
Ciascuno ha pensato, e pensa, a “liberare” e governare la propria città e il proprio Paese. Tutti pensando ad un’altra Europa.
Ma una vera lotta per un’altra Europa oggi non c’è. Forse ancora meno di quando si lottava contro i missili dall’Atlantico agli Urali, si facevano le marce europee per il lavoro, si convocavano scoperi europei contro la Bolkestein. Non c’è più il Social forum che fece Genova e Firenze.
Questo è un problema. Perché l’Europa è il problema. Per chi sta al governo o pensa di andarci. E per chi sta all’pposizione e non riesce neanche a crescere e deve interrogarsi quanto ciò dipenda dal contesto e quanto dai propri limiti.
Liberare L’Europa è una battaglia necessaria ed è l’esatto contrario delle dispute a tavolino su piani e progetti di carta che tutto sono meno che ciò che è la politica e cioè l’analisi concreta della situazione concreta, il cercare soluzione concrete alla realtà.
Per questo comunque la sfida dei corpi aiuta. Perché senza le lotte concrete di lavoratrici e lavoratori, dei migranti, di chi vive i territori devastati da liberismo e razzismo nessuna liberazione è possibile.
Per questo serve una campagna elettorale europea fatta di lotte e corpi che attraversano le frontiere e che siano loro l’altra Europa. Proviamoci.

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