articoli

Da Budapest al Rojava

di Roberto
Musacchio

Il 1956 è l’anno in cui sono nato. Non ho vissuto dunque i carri armati a Budapest. Però sono presenti nella mia vita politica. Da “piccolo”  scelsi come prima appartenenza politica il Manifesto. Mi sono spesso chiesto perché. Diciamo perché era comunista ma non “reale”. Non nel senso che non stava nella realtà. Ma nel senso che si chiedeva cosa si sarebbe potuto fare di diverso. Tenendo conto si della realtà ma anche del socialismo. Anzi, del comunismo, cui il Manifesto era legatissimo. “Non basta essere contro Togliatti, bisogna andare oltre Togliatti”, scriveva. Poi questo “contro Togliatti” io lo sto rivisitando oggi, in tempi in cui il fare Storia ci è inibito, e chi ha saputo farla mi appare da apprezzare. Comunque sia, mi resta l’andare oltre e la passione per il Socialismo, sostantivo, e la diffidenza per il Reale, aggettivo spesso squalificante. Soprattutto per la UE, che è precisamente l’Europa uccisa dal reale.
In tanti anni, decenni ormai, ho partecipato o assistito a tante discussioni. Sui “fatti di Ungheria”. Su “Praga, che è sola”. Ma anche su Solidarnosc e poi via via fino a Gorbaciov, “eroe tragico o traditore”. Per me un comunista che ha cercato disperatamente di salvare il valore della Rivoluzione d’ottobre, per sé stessa ma per tutto il Mondo. Basta vedere oggi Trump all’opera dopo i disastri già fatti dal suprematismo neocon per capire quanto stia costando questa vittoria del Capitalismo. E basta vedere il disastro, voluto, della UE, per avere conferma dei prezzi che paghiamo al niet opposto alla Casa comune europea proposta da Gorbaciov. Ma tutto ciò non significa che servivano più Budapest o più Praga. Anzi, direi l’opposto. La forza del Comunismo è stata la Rivoluzione. Non il Reale che per mantenerla la negava. Il Comunismo ha caratterizzato il ‘900, la lotta all’orrore nazifascista e le speranze, ovunque, di un Mondo migliore. L’anticomunismo è stato, ed è, un cancro. Ma se siamo al punto in cui siamo non possiamo non riportare al centro il tema della Rivoluzione. Che oggi è totalmente offuscato. Ormai siamo al tifo nelle guerre tra dominanti. E, cosa più grave, alla perdita della connessione sentimentale con i dominati. In guerra, per me, l’unico tifo da fare è perché finisca, e la connessione è con i centinaia di migliaia di morti che ci sono. “Né un uomo, né un soldo per le loro guerre”, dicevano i nostri avi, e ave, a inizio 900. La Rivoluzione sostituiva la guerra come categoria della Storia. E cambiava la Storia. Nessuna scelta per il martirio. E le Rivoluzioni si fanno con chi combatte il Potere. Ma se leggo, come mi capita troppe volte sui social, che i Curdi se la sono cercata perché hanno inciuciato con gli USA o che non si può vendere l’Iran per mettersi la minigonna io, francamente, mi sento tornato a prima e a peggio dell’Ungheria. Le “collusioni col nemico” sono un refrain della Storia fatta dai dominanti. Delle “rivoluzioni borghesi” con gli intrighi fra case regnanti e nazioni. Anche Lenin ne usò e ne fu accusato. Ma la Rivoluzione, con la R maiuscola, è, nella modernità, Socialista. Per rovesciare il rapporto tra dominanti e dominati, il capitalismo da cui emana l’imperialismo dell’era contemporanea. Sono usciti in questi giorni i dati che certificano che I miliardari aumentano, aumentano le loro ricchezze e il loro potere. Aumentano nonostante, ma io direi grazie, alle crisi sempre più ricorrenti e drammatiche, da quelle economiche, al Covid, alle guerre, al disastro climatico. Ricchi, potenti, spietati. E noi? In cerca di traditori. Neanche più del Socialismo ma del potere più amico. No, io non ho amici nel mondo dei dominanti. Solo compagne e compagni tra i dominati.

di Roberto Musacchio

Articolo precedente
Costituzione e leggi valide… fino a un certo punto
Articolo successivo
La follia del nucleare: per discutere pace, disarmo e futuro dell’umanità

2 Commenti. Nuovo commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.