Controvertice in diretta

di Paola
Boffo

di Paola Boffo

23 aprile 2020, ore 17 – 19

Scaletta per la discussione — Registrazione della diretta

Discutono:

Marc BOTENGA, parlamentare europeo del gruppo GUE / NGL

(Group of the European United Left – Nordic Green Left Member)

Belgium – Parti du Travail de Belgique (Belgium)

Andrea DEL MONACO, economista esperto di politiche europee e mezzogiorno

Monica DI SISTO, attivista, vicepresidente Fairwatch

Andrea VENTURA, economista, collaboratore del settimanale left.

Coordina: Paola BOFFO, economista, politiche europee, della redazione di Transform!Italia

Per la redazione di Transform!Italia: Franco Ferrari, Roberto Morea, Roberto Musacchio, Rosa Rinaldi, Roberto Rosso

Vorrei sviluppare la discussione su tre parti, quindi con tre giri di interventi:

1. Che cosa è questa Unione e cosa dobbiamo farne

2. Quali sono le proposte in campo per affrontare / superare la crisi

3. Cosa ci riserva il futuro

Propongo le informazioni sulle tematiche in discussione e gli spunti per gli interventi.

1. È in corso la riunione in videoconferenza dei capi di stato e di Governo dei 27 stati membri dell’Unione Europea, chiamati a discutere delle proposte dell’Eurogruppo del 7 – 9 aprile per il contrasto alla crisi economica e finanziaria provocata dalla pandemia da coronavirus.

A parte il “pacchetto” già discusso Il Consiglio affronterà la proposta di un Recovery Fund, un Fondo per la ricostruzione, per preparare e sostenere la ripresa.

C’è già stata una videoconferenza preliminare convocata dal Presidente Michel lo scorso lunedì 20, con i Paesi più grandi. Ci si attende che il Consiglio non approverà conclusioni, ma ci sarà solo uno statement del Presidente, poiché i temi sul tavolo sono importanti, complessi, richiedono tempi non brevi e in alcuni casi sono divisivi. Sarà un buon risultato se si riuscirà a dare mandato alla Commissione di preparare una proposta. Una proposta che è già in “lavorazione” a Bruxelles e dovrebbe essere presentata il prossimo 29 aprile.

Più tardi entreremo nel merito. Sul tavolo c’è anche il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, che svolgerà un ruolo centrale nella ripresa economica. Si chiede alla Commissione di rielaborare la sua proposta presentata nel maggio 2018, per adeguarla ai tempi che viviamo e ricordiamo che al Consiglio europeo straordinario del 20 e 21 febbraio 2020 si è registrato un nulla di fatto in una riunione dei leader che, con una forzatura sia sul piano istituzionale (il Parlamento aveva votato contro la proposta di QFP sottoposta da Michel a fine 2019) che politico, avrebbe voluto portare ad un accordo fra gli Stati, confermando la tendenza sempre più intergovernativa dell’Unione.

Abbiamo già avuto modo di scrivere su Transform che l’emergenza cade nel momento più basso dell’integrazione europea, con rappresentanti istituzionali inadeguati e percorsi di costruzione dell’Unione economica e monetaria fondati sempre più su processi intergovernativi: tutto è sempre nelle mani del Consiglio, che pretende l’accordo unanime degli Stati membri.

Nel frattempo, lo scorso 17 aprile il Parlamento europeo in seduta plenaria ha approvato la risoluzione “Azione coordinata dell’UE per lottare contro la pandemia di COVID-19 e le sue conseguenze”, votata da conservatori, socialdemocratici e liberali, mentre i verdi che inizialmente l’avevano sottoscritta si sono sfilati in fase di votazione.

Il GUE / NGL ha invece presentato un’articolata proposta di risoluzione che affronta tutti i problemi posti dalla pandemia con un approccio critico dell’attuale stato dell’Unione Europea e propositivo di misure importanti e innovative per la risoluzione della crisi sanitaria, la crisi finanziaria, la crisi economica, la crisi democratica, e per la ripresa, con un approccio attento alla salvaguardia e allo sviluppo delle componenti più deboli della popolazione e più vulnerabili anche di fronte all’emergenza attuale.

La posizione espressa dal GUE/NGL si presenta in qualche modo come la base unitaria per un programma forte e profondamente riformatore dell’attuale Unione Europea. Transform l’ha pubblicata perché pensa che sarebbe utile che quel programma potesse essere più ampiamente conosciuto e discusso e potesse favorire un processo di convergenza (così come le prese di posizione che vengono dal Partito della Sinistra Europea).

Il GUE dice anche che “la pandemia COVID-19 ha messo a nudo le conseguenze delle politiche neoliberiste dell’UE e l’assenza di coordinamento e solidarietà tra gli Stati membri nei periodi di crisi sanitaria, che hanno anche ritardato le misure necessarie per sostenere gli Stati membri in gravi difficoltà e stimolare la ripresa economica e sociale; considerando che l’UE non è riuscita a promuovere una strategia comune di lotta al virus per evitare la concorrenza tra Stati membri nell’ottenere risorse sanitarie scarse;”

–> Non si tratta, sul tavolo dei leader, di conciliare i punti di vista degli Stati, ma di riconoscere che se non si mettono in comune risorse, indebitandosi, per uscire da una crisi che si preannuncia spaventosa, investendo per ricostruire le economie, contrastare la disoccupazione, salvaguardare i più deboli, è il senso stesso dell’Unione che cade. Introdurre uno strumento come gli eurobond implicherebbe non tanto e non solo la “mutualizzazione” quanto ciò che essa presuppone cioè una compiuta cessione di sovranità nazionali e una politica fiscale comune.

2.  Sul tavolo del Consiglio, oltre il pacchetto già descritto nel Report dell’Eurogruppo del 7 – 9 aprile c’è il tentativo di misure più “ambiziose”. Nell’invito ai leader per il Consiglio del 23 aprile, Michel prevede di dare il via libera al pacchetto e rendere operative queste tre reti di sicurezza entro il 1º giugno. La roadmap presentata da Michel il 21 aprile e elaborata previa consultazione delle altre istituzioni, delle parti sociali e degli Stati membri, è abbastanza generica, non richiama nessuno strumento specifico e non detta la tempistica.

Il 9 aprile l’Eurogruppo ha concordato un pacchetto del valore di 540 miliardi di EUR che prevede tre importanti reti di sicurezza per emittenti sovrani, imprese private e per la tutela dell’occupazione.

  • l’iniziativa del gruppo BEI di creare un fondo di garanzia paneuropeo di 25 miliardi di EUR, che potrebbe sostenere finanziamenti di 200 miliardi di EUR per le aziende incentrate sulle PMI,
  • l’iniziativa della Commissione SURE per fornire assistenza finanziaria per un importo fino a 100 miliardi di EUR in forma di prestiti dell’Unione agli Stati membri colpiti, basata sull’articolo 122, paragrafo 2, del TFUE, che consente assistenza finanziaria temporanea e ad hoc dell’Unione a uno Stato membro che si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà a causa di calamità naturali o di circostanze eccezionali che esulano dal suo controllo. 
  • e infine il Sostegno per la Crisi Pandemica, basato sull’esistente linea di credito precauzionale (ECCL) del MES, che Conte ha confermato ancora l’altro ieri in Parlamento non è uno strumento adeguato a una crisi simmetrica, oltre che insufficiente, e che comunque bisogna leggere i termini di riferimento che Klaus Regling metterà in chiaro per decidere la convenienza di accedere allo strumento. (Transform si è fatta promotrice di un Comitato NO MES, quando si parlava della riforma del Meccanismo, e contrasta l’adozione di questo strumento per tanti motivi, ma direi soprattutto perché è un organismo esterno al perimetro istituzionale dell’Unione e agisce dal punto di vista del creditore).

Michel ha anche detto che la proposta per un Fondo per la ripresa dovrebbe essere presentata dalla Commissione, che analizzi le esigenze specifiche e che sia di dimensioni adeguate e all’altezza della sfida che ci troviamo ad affrontare. La proposta della Commissione dovrebbe chiarire il nesso con il QFP, che sarà in ogni caso al centro del contributo dell’UE alla ripresa e dovrà essere adeguato per affrontare l’attuale crisi e le relative conseguenze.

Le proposte “innovative” (anche Papa Francesco richiede all’Europa soluzioni innovative, e le ha chieste anche in una lettera a Macron) si riferiscono alla messa in comune del debito necessario per finanziare la ripresa. L’ipotesi si è sviluppata a partire dalla proposta contenuta nella lettera di Conte e altri otto capi di governo, cioè “In particolare, dobbiamo lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’UE per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia”, che ha raccolto la condivisione di Francia, Spagna, Grecia, Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia.

Successivamente la Francia ha presentato un non-paper nel quale propone un Fondo che emetterebbe titoli basati sulla garanzia comune degli Stati membri dell’UE. Il fondo sarebbe gestito dalla Commissione europea e finanzierebbe programmi progettati per rilanciare l’economia in modo coerente con il Green Deal e la strategia industriale avanzata dalla Commissione il 10 marzo (soprattutto per contribuire al trasferimento in Europa di catene del valore strategiche), compreso il finanziamento delle spese sanitarie finalizzate ad aumentare la capacità dei nostri sistemi sanitari di affrontare shock esogeni come Covid-19. I criteri di eleggibilità per tali programmi dovrebbero riflettere il danno economico subito dall’epidemia di Covid19. L’obiettivo sarebbe innanzitutto quello di garantire la solidarietà all’interno dell’UE a 27. Il debito emesso potrebbe essere rimborsato attraverso una risorsa nuova ed eccezionale come una tassa di solidarietà per finanziare la risposta al Covid oppure con risorse abituali di bilancio.

La Spagna ha predisposto un non-paper nel quale propone un nuovo fondo di ripresa economica dovrebbe essere istituito sulla base di sovvenzioni agli Stati membri, quindi non innalzando nazionale dei livelli di debito pubblico, finanziato attraverso il debito perpetuo dell’UE, concedere sovvenzioni agli Stati membri attraverso il bilancio dell’UE in base a criteri di allocazione nazionali relativi all’impatto della crisi COVID 19 sulla base di indicatori chiari e trasparenti, come percentuale della popolazione interessata, calo di PIL, aumento dei livelli di disoccupazione, ecc. – Il trasferimento di fondi dovrebbe essere anticipato per iniziare il 1 ° gennaio 2021 ed essere eseguito nei prossimi 2-3 anni per far ripartire le economie dei paesi colpiti, e sostenere il finanziamento della ricostruzione economica post-crisi in un modo coerente a livello europeo. La priorità dovrebbe essere data ai programmi nazionali che danno il via alla transizione ecologica e digitale dell’economia e che aumentino la sua autonomia industriale e tecnologica, in linea con le priorità della Commissione europea. Particolare attenzione dovrebbe essere riservata ai settori più colpiti dal blocco globale e misure di contenimento del virus, come turismo e trasporti. – Il rimborso degli interessi sul debito dovrebbe basarsi il più possibile su un nuovo insieme di imposte europee che forniscono all’UE risorse proprie indipendenti dai contributi degli Stati membri (ad es. Imposta sulle frontiere del carbonio – Border Carbon tax- , sulle emissioni di CO2, imposta sul mercato unico). Potrebbe essere previsto anche il rimborso dal signoraggio della BCE. – Il Fondo potrebbe essere ancorato nell’ambito del Quadro Finanziario Pluriennale, al di sotto del massimale delle risorse proprie ma al di sopra del massimale di spesa.

Il Portogallo, secondo un documento predisposto dai parlamentari europei del Bloco, non è interessato ad accedere al MES, e propone un Fondo di recupero finanziato tramite obbligazioni emesse dal Fondo stesso (se ha un’esistenza formale) o dalla Banca europea per gli investimenti, con un importo dai 750 milioni fino a 1,5 miliardi; Ogni Stato membro sarà responsabile del rimborso dell’importo delle obbligazioni corrispondente al proprio finanziamento (o applicando la chiave della BCE).

Il GUE, nella sua proposta di risoluzione,chiede l’abrogazione definitiva del patto nonché l’abrogazione dell’intero quadro di governance economica dell’UE, tra cui il Semestre europeo e il trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance, che vincolano e condizionano il margine di manovra degli Stati nel promuovere le loro strategie di sviluppo sociale, pubblico e produttivo; ritiene inopportuno che le istituzioni dell’UE formulino raccomandazioni specifiche per paese nel mezzo di una crisi senza precedenti, in particolare in relazione alle posizioni di bilancio che riguardano la spesa per i servizi sociali e sanitari negli Stati membri; chiede la sostituzione del Patto di stabilità e crescita con un Patto per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione dopo la crisi;

la sospensione immediata e definitiva della procedura per gli squilibri macroeconomici, affinché i governi possano spendere (e prendere a prestito) l’importo necessario per far fronte a questa sfida senza timore di subire sanzioni;

chiede alle istituzioni dell’UE, in particolare alla Banca centrale europea (BCE), di agire con urgenza per evitare l’insorgere di una nuova crisi finanziaria e del debito sovrano; insiste, a tale proposito, sulla necessità che la BCE si impegni ad agire come prestatore di ultima istanza per gli Stati membri, e non solo per le banche, garantendo che i propri programmi di acquisto di titoli sovrani siano incondizionati, illimitati e basati sul fabbisogno di spesa degli Stati membri e non sull’attuale criterio per la sottoscrizione di capitale;

invita la BCE a individuare e acquistare tutti i titoli sovrani legati al COVID-19 e ad annullare integralmente il debito da coronavirus emesso dagli Stati membri durante l’epidemia di COVID-19 e durante il periodo di risposta alle sue incidenze economiche e sociali;

chiede l’immediata creazione di obbligazioni CODVID-19 e obbligazioni del Green Deal dell’UE emesse dalla BCE o garantite da un suo programma di acquisti, che siano senza condizioni e che consentano agli Stati membri di riprendersi rapidamente dalla crisi e di trasformare le loro economie senza lasciare indietro nessuno; sottolinea che le obbligazioni COVID-19 dovrebbero essere perpetue e senza interessi, al fine di garantire una creazione permanente di denaro in grado di compensare uno shock economico straordinario; è del parere che tali obbligazioni possano essere emesse anche dal futuro Fondo europeo per la ripresa o dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), purché siano emesse senza condizionalità macroeconomiche o di altro tipo e immediatamente acquistate dalla BCE,

sottolinea che, poiché le attuali linee di credito del MES negli Stati membri sono soggette a condizioni analoghe ai salvataggi e ai memorandum della troika, si ravvisa la necessità di un nuovo meccanismo che consenta di offrire linee di credito incondizionato e a tasso zero agli Stati membri che necessitano di finanziamenti;

chiede che la BCE riorienti le sue politiche di allentamento quantitativo, in particolare il suo programma di acquisto per il settore societario, al fine di subordinarlo all’impegno delle imprese a favore della piena tutela dell’occupazione, dei diritti e dei redditi dei lavoratori e degli obiettivi dell’accordo di Parigi;

invita la BCE a prendere in considerazione la necessità di fornire liquidità direttamente alle piccole e medie imprese e ai cittadini senza ricorrere all’intermediazione bancaria; insiste sulla necessità che la BCE individui gli insegnamenti tratti dalla crisi e chieda alla Commissione di proporre una revisione del suo statuto onde accrescere la capacità della banca di sostenere la spesa pubblica;

chiede una regolamentazione più rigorosa dei mercati finanziari per prevenire attacchi speculativi e insiste sulla necessità di vietare la vendita allo scoperto e di proibire temporaneamente in tutto il mercato unico la distribuzione di dividendi, di premi e di riacquisti (buy-back);

prende atto della creazione del Fondo di garanzia paneuropeo della BEI, con una dotazione di 200 miliardi di EUR; chiede che la BEI utilizzi le sue massime potenzialità per sostenere le imprese pubbliche e per offrire finanziamenti alle microimprese e alle piccole e medie imprese, subordinatamente al loro impegno a favore della tutela dell’occupazione, dei diritti e dei redditi;

chiede la mobilitazione immediata dei 4 miliardi di EUR a titolo dei margini non assegnati e dei meccanismi di flessibilità che restano disponibili nel bilancio 2020;

–> Quali sono gli strumenti più adatti per affrontare l’emergenza, e poi nel medio termine per accompagnare la ripresa economica che, in un’ottica di lungo termine, consolidi il senso dell’Unione, se questa cosa è desiderata ? Senza tralasciare il ruolo della BCE, che sta mobilizzando somme ingenti.

3. Partiamo dalla chiusura delle frontiere che l’Europa ha sperimentato all’inizio della diffusione del virus, successivamente condannata dalla Commissione, e solo il 17 marzo il Consiglio europeo ha approvato gli orientamenti proposti dalla Commissione sulla gestione delle frontiere, per garantire il passaggio di medicinali, cibo e merci e consentire ai cittadini UE grado di viaggiare nei loro paesi d’origine. Allo stesso tempo si è deciso di rafforzare le frontiere esterne applicando una temporanea limitazione dei viaggi non essenziali verso l’UE per un periodo di 30 giorni (ad eccezione dei rientri, del personale diplomatico e dei ricercatori impegnati sull’epidemia COVID 19).

La Commissione ha anche definito il 15 aprile scorso una tabella di marcia per la revoca graduale del confinamento, che si basi su principi condivisi, coordinati e armonizzati fra i diversi Stati membri e che, tra l’altro, implica misure di accompagnamento, ieri ha pubblicato una piattaforma europea per la condivisione di dati relativi al covid-19 e una raccomandazione per una serie di misure e azioni volte a sviluppare un approccio comune dell’UE per l’utilizzo di applicazioni e dati mobili in risposta alla pandemia di coronavirus.

Ragioniamo sulle misure di distanziamento sociale, la chiusura di quasi tutte le attività, i divieti di uscire di casa, giustificati dalla necessità di contenere il contagio.

Arriviamo alla proposta di una applicazione per il tracciamento delle relazioni sociali, come strumento per tracciare i canali di diffusione dell’epidemia.

–> che conseguenze avrà il cosiddetto lockdown e il controllo dei comportamenti sullo “stile di vita” futuro, dovremo rassegnarci a destinare al ricordo la vita che abbiamo vissuto finora e a consegnarci completamente a chi compie le scelte politiche per il nostro bene ?

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