Nella mattina del primo di luglio, si è tenuta una manifestazione a Cala Finanza, davanti all’isola di Tavolara, una gemma del patrimonio ambientale della Sardegna. Il motivo della protesta era la costruzione di un mega resort di lusso su una spiaggia protetta. Si tratta di un progetto che comprende la cementificazione dell’area, nonché la costruzione di un hotel a cinque stelle, 26 ville, un eliporto, un piccolo porto per yatch, e un campo da golf da 18 buche. Lo stabilimento turistico di lusso ricoprirà una cinquantina di ettari sul mare tra Cala Finanza e Punta La Greca, oltre a decine di ettari nell’entroterra. Il progetto, portato avanti dalla società brasiliana Jhsf Participações, e compartecipato da un insieme di società italiane raggruppate nella società Tavolara Bay, potrebbe andare a compimento a causa del beneplacito del governo Meloni, nonostante l’opposizione della politica locale e popolazione civile. Un gruppo di cittadini del Comune di Loiri Porto San Paolo ha portato a termine la raccolta di oltre centomila firme contro l’edificazione a Cala Finanza.
L’iter di approvazione del progetto turistico di Tavolara Bay è stato una sequela di no istituzionali, scavalcati uno dopo l’altro. Regione autonoma, Corpo Forestale, Soprintendenza di Sassari e Provincia Nord Est Gallura non hanno approvato il progetto, in quanto si tratta di aree marine e ambientali protette. L’unico via libera politico è arrivato dal consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo, che in novembre 2025 aveva concesso una variante di destinazione d’uso da Zona H, tutela integrale, a Zona F, insediamenti turistici. Ciononostante il 9 febbraio 2026 la Struttura di missione ZES ha rilasciato l’autorizzazione unica per il progetto. Regione, Corpo Forestale e Ministero della Cultura hanno chiesto l’annullamento in autotutela, ottenendo la sospensione dell’efficacia dell’atto, ma solo per poco. Il 4 giugno, infatti, il Consiglio dei ministri ha rigettato tutte le opposizioni, riattivando l’autorizzazione.
Tuttavia, l’amministrazione di Loiri Porto San Paolo sembra aver fatto un’inversione di marcia, con la revoca delle autorizzazioni da parte del sindaco e le dimissioni dell’assessore Riccardo Biancu, fratello di Alberto Biancu, amministratore delegato della società Tavolara Bay. L’ex assessore ha dichiarato di non essersi mai occupato direttamente del progetto, sottolineando di aver lasciato l’incarico per ragioni di trasparenza, al fine di evitare qualsiasi possibile conflitto di interessi.
Intanto, già alla fine di marzo, la società ha dato il via alla deforestazione dell’area senza previ permessi. Dopo diverse segnalazioni ed esposti del comitato dei cittadini di Loiri Porto San Paolo e dell’associazione ambientalista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), la procura ha dato il via agli accertamenti per i risvolti penali della vicenda. A quel punto, il colosso immobiliare brasiliano ha fatto ricorso alla procedura semplificata delle Zone Economiche Speciali (ZES). Il meccanismo è la ZES Unica per il Mezzogiorno, istituita con il decreto-legge 124 del 2023, che consente alla Struttura di missione di rilasciare un’autorizzazione unica sostitutiva di tutti i titoli abilitativi. Come ha dichiarato il GrIG, si tratta di stabilire se una norma nata per favorire gli investimenti produttivi nel Sud possa diventare «uno strumento di eversione del quadro giuridico di rilievo costituzionale per la tutela del paesaggio». Il Consiglio dei Ministri ha quindi approvato la costruzione del resort, incurante dell’impatto ambientale e paesaggistico, nonché dello scarsissimo impatto economico che la struttura avrà effettivamente sulla situazione occupazionale locale. In altre parole, il resort deturperà per sempre lo stupendo paesaggio di una rarità naturale come la spiaggia di Cala Finanza, e non porterà nessun miglioramento all’economia locale.
La Regione Sardegna ha già presentato ricorso al TAR: il 6 giugno il presidente della sezione ha respinto la richiesta di sospensiva cautelare, la società aveva formalmente dichiarato di non avviare alcun intervento di trasformazione del territorio per tutta l’estate 2026, venendo così meno l’urgenza che avrebbe giustificato il provvedimento; l’udienza collegiale sulla sospensiva è fissata per l’8 luglio. Intanto, cittadini provenienti da tutta la Sardegna e non solo si sono riuniti alla spiaggia di Cala Finanza per esprimere il loro dissenso verso la speculazione edilizia e la devastazione ambientale. La mobilitazione dal basso è stata una risposta pacifica, ma evidentemente motivata da anni di speculazione edilizia, di promesse vuote sul risollevamento dell’economia territoriale tramite il turismo, di speculazione eolica, espropri, disoccupazione dilagante, militarizzazione dell’isola che rischiano di causare impatti ambientali irreversibili sull’isola.
Chiara Caria