Il 30 maggio Transform Europa, in Italia con Transform Italia, prova nuovamente a fare un punto. Nel cuore delle guerre è del genocidio, delle crisi economiche, sociali, ambientali, con le destre eredi o riproponenti ciò che abbiamo chiamato fascismo che potrebbero governare i principali Paesi. Ma anche con grandi movimenti che, non a caso, partono proprio dal no alla guerra, al riarmo, al genocidio.
Se si vuole un’altra Europa, bisogna fare i conti con l’Europa Reale. È ciò che faticano a fare tutti coloro, dai liberali, ai socialisti, agli “europeisti incoscienti”, che da 36 anni, dal Trattato di Maastricht e dalla gestione del dopo muro, hanno proceduto in modi tali per cui la profezia di Enrico Berlinguer su una Europa che volendo si fare potenza sarebbe finita in mano alle destre radicali si sta avvicinando. Mentre l’Europa dall’Atlantico agli Urali, portatrice di un modello sociale e democratico, capace di cooperare col Sud del Mondo, di agire per un nuovo ordine democratico globale fondato su Pace, disarmo, cooperazione, costituzionalizzazione, giustizia sociale e ambientale, l’Europa pensata da Brandt, Palmer, Berlinguer, Gorbaciov, dai grandi movimenti si allontana.
Il revisionismo storico è una vera sciagura. L’89 non è stato un nuovo inizio sul solco della Storia passata ma l’occasione per le classi dominanti di una sciagurata riscrittura che finiva col negare valori fondanti e lo stesso modello sociale e democratico.
Maastricht è un trattato assurdamente ideologico, neoliberale, che pensa di sostituire ciò che ha ricostruito l’Europa dopo le catastrofi di due guerre nate dal suo seno, e cioè il pubblico, il lavoro come fondamento, il welfare, la cooperazione, la democrazia, con il mercato, le imprese, la concorrenza, il funzionalismo e l’intergovernativismo.
Il risultato è una pessima armonizzazione, un allargamento agito per funzioni geopolitiche o economiche, una crescente disuguaglianza. La UE è l’area che ha perso più quote di Pil nel Mondo (certo per la globalizzazione ma per 30 anni dopo il secondo dopoguerra era stata stabile) e le ha fatte pagare ai soggetti più deboli. Riducendo di dieci punti la tassazione sulle imprese, facendo record di privatizzazioni, favorendo surplus esportativi come quelli tedeschi.
Ha fallito nel proprio ruolo di promotore di Pace, dalla ex Jugoslavia all’Ucraina passando per tutte le guerre, dall’Iraq alla Libia.
Pratica vergognosi doppi standard come verso il genocidio in Palestina.
Insiste in politiche di deregulation, come Ora in tutte quelle per favorire il riarmo, e come il 28esimo regime che sono il contrario della armonizzazione.
Ha multinazionali che, come l’Electrolux, inseguono profitti ai danni del lavoro.
È succube dei Re delle imprese e della finanza come si è visto in pandemia quando ha contrastato la liberatoria dei brevetti e si vede verso i mercati finanziari né regolamentato né tassati come le grandi imprese in genere.
Sui migranti si sta allineando alle politiche delle destre radicali.
Ha subito cambiamenti demografici determinati da Guerre militari e sociali pesantissimi con lo svuotamento di intere aree.
Sul clima e l’energia è succube delle Imprese e della geopolitica.
Vede alcune aree, in primis la Germania, riarmarsi e esprimere velleità egemoniche.
È priva di una Costituzione perché ha scelto il funzionalismo, l’intergovernativismo, il mercato, le Ie imprese. Ora il warfare contro il welfare. Perché è evidente che le spese militari sono insostenibili e portano a tagli drastici. E d’altronde la ricchezza comune costruita in 30 anni di welfare è da tempi preda dell’estrattivismo predatori dei mercati, dalle pensioni, alla salute, alle città.
La militarizzazione diventa il dominus sociale, dalla Leva alla repressione.
Le destre radicali sono pronte a prendersi questa UE tornata ad essere un cartello di nazioni in mano alle borghesie e ai loro poteri vecchi e nuovi.
L’attuale Commissione Europea è esattamente il portato di tutto ciò. Con tanto di trasformismo politico.
È allora, dove sta l’altra Europa? Come è possibile farla?
La nostra risposta non può essere né funzionalistico né geopolitica. Non sta nelk’armarsi per stare in un mondo di Potenze. È una risposta distruttiva. Per l’Europa e il Mondo.
La risposta sta nel partire dal modello sociale Europeo, dalla pace, dal disarmo, dalla cooperazione. Per istituzionalizzare questi valori ed agirli.
Abbiamo lavorato in questi anni in grandi movimenti, dai social forum, al pacifismo, alla giustizia ecologica, alla lotta alla l’austerity. C’è più Europa in essi che in 36 anni di Maastricht e di UE. Se non si capisce che il Patto di stabilità va cancellato si è o idioti, come ebbe a definirlo uno che lo aveva voluto, o si vuole usarlo contro il modello sociale europeo.
C’è bisogno dei soggetti che fanno democrazia. I sindacati devono essere europei. E così i diritti fondamentali. Devono tornare a rovesciare la lotta di classe perché è il lavoro, e l’ambiente, che sono classi generali. Così i partiti politici, ancora chiusi in logiche di totale subalternità nazionale e generale. E i Parlamenti che devono essere al centro è non governi e tecnocrazie.
O il processo Costituente lo fa la democrazia in cammino o non ci sarà più Europa ma una UE sempre peggiore.
Roberto Musacchio