Il Patto migrazione e asilo, entrato in vigore dal 12 giugno e di cui dalla sua prima elaborazione si contesta l’intero impianto, oggi si mostra per quello che è. Somiglia, per fare un paragone gastronomico al celebre emmental, il formaggio con i buchi. Sì, perché di falle, in nemmeno due mesi, ne ha già mostrate parecchie. In sintesi, sembra che chi lo ha pensato, non ha minimamente considerato, applicandolo, né i conflitti che potevano sorgere col “Regolamento Dublino”, che obbliga le persone che chiedono asilo a fermarsi nel primo paese di arrivo, né l’esistenza dell’area Schengen di libera circolazione per chi ha i documenti in regola, né l’approssimarsi, in vari Paesi di campagne elettorali in cui il “contrasto all’immigrazione” è, non volendo affrontare i problemi reali, il tema principale. Il combinato disposto fra questi tre fattori sta producendo risultati, che se non si basassero su morti e tragedie, getterebbero nel ridicolo le cancellerie di mezza Europa. Ad onor del vero, col Patto, si intendeva superare i vincoli del vecchio regolamento Dublino ma, mancando l’obbligatorietà di un’azione solidale, il tutto si rivela inefficace. Ma andiamo per ordine cronologico. 1) La reazione italiana e danese alla crisi di Ceuta è stata a dir poco scomposta. Il governo iberico (abbiamo già scritto sulla vicenda), in due giorni e con un bilancio atroce, fra le 100 e le 150 vittime, ha rimandato in Marocco circa 72 mila persone fuggite nell’exclave. Copenaghen e Roma, guidavano la rivolta di chi condannava Sanchez, il governo Meloni, in piena crisi di nervi, sospendeva inutilmente fino al 15 agosto la libera circolazione dalla Spagna. Non vale insomma più Schengen, si attuano controlli agli aeroporti per i passeggeri provenienti da tale paese ma solo ai “non comunitari”. Controlli razzializzati? Come fare altrimenti a determinare la provenienza del passeggero fermato? Prima si è scatenata la satira, poi la protesta UE e infine le contromisure spagnole. La sospensione è reciproca, solo che i controlli per chi viene dall’Italia valgono a volte per tutti i passeggeri, altre a campione. 2) Il secondo buco dell’emmenthal è stato trovato al confine fra Slovenia e Italia. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dato immediatamente disposizione di applicare i controlli e facilitare le procedure di rimpatrio immediato al confine. Peccato che sia stato sufficiente che due asilanti, uno fermato a Trieste e uno che si era addirittura recato alla questura di Gorizia per chiedere asilo, di fronte a tale rischio si sono rivolti ad un legale. Risultato: la scoperta dell’acqua calda. La Slovenia fa parte dell’Area Schengen ed è come se l’accordo di circolazione con l’Italia fosse stato sospeso – modello Spagna – senza avvisare il governo del paese confinante. Altra figuraccia passata in sordina. 3) Il terzo buco però, è quella destinata a creare maggiori problemi e riguarda i rapporti col governo “amico” della Germania. Entrambi i governi sono alle prese con un problema affatto semplice, dover arginare la crescita delle destre suprematiste e remigrazioniste. Se in Germania i sempre più conservatori della CDU devono trovare il modo per arginare la crescita impetuosa dell’AFD, appare grottesco che da noi, il partito di maggioranza relativa, guarnito di fiamma tricolore e che ha sempre fatto del contrato ai migranti il proprio vessillo, debba guardarsi dalla crescita da chi si propone come la “vera destra”. La Germania, dal 2022, aveva unilateralmente sospeso l’applicazione di “Dublino”, lasciando entrare chi veniva dall’Italia, in nome del fatto che l’affluenza di arrivi nella penisola poteva essere parzialmente compensata dal permesso per chi non voleva fermarsi comprensibilmente nel nostro Paese. Le critiche espresse dalla destra, unite all’atteggiamento ritenuto eccessivamente permissivo delle autorità italiane hanno portato la Germania a ripristinare Dublino, alla faccia del tanto auspicato e celebrato patto. Chi dal 12 giugno viene trovato in Germania ed è transitato dall’Italia vi viene immediatamente rispedito, la prima persona sarà una ragazza somala di 22 anni. Non è dato saper quante persone incapperanno in queste maglie ma è certo che, applicando il Patto, ad essere rimandate qui saranno soprattutto persone provenienti da Paesi che quasi certamente riceveranno protezione e con cui non esistono accordi di riammissione, che non sono ritenuti, come la Somalia, “’paesi sicuri”. Meloni, ha miseramente contrattaccato affermando che non accetterà di riprendere nessuno e condannando le Ong tedesche che, salvando le persone, fanno secondo lei, aumentare gli arrivi. Secca la replica: è obbligata a rispettare il patto che tanto ha voluto e le ong fanno il loro dovere di salvataggio in mare. Insomma, altri due schiaffi, ricevuti da un governo ritenuto amico. E mentre anche altri paesi cominciano a considerare inutile la proposta italo danese di aprire hub di rimpatrio in mezza Africa, in base anche ad un cinico rapporto costi benefici, si dimostra come azioni unicamente repressive come il tanto celebrato Patto, contribuiscano a frammentare ciò che resta dell’UE. Gli interessi dei governi nazionali prevalgono nonostante norme che dovrebbero essere sovra ordinanti. Il peso dell’internazionale nera contribuisce a mantenere nell’ombra questo fallimento mentre ancora più in fondo, nel fondo del mare, finiscono nascoste le vittime di coloro che, volendo scegliere un futuro migliore, hanno trovato e troveranno in mare la morte. Anche per questi sporchi giochetti ideati dai fabbricatori di emmenthal.
Stefano Galieni