Riprendimo da volerelaluna, con lo stesso titolo, questo articolo di Pier Giorgio Ardeni e Ginevra Bompiani. –
Nei giorni scorsi alcune barche della Sumud Flotilla sono state colpite da droni nel porto di Tunisi. E una fibrillazione, una scossa, un turbamento ha colpito una marea di gente, lontana e sparpagliata, con un’onda di allarme ed emozione. Una marea che ieri si è riversata nelle piazze.
Di che gente si tratta? Chi è che vibra all’unisono con quello che succede intorno a Gaza, chi si raduna in piazza al suono della parola pace, chi dissente vigorosamente dalle versioni mainstream sulla guerra in Ucraina, sulle posizioni dell’Europa nei confronti degli Stati Uniti o dei migranti? Che cosa c’è di comune fra questa gente, che non si conosce, che forse non è mai stata a Gaza e non vedrà mai le barche che traversano il Mediterraneo per portare viveri al popolo palestinese? Che cos’è questo nervo scoperto che tocca indistintamente persone di ogni tipo? No, non indistintamente. Un carattere comune ce l’hanno. Sono prive del potere di intervenire. E non appartengono alla classe dell’invereconda ricchezza e del borioso potere.
Possibile che a renderli simili ci siano solo caratteristiche negative? Non c’è qualcos’altro che li accomuna? Certamente sono offesi dall’ingiustizia, dalla ferocia, dall’empietà; sono dalla parte di chi è oppresso da un potere omicida e sbigottiti dall’impunità dei responsabili. Hanno in comune questo stupore; e l’impressione di impotenza. Ma questo ancora non basta a definire la loro somiglianza. Un tempo si diceva: è la sinistra. Ma oggi, se alle prossime elezioni vincesse la ‘cosiddetta sinistra’, non sappiamo se le cose andrebbero meglio per questa gente infervorata. Se non si correrebbe più veloci verso la guerra e la follia.
Allora, proviamo a capire: oltre allo scandalo e alla pietà, che cosa li muove? La parola che sentiamo più uscire dalle loro bocche è: pace. È un popolo – ma non è un popolo: è uno sciame, una marea, una miriade – che vuole la pace. Non vuole il riarmo né la costruzione di un nemico. Non crede di avere altro nemico che chi lo impoverisce, lo affama, lo spinge verso la morte. Non crede nelle ragioni del potere. Non crede nella verità dei confini. Crede nella manutenzione della terra. Nella gestione del cielo. Nella lotta per rendere decente la vita. E si comincia a chiedere perché il suo destino debba dipendere da esseri mediocri, folli e rapaci, sordi alla sua voce e volontà, opachi a quello che muove a passione e compassione. E comincia a interrogarsi seriamente sulla propria irrilevanza. Quel che distingue i potenti dagli impotenti è questa insonorità: i primi non ascoltano, i secondi non credono.
E i secondi, questo ‘non popolo’, si chiedono: dove sono finiti i diritti che per millenni hanno difeso gli esseri umani? Perché chi lascia le proprie rive può essere affamato, ucciso, affogato o imprigionato? Perché niente vale più niente fuorché il denaro? Perché non ha improvvisamente più valore il diritto naturale, che Hammurabi, re di Babilonia, riconosceva nel suo codice 1800 anni prima di Cristo? Perché il diritto nazionale e internazionale sono caduti in disuso? Erano stati una conquista del Novecento, che si batteva contro il dominio colonialista, il sopruso dei padroni e l’egemonia della ricchezza. Ora in loro vece, fulgido e indiscusso, trionfa il brutale diritto del mercato.
Tutto ciò, questo non-popolo lo ha certo in comune, e qualcosa di più prezioso ancora: la verità della parola. Non legge più i giornali, non ascolta i comizi, non crede ai discorsi; fruga nella spazzatura per una notizia vera e vi si attiene. Non va neppure più a votare. Perché dovrebbe? Forse che a qualcuno importa quello che vuole e sa?
Non odia la Russia e la Cina, non teme i miseri viaggianti, il suo cuore si spezza ogni giorno, ma batte spezzato. Odia chi uccide, chi dilapida e saccheggia. Non per bontà, ma solo perché è diverso; è più antico e più nuovo di chi detiene il comando. Ha dietro di sé una lunga tradizione di illusioni e speranze. Davanti a sé ha un buio da squarciare. Loro invece, i mandanti e comandanti, sembrano appena nati e già pronti a morire. Se un giorno questo non-popolo riuscirà a darsi un nome e un aspetto, farà muovere il mondo e lo si sentirà da lontano.
