Col pensiero rivolto a quanto accade oggi negli USA di Trump, chi conosce la storia di quel paese non dovrebbe limitarsi a ricordare solo il 4 luglio del 1776, perché la storia del NordAmerica e dei popoli che la abitarono non cominciò nel 1492, e se vogliamo parlare di genocidi è il caso di ricordare come è nato l’Impero Americano.
24 giugno 1487. Giovanni Caboto giunse a Cape Bauld (Terranova) ma l’esatto luogo dell’approdo è oggetto di dibattito. Alcuni storici propendono per la località di capo Bonavista, sull’isola di Terranova, mentre altri suggeriscono l’isola del Capo Bretone, in Nuova Scozia. Sulla data del 12 ottobre 1492, lo sbarco delle navi Colombo in un’isola delle Bahamas, rinoninata San Salvador converge la storiografia. MA.
Hjalmar Rued Holland ( 1872-1963) fu uno dei primi sostenitori della tesi, oggi ampiamente riconosciuta, secondo cui i Vichinghi visitarono il Nuovo Mondo in viaggi precedenti a quello di Cristoforo Colombo. Holland si adoperò anche per confermare l’autenticità della Pietra di Kensington insieme ad altre pietre runiche e reliquie vichinghe ritrovate in tutto il Nord America. Helge Ingstad (1899-2001) con la moglie Anna Stine trovarono nel 1961 le rovine di un insediamento vichingo nell’Anse aux Meadows in Terranova, ancora oggi l’unico sito comprovato di un insediamento vichingo in Canada ed in Nord America al di fuori della Groenlandia. I rinvenimenti sono stati datati attorno all’anno 1000, ma gli europei cercavano una strada breve per l’oriente e le sue ricchezze, cercavano l’oro e le sette città di Cibola ( come si sapeva da una. leggenda altomedievale risalente all’VIII secolo), quindi si doveva andare ad Occidente, e poi scendere al sud.
Álvar Núñez, detto Cabeza de Vaca (1490 – 1559) raggiunse l’America nel 1527, aggregato ad una spedizione diretta in Florida e guidata dal conquistador Pánfilo de Narváez, giunse in Texas e poi nel Messico, organizzò una spedizione nel Paraguay lasciando memoria dei suoi viaggi nella “Relaciòn” che fece pervenire a Madrid. Nel 1498 Colombo si apprestava a partire per la terza spedizione verso il “nuovo Continente”.
Bartolomeo de Las Casas (1484-1566) fu il testimone delle vicende del quarto viaggio di Colombo, del quale lesse e trascrisse il “Giornale di bordo” relativo ai diversi viaggi da questi compiuti, e in quelle pagine si schierò in difesa delle popolazioni autoctone.
Frate Marcos de Niza, esploratore italiano dell’Ordine dei Frati Minori e la guida Estevanico guidarono una spedizione nel 1539 alla ricerca delle favolose Sette Città d’Oro di Cibola, nell’odierno sud-ovest degli Stati Uniti ma i pueblos degli indiani Zuni non tenevano né ricchezze nè oro, ma solo ceramiche.
Nel febbraio 1517 Francisco Hernandez de Cordoba fu inviato dal governatore di Cuba, Diego Velázquez de Cuéllar, in una spedizione esplorativa delle coste meridionali del futuro Messico. Nel suo viaggio scoprì la penisola dello Yucatán e la civiltà Maya.
Nel 1540 Francisco Vásquez de Coronado guidò una grande spedizione verso il nord dal Messico, alla ricerca di Cibola ma invece di ricchezze, trovò solo tribù di indios che vivevano in una serie di comunità e villaggi.
Gaspar Castano da Sosa, portoghese (ca. 1550–1595) non fu solo un esploratore, ma anche un mercante di schiavi ed è famoso per aver fondato le città di Saltillo e Monclova (Messico) e per aver guidato, nel 1590, una spedizione verso il Nuovo Messico. Alla ricerca dell’Eldorado? La sua carovana contava circa 170 persone tra coloni, soldati, donne e bambini, ed era attrezzata con carri e provviste. Nel suo diario descrisse il viaggio e i contatti con le popolazioni native dei Pueblo ma nulla di più.
Solo in tempi recenti è stato possibile datare i tempi della costruzione dei più cospicui e importanti insediamenti degli indiani Pueblo e quindi ricostruire la Storia dei Nativi americani.
Il Pueblo Bonito nel Chaco Canyon fu costruito tra il 919 e il 1130; copriva quasi 8000 m², includeva 650 case, alcune parti del complesso erano alte quattro piani.
Il pueblo Aztec fu costruito tra il 1110 e il 1121; Mesa Verde tra il 1073 e il 1272; il “Mummy Cave” – così nominato perché nel 1882 furono ritrovati, nel corso degli scavi di due corpi mummificati avvolti in fibra di yucca- può essere fatto risalire tra il 1253, e il 1284; il Pueblo Casa Blanca è datato tra il 1060 e il 1275; Oraibi tra il 1370 e il 1800; Kawaikuh tra il 1284 e il 1495, Showlow tra il 1174 e il 1393.
Per stabilire con un corretto margine temporale la datazione dei siti si è dovuto ricorrere, a partire dagli anni’40 del secolo scorso anche al sistema del radiocarbonio.
E per descrivere un itinerario, solo con gli avvenimenti più importanti di questa storia “americana”, che spiega come avvennero distruzione e genocidio del popolo nativo, vediamo le fonti cui attingere ed i nomi di qualche protagonista.
Don Bernardo de Miera y Pacheco (1713-1785), fu una delle figure più poliedriche e influenti del periodo coloniale spagnolo nel sud-ovest degli attuali Stati Uniti. Spesso vestì i panni di esploratore, e fu cartografo ed artista. Nel 1776 prese parte alla spedizione di Domínguez e Escalante alla ricerca di un percorso via terra da Santa Fe alla California.
Adolph Francis Alphonse Bandelier (1840-1914) era nato in Svizzera ma ancora giovane emigrò negli USA, fu etnologo ed archeologo, lavorando fra gli indiani del sud-ovest degli Stati Uniti, del Messico e del Sud America, indagò e descrisse i miti e le credenze religiose degli Indios Pueblo che vivevano in villaggi fortificati ; scrisse quindi alcune relazioni, frutto di un lavoro di inchiesta sul campo, sulle rovine del Pueblo di Pecos (1881), diversi contributi alla storia del sud-ovest degli Stati Uniti furono scritti principalmente tra il 1880 e il 1885, c’è un resoconto di un viaggio archeologico in Messico nel 1884, ed anche una “ introduzione storica “ agli studi etnologici fra gli indiani sedentari del Nuovo Messico ed infine una relazione finale sulle indagini realizzate fra gli indiani del sud-ovest degli Stati Uniti nel 1892.
Ma è bene dire preliminarmente che SOLTANTO NELLE REGIONI DEL SUD/OVEST i nativi americani, gli “indiani” praticavano la sedentarietà e l’agricoltura ed avevano realizzato sistemi di irrigazione. La “civiltà dei pueblos”, concentrata nelle regioni aride del Nevada, dell’Arizona e parzialmente in California ricavava il suo sostentamento dalla coltivazione del mais, le tribù più importanti erano quelle degli Zuni, degli Hopi, dei Keresan e dei Tano. La zona archeologica più conosciuta del Nord America è infine la parte sud occidentale degli Stati Uniti, perché su questo territorio si svilupparono le città piu antiche del Nord America. Pueblo voleva dire villaggio. e questi villaggi erano tantissimi, disseminati su un territorio più vasto.
Il SudOvest del Nordamerica significava tutta l’Arizona, il New Mexico, metà dello Utah e e del Colorado, una parte del Nevada e e della California ad occidente e parti del Kansas e del Texas a Oriente. Clark Wissler, antropologo statunitense studioso degli indiani d’America raccolse i suoi studi su tale popolazione nel trattato Gli Indiani degli USA (1940).
Nella vasta area del Sud Ovest quindi l’originario Pueblo Bonito comprendeva, circa 500 camere o abitazioni ed era in grado di alloggiare 300 famiglie o estensivamente da 1500 a 2500 persone. Il periodo di massimo sviluppo dei pueblo è collocabile tra il 1000 e il 1300 d.C, dopo quella data subentrava il silenzio, forse una siccità o qualche epidemia sconosciuta costrinse le popolazioni all’esodo, ci fu una emigrazione e i pueblo vennero abbandonati. Uno storico, Wilfried Nolle parlò di “periodo regressivo”.
E qui, sulle rive del fiume Chaco furono portate alla luce dodici grandi rovine di pueblos a forma di mezzaluna e tutta una architettura “creativa” che utilizzava forme a mezzaluna o rettangolari, case che si elevavano in altezza, kiwas per le preghiere o le magie, magazzini e piccoli cimiteri.
**********************************
Le investigazioni e ricognizioni piu’recenti in situ furono compiute da Earl Halstead Morris (24 ottobre 1889 – 24 giugno 1956), i suoi contributi alla scoperta dell’archeologia del Sud-ovest americano furono determinanti per scrivere con più esattezza la storia delle diverse cultura indiane, soprattutto le due maggiori, quella degli Anasazi e di Hohokam…
Anasazi è un termine navajo e significa “primitivi”, gli Hohokam furono una delle quattro grandi culture preistoriche del Nord America sud-occidentale (circa 200–1450 d.C.).
Hohoka è una parola dei Pima e significa “ coloro che sono scomparsi”.
Erano rinomati per le loro ingegnose reti di canali di irrigazione, che resero coltivabili valli aride, e per essere stati gli antenati delle attuali tribù Akimel ( più noti come Pima) e i Tohono O’odham ed erano insediati nel deserto di Sonora dell’Arizona centrale e meridionale.
Nel 1924, Morris lavorò per la Carnegie Institution di Washington e trascorse i successivi cinque anni a scavare a Chichen Itza, nello Yucatán. Le sue indagini archeologiche portarono a 69 pubblicazioni tra il 1911 e il 1956 e alla creazione di vaste nuove collezioni di ceramiche, utensili in pietra, cesti, sandali e altri manufatti per le istituzioni che sostennero il suo lavoro. Morris poi si rivolse all’Arizona e qui riporto’alla luce le rovine di Aztec in cinque anni di lavoro (1916-1921).
Furono Vincent Kidder (+1963) e Alfred Kidder a stabilire come la cultura pueblo si fosse sviluppata tra il 700 e 900 d.C. passando dai “basket makers” (intrecciatori di ceste e canestri di vimini) alle ceramiche.
E in quel periodo si intensificarono le edificazioni, ci fu un incremento demografico ed in periodi successivi furono realizzate case a sei ed anche sette piani.
La cultura dei nativi si sviluppò lungo le rive del fiume Mimbres e con questo nome fu riconosciuta dai posteri e dai paleografi, in questo sito si producevano ceramiche policrome con raffigurazione artistiche quanto mai raffinate e di incredibile fattura, le kiwas che erano le stanze segrete sotterranee in cui si svolgevano riti e cerimonie per scopi religiosi, assemblee e riti di purificazione e dove spesso si custodivano le mummie delle personalità più importanti del gruppo sociale che reggeva il governo dell’insediamento, si abbellivano con disegni e doni votivi.
Il culto universalmente diffuso era quello delle kacina, gli esseri sovrannaturali che presso gli Hopi venivano identificati con gli antenati e che riposavano in falansteri sotterranei di vasta dimensione ed a pianta circolare. La società dei pueblos rifuggiva dalla violenza, gli uomini erano monogami e attraverso il lavoro collettivo si riempiva il granaio comune, proprietà collettiva delle donne delle famiglie. Mansuetudine e sobrietà caratterizzavano il loro stile di vita.
Aztec – non c’entra nulla con gli Aztechi messicani-si trovava nel canyon Chaco in un’area a circa 1.500 metri di altitudine, caratterizzata da fertili valli, circondate dalle montagne nel sud-ovest del Nuovo Messico. Tra il 900 ed il 1150 Aztec fu uno dei principali centri culturali degli antichi Pueblo.
I suoi abitanti estrassero blocchi di arenaria e trascinarono legname da grande distanza, assemblando quindici dei maggiori complessi rimasti in America settentrionale fino al XIX secolo.
Quella società era dedita oltre che all’agricoltura, anche al commercio di turchesi e oggetti domestici ed alla produzione. Nel X secolo venne eretta la parte antica del Pueblo Bonito, a partire da una serie di circa 50 case che seguivano l’andamento curvo delle mura settentrionali.
Ma intorno al 1150 d.C. i villaggi furono abbandonati, probabilmente a causa di prolungati periodi di siccità e del sovrasfruttamento delle risorse, e la cultura Mimbres come entità distinta si dissolse. Gran parte delle ceramiche Zuni venivano prodotte dal lavoro delle donne, c’era una organizzazione del lavoro paritaria, l’argilla veniva lucidata con un guscio di zucca e levigata con una selce e poi dipinta prima della cottura.
Il pueblo Taos, situato nel versante ocidentale del Mora Range a nord di Santa Fe copre un’area di 384 km², e circa 2.000 persone vi vivono. In lingua Tiwa, il nome Taos diventa Tua-tah, che significa “il nostro villaggio”. è ancora oggi uno fra i più importanti vllaggi costruiti dagli Indiani.Il genocidio dei nativi americani ebbe la sua epitome il 28 dicembre 1890 con il massacro di Wounded Knee.
Marino Calcinari
Bibliografia
Kurt Marek: “Il primo americano” ed. Einaudi, 1972
Ruggiero Romano : I conquistadores: i meccanismi di una conquista coloniale” ed. Mursia, 1972
Herbert John Wood : “ La scoperta del mondo”, ed. Sansoni, 1960
Wilfried Nölle: “ Gli indiani del Nord America” ed. Sansoni, 1960
Dee Brown : “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee “ ed, Mondadori, 1974